Pagine

venerdì 19 giugno 2026

Dichiarazione dei redditi 2026: gli errori che possono costarti caro e come evitarli

Ogni anno milioni di contribuenti italiani presentano la dichiarazione dei redditi pensando che sia una semplice formalità. In realtà, una detrazione dimenticata può far perdere centinaia di euro, mentre un dato inserito in modo errato può generare controlli, richieste di chiarimenti o addirittura sanzioni.

Con la campagna dichiarativa 2026 ormai entrata nel vivo, vale la pena capire quali sono gli errori più frequenti e come evitarli. Non si tratta solo di rispettare gli obblighi fiscali, ma anche di non lasciare soldi allo Stato che potrebbero restare legittimamente nelle tasche del contribuente.

Le scadenze da tenere sotto controllo

La prima regola è non arrivare all'ultimo momento. Anche se gran parte dei dati è oggi precaricata nella dichiarazione precompilata, il contribuente rimane responsabile delle informazioni trasmesse.

Per il modello 730 relativo ai redditi dell'anno precedente, la scadenza ordinaria è fissata al 30 settembre 2026, mentre il modello Redditi Persone Fisiche può essere trasmesso entro il 31 ottobre 2026, salvo eventuali proroghe stabilite dal legislatore.

Molti contribuenti attendono gli ultimi giorni e scoprono troppo tardi documenti mancanti o informazioni non corrette. Controllare con anticipo la propria posizione fiscale consente invece di correggere eventuali errori senza fretta.

Un esempio concreto: una famiglia che ha sostenuto 2.000 euro di spese mediche detraibili e dimentica di inserirle potrebbe rinunciare a circa 361 euro di beneficio fiscale, considerando la detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia prevista dalla normativa.

La dichiarazione precompilata non è sempre perfetta

Negli ultimi anni l'Agenzia delle Entrate ha ampliato notevolmente il numero di dati presenti nella dichiarazione precompilata. Spese sanitarie, interessi del mutuo, premi assicurativi e molte altre informazioni vengono trasmesse automaticamente dagli enti interessati.

Tuttavia, "precompilata" non significa "infallibile".

Possono verificarsi ritardi nelle comunicazioni, errori materiali oppure situazioni particolari che il sistema non è in grado di interpretare correttamente.

Pensiamo a chi ha cambiato lavoro durante l'anno. In presenza di più Certificazioni Uniche, alcuni contribuenti credono erroneamente che il conguaglio sia già stato effettuato dal datore di lavoro. In realtà, potrebbero emergere imposte da versare o crediti da recuperare solo al momento della dichiarazione.

Per questo motivo è fondamentale confrontare i dati presenti nella precompilata con la documentazione effettivamente posseduta.

Le detrazioni che molti dimenticano

Uno degli errori più comuni consiste nel non sfruttare tutte le detrazioni e deduzioni consentite dalla legge.

Tra le spese che più frequentemente vengono trascurate troviamo:

  • spese sportive dei figli minorenni;
  • contributi versati per colf e badanti;
  • contributi previdenziali facoltativi;
  • erogazioni liberali a enti del Terzo Settore;
  • spese universitarie in determinati casi;
  • assegni periodici corrisposti all'ex coniuge quando deducibili.

Immaginiamo una persona che versa 3.000 euro annui a un fondo pensione complementare. Entro il limite previsto dalla normativa, tali somme possono essere dedotte dal reddito imponibile.

Se il contribuente ha un'aliquota marginale del 35%, il risparmio fiscale potenziale può superare i 1.000 euro. Dimenticare di indicare correttamente questi importi significa perdere un vantaggio economico significativo.

Naturalmente ogni situazione deve essere valutata caso per caso e sulla base della documentazione disponibile.

Attenzione ai controlli e alle sanzioni

Molti contribuenti ritengono che piccoli errori non abbiano conseguenze. In realtà i controlli fiscali sono sempre più automatizzati e basati sull'incrocio delle banche dati.

Quando emergono incoerenze, l'Agenzia delle Entrate può inviare comunicazioni per richiedere chiarimenti o documentazione integrativa.

Nel caso di imposte non versate, oltre al tributo possono essere applicati interessi e sanzioni. Fortunatamente esistono strumenti come il ravvedimento operoso, che consentono di regolarizzare spontaneamente alcune violazioni beneficiando di riduzioni delle sanzioni previste.

La conservazione dei documenti resta quindi fondamentale. Ricevute, fatture e attestazioni relative alle spese detraibili dovrebbero essere archiviate con cura per il periodo previsto dalla normativa fiscale.

Anche nell'era digitale, una documentazione ordinata può fare la differenza in caso di verifica.

Conclusione operativa

La dichiarazione dei redditi non dovrebbe essere considerata un semplice adempimento burocratico. È uno strumento che permette di verificare la propria posizione fiscale, recuperare agevolazioni spettanti e prevenire contestazioni future.

Prima di inviare la dichiarazione del 2026, dedica qualche minuto a controllare i dati precaricati, confrontarli con i tuoi documenti e verificare che tutte le spese detraibili e deducibili siano state correttamente inserite.

Educazione finanziaria in pillole

Pagare meno tasse in modo legale non significa trovare scorciatoie, ma conoscere le regole. Conservare i documenti durante l'anno e tenere traccia delle spese detraibili è una delle abitudini finanziarie più semplici e redditizie che un contribuente possa adottare.

Hai un dubbio? Scrivilo nei commenti.

lunedì 8 giugno 2026

TFR e fondi pensione: la scadenza del 30 settembre 2026 che può cambiarti la pensione (in meglio)

Se hai un lavoro da dipendente, conosci il TFR (Trattamento di Fine Rapporto). Ogni mese il tuo datore accantona una somma che riceverai quando smetterai di lavorare. Ma hai mai pensato a dove finisce davvero quel denaro? Dal 1° giugno 2026 è entrata in vigore una piccola ma importante modifica normativa che riguarda proprio la destinazione del TFR. Ignorarla potrebbe costarti decine di migliaia di euro in futuro.

Vediamo che cosa cambia, come funziona e perché entro il 30 settembre 2026 devi prendere una decisione consapevole.

Cosa succede al TFR se non scegli nulla?

Oggi, se non esprimi alcuna scelta, il tuo TFR rimane in azienda (o nel fondo di tesoreria INPS per le aziende con più di 50 dipendenti). Ma dal 2026, grazie alla nuova circolare del Ministero del Lavoro (n. 47 del 15 marzo 2026), le aziende sono obbligate a informarti ogni anno, entro il 31 maggio, della possibilità di trasferire il TFR già maturato e quello futuro verso un fondo pensione negoziale (quello di categoria, es. Cometa per metalmeccanici, Fon.Te per terziario) o aperto.

La vera novità è una scadenza: entro il 30 settembre 2026, se lavori in un’azienda con più di 10 dipendenti e non hai mai dato indicazioni, potrai decidere di destinare l’intero TFR futuro a un fondo pensione. In caso contrario, resterà in azienda, ma perderai l’opportunità di ottenere due vantaggi enormi.

Perché conviene (quasi sempre) spostarlo nel fondo pensione?

Facciamo un esempio concreto. Marco ha 35 anni, stipendio € 30.000 lordi annui, TFR annuo lordo circa € 2.100. Lavora per altri 32 anni.

  • TFR lasciato in azienda: rivalutazione fissa (1,5% annuo + 75% dell’inflazione). Oggi l’inflazione è bassa (ipotizziamo 1,2% nel 2026), quindi rivalutazione intorno al 2,4% lordo. Alla fine, Marco accumulerà circa € 95.000 lordi. Su quella somma pagherà un’aliquota fiscale media del 23% (tassazione separata), netto € 73.000.
  • TFR versato nel fondo pensione di categoria: investito in un comparto bilanciato (rendimento medio storico 3,5-4% netto). Con un 3,8% annuo, accumulo finale € 135.000 lordi. La tassazione scende dal 23% a una media del 15% (più 0,30% di riduzione per ogni anno oltre il 15 di partecipazione, fino al 9%). Per Marco, dopo 32 anni, aliquota intorno al 10%. Netto finale: € 121.500.

Differenza: quasi 50.000 euro in più solo scegliendo dove far confluire il TFR. Senza alcun rischio aggiuntivo (i fondi negoziali sono a basso costo e gestiti con regole prudenziali).

Occhio ai falsi miti: “Perdo la liquidità se cambio lavoro”

Falso. Se cambi lavoro, il TFR versato nel fondo pensione resta tuo. Puoi mantenerlo nel fondo attuale oppure trasferirlo al nuovo fondo di categoria senza costi. Inoltre, in caso di dimissioni, disoccupazione lunga, spese mediche gravi o prima casa per te o i tuoi figli, puoi chiedere un anticipo fino al 75% della posizione. Con il TFR in azienda, invece, l’anticipo è più difficile e soggetto ad accordi individuali.

L’unico vero svantaggio? Se sei a pochissimi anni dalla pensione (meno di 5) e non hai mai versato nulla, potrebbe non convenire aprire un fondo a causa dei costi fissi. Ma per tutti gli altri, i benefici superano i rischi.

Educazione finanziaria in pillole: il potere del costo opportunità

Non decidere è comunque una decisione. Lasciare il TFR in azienda significa accettare un rendimento certo ma basso (legato all’inflazione). Spostarlo in un fondo pensione significa prendersi un piccolo rischio di mercato (i comparti bilanciati possono andare in negativo per 1-2 anni) in cambio di un rendimento potenziale molto più alto e di una tassazione agevolata. Storicamente, su orizzonti lunghi (>10 anni), nessun dipendente ci ha perso.

Consiglio pratico: entro il 30 settembre 2026, chiedi al tuo datore di lavoro o al sindacato di riferimento il modulo “Scelta TFR” (modello previsto dalla legge 252/2005 aggiornato al 2026). Se lavori nel privato, aderisci al fondo pensione negoziale del tuo CCNL. È la scelta più intelligente per chi ha davanti almeno 10-15 anni di carriera.

E tu, hai già deciso dove va il tuo TFR? Hai dubbi su come compilare il modulo o su quale comparto scegliere? Scrivi pure nei commenti, ti rispondo con un esempio personalizzato.

venerdì 5 giugno 2026

Conti deposito sotto scacco: le nuove regole del 2026 che cambiano tutto (e come difenderti)

Se hai un conto deposito, o stavi pensando di aprirne uno, devi sapere che dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una modifica importante al Testo Unico Bancario. E no, non è una di quelle riforme che passano in sordina. Questa tocca direttamente i tuoi soldi, il rendimento che ti aspetti e persino la possibilità di svincolare il denaro quando vuoi. Vediamo cosa cambia, perché molte banche stanno già modificando i fogli informativi e, soprattutto, come puoi proteggere i tuoi risparmi.

Il cuore della novità: fine dei tassi “a sorpresa”

Fino al 2025, molte banche offrivano conti deposito con un tasso garantito per un certo periodo (es. 4% lordo per 12 mesi), ma si riservavano la facoltà di modificare unilateralmente il tasso in qualsiasi momento, con un preavviso anche di soli 30 giorni. In pratica, potevi svegliarti con una mail che diceva: “Da domani il tuo rendimento scende all’1%”. E non potevi fare nulla, se non svincolare i soldi (spesso pagando una penale).

La nuova normativa (art. 12-bis del D.Lgs. 87/2026) ha messo fine a questa pratica. Da giugno 2026 – il periodo di adeguamento è scaduto il 31 maggio – ogni conto deposito deve indicare in modo chiaro e separato:

·        il tasso base (che la banca può modificare solo con preavviso di almeno 90 giorni, motivato e pubblicato sul proprio sito);

·        l'eventuale premio di fedeltà (extra rendimento che la banca non può toccare finché rispetti le condizioni).

Sembra una vittoria per il risparmiatore? Sì, ma con una fregatura. Perché molte banche, anziché adeguarsi, hanno scelto la strada opposta: hanno eliminato del tutto i conti deposito con tasso variabile “libero” e li hanno sostituiti con prodotti vincolati a 24 o 36 mesi. E qui arriva il secondo cambio epocale.

Lo svincolo non è più automatico

Prima del 2026, quasi tutti i conti deposito liberi permettevano di riprendere i soldi in 24-48 ore, magari perdendo solo gli interessi dell’ultimo trimestre. Oggi, la legge consente alle banche di applicare una penale di svincolo fino al 5% del capitale se chiedi indietro i soldi prima della scadenza naturale del vincolo. E attenzione: la penale può essere applicata anche ai conti definiti “liberi” se la banca dimostra che il tasso promosso era condizionato a un impegno minimo di permanenza di 12 mesi.

Facciamo un esempio concreto. Hai 20.000 € su un conto deposito che paga il 3,5% lordo con vincolo 24 mesi. Dopo 8 mesi ti serve liquidità per un’emergenza. La banca ti restituisce i 20.000 €, ma trattiene il 5% di penale: 1.000 €. Più gli interessi maturati (circa 466 € lordi) vengono decurtati o azzerati. In sostanza, ci rimetti più di quanto hai guadagnato.

Cosa fare allora? Le tre mosse del risparmiatore furbo

Prima mossa: leggi la nuova sezione “penali e svincolo” che tutte le banche hanno dovuto inserire nei contratti dal 1° giugno 2026. Se è scritto in caratteri più piccoli del resto, diffida. Alcuni istituti (in particolare le banche online più trasparenti) hanno già introdotto un “diritto di ripensamento” di 30 giorni senza penali. Sono quelli da preferire.

Seconda mossa: valuta gli ETF monetari come alternativa. Strumenti come C3M (AMUNDI ETF EURO MTS 3-6 MONTHS) o SMART (LYXOR SMART CASH) non hanno vincoli, sono negoziati in Borsa come azioni e rendono attualmente il 3,1% netto (perché i tassi BCE sono al 2,5% e gli ETF monetari seguono l’€STR). Non hai penali di svincolo, solo una commissione di acquisto/vendita (circa 0,10-0,20%). E non devi aspettare 90 giorni per avere il capitale.

Terza mossa: se vuoi restare sui conti deposito, scegli solo quelli con “tasso scalare”. Che significa? Alcune banche (es. Illimity, Cherry Bank) hanno introdotto un meccanismo per cui il tasso cresce ogni 6 mesi: es. 2% primi 6 mesi, 3% successivi, 4% dal 13° mese. E la penale di svincolo è solo sugli interessi, mai sul capitale. È l’unica configurazione che ti tutela in caso di emergenza reale.

E le banche tradizionali?

Le grandi banche fisiche (Intesa, UniCredit, Banco BPM) hanno approfittato della riforma per abbassare i tassi sui conti deposito a cifre simboliche (0,5% lordo) e spingere i clienti verso i loro fondi comuni, dove le commissioni di gestione arrivano al 2% annuo. Il consiglio è chiaro: evitali come la peste per la liquidità a breve termine. Se hai bisogno di parcheggiare soldi per meno di un anno, vai su un ETF monetario o su un conto deposito online con le caratteristiche che ti ho indicato.

Educazione finanziaria in pillole

Questa riforma ci insegna una cosa semplice ma potente: quando il legislatore interviene per “tutelare” il risparmiatore, spesso le banche trovano il modo di girarci intorno, rendendo i prodotti più rigidi e meno convenienti. La vera protezione non arriva dalla legge, ma dalla tua capacità di leggere un contratto, confrontare le penali e sapere che un rendimento più alto è quasi sempre figlio di un vincolo più stretto.

Se vuoi approfondire, nel prossimo post parlerò dei nuovi PIR previdenziali e di come possono sostituire (o affiancare) un fondo pensione. Intanto, hai un conto deposito? Controlla la data dell’ultimo aggiornamento contrattuale. Se è precedente al 1° giugno 2026, scrivi alla banca e chiedi il nuovo documento informativo. È un tuo diritto.

Hai dubbi o vuoi che analizzi il contratto del tuo conto deposito? Scrivimi nei commenti.

lunedì 4 maggio 2026

Qui è quasi sicuro che con il prezzo della benzina ci stanno prendendo per il naso....

Io non lo so ma tu cosa ne pensi?
Parlo della benzina, degli aumenti della benzina in ogni distributore di carburante d'Italia.
Non solo benzina, ovviamente. Benzina e gasolio.

Non è la prima volta che succede.
Eppure ogni volta che accade un cittadino ci rimane male.
Deluso, sconfortato, in un certo senso veramente tradito da questo sistema e da qualcuno che, in realtà, non si sa neanche chi è.

E' forse questo è il problema più grande: non sai neppure contro chi prendertela.

Senti i TG e le testate giornalistiche e ti spiegano per filo e per segno come la guerra USA/Israele verso l'IRAN sia la causa di questi aumenti.
E ti fai una cultura dello stretto di Hormuz e dei meccanismi di trasporto marittimo del greggio che neanche un ingegnere alle prese con un esame universitario.
E giù di geo-politica, di scacchiere internazionale, di studio delle risorse e degli equilibri economico-finanziari del panorama mondiale.
E via dicendo.

Ma la sensazione è che ti stiano prendendo per il c... cioè per il naso, volevo dire.
Sensazione molto forte.

Il sospetto è che qualcuno ci marci sopra ma non appena esponi i tuoi dubbi, perplessità e paure, interviene qualcuno che "normalizza" la situazione indicando la ineluttabilità di ciò che sta accadendo.
Come se fosse una cosa normale o comunque un meccanismo quasi naturale a cui non vi è possibilità di rimedio.

Tu ti occupi di altro, non fai il ministro dell'economia. Nè degli esteri. Non lavori per una commissione di studio del parlamento o di qualche università che collabora con il ministero. E quindi ti fidi. 
Anche perchè in TV e sui social, gli "esperti" dissertano senza alcun dubbio e con mille certezze della cosa e.... capista.... quante ne sanno.

O meglio, non sembrano saperne tanto ma le cose che dicono sembrano così veritiere e loro sembrano così sicuri... Non andrebbero in TV a dire quelle cose se non fossero oltremodo sicuri di ciò che dicono.

Poi però il dubbio ci spinge ad andare a guardare alcuni dati. Oggettivi, facili da trovare, impossibili da nascondere.

Andiamo su Google e digitiamo: "prezzo storico del petrolio". Troviamo dati e grafici. Poi digitiamo "prezzo storico benzina". Troviamo i dati e i grafici. Mettiamoli a confronto.

Anno 2002: prezzo petrolio > 31 dollari al barile. Prezzo benzina 1,06 euro.

Anno 2004: prezzo petrolio > 52 dollari al barile. Prezzo benzina 1,22 euro. 
- dal 2002 al 2004: aumento petrolio> 68% / aumento benzina> 15%

Anno 2006: prezzo petrolio > 78 dollari al barile. Prezzo benzina 1,35 euro.
- dal 2004 al 2006: aumento petrolio> 50% / aumento benzina> 11%
- dal 2002 al 2006: aumento petrolio> 152% / aumento benzina> 27%

Anno 2008: prezzo petrolio > 147 dollari al barile. Prezzo benzina 1,55 euro. 
- dal 2006 al 2008: aumento petrolio> 88% / aumento benzina> 15%
- dal 2002 al 2008: aumento petrolio> 374% / aumento benzina> 46% 

Anno 2010: prezzo petrolio > 95 dollari al barile. Prezzo benzina 1,56 euro. 
- dal 2008 al 2010: aumento petrolio> -35% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2010: aumento petrolio> 206% / aumento benzina> 47%

Anno 2012: prezzo petrolio > 128 dollari al barile. Prezzo benzina 1,90 euro. 
- dal 2010 al 2012: aumento petrolio> 35% / aumento benzina> 22%
- dal 2002 al 2012: aumento petrolio> 313% / aumento benzina> 79%

Anno 2014: prezzo petrolio > 115 dollari al barile. Prezzo benzina 1,88 euro. 
- dal 2012 al 2014: aumento petrolio> -10% / aumento benzina> -1%
- dal 2002 al 2014: aumento petrolio> 271% / aumento benzina> 77% 

Anno 2016: prezzo petrolio > 57 dollari al barile. Prezzo benzina 1,65 euro. 
- dal 2014 al 2016: aumento petrolio> -50% / aumento benzina> -12%
- dal 2002 al 2016: aumento petrolio> 84% / aumento benzina> 56%

Anno 2018: prezzo petrolio > 86 dollari al barile. Prezzo benzina 1,68 euro. 
- dal 2016 al 2018: aumento petrolio> 51% / aumento benzina> 2%
- dal 2002 al 2018: aumento petrolio> 177% / aumento benzina> 58%

Anno 2020: prezzo petrolio > 70 dollari al barile. Prezzo benzina 1,63 euro. 
- dal 2018 al 2020: aumento petrolio> -19% / aumento benzina> -3%
- dal 2002 al 2020: aumento petrolio> 126% / aumento benzina> 54%

Anno 2022: prezzo petrolio > 139 dollari al barile. Prezzo benzina 2,20 euro. 
- dal 2020 al 2022: aumento petrolio> 99% / aumento benzina> 35%
- dal 2002 al 2022: aumento petrolio> 348% / aumento benzina> 107%

Anno 2024: prezzo petrolio > 92 dollari al barile. Prezzo benzina 1,95 euro. 
- dal 2022 al 2024: aumento petrolio> -34% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2024: aumento petrolio> 197% / aumento benzina> 85%

Anno 2026: prezzo petrolio > 127 dollari al barile. Prezzo benzina 1,97 euro. 
- dal 2024 al 2026: aumento petrolio> 38% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2026: aumento petrolio> 301% / aumento benzina> 86%

Ora, cosa possiamo dedurre? Che gli aumenti e le diminuzioni del prezzo del petrolio non hanno una correlazione significativa con il prezzo della benzina. Al punto che in anni differenti, a parità del prezzo del petrolio, abbiamo prezzi della benzina completamente (e sottolineo completamente) diversi.
Nel 2008 (ad esempio) il petrolio era a 147 dollari (molto di più di quanto costi ora) ma la benzina SOLO a 1,55 euro (molto, molto meno di quanto cosa ora).
Lo stesso possiamo dire fra il 2024 (petrolio a 92 dollari al barile e benzina a 1,95 euro) e il 2010 (petrolio a 95 dollari e benzina a 1,56 euro)

Se osserviamo le variazione dei prezzi del petrolio, vediamo spesso grandi spostamenti percentuali. Lo stesso non si può dire della benzina, che ha fluttuazioni molto limitate. Ci sono anni in cui il petrolio è aumentato del 51% e il prezzo della benzina solo del 2%.
Ma anche anni in cui il prezzo del petrolio è diminuito del 35% mentre il prezzo della benzina ha continuato (di poco sicuramente ma ugualmente sempre aumento è)a salire.

Cosa ne deduciamo?
Che effettivamente ci sono dinamiche diverse fra petrolio (che non è solo una materia prima che si usa per molti usi e applicazioni) e benzina. Dinamiche spesso dirette anche da questioni speculative in quanto il petrolio viene usato anche come strumento di investimento.

Qualcuno potrà far notare che in ballo ci sono anche le quantità prodotte e commercializzate. Ma anche su questo non ci sono riscontri oggettivi e matematici. Presso lo stretto di Hormuz, secondo le stime, passerebbe solo il 20% del petrolio mondiale. Che è una quantità molto importante ma che non giustifica gli aumenti.

Che se andiamo a ben vedere, se proprio ci fosse una necessità impellente di benzina e gasolio, ci sono riserve e possibilità di aumentare le estrazioni per compensare ciò che in questo momento è stato bloccato. Questo sempre se SI FOSSE SICURI che non ci sono interessi nascosti e non ci siano persone che da tutto questo trambusto ricavano montagne di guadagni alle spalle della popolazione comune.

Ma d'altronde non c'era bisogno di fare questa analisi precisa.
La guerra con l'Iran è iniziata il 28 febbraio. Gli aumenti (vertiginosi) sono iniziati nei distributori solo 2 o 3 giorni dopo. Cioè gli aumenti sono stati applicati a benzina e gasolio che erano già fisicamente presenti nei serbatoi dei distributori di benzina. Quando si sa benissimo che ci vogliono settimane e mesi prima che il petrolio estratto diventi concretamente benzina da mettere nelle auto.
La cosa mostrava già, quindi, un aumento SPECULATIVO. 
Si sfruttava il momento di tensione emotiva, la confusione mediatica per far accettare controvoglia un aumento del costo della benzina. Su una materia prima pagata con il prezzo antecedente la guerra e quindi guadagni mostruosi.

E quando le persone si abitueranno a pagare la benzina 1,70 - 1,80 o anche 1,90.... quando il petrolio diminuirà anche della metà, accetteranno di buon grado che il costo diminuisca solo del 10 o 20%, portandosi a 1,50 anzichè dimezzarsi.

Capite come guadagnano?
GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 7 febbraio 2023

Democrazia, governo e economia.

Quando si parla di economia, siamo sempre in un terreno delicato. Siamo molto vicino ad un argomento che preme e sta a cuore del cittadino comune.

La sua vita, i suoi interessi, il suo piacere e i suoi dolori si basano anche e, a volte, in gran parte su questo argomento.

Se poi ci spostiamo di qualche metro e ci inoltriamo nel territorio della politica, entriamo veramente in un campo minato che rischia di farci saltare in aria in un attimo.

Se si studiano le cavallette o le reazioni chimiche di alcuni minerali, il coinvolgimento emotivo come essere umano è minimo.

Se si esaminano le scelte economiche di un governo, è palese che ci troviamo in uno scenario da cui è difficile sentirsi degli osservatori neutrali. Non possiamo essere neutrali perchè NOI SIAMO dentro l'oggetto che stiamo studiando o esaminando.

Di certo, nei nostri moderni strumenti di comunicazione e informazione (TV, giornali, internet, radio o social network) tutto manca tranne la politica e l'economia. Sono anzi due colonne portanti della comunicazione moderna.
Eppure questi due importanti e per molti versi bellissimi argomenti, sono trattati in modo scialbo, superficiale e caotico. Sono proposti e affrontati in modi decisamente non all'altezza della loro importanza.

Ci si chiederà come mai affermiamo questo. Avremo modo in prossimi post di dimostrarlo. Anche se girovagando per il nostro blog, ci sono vari post che lo mostrano, anche se a volte in modo un pochino più indiretto.
Come qui (http://denaroedintorni.blogspot.com/2023/01/taglio-delle-accise-e-aumento-del-costo.html) nel nostro ultimo post sull'aumento dei carburanti. 

Il concetto base è che un governo dovrebbe essere un governo. E dovrebbe governare. Con tutto ciò che significa governare.
E se è ben comprensibile che governare significa ANCHE occuparsi dell'economia di una nazione, è altrettanto vero che non significa SOLO occuparsi dell'economia di una nazione.
Sarebbe come se un padre di famiglia pensasse che il suo ruolo di genitore si limitasse solamente a portare i soldi a casa e non far mancare nulla di beni e servizi ai membri della sua famiglia.
Chi ha il coraggio di dire che questo sia sufficiente?
In una certa misura, è suo compito anche occuparsi dell'educazione etica ed emotiva dei propri figli.
E, sicuramente, ci sono anche dei valori spirituali e sentimentali che vanno coltivati.
Che tra l'altro rappresentano la parte più degna di essere vissuta dell'avere una famiglia.

Purtroppo, oggi i governi non sono che pallide marionette collocate li da poteri e forze economiche talmente potenti che l'individuo comune fatica anche solo a capirlo. Un pò come quando si parla della vastità delle distanze fra le stelle. Leggiamo i dati numerici ma la cosa va oltre la nostra concreta capacità di farcene un'idea concreta.
Quando si legge che una multinazionale ha guadagnato MILIARDI di dollari, ci si chiedere cosa mai possa significare tutto ciò.
E' curioso che le grandi aziende private vivano producendo utili (per sè) mentre le organizzazioni pubbliche e statali vivano perennemente con una spada che penzola sopra di loro chiamata DEBITO.

La risposta viene data fin dagli studi universitari o addirittura dalle scuole superiori: qualunque organizzazione pubblica è difettosa e inefficiente per natura mentre le organizzazioni private sono efficienti per definizioni.
Questo è l'assioma (legge basilare quasi indimostrabile e da prendere come dato di fede) che circola da decenni nel mondo politico che ha portato a vendere importanti strutture pubbliche a gruppi privati sotto la grande campagna promozionale delle PRIVATIZZAZIONI.

La democrazia era una meta. Una meta di libertà. Libertà di discutere della città. La democrazia era il potere al popolo. Che potesse discutere dei temi importanti della polis, della città.
Ma ora i temi importanti della città vengono discussi neanche più dai politici ma dagli ESPERTI. Perchè i politici non hanno il tempo di studiare e formarsi dovendo partecipare a meeting, riunioni, campagne elettorali, cene di mediazione e rappresentanza.
Così la democrazia viene svuotata di significato.

E l'economia diventa una scienza oscura che parla di cose che il cittadino medio non capisce.

Volevamo solo avvisare il lettore che questo non accade a caso ma è senzientemente voluto da qualcuno che ha l'interesse di governare l'economia senza che nessuno capisca cosa sta facendo.

L'unica arma a disposizione del cittadino è la conoscenza.
Solo la conoscenza apre le porte alla possibilità di essere liberi.
Il possesso di beni e la ricchezza non danno la libertà. Ti danno solo una prigione con tutti i confort.

Dicci cosa ne pensi nei commenti.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...