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venerdì 5 giugno 2026

Conti deposito sotto scacco: le nuove regole del 2026 che cambiano tutto (e come difenderti)

Se hai un conto deposito, o stavi pensando di aprirne uno, devi sapere che dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una modifica importante al Testo Unico Bancario. E no, non è una di quelle riforme che passano in sordina. Questa tocca direttamente i tuoi soldi, il rendimento che ti aspetti e persino la possibilità di svincolare il denaro quando vuoi. Vediamo cosa cambia, perché molte banche stanno già modificando i fogli informativi e, soprattutto, come puoi proteggere i tuoi risparmi.

Il cuore della novità: fine dei tassi “a sorpresa”

Fino al 2025, molte banche offrivano conti deposito con un tasso garantito per un certo periodo (es. 4% lordo per 12 mesi), ma si riservavano la facoltà di modificare unilateralmente il tasso in qualsiasi momento, con un preavviso anche di soli 30 giorni. In pratica, potevi svegliarti con una mail che diceva: “Da domani il tuo rendimento scende all’1%”. E non potevi fare nulla, se non svincolare i soldi (spesso pagando una penale).

La nuova normativa (art. 12-bis del D.Lgs. 87/2026) ha messo fine a questa pratica. Da giugno 2026 – il periodo di adeguamento è scaduto il 31 maggio – ogni conto deposito deve indicare in modo chiaro e separato:

·        il tasso base (che la banca può modificare solo con preavviso di almeno 90 giorni, motivato e pubblicato sul proprio sito);

·        l'eventuale premio di fedeltà (extra rendimento che la banca non può toccare finché rispetti le condizioni).

Sembra una vittoria per il risparmiatore? Sì, ma con una fregatura. Perché molte banche, anziché adeguarsi, hanno scelto la strada opposta: hanno eliminato del tutto i conti deposito con tasso variabile “libero” e li hanno sostituiti con prodotti vincolati a 24 o 36 mesi. E qui arriva il secondo cambio epocale.

Lo svincolo non è più automatico

Prima del 2026, quasi tutti i conti deposito liberi permettevano di riprendere i soldi in 24-48 ore, magari perdendo solo gli interessi dell’ultimo trimestre. Oggi, la legge consente alle banche di applicare una penale di svincolo fino al 5% del capitale se chiedi indietro i soldi prima della scadenza naturale del vincolo. E attenzione: la penale può essere applicata anche ai conti definiti “liberi” se la banca dimostra che il tasso promosso era condizionato a un impegno minimo di permanenza di 12 mesi.

Facciamo un esempio concreto. Hai 20.000 € su un conto deposito che paga il 3,5% lordo con vincolo 24 mesi. Dopo 8 mesi ti serve liquidità per un’emergenza. La banca ti restituisce i 20.000 €, ma trattiene il 5% di penale: 1.000 €. Più gli interessi maturati (circa 466 € lordi) vengono decurtati o azzerati. In sostanza, ci rimetti più di quanto hai guadagnato.

Cosa fare allora? Le tre mosse del risparmiatore furbo

Prima mossa: leggi la nuova sezione “penali e svincolo” che tutte le banche hanno dovuto inserire nei contratti dal 1° giugno 2026. Se è scritto in caratteri più piccoli del resto, diffida. Alcuni istituti (in particolare le banche online più trasparenti) hanno già introdotto un “diritto di ripensamento” di 30 giorni senza penali. Sono quelli da preferire.

Seconda mossa: valuta gli ETF monetari come alternativa. Strumenti come C3M (AMUNDI ETF EURO MTS 3-6 MONTHS) o SMART (LYXOR SMART CASH) non hanno vincoli, sono negoziati in Borsa come azioni e rendono attualmente il 3,1% netto (perché i tassi BCE sono al 2,5% e gli ETF monetari seguono l’€STR). Non hai penali di svincolo, solo una commissione di acquisto/vendita (circa 0,10-0,20%). E non devi aspettare 90 giorni per avere il capitale.

Terza mossa: se vuoi restare sui conti deposito, scegli solo quelli con “tasso scalare”. Che significa? Alcune banche (es. Illimity, Cherry Bank) hanno introdotto un meccanismo per cui il tasso cresce ogni 6 mesi: es. 2% primi 6 mesi, 3% successivi, 4% dal 13° mese. E la penale di svincolo è solo sugli interessi, mai sul capitale. È l’unica configurazione che ti tutela in caso di emergenza reale.

E le banche tradizionali?

Le grandi banche fisiche (Intesa, UniCredit, Banco BPM) hanno approfittato della riforma per abbassare i tassi sui conti deposito a cifre simboliche (0,5% lordo) e spingere i clienti verso i loro fondi comuni, dove le commissioni di gestione arrivano al 2% annuo. Il consiglio è chiaro: evitali come la peste per la liquidità a breve termine. Se hai bisogno di parcheggiare soldi per meno di un anno, vai su un ETF monetario o su un conto deposito online con le caratteristiche che ti ho indicato.

Educazione finanziaria in pillole

Questa riforma ci insegna una cosa semplice ma potente: quando il legislatore interviene per “tutelare” il risparmiatore, spesso le banche trovano il modo di girarci intorno, rendendo i prodotti più rigidi e meno convenienti. La vera protezione non arriva dalla legge, ma dalla tua capacità di leggere un contratto, confrontare le penali e sapere che un rendimento più alto è quasi sempre figlio di un vincolo più stretto.

Se vuoi approfondire, nel prossimo post parlerò dei nuovi PIR previdenziali e di come possono sostituire (o affiancare) un fondo pensione. Intanto, hai un conto deposito? Controlla la data dell’ultimo aggiornamento contrattuale. Se è precedente al 1° giugno 2026, scrivi alla banca e chiedi il nuovo documento informativo. È un tuo diritto.

Hai dubbi o vuoi che analizzi il contratto del tuo conto deposito? Scrivimi nei commenti.

lunedì 4 maggio 2026

Qui è quasi sicuro che con il prezzo della benzina ci stanno prendendo per il naso....

Io non lo so ma tu cosa ne pensi?
Parlo della benzina, degli aumenti della benzina in ogni distributore di carburante d'Italia.
Non solo benzina, ovviamente. Benzina e gasolio.

Non è la prima volta che succede.
Eppure ogni volta che accade un cittadino ci rimane male.
Deluso, sconfortato, in un certo senso veramente tradito da questo sistema e da qualcuno che, in realtà, non si sa neanche chi è.

E' forse questo è il problema più grande: non sai neppure contro chi prendertela.

Senti i TG e le testate giornalistiche e ti spiegano per filo e per segno come la guerra USA/Israele verso l'IRAN sia la causa di questi aumenti.
E ti fai una cultura dello stretto di Hormuz e dei meccanismi di trasporto marittimo del greggio che neanche un ingegnere alle prese con un esame universitario.
E giù di geo-politica, di scacchiere internazionale, di studio delle risorse e degli equilibri economico-finanziari del panorama mondiale.
E via dicendo.

Ma la sensazione è che ti stiano prendendo per il c... cioè per il naso, volevo dire.
Sensazione molto forte.

Il sospetto è che qualcuno ci marci sopra ma non appena esponi i tuoi dubbi, perplessità e paure, interviene qualcuno che "normalizza" la situazione indicando la ineluttabilità di ciò che sta accadendo.
Come se fosse una cosa normale o comunque un meccanismo quasi naturale a cui non vi è possibilità di rimedio.

Tu ti occupi di altro, non fai il ministro dell'economia. Nè degli esteri. Non lavori per una commissione di studio del parlamento o di qualche università che collabora con il ministero. E quindi ti fidi. 
Anche perchè in TV e sui social, gli "esperti" dissertano senza alcun dubbio e con mille certezze della cosa e.... capista.... quante ne sanno.

O meglio, non sembrano saperne tanto ma le cose che dicono sembrano così veritiere e loro sembrano così sicuri... Non andrebbero in TV a dire quelle cose se non fossero oltremodo sicuri di ciò che dicono.

Poi però il dubbio ci spinge ad andare a guardare alcuni dati. Oggettivi, facili da trovare, impossibili da nascondere.

Andiamo su Google e digitiamo: "prezzo storico del petrolio". Troviamo dati e grafici. Poi digitiamo "prezzo storico benzina". Troviamo i dati e i grafici. Mettiamoli a confronto.

Anno 2002: prezzo petrolio > 31 dollari al barile. Prezzo benzina 1,06 euro.

Anno 2004: prezzo petrolio > 52 dollari al barile. Prezzo benzina 1,22 euro. 
- dal 2002 al 2004: aumento petrolio> 68% / aumento benzina> 15%

Anno 2006: prezzo petrolio > 78 dollari al barile. Prezzo benzina 1,35 euro.
- dal 2004 al 2006: aumento petrolio> 50% / aumento benzina> 11%
- dal 2002 al 2006: aumento petrolio> 152% / aumento benzina> 27%

Anno 2008: prezzo petrolio > 147 dollari al barile. Prezzo benzina 1,55 euro. 
- dal 2006 al 2008: aumento petrolio> 88% / aumento benzina> 15%
- dal 2002 al 2008: aumento petrolio> 374% / aumento benzina> 46% 

Anno 2010: prezzo petrolio > 95 dollari al barile. Prezzo benzina 1,56 euro. 
- dal 2008 al 2010: aumento petrolio> -35% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2010: aumento petrolio> 206% / aumento benzina> 47%

Anno 2012: prezzo petrolio > 128 dollari al barile. Prezzo benzina 1,90 euro. 
- dal 2010 al 2012: aumento petrolio> 35% / aumento benzina> 22%
- dal 2002 al 2012: aumento petrolio> 313% / aumento benzina> 79%

Anno 2014: prezzo petrolio > 115 dollari al barile. Prezzo benzina 1,88 euro. 
- dal 2012 al 2014: aumento petrolio> -10% / aumento benzina> -1%
- dal 2002 al 2014: aumento petrolio> 271% / aumento benzina> 77% 

Anno 2016: prezzo petrolio > 57 dollari al barile. Prezzo benzina 1,65 euro. 
- dal 2014 al 2016: aumento petrolio> -50% / aumento benzina> -12%
- dal 2002 al 2016: aumento petrolio> 84% / aumento benzina> 56%

Anno 2018: prezzo petrolio > 86 dollari al barile. Prezzo benzina 1,68 euro. 
- dal 2016 al 2018: aumento petrolio> 51% / aumento benzina> 2%
- dal 2002 al 2018: aumento petrolio> 177% / aumento benzina> 58%

Anno 2020: prezzo petrolio > 70 dollari al barile. Prezzo benzina 1,63 euro. 
- dal 2018 al 2020: aumento petrolio> -19% / aumento benzina> -3%
- dal 2002 al 2020: aumento petrolio> 126% / aumento benzina> 54%

Anno 2022: prezzo petrolio > 139 dollari al barile. Prezzo benzina 2,20 euro. 
- dal 2020 al 2022: aumento petrolio> 99% / aumento benzina> 35%
- dal 2002 al 2022: aumento petrolio> 348% / aumento benzina> 107%

Anno 2024: prezzo petrolio > 92 dollari al barile. Prezzo benzina 1,95 euro. 
- dal 2022 al 2024: aumento petrolio> -34% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2024: aumento petrolio> 197% / aumento benzina> 85%

Anno 2026: prezzo petrolio > 127 dollari al barile. Prezzo benzina 1,97 euro. 
- dal 2024 al 2026: aumento petrolio> 38% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2026: aumento petrolio> 301% / aumento benzina> 86%

Ora, cosa possiamo dedurre? Che gli aumenti e le diminuzioni del prezzo del petrolio non hanno una correlazione significativa con il prezzo della benzina. Al punto che in anni differenti, a parità del prezzo del petrolio, abbiamo prezzi della benzina completamente (e sottolineo completamente) diversi.
Nel 2008 (ad esempio) il petrolio era a 147 dollari (molto di più di quanto costi ora) ma la benzina SOLO a 1,55 euro (molto, molto meno di quanto cosa ora).
Lo stesso possiamo dire fra il 2024 (petrolio a 92 dollari al barile e benzina a 1,95 euro) e il 2010 (petrolio a 95 dollari e benzina a 1,56 euro)

Se osserviamo le variazione dei prezzi del petrolio, vediamo spesso grandi spostamenti percentuali. Lo stesso non si può dire della benzina, che ha fluttuazioni molto limitate. Ci sono anni in cui il petrolio è aumentato del 51% e il prezzo della benzina solo del 2%.
Ma anche anni in cui il prezzo del petrolio è diminuito del 35% mentre il prezzo della benzina ha continuato (di poco sicuramente ma ugualmente sempre aumento è)a salire.

Cosa ne deduciamo?
Che effettivamente ci sono dinamiche diverse fra petrolio (che non è solo una materia prima che si usa per molti usi e applicazioni) e benzina. Dinamiche spesso dirette anche da questioni speculative in quanto il petrolio viene usato anche come strumento di investimento.

Qualcuno potrà far notare che in ballo ci sono anche le quantità prodotte e commercializzate. Ma anche su questo non ci sono riscontri oggettivi e matematici. Presso lo stretto di Hormuz, secondo le stime, passerebbe solo il 20% del petrolio mondiale. Che è una quantità molto importante ma che non giustifica gli aumenti.

Che se andiamo a ben vedere, se proprio ci fosse una necessità impellente di benzina e gasolio, ci sono riserve e possibilità di aumentare le estrazioni per compensare ciò che in questo momento è stato bloccato. Questo sempre se SI FOSSE SICURI che non ci sono interessi nascosti e non ci siano persone che da tutto questo trambusto ricavano montagne di guadagni alle spalle della popolazione comune.

Ma d'altronde non c'era bisogno di fare questa analisi precisa.
La guerra con l'Iran è iniziata il 28 febbraio. Gli aumenti (vertiginosi) sono iniziati nei distributori solo 2 o 3 giorni dopo. Cioè gli aumenti sono stati applicati a benzina e gasolio che erano già fisicamente presenti nei serbatoi dei distributori di benzina. Quando si sa benissimo che ci vogliono settimane e mesi prima che il petrolio estratto diventi concretamente benzina da mettere nelle auto.
La cosa mostrava già, quindi, un aumento SPECULATIVO. 
Si sfruttava il momento di tensione emotiva, la confusione mediatica per far accettare controvoglia un aumento del costo della benzina. Su una materia prima pagata con il prezzo antecedente la guerra e quindi guadagni mostruosi.

E quando le persone si abitueranno a pagare la benzina 1,70 - 1,80 o anche 1,90.... quando il petrolio diminuirà anche della metà, accetteranno di buon grado che il costo diminuisca solo del 10 o 20%, portandosi a 1,50 anzichè dimezzarsi.

Capite come guadagnano?
GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 7 febbraio 2023

Democrazia, governo e economia.

Quando si parla di economia, siamo sempre in un terreno delicato. Siamo molto vicino ad un argomento che preme e sta a cuore del cittadino comune.

La sua vita, i suoi interessi, il suo piacere e i suoi dolori si basano anche e, a volte, in gran parte su questo argomento.

Se poi ci spostiamo di qualche metro e ci inoltriamo nel territorio della politica, entriamo veramente in un campo minato che rischia di farci saltare in aria in un attimo.

Se si studiano le cavallette o le reazioni chimiche di alcuni minerali, il coinvolgimento emotivo come essere umano è minimo.

Se si esaminano le scelte economiche di un governo, è palese che ci troviamo in uno scenario da cui è difficile sentirsi degli osservatori neutrali. Non possiamo essere neutrali perchè NOI SIAMO dentro l'oggetto che stiamo studiando o esaminando.

Di certo, nei nostri moderni strumenti di comunicazione e informazione (TV, giornali, internet, radio o social network) tutto manca tranne la politica e l'economia. Sono anzi due colonne portanti della comunicazione moderna.
Eppure questi due importanti e per molti versi bellissimi argomenti, sono trattati in modo scialbo, superficiale e caotico. Sono proposti e affrontati in modi decisamente non all'altezza della loro importanza.

Ci si chiederà come mai affermiamo questo. Avremo modo in prossimi post di dimostrarlo. Anche se girovagando per il nostro blog, ci sono vari post che lo mostrano, anche se a volte in modo un pochino più indiretto.
Come qui (http://denaroedintorni.blogspot.com/2023/01/taglio-delle-accise-e-aumento-del-costo.html) nel nostro ultimo post sull'aumento dei carburanti. 

Il concetto base è che un governo dovrebbe essere un governo. E dovrebbe governare. Con tutto ciò che significa governare.
E se è ben comprensibile che governare significa ANCHE occuparsi dell'economia di una nazione, è altrettanto vero che non significa SOLO occuparsi dell'economia di una nazione.
Sarebbe come se un padre di famiglia pensasse che il suo ruolo di genitore si limitasse solamente a portare i soldi a casa e non far mancare nulla di beni e servizi ai membri della sua famiglia.
Chi ha il coraggio di dire che questo sia sufficiente?
In una certa misura, è suo compito anche occuparsi dell'educazione etica ed emotiva dei propri figli.
E, sicuramente, ci sono anche dei valori spirituali e sentimentali che vanno coltivati.
Che tra l'altro rappresentano la parte più degna di essere vissuta dell'avere una famiglia.

Purtroppo, oggi i governi non sono che pallide marionette collocate li da poteri e forze economiche talmente potenti che l'individuo comune fatica anche solo a capirlo. Un pò come quando si parla della vastità delle distanze fra le stelle. Leggiamo i dati numerici ma la cosa va oltre la nostra concreta capacità di farcene un'idea concreta.
Quando si legge che una multinazionale ha guadagnato MILIARDI di dollari, ci si chiedere cosa mai possa significare tutto ciò.
E' curioso che le grandi aziende private vivano producendo utili (per sè) mentre le organizzazioni pubbliche e statali vivano perennemente con una spada che penzola sopra di loro chiamata DEBITO.

La risposta viene data fin dagli studi universitari o addirittura dalle scuole superiori: qualunque organizzazione pubblica è difettosa e inefficiente per natura mentre le organizzazioni private sono efficienti per definizioni.
Questo è l'assioma (legge basilare quasi indimostrabile e da prendere come dato di fede) che circola da decenni nel mondo politico che ha portato a vendere importanti strutture pubbliche a gruppi privati sotto la grande campagna promozionale delle PRIVATIZZAZIONI.

La democrazia era una meta. Una meta di libertà. Libertà di discutere della città. La democrazia era il potere al popolo. Che potesse discutere dei temi importanti della polis, della città.
Ma ora i temi importanti della città vengono discussi neanche più dai politici ma dagli ESPERTI. Perchè i politici non hanno il tempo di studiare e formarsi dovendo partecipare a meeting, riunioni, campagne elettorali, cene di mediazione e rappresentanza.
Così la democrazia viene svuotata di significato.

E l'economia diventa una scienza oscura che parla di cose che il cittadino medio non capisce.

Volevamo solo avvisare il lettore che questo non accade a caso ma è senzientemente voluto da qualcuno che ha l'interesse di governare l'economia senza che nessuno capisca cosa sta facendo.

L'unica arma a disposizione del cittadino è la conoscenza.
Solo la conoscenza apre le porte alla possibilità di essere liberi.
Il possesso di beni e la ricchezza non danno la libertà. Ti danno solo una prigione con tutti i confort.

Dicci cosa ne pensi nei commenti.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

giovedì 26 gennaio 2023

Impara l'arte e mettila da parte

I proverbi sono una cosa strana.
Sono modi di dire che, in genere, si sentono dagli anziani e dalla tradizione.
Nati per dare delle indicazioni ai volenterose ma spesso confusionarie giovani leve, hanno assunto nel tempo un connotato un pò burlesco e comunque non serioso.

Eppure se prendiamo molti proverbi troveremo che il concetto base che esportano è talvolta ricco di grande acume e profondità.
Non è sempre vero, sia chiaro.
Non diventeremo di botto dei fan sfegatati o dei talebani del proverbio. Ma, osservando le cose con calma, neppure ci sembra una posizione sana quella di non analizzare mai il significato di alcuni proverbi.

Uno di questi recita "Impara l'arte e mettila da parte".
Che in questi ultimi anni di andamento economico ci sembra non una cosa furba e valida. Ci sembra una verità totale e anzi, forse, l'unica via di uscita alle tante difficoltà che incontriamo e un modo per gestire le crisi economiche finanziarie che stanno imperversando in modo ormai calendarizzato nella nostra società.

Che significa questo proverbio?

Innanzitutto si parla di imparare qualcosa. E questo forse è il punto più alto e quindi più saggio del proverbio. "Impara l'arte" dice.
Imparare non vuol dire studiare qualcosa per superare un esame. Non significa frequentare in modo da scaldare bene un banco e non significa presenziare e avere conferma la propria presenza.
Imparare significa APPRENDERE, FARE PROPRIA una capacità e un saper fare.
Non significa neppure cose come ricordare, saper enunciare, saper esporre. Non significa superare l'esame o rispondere alle domande del test.

Imparare è direttamente connesso all'azione e indica la capacità di qualcuno di saper fare e padroneggiare un argomento. 
Poi si dice ARTE. Nel senso che molte discipline hanno delle informazioni tecniche che si trovano nei libri e nella scuola. Diciamo che quelle sono le basi tecniche dell'argomento. Ma le cose diventano anche un'arte intendendo con questo che non tutto può comunque essere codificato.

Così per cucinare, sicuramente occorre conoscere le caratteristiche dei cibi, le varie modalità di cottura, le tecniche e le ricette così come gli strumenti del mestiere. Ma poi c'è l'aspetto artistico che non significa solo che le cose si fanno per divertimento (artistico non vuol dire riservato ai momenti di cazzeggio o divertimento) ma che, essendoci sfumature complesse, spesso per padroneggiare al 100% qualcosa ci sono ambiti in cui una persone deve creare e, talvolta, improvvisare.

Come che sia, l'arte è un argomento o materia. Nel proverbio in questione è un saper fare e quindi anche un mestiere, una professione.
Impara l'arte. 
Magari fai un certo lavoro. Ma ti dice "impara l'arte". Impara qualche altra cosa. Impara molte altre cose.

In una società complessa e iperstrutturata come la nostra, in cui l'avanzamento tecnologico ha reso allo stesso tempo migliore e peggiore la nostra vita (che paradosso!!), è veramente difficile pensare di poter vivere anche solo una vita tranquilla senza avere l'attitudine ad imparare cose nuove.

Tutto cambia così in fretta.....
Dopo che impari, metti ciò che hai imparato da parte e continui a vivere e fare ciò che facevi prima. E attendi. Magari per tutta la vita ciò che hai imparato di nuovo non ti servirà ma se ti serve lo avrai appreso e sarai già pronto ad usarlo.
Non JUST IN TIME, quindi in tempo reale. Ma avendo già appreso ciò che poteva servirmi.

Così possiamo avere qualcuno che lavora, che impara un nuovo o più nuovi lavori e mestieri. Magari ben diversi da quello che attualmente sta facendo.
Oppure abbiamo qualcuno che non smette mai di imparare nuove utili informazioni, in attesa che questa sua aumentata conoscenza diventi un possibile alleato nelle nuove difficoltà che potrebbero sorgere.

Ecco quindi che ci piace molto questo proverbio:
IMPARA L'ARTE E METTILA DA PARTE.

Grazie per l'attenzione.

giovedì 12 gennaio 2023

Taglio delle "accise" e aumento del costo di benzina e gasolio: la verità!

E' l'argomento del giorno.
E come spesso succede nel mondo di oggi, quando un argomento assurge agli onori della cronaca diventa virale e si diffonde dappertutto in modo incontrollato.
A prescindere dal suo reale valore informativo.

Sembra quasi che, quando un argomento è trattato da tutti i tg, giornale e siti, ogni persona sia costretta a dire qualcosa a riguardo.

Altrimenti non si è "informati".
Bene.
Vogliamo fare un pò di chiarezza sul prezzo dei carburanti, del loro continuo aumento e queste fantomatiche, ormai primedonne "ACCISE"?

Innanzitutto cosa sono le accise? Nella lingua italiana "accisa" è una parola che indica un particolare tipo di tassa che lo stato o il governo applica a determinati beni di consumo. Ad esempio l'alcool etilico, gli zuccheri e i prodotti petroliferi. E' una tassa. Semplice.

Oramai sappiamo quasi tutti che il prezzo della benzina (gasolio) nella pompa sotto casa in cui ci riforniamo è composta da DUE elementi fondamentali: il costo reale (industriale e commerciale) della benzina (gasolio) e il costo delle tasse che pesano su quel bene.
Per ogni litro di benzina (gasolio) che compriamo vi sono queste due componenti fondamentali di costo.

Perchè vi è questa tassa? Per lo stesso motivo per cui esistono tutte le tasse.
E forse è proprio su questo punto che occorrerebbe che i nostri geni politici e gli ancor più geniali studiosi e appassionati di politica (giornalisti, esperti, politologi e via discorrendo) dovrebbero riflettere e argomentare.
A COSA MAI SERVONO LE TASSE?

La prima risposta (quella scolastica e quella automatica senza pensare) è che le tasse servano a dare risorse al governo (lo stato) per pagare tutto ciò che uno stato o servizio pubblico eroga al cittadino.
In parole povere, le tasse servirebbero a pagare i servizi sanitari pubblici, i servizi di polizia, la magistratura, le scuole, gli stipendi di tutti i dipendenti statali, gli investimenti in infrastrutture pubbliche e via di questo passo.
Se lo stato quindi non ha i soldi per fare qualcosa (tipo aiutare i suoi cittadini in difficolà causa questo terribile periodo di crisi energetica), se li procura tramite le tasse.
Insomma SEMBREREBBE che le tasse siano una sorta di stipendio dello stato. Se lo stipendio non basta per tutte le necessità della famiglia, bisogna chiedere un aumento di stipendio. Così lo stato giustifica l'aumento delle tasse.

Ma se lo stipendio dello stato viene pagato dai cittadini con le loro tasse, quando lo stato ha bisogno di più soldi deve aumentare le tasse. Giusto? Sembrerebbe sia così. 
Ma di questo parleremo in un altro articolo. Per mostrare che quanto sopra esposto non è proprio corretto e da moltissimi anni alle persone viene raccontata una favola (viene insegnata anche all'università agli studenti di economia) che permette a qualcuno di guadagnare un sacco di soldi. Quindi tenete a mente questo punto....

Tornando al discorso delle accise, abbiamo oggi (fonte sito del ministero https://carburanti.mise.gov.it/) un prezzo medio self service di 1,82 per la benzina e 1,87 per il gasolio.
Prezzo del petrolio sui mercati? 77,52 dollari al barile (petrolio WTI, fonte www.money.it).
Bene.

Dicono che il prezzo del carburante sia salito per colpa della guerra Ucraina/Russia e di tutte le conseguenze economico-politiche del conflitto, compreso l'equilibrio del costo delle materie prime come gas e petrolio. Già....... Ma è così?

Avevo pensato di elencare tutta una serie di prezzi della benzina (usata come parametro ma è lo stesso con il gasolio). E quindi usando le tabelle di questi due siti
avevo elencato tutta una serie di relazione fra i prezzi.
Ma poi ho pensato che così non fosse abbastanza chiaro e ho preso dei casi estremi.
CASI:
Gennaio 2023: prezzo benzina 1,82 € - prezzo petrolio 77,5 $
Luglio 2006: prezzo benzina 1,37 € - prezzo petrolio 76,80 $
Febbraio 2016 - prezzo benzina 1,37 € - prezzo medio 28,30 $
Febbraio 2009 - prezzo benzina 1,14 € - prezzo petrolio 36,99 $.
Giugno 2008 - prezzo medio benzina 1,51 € - prezzo petrolio 140,58 $

Cosa si deduce da tutti questi esempi?
Che non vi è una relazione diretta (al punto da giustificare i cambi di prezzo alla pompa) fra prezzo benzina e prezzo petrolio. Vediamo che a volte il prezzo del petrolio è alto e il prezzo della benzina basso e viceversa.
il caso più eclatante lo abbiamo paragonando il costo benzina di oggi (1,82 €) con il costo benzina del luglio 2006 (1,37 €) con praticamente il prezzo del petrolio uguale. Come si spiega?
Oppure il caso del prezzo dello scorso giugno 2023 (2,03 € al litro) con un prezzo del petrolio di 116 dollari al barile. Se andiamo indietro e prendiamo altri momenti in cui il petrolio costava così, vediamo che nell'aprile 2011 la benzina costava 1,54 € e nell'aprile 2008 addirittura 1,37€.


Ma avevamo deciso di parlare anche di accise.
Anche perchè nel prezzo di cui stiamo parlando una componente importante sono i prelievi fiscali dello stato.
Una pagina del ministero dell'economia, ci aiuta in questo
Qui vediamo come si compone il prezzo.
Prima del famoso primo taglio delle accise del governo Draghi (Marzo 2022), sul prezzo industriale della benzina (usiamo sempre questa come parametro ma nel sito si può vedere anche per il gasolio e per il GPL) venivano aggiunte sempre 0,728 € per litro di accise + l'iva per un 18,03% del costo petrolio.
Ad esempio a febbraio 2022 il costo industriale della benzina era di 0,786 € per litro (comprensivo dei compensi per la compagnia petrolifera e il distributore locale). A questo costo di aggiunge l'accisa complessiva di 0,728 € e l'iva di 0,333 € per litro. Che ci porta ad un costo complessivo della benzina alla pompa di 1,848 € (trascuriamo gli arrotondamenti).
Quindi?
COSTO BENZINA totale 1,848 (100%)
costo industriale benzina 0,786 (42,6%)
prelievo fiscale dello stato 1.061 (57,4%)

1 € a litro va allo stato.
Da aprile fino a novembre 2022 sono stati confermati gli sconti di marzo e quindi il prelievo dello stato è passato dal 57,4% al 46,4%.
A dicembre il taglio delle accise è diminuito e sappiamo tutti che a gennaio lo sconto sulle accise è stato ulteriormente defalcato.

Vi invito però a riflettere anche sul fatto che nel corso del tempo, il peso di queste accise (lasciamo perdere quando sono state imposte per la prima volta e le motivazioni storiche.....) è comunque cresciuto dal 1996 ad oggi.
29 anni fa per ogni litro pagavamo 0,526 di accise (non contiamo l'iva).
Aumentate nel 1999 a 0,542 €.
E poi aumentate nel 2004 a 0,558 €.
E poi aumentate nel 2005 a 0,564 €.
E poi aumentate varie volte negli anni fino a 0,728 nel 2012. costo che si è tenuto fermo fino praticamente a oggi.
Così come è ovviamente cresciuto il prelievo IVA che essendo in percentuale, cresce con il crescere del prezzo della benzina. 

Insomma, fate le vostre riflessioni.
Quello che ho capito io è che l'intervento dello stato è FONDAMENTALE per determinare il prezzo dei carburanti. Più di quanto lo siano le variazioni del prezzo del petrolio sul mercato. Che ha una influenza minima (e comunque sempre ritardata) sul costo alla pompa.
Perchè se il petrolio schizza verso l'alto oggi, è ovvio che la benzina che abbiamo alle pompe sia stata prodotto da petrolio estratto e lavorato mesi e mesi e mesi prima. E che l'aumento del petrolio dovrebbe riflettersi, al limite, sul costo della benzina che verrà raffinata da quel petrolio.
Il resto è SPECULAZIONE (non certo dei benzinai, che sono lavoratori come qualsiasi cittadino dotato di partita iva), MERCATO DROGATO (a favore delle solite lobby) e SCELTE POLITICHE.
Ovviamente il tutto confuso e mischiato con la nebbia per non far capire niente al comune cittadino.

Commenta e di la tua per farci capire se l'articolo e le sue informazioni ti sono piaciute o le ritieni utili.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

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