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martedì 11 agosto 2026

Perché la banca dice NO? I 7 fattori che decidono un finanziamento

Chiedere un finanziamento sembra, almeno in apparenza, una questione semplice: presento la domanda, dimostro di avere un reddito e, se posso permettermi la rata, ottengo il prestito.

Nella realtà non funziona esattamente così.

Una banca o una società finanziaria deve valutare il merito creditizio, cioè la capacità del cliente di restituire regolarmente quanto ricevuto. Per farlo considera diverse informazioni: reddito, debiti già esistenti, storia dei pagamenti e caratteristiche della richiesta. La Banca d'Italia conferma che questa valutazione viene effettuata anche attraverso banche dati come la Centrale dei Rischi e i Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC).

Ma quali sono, concretamente, i fattori che possono trasformare un "sì" in un "no"?

1. Il reddito non basta: conta quanto reddito rimane

Avere uno stipendio di 1.800 euro al mese non significa automaticamente poter sostenere una rata di 500 euro.

La banca guarda alla situazione complessiva.

Immaginiamo due persone con lo stesso stipendio netto di 1.800 euro. La prima non ha altri finanziamenti; la seconda sta già pagando 300 euro al mese per un'automobile.

Se entrambe chiedono un nuovo prestito con una rata di 300 euro, il loro profilo non è equivalente: nel secondo caso gli impegni finanziari complessivi arriverebbero a 600 euro mensili.

È quindi più corretto pensare al reddito come a una capacità finanziaria disponibile, non semplicemente come a una cifra scritta sulla busta paga.

La mia prima considerazione è questa: la domanda giusta non è "quanto guadagno?", ma "quanto posso ragionevolmente destinare ogni mese al rimborso senza mettere sotto pressione il mio bilancio?"

2. La stabilità del reddito pesa

Due redditi identici possono avere un livello di affidabilità percepito molto diverso.

Un contratto di lavoro stabile, un'attività professionale consolidata o una pensione rappresentano situazioni differenti rispetto a un reddito appena iniziato, discontinuo o particolarmente variabile.

Questo non significa che un lavoratore autonomo o un dipendente con contratto a termine non possa ottenere un finanziamento. Significa piuttosto che il finanziatore deve valutare la prevedibilità delle entrate nel tempo.

Per un lavoratore autonomo, ad esempio, possono assumere particolare importanza la continuità dell'attività e la documentazione fiscale disponibile.

3. Gli altri finanziamenti possono cambiare completamente la valutazione

Questo è uno degli aspetti più sottovalutati.

Una persona può avere un buon reddito e una storia creditizia impeccabile, ma essere già fortemente impegnata con rate di mutuo, automobile, prestiti personali o altri strumenti di credito.

Ecco un esempio semplice.

Mario guadagna 2.200 euro netti e paga già:

  • 550 euro di mutuo;
  • 250 euro di finanziamento auto;
  • 100 euro di altro prestito.

Ha quindi già 900 euro di impegni mensili.

Se chiede un ulteriore finanziamento da 15.000 euro con una rata di 350 euro, il nuovo impegno porterebbe le rate complessive a 1.250 euro.

Il problema, quindi, potrebbe non essere l'importo richiesto in sé, ma la somma di tutti gli impegni finanziari.

4. La storia creditizia conta

Pagare puntualmente le rate è uno degli elementi più importanti nella costruzione di una buona storia creditizia.

La Centrale dei Rischi della Banca d'Italia offre una fotografia complessiva dei debiti verso il sistema bancario e finanziario; accanto a questa esistono i SIC, gestiti da soggetti privati. Queste informazioni aiutano gli intermediari a valutare la capacità di rimborso.

Un ritardo occasionale non equivale necessariamente a una bocciatura automatica. Tuttavia, una storia caratterizzata da ritardi significativi, insolvenze o difficoltà di rimborso può rendere più difficile ottenere nuovo credito.

È importante anche sapere che, se una domanda viene rifiutata sulla base della consultazione di una banca dati, il consumatore ha diritto a essere informato gratuitamente della banca dati consultata e del risultato della consultazione.

5. Anche l'importo e la durata della richiesta fanno la differenza

Chiedere 5.000 euro non è la stessa cosa che chiederne 40.000.

Ma c'è un'altra variabile fondamentale: la durata.

Una durata maggiore generalmente riduce l'importo della singola rata, ma aumenta il periodo durante il quale il debitore rimane esposto e, a parità di condizioni, può aumentare il costo complessivo degli interessi.

Supponiamo, a titolo puramente esemplificativo, un finanziamento di 20.000 euro.

Una rata ipotetica di 400 euro potrebbe essere sostenibile per una determinata persona, mentre 600 euro potrebbero risultare troppo impegnativi. Allungare la durata potrebbe ridurre la rata, ma non significa automaticamente che il finanziamento diventi economicamente migliore.

Per confrontare realmente due offerte bisogna guardare soprattutto al TAEG, che comprende il costo complessivo del credito e non soltanto il TAN. La Banca d'Italia raccomanda inoltre di utilizzare il documento SECCI per confrontare le caratteristiche delle diverse offerte.

6. La richiesta deve essere coerente con la situazione finanziaria

Qui arriviamo a un aspetto che considero particolarmente interessante.

Non conta soltanto quanto chiediamo, ma anche quanto la richiesta appare coerente con la nostra situazione complessiva.

Un finanziamento di 10.000 euro può essere assolutamente ragionevole per una persona e difficilmente sostenibile per un'altra.

Per questo motivo ritengo che una buona richiesta di finanziamento dovrebbe partire dal bilancio personale e non dal desiderio di ottenere una determinata somma.

In altre parole: prima si determina ciò che è sostenibile, poi si cerca il finanziamento più adatto.

È un approccio molto diverso dal chiedere semplicemente "qual è la rata massima che posso ottenere?".

7. Anche il profilo complessivo viene valutato

Infine c'è un elemento che spesso sfugge al consumatore: la banca non considera necessariamente ogni informazione in modo isolato.

Il merito creditizio è una valutazione complessiva della capacità di rimborso. Per questo reddito, anzianità lavorativa, debiti, storia creditizia, importo richiesto e durata possono interagire tra loro.

Non esiste quindi una formula universale del tipo "con 1.500 euro di stipendio posso ottenere X euro".

Questa è probabilmente una delle idee più importanti da comprendere: non esiste un diritto automatico al finanziamento semplicemente perché si possiede un determinato reddito.

Una novità da conoscere nel 2026

Il settore del credito al consumo è inoltre interessato da importanti cambiamenti normativi.

Dal 20 novembre 2026 inizieranno ad applicarsi le nuove disposizioni derivanti dalla direttiva europea 2023/2225, la cosiddetta CCD2, che sostituisce la precedente disciplina europea sul credito ai consumatori. In Italia il recepimento è stato attuato anche attraverso il D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 212. La nuova disciplina rafforza, tra l'altro, le tutele e la valutazione del merito creditizio.

È un segnale importante: il futuro del credito sembra andare sempre più verso valutazioni accurate della sostenibilità del debito, anziché verso la semplice concessione di denaro.

Educazione finanziaria in pillole

Prima di chiedere un finanziamento, prova a fare questo semplice esercizio:

reddito netto mensile – spese essenziali – rate già esistenti = disponibilità effettiva.

Non è una formula bancaria ufficiale e non permette di prevedere l'esito di una domanda, ma è un ottimo punto di partenza per capire se una nuova rata può essere sostenibile.

E soprattutto, non concentrarti soltanto sulla rata mensile: considera durata, TAEG e costo totale del finanziamento.

La conclusione

Una richiesta di finanziamento non dovrebbe essere vista come una gara tra cliente e banca, nella quale bisogna "convincere" qualcuno a concedere il denaro.

Dovrebbe essere, piuttosto, un'operazione finanziaria nella quale entrambe le parti cercano di capire se il debito è sostenibile.

La mia teoria è semplice: molti "NO" non nascono dal fatto che una persona abbia un reddito troppo basso, ma dal fatto che la richiesta non è sufficientemente equilibrata rispetto all'intero profilo finanziario del richiedente.

A volte può quindi essere utile non chiedersi soltanto "Perché mi hanno rifiutato?", ma anche "Come posso rendere più sostenibile la mia situazione finanziaria prima di presentare una nuova richiesta?"

Hai avuto esperienza con una richiesta di finanziamento? Hai un dubbio o una domanda? Scrivilo nei commenti.

lunedì 3 agosto 2026

Cosa sono i S.I.C. e perché dovresti prendertene più cura

La tua reputazione finanziaria vale più di quanto immagini

Molte persone scoprono l'esistenza dei S.I.C. (Sistemi di Informazioni Creditizie) soltanto quando una banca rifiuta una richiesta di prestito o di mutuo. In realtà, questi archivi fanno parte della vita finanziaria di milioni di italiani e possono influenzare l'accesso al credito molto più di quanto si pensi.

Contrariamente a un luogo comune molto diffuso, i S.I.C. non raccolgono solo informazioni "negative". Registrano anche i finanziamenti rimborsati regolarmente e possono contribuire a costruire una buona reputazione creditizia. Per questo motivo è importante conoscere il loro funzionamento e imparare a gestire correttamente il proprio profilo finanziario.

Cosa sono i Sistemi di Informazioni Creditizie

I Sistemi di Informazioni Creditizie sono banche dati utilizzate da banche e società finanziarie per valutare il rischio prima di concedere un finanziamento. Quando richiedi un prestito personale, un mutuo, un finanziamento per acquistare un'auto o persino uno smartphone a rate, l'intermediario consulta normalmente uno o più S.I.C.

Lo scopo è semplice: verificare se il richiedente ha già altri debiti, se in passato ha pagato con regolarità oppure se si sono verificati ritardi o insolvenze.

Tra i sistemi privati più conosciuti in Italia vi sono le banche dati gestite da operatori specializzati, mentre gli intermediari consultano anche la Centrale dei Rischi gestita dalla Banca d'Italia, che ha finalità differenti e riguarda esposizioni di importo più rilevante.

Il trattamento dei dati è disciplinato dal Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), dal Codice Privacy italiano e dal Codice di Condotta per i Sistemi di Informazioni Creditizie, che stabilisce tempi di conservazione, diritti degli interessati e modalità di utilizzo delle informazioni.

Perché i S.I.C. possono fare la differenza

Immaginiamo due persone che richiedono entrambe un prestito di 15.000 euro.

La prima ha sempre pagato puntualmente le rate dei precedenti finanziamenti e non presenta ritardi.

La seconda ha accumulato alcuni ritardi di pagamento negli ultimi anni e ha saltato diverse rate prima di regolarizzare la propria posizione.

Pur avendo lo stesso reddito, è probabile che la banca consideri il primo cliente meno rischioso. Il risultato potrebbe essere un'approvazione più rapida, condizioni economiche migliori oppure un importo finanziabile più elevato. Al contrario, il secondo richiedente potrebbe ricevere un rifiuto oppure un'offerta con garanzie aggiuntive.

Anche una semplice richiesta di finanziamento viene normalmente registrata. Presentare contemporaneamente molte domande a diversi istituti può trasmettere l'impressione di una situazione finanziaria più delicata, motivo per cui è consigliabile evitare richieste multiple concentrate nello stesso periodo senza una reale necessità.

Come proteggere la tua reputazione creditizia

La buona notizia è che una reputazione creditizia si costruisce soprattutto con comportamenti semplici e costanti.

Il primo consiglio è rispettare sempre le scadenze delle rate. Anche un ritardo apparentemente modesto può essere segnalato secondo le regole previste dal Codice di Condotta.

È inoltre opportuno evitare di utilizzare tutta la propria capacità di indebitamento. Se il reddito mensile è di 2.000 euro e si stanno già pagando 900 euro di rate, una nuova richiesta di credito sarà valutata con maggiore prudenza rispetto a chi sostiene un impegno mensile di 300 euro.

Un'altra buona abitudine consiste nel controllare periodicamente i dati che ti riguardano. Ogni cittadino ha il diritto di richiedere gratuitamente l'accesso ai propri dati personali e di chiederne la correzione qualora riscontri informazioni inesatte o non aggiornate.

Infine, è bene conservare la documentazione relativa all'estinzione dei finanziamenti. In caso di contestazioni, avere ricevute e attestazioni può facilitare l'aggiornamento delle informazioni presenti negli archivi.

Attenzione alle tempistiche e ai tuoi diritti

Molti pensano che una segnalazione rimanga per sempre, ma non è così.

Le informazioni vengono conservate per periodi stabiliti dalla normativa e dal Codice di Condotta, che variano in funzione del tipo di evento registrato. Anche dopo aver estinto un finanziamento, alcuni dati possono restare consultabili per il tempo previsto dalle regole vigenti e poi vengono cancellati automaticamente.

Dal 1° gennaio 2026 continuano ad applicarsi le disposizioni del Codice di Condotta approvato dal Garante per la protezione dei dati personali, che disciplina le modalità di trattamento delle informazioni nei Sistemi di Informazioni Creditizie e tutela il diritto dei cittadini all'accesso, alla rettifica e, quando previsto, alla cancellazione dei dati.

Prima di presentare una domanda di mutuo o di prestito importante, può essere utile verificare la propria posizione con qualche settimana di anticipo. Un eventuale errore corretto in tempo può evitare ritardi nella pratica.

Conclusione operativa

La reputazione creditizia è un patrimonio invisibile, ma può incidere concretamente sulla possibilità di ottenere un finanziamento e sulle condizioni economiche applicate.

Prendersi cura dei propri dati nei Sistemi di Informazioni Creditizie significa pagare con regolarità, evitare richieste inutili di credito, controllare periodicamente le informazioni registrate e conoscere i propri diritti.

Educazione finanziaria in pillole

Un buon pagatore non è chi non ha mai chiesto un prestito, ma chi dimostra nel tempo di rispettare gli impegni presi. La fiducia degli intermediari si costruisce con comportamenti coerenti e responsabili, non con il reddito da solo.

Hai un dubbio sui Sistemi di Informazioni Creditizie o vuoi raccontare la tua esperienza con una richiesta di prestito?

venerdì 26 giugno 2026

Le piccole spese che svuotano il conto: come riconoscerle e risparmiare davvero nel 2026

Ogni mese controlliamo bollette, mutuo o affitto e magari il costo della spesa alimentare. Eppure, spesso non sono le grandi uscite a mettere in difficoltà il bilancio familiare, ma una lunga serie di piccoli pagamenti che passano quasi inosservati.

Abbonamenti dimenticati, commissioni bancarie, servizi digitali duplicati, acquisti impulsivi online: presi singolarmente sembrano cifre trascurabili, ma sommati nell'arco di un anno possono pesare per centinaia o addirittura migliaia di euro.

Imparare a individuare queste "spese invisibili" è uno dei modi più semplici per migliorare la propria situazione finanziaria, senza rinunciare alla qualità della vita.

Le spese ricorrenti: poche decine di euro che fanno la differenza

Negli ultimi anni il numero di pagamenti automatici è aumentato notevolmente. Oggi è normale avere diversi addebiti mensili:

  • piattaforme di streaming;
  • servizi cloud;
  • applicazioni per smartphone;
  • palestre;
  • software in abbonamento;
  • assicurazioni rateizzate;
  • piccoli servizi digitali.

Immaginiamo una famiglia che sostenga queste spese ogni mese:

  • due piattaforme streaming: 26 euro;
  • cloud e archiviazione: 10 euro;
  • app e software vari: 18 euro;
  • palestra poco utilizzata: 35 euro;
  • commissioni bancarie e carte: 11 euro.

Il totale è di 100 euro al mese.

Moltiplicati per dodici mesi significano 1.200 euro all'anno.

Una cifra che potrebbe finanziare una vacanza, contribuire al fondo di emergenza o essere destinata a un progetto importante.

Il problema non è tanto spendere, quanto continuare a pagare servizi che non vengono realmente utilizzati.

Il metodo dei 15 minuti

Un esercizio molto efficace consiste nel dedicare appena un quarto d'ora ogni mese al controllo del proprio estratto conto.

È sufficiente verificare:

  • quali pagamenti si ripetono automaticamente;
  • se tutti gli abbonamenti sono ancora utili;
  • se esistono servizi doppi;
  • se qualche commissione può essere evitata cambiando tipologia di conto o carta.

Molte banche permettono ormai di classificare automaticamente le spese attraverso l'applicazione, rendendo questo controllo molto semplice.

Bastano pochi minuti per accorgersi che si sta pagando un servizio mai utilizzato oppure una prova gratuita trasformata in abbonamento.

Attenzione ai rinnovi automatici

Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda il rinnovo automatico dei contratti.

Molti servizi digitali prevedono il rinnovo salvo disdetta. È quindi buona abitudine annotare sul calendario la data di scadenza o impostare un promemoria almeno una settimana prima.

Dal punto di vista normativo, i consumatori continuano a beneficiare delle tutele previste dal Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005), che impone obblighi di trasparenza sulle condizioni contrattuali e sui rinnovi dei servizi acquistati online. Inoltre, per molti contratti conclusi a distanza resta applicabile il diritto di recesso entro 14 giorni, salvo le eccezioni previste dalla legge.

Una semplice verifica periodica può evitare rinnovi indesiderati e spese che si protraggono per mesi.

Trasformare il risparmio in un'abitudine

Risparmiare non significa rinunciare a tutto.

Un approccio più efficace consiste nel fissare un obiettivo concreto.

Supponiamo di riuscire a eliminare soltanto 40 euro di spese inutili ogni mese.

In un anno il risparmio sarà pari a 480 euro.

Se questi soldi vengono accantonati con regolarità su un conto dedicato o destinati a un fondo per le spese impreviste, nel tempo si crea una maggiore tranquillità economica senza modificare radicalmente il proprio stile di vita.

Per questo motivo molti consulenti di educazione finanziaria consigliano di effettuare almeno una revisione delle spese ogni trimestre e una verifica completa del bilancio familiare entro il 30 settembre, così da arrivare agli ultimi mesi dell'anno con un quadro chiaro delle proprie finanze e pianificare meglio le spese natalizie e gli obiettivi dell'anno successivo.

Conclusione operativa

Prima di cercare nuovi modi per guadagnare di più, vale la pena verificare se parte del proprio denaro stia già uscendo inutilmente dal conto corrente.

Una revisione periodica degli addebiti automatici richiede poco tempo, non comporta particolari competenze e può produrre risultati concreti già dal mese successivo.

Educazione finanziaria in pillole

Ogni euro risparmiato in modo stabile vale più di un risparmio occasionale. Se elimini una spesa inutile di 20 euro al mese, non stai risparmiando soltanto 20 euro: stai migliorando il tuo bilancio di 240 euro ogni anno, senza alcuno sforzo aggiuntivo.

Hai un dubbio? Scrivilo nei commenti.

venerdì 26 febbraio 2021

Il Cashback, il supercashback e la ridicola figura fantozziana di chi lo ha inventato.

Ho già trattato il tema del cashback più di un mese fa, cercando di capire quale fosse la ratio ovvero la ragione profonda di questa iniziativa.

Onestamente avevo non molte perplessità. No, ne avevo di più.

Perplessità che, oggi come oggi, continuano a rimanere e che sono anzi anche aumentate. Non soltanto per i temi che il 10 gennaio toccavo (presunta lotta all'evasione fiscale) ma anche perchè questo provvedimento si sta trasformando (anzi si è già trasformato) in una pataccata di fantozziana memoria, un passo falso e una figuraccia di proporzioni epiche.
Come si pensa solo nei film possa succedere.
Ed invece accade nella realtà.

Cosa è successo in questi quasi 2 mesi di attività? Che al cashback normale (restituzione dopo 6 mesi del 10% delle spese fatte con pagamenti elettronici fatti dal vivo in negozi ed esercizi commerciali) si è aggiunto anche il SUPERCASHBACK.

Questa iniziativa, in parallelo con il cashback, va a premiare gli utenti che nel corso dei fatidici 6 mesi hanno fatto il numero più alto di transazioni. Un premio in effetti allettante, perchè si parla di 1500 euro da dare a ben 100.000 persone virtuose. 
Lo scopo? Sempre quello! Incentivare l'uso della moneta elettronica, dei pagamenti con bancomat e carte di credito/debito. E quindi aumentare il contrasto all'evasione fiscale. 

Tralasciando l'efficacia del provvedimento e tralasciando altri particolari, esaminiamo cosa è saltato fuori in questi due mesi.
In primo luogo la normativa e quindi le regole del gioco sono state abbozzate e fatte con i piedi.

La riprova è che gli spazi di manovra per i furbetti sono enormi. Al punto che, siccome non si può punire chi non rispetta delle REGOLE CHE NON CI SONO, è probabile (io direi obbligatorio) che perlomeno il provvedimento del supercacsback venga sospeso o annullato (si veda qui e qui ad esempio).

Cosa è successo? Non avendo stabilito il numero di transazioni massime da effettuare al giorno nella stessa attività e non avendo stabilito l'importo minimo della transazione che concorre all'ammontare totale della classifica, nè è ovviamente nato il sistema di molte persone di suddividere uno stesso acquisto in una miriade di microacquisti con il semplice scopo di scalare la classifica del numero di transazioni fatte.

Al momento l'ultimo della classifica (al 100.00° posto) ha effettuato in data odierna 108 transazioni. Ma salendo per la classifica si scopre che ci sono persone che hanno un numero di transazioni incredibilmente alto. Il primo sembrerebbe ne abbia 1760. Ci sono evidenze di persone che hanno fatto un numero incredibile di transazioni in pochissimo tempo. Soprattutto laddove non c'era qualcuno in carne ed ossa per controllare ovvero nei distributori automatici di carburante. Qualcuno addirittura 85 transazioni in un'ora.

Ma anche nel cashback normale ci sono persone che sono ricorse a trucchi più o meno eticamente leciti. Come ad esempio acquistare un pos portatile con cui FARSI DEI PAGAMENTI come se si fosse un negozio. In pratica pagandosi somme che di base non si sono spese realmente.

E oltre questo sono conosciuti anche i trucchi per potersi far ridare il 10% delle spese su internet in siti come Amazon e similari. Che in teoria non sarebbe possibile usando direttamente la carta nei pagamenti on line. Ma se vado in un negozio e compro una card per acquisti on line su Amazon (ad esempio), su quell'acquisto mi danno il 10% di rimborso. Quindi se compro una card da 50 euro, pago 50, ottengo una spesa di 50 € da fare sul web ma mi rimborsano 5 euro di cashback.

Un pasticcio totale.

E tutto questo ha un costo. Un costo di preparazione del sistema, un costo di gestione del sistema, un costo per i rimborsi e soprattutto un costo sotto forma di distrazione sociale. Perchè troppi italiani fanno convergere le proprie attenzioni e energie verso questo "gioco" senza utilità sociale alcune.

E niente. Alla fine chi paga? Chi paga questa stupidaggine? Che era stupida ancor prima che partisse, visto lo scopo assurdo.

E mi fermo qui.
Grazie per l'attenzione.

 fdffgd

venerdì 29 gennaio 2021

Denaro elettronico? Ne sappiamo abbastanza?

E' un tema sulla bocca di tutti: i pagamenti digitali.

E' una rivoluzione strisciante (ma neppure tanto) che sta cambiando la nostra quotidianità.

Ma siamo sicuri di averne valutato con attenzione tutti i pro e i contro? Secondo me no.

E' un pò come è avvenuto con l'avvento degli smartphone.
Dalla presentazione (ormai diventata fenomeno di culto) di Steve Job del primo Iphone, il mondo non è più stato lo stesso.

Ma avete presente come era la vita delle persone prima del 2007? Sono passati solo 13 anni eppure sembra che parliamo di secoli.

Con l'uso della moneta elettronica accadrà la stessa cosa. Ecco perchè fare qualche riflessione è d'obbligo.

In primo luogo, prima di capire cosa sia il denaro (moneta) elettronica, si dovrebbe fare un passo indietro e comprendere cosa sia il denaro in primo luogo.

Credo che parlare di denaro elettronico senza sapere bene cosa sia il denaro, sia come parlare di capacità di uno smartphone senza aver compreso cosa sia la comunicazione.

Per comprendere meglio il concetto base del denaro vi suggerisco (molto umilmente) di andare a rivedere i 4 post che su questo blog ho scritto (vai qui).

Ora possiamo vedere che la moneta elettronica non è altro che denaro (e quindi una idea) che viaggia sotto forma di informazioni digitali e non su un substrato fisico. Quando dal nostro portafoglio tiriamo fuori la nostra carta di credito o il nostro bancomat, pensiamo che quella tessera di plastica SIA il denaro. Ma non è così. Quello è solo un veicolo, un contenitore. E' un portafogli. Non è il denaro. Al punto che, come un portafoglio reale, può essere pieno di soldi o vuoto.

La moneta elettronica può quindi essere contenuta sia in una tessera di plastica ma anche dentro un cellulare. Qualcuno pensa che possa essere messa anche da altre parti. In una carta di identità, in un anello, in un braccialetto. Addirittura in un chip da inserire sottopelle, in modo che per pagare non dobbiamo far altro che avvicinare ad un sensore il nostro polso o il nostro braccio.

Succederà? Si, molto probabile. Lo scenario in cui noi stessi siamo i contenitori del nostro denaro (il denaro addosso) è tutt'altro che assurdo o improbabile.

Quale è il pericolo? Non è il denaro elettronico in se e per se. E' che la mancata comprensione del denaro porta a pericoli di gestione di un fenomeno quando questo si allontana dalla materialità della cosa.

L'esistenza di monete metalliche prima o di cartamoneta dopo, tiene agganciato il concetto di denaro ad una fisicità che evita la perdita di controllo del concetto.

E soprattutto la proprietà.

Oggi, infatti, mettendo le nostre ricchezze sotto forma di bit digitali, poniamo queste (le ricchezze ovvero i nostri capitali in denaro) a rischio di nuovi pericoli. Che sono fondamentalmente 2:

1. Il pericolo di furto da parte di nuovi tipi di ladri. Questi sono esperti di informatica e di computer, conoscono bene un mondo di cui noi invece non sappiamo praticamente niente. L'ignoranza delle persone di questo nuovo universo informatico è massima. Il fatto che si sappia usare un bancomat, navigare su Google o usare Facebook non significa conoscere il web e il computer.

2. Il pericolo di perdita del controllo del denaro. Se i miei soldi sono gestiti a livello informatico, una banca, un governo o un qualsiasi ente può subentrare a me nella gestione e nel controllo di questo denaro. Certo, suona strano che ci si debba preoccupare di cosa uno Stato può farci. Sembra assurdo. Oppure, come qualcuno dice, solo un criminale può avere paura dello Stato, non certo un cittadino onesto.

Questo non è vero. Uno Stato, un qualsiasi Stato non è un ente perfetto. Ne lo è questa cosa chiamata Banca. Le prove sono sotto gli occhi di tutti.

Questo è stato solo un esempio di qualche tempo fa. E' capitato ad Unicredit: https://amp.ilgiornale.it/news/cronache/tuo-conto-stato-azzerato-altro-caos-i-clienti-unicredit-1890183.html . Leggi.... vedrai cosa potrebbe capitare in futuro se non si prendono gli opportuni provvedimetni.

E lo stato potrebbe avere leggi ingiuste.

Adesso si parla di stimolo dei pagamenti elettronici come metodo per combattere l'evasione fiscale. Abbiamo già discusso di questo, mostrando la non veridicità di questo concetto.
Con il cashback, l'ultimo governo ha spinto le persone a fare queste cose.

Era prevedibile.

Quindi? Moneta elettronica si o moneta elettronica no? Ovviamente si ma ci vuole istruzione. Ci vuole conoscenza. E ovviamente questa non la troviamo da nessuna parte.

Nessuna Camera di commercio, scuola, comune e parti dello Stato ha creato corsi di formazione per adulti e ragazzi per aumentare la comprensione della cosa.

Cosa succederà? Sempre più caos. E la finanza, il denaro diventerà un soggetto ancora più oscuro e complesso.

Il mio suggerimento è seguire questo blog e seguirci nella preparazione della nostra soluzione a tutto questo ovvero il metodo MASTER-MONEY, il cui scopo è proprio insegnare a gestire denaro e finanze.

Grazie mille per l'attenzione

domenica 10 gennaio 2021

Cashback, ma cosa è realmente? E potrebbe funzionare?

Ci sono alcune parole che ci entrano nella testa e che non ci lasciano più stare.
Una di queste è CASHBACK.

Che altro non è che una parola inglese che significa ritorno (restituzione) di contante.
E' una iniziativa fatta dal presente governo il cui scopo è abbastanza fumoso.
A prima vista (almeno nelle dichiarazioni) sembrerebbe che questo premio all'uso di carte di credito e carte di pagamento (vedremo a breve quale differenza esiste fra le due) venga concesso per aumentare la abitudine degli italiani a usare i moderni sistemi di pagamento con moneta elettronica negli acquisti.

Abitudine che in Italia sembrerebbe non essere molto in vigore, al punto da collocare la nostra nazione fra le ultime in quanto a propensione all'uso della cosiddetta moneta digitale.
(ci sono molti sondaggi sul web: alcuni dicono addirittura che solo il 26% degli acquisti è fatto con pagamenti digitali contro la media del 45% in Europa vedi

Ma dando per assodato che questo dato sia anche vero, la vera, verissima domanda è: e quindi? Quale è il problema se anche fosse?

L'idea che personalmente mi sono fatto è come se, dovendoci occupare di dare una casa dignitosa a tutti, anzichè dedicare le nostre attenzioni a chi la casa non ce l'ha e vive per strada, ci ponessimo il problema del fatto che il colore delle tende di chi ha la casa non è particolarmente bello.

Quale è il problema se in una nazione si usano poco le carte di moneta elettronica?

Si badi bene. Io non sono contro l'uso di carte e strumenti di pagamento elettronico. Anzi. Personalmente li uso costantemente e sono tra quelle persone che per prime cominciarono ad usare molti anni addietro le nuove forme di pagamento.
Prima le carte di credito e poi Paypal e poi (finchè durò) Liberty Reserve, AlertPay per citarne alcune. Infini uno dei primi in Italia a usare i conti Revolut o i conti Monese.

Quindi non vedo un problema neppure a usare la moneta elettronica. Ma non vedo neppure un problema a usare i contanti. Sono per la totale libertà di pagamento.

Ah, l'evasione. Ah, ecco. L'evasione mi si dirà...
Incrementare l'uso di forme di pagamento in moneta elettronica favorisce la lotta all'evasione.
Che parrebbe essere fomentata e ingigantita dall'uso dei contanti.
Davvero?
Abbiamo già scritto a riguardo tante volte che viene un pò in salita voler ridire le stesse cosa.

Ma citiamo qualche numero. Prendiamo uno dei tanti studi (il web e i giornali ne sono pieni).
Se fissiamo che 100 sia l'evasione totale registrata in Italia, avremo che nel 2019 si stimavano le seguenti percentuali di evasione per queste 5 grandi aree di evasione:
A. Economia sommersa (attività in nero, non conosciute dallo stato): 18,9% del totale.
B. Economia criminale (malavita e grandi organizzazioni mafiose): 43,1% del totale.
C. Evasione di società di capitali (escluse quelle giganti o sede all'estero): 12,4% del totale.
D. Evasione delle Big Company: 20,8% del totale.
E. Evasione di lavoratori autonomi e piccole imprese: 4,8% del totale

Bene. Di che parliamo? Della lotta al 4,8% dell'evasione? E' qui il problema?
Penso non sia necessario commentare ulteriormente quanto inutile sia spendere (a oggi) 222 milioni di euro per pagare il cashback agli italiani per questo mese di dicembre.
E' il miglior uso che si poteva fare di quei 222 milioni di euro?

La loro restituzione agli italiani (senza un criterio e soprattutto senza un piano di miglioramento per il futuro - leggasi investimenti) era veramente il miglior uso che se ne poteva fare?
Lascio a voi la risposta.

Alla fine, quindi, questo cashback non si capisce bene a cosa serva. E sebbene molti italiani saranno contenti dei 30, 40 o 70 euro che gli ritorneranno in tasca (a fronte di 300, 400 o 700 euro spesi), la realtà è che questo è un errore pacchiano di un gruppo dirigente che non conosce neppure i fondamenti dell'economia e della finanza.
E se li conoscono, sono ancora più colpevoli, perchè in malafede.
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