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martedì 7 luglio 2026

L'intelligenza artificiale ruberà il lavoro? Cosa ci aspetta davvero nei prossimi anni.

L'intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro: è già entrata nelle aziende, negli uffici pubblici, nelle banche, negli studi professionali e perfino nelle attività più piccole. Oggi è in grado di scrivere testi, analizzare documenti, creare immagini, programmare software e assistere i clienti in pochi secondi.

Di fronte a questa rivoluzione, una domanda preoccupa milioni di lavoratori: l'IA sostituirà le persone?

La risposta non è un semplice sì o no. Come accaduto con Internet e con l'automazione industriale, alcuni lavori cambieranno profondamente, altri spariranno, mentre nasceranno nuove professioni. La vera sfida sarà adattarsi a un mercato del lavoro che sta evolvendo molto più velocemente rispetto al passato.

Quali lavori sono più a rischio

L'intelligenza artificiale eccelle nelle attività ripetitive e basate sull'elaborazione di informazioni. Per questo motivo le professioni maggiormente esposte non sono necessariamente quelle manuali, ma molte attività d'ufficio.

Tra i settori che potrebbero subire le trasformazioni più importanti troviamo:

  • assistenza clienti;
  • inserimento dati;
  • contabilità di base;
  • traduzioni standard;
  • produzione di testi semplici;
  • segreteria amministrativa;
  • supporto informatico di primo livello.

Pensiamo a un'azienda che impiega dieci addetti per gestire le email dei clienti. Con un moderno sistema di IA, molte richieste possono essere risolte automaticamente. Se prima servivano dieci persone, domani potrebbero bastarne sei o sette, mentre le altre si occuperanno dei casi più complessi.

Questo non significa necessariamente licenziamenti immediati, ma una riduzione del fabbisogno di personale per alcune mansioni.

Secondo diverse analisi internazionali pubblicate negli ultimi anni, una quota significativa delle attività lavorative oggi svolte potrebbe essere automatizzata almeno in parte entro il prossimo decennio. Non si parla della scomparsa di intere professioni, ma della trasformazione delle competenze richieste.

Le professioni che cresceranno

Ogni innovazione tecnologica elimina alcuni lavori ma ne crea altri.

L'intelligenza artificiale avrà bisogno di persone che la progettino, la controllino e la utilizzino correttamente.

Crescerà la domanda di figure come:

  • specialisti di cybersecurity;
  • esperti di dati;
  • tecnici della robotica;
  • sviluppatori software;
  • professionisti della privacy;
  • consulenti per l'integrazione dell'IA nelle imprese;
  • formatori digitali.

Ma non solo.

Anche professioni tradizionali come medici, avvocati, commercialisti, architetti e insegnanti utilizzeranno sempre più strumenti di intelligenza artificiale per velocizzare il lavoro, senza essere completamente sostituiti.

Un commercialista, ad esempio, potrà far analizzare migliaia di fatture da un sistema automatico in pochi minuti, dedicando più tempo alla consulenza fiscale e alla pianificazione per il cliente.

In altre parole, il valore aggiunto dell'essere umano sarà sempre più rappresentato dal ragionamento, dall'esperienza, dall'empatia e dalla capacità decisionale.

Il rischio più grande è non aggiornare le proprie competenze

Molti pensano che il problema sia l'intelligenza artificiale. In realtà, il vero rischio è rimanere fermi.

Le competenze richieste dal mercato stanno cambiando rapidamente. Imparare a utilizzare strumenti digitali e sistemi di IA diventerà una competenza trasversale, un po' come oggi saper utilizzare un computer o la posta elettronica.

Prendiamo un esempio concreto.

Due impiegati svolgono lo stesso lavoro.

Il primo continua a lavorare come dieci anni fa.

Il secondo impara a utilizzare strumenti di IA per preparare report, analizzare dati e automatizzare le attività ripetitive.

A parità di stipendio, il secondo riesce a svolgere in una giornata il lavoro che prima richiedeva due giorni.

È facile immaginare quale dei due sarà considerato più prezioso dall'azienda.

Per questo motivo la formazione continua non rappresenta più un'opzione, ma un investimento sul proprio futuro professionale.

Cosa stanno facendo governi e imprese

Anche le istituzioni stanno cercando di accompagnare questa trasformazione.

Dal 2 febbraio 2025 sono diventati applicabili i primi obblighi previsti dall'AI Act, il regolamento europeo che introduce un quadro comune per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nell'Unione Europea. Nei prossimi anni entreranno progressivamente in vigore ulteriori disposizioni, con l'obiettivo di garantire maggiore trasparenza, sicurezza e tutela dei cittadini.

Parallelamente, molti programmi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) continuano a sostenere la formazione digitale e l'aggiornamento delle competenze dei lavoratori, mentre imprese e università stanno investendo sempre di più nella riqualificazione del personale.

Le aziende hanno infatti compreso che sostituire completamente i lavoratori è spesso più costoso che formarli all'utilizzo delle nuove tecnologie.

Per questo motivo, in molti casi assisteremo non tanto a una sostituzione dell'uomo, quanto a una collaborazione tra persone e intelligenza artificiale.

Conclusione operativa

È comprensibile guardare con preoccupazione all'avanzata dell'intelligenza artificiale. Ogni grande rivoluzione tecnologica ha portato cambiamenti profondi nel mondo del lavoro, e anche questa volta non sarà diverso.

La domanda più importante, però, non è se l'IA sostituirà alcune professioni, ma quanto saremo pronti ad adattarci.

Chi investirà nella propria formazione, svilupperà competenze digitali e imparerà a utilizzare questi strumenti avrà maggiori possibilità di cogliere le opportunità offerte dal nuovo mercato del lavoro. Chi invece ignorerà il cambiamento rischierà di trovarsi sempre meno competitivo.

Educazione finanziaria in pillole

Il capitale più importante che possiedi non è il denaro sul conto corrente, ma le tue competenze. Destinare ogni anno anche solo qualche centinaio di euro a corsi di formazione, certificazioni o aggiornamento professionale può produrre un rendimento molto maggiore di molti investimenti finanziari, perché aumenta il tuo valore sul mercato del lavoro e la tua capacità di generare reddito nel tempo.

L'intelligenza artificiale cambierà il lavoro, ma saranno le persone preparate a guidare il cambiamento, non a subirlo. Tu come pensi che cambierà la tua professione nei prossimi anni? Hai un dubbio o un'opinione? Scrivilo nei commenti.

giovedì 25 giugno 2026

Economia italiana sotto pressione: cosa cambia per famiglie e risparmiatori con le tensioni tra Ucraina e Iran

Negli ultimi anni l’economia mondiale ha dovuto affrontare una serie di shock geopolitici che sembravano impensabili fino a poco tempo fa. Prima la guerra in Ucraina, poi le crescenti tensioni in Medio Oriente e il coinvolgimento dell’Iran hanno riportato al centro dell’attenzione un tema spesso sottovalutato: il legame tra conflitti internazionali e portafoglio delle famiglie.

Molti cittadini si chiedono se queste crisi abbiano effetti reali sulla vita quotidiana in Italia. La risposta è sì. Anche se gli scontri avvengono a migliaia di chilometri di distanza, le conseguenze possono arrivare rapidamente sotto forma di aumento dei prezzi, rallentamento della crescita economica e maggiore incertezza per imprese e lavoratori.

Perché i conflitti influenzano l’economia italiana

L’Italia è un Paese fortemente dipendente dagli scambi internazionali. Energia, materie prime e molte componenti utilizzate dalle imprese arrivano dall’estero.

La guerra in Ucraina ha già mostrato quanto possa essere vulnerabile il sistema economico europeo quando si interrompono o si riducono le forniture energetiche. Le tensioni che coinvolgono l’Iran aggiungono un ulteriore elemento di rischio perché riguardano una delle aree più strategiche del mondo per il petrolio e per il traffico marittimo internazionale.

Quando aumenta l’incertezza sui mercati energetici, il prezzo del petrolio tende a salire. Questo si riflette sui costi di trasporto, sulla produzione industriale e, in ultima analisi, sui prezzi pagati dai consumatori.

Per fare un esempio concreto, un aumento del petrolio da 70 a 90 dollari al barile potrebbe tradursi nel giro di pochi mesi in rincari dei carburanti e in maggiori costi logistici per molte aziende. Se un'impresa sostiene 100.000 euro annui di spese per trasporti e carburanti, un incremento del 15% significherebbe 15.000 euro di costi aggiuntivi da assorbire o trasferire sui prezzi finali.

Crescita economica: il rischio di un rallentamento

Secondo le più recenti previsioni delle principali istituzioni economiche europee, l’Italia dovrebbe continuare a crescere anche nel 2026, ma con ritmi moderati.

Il problema è che ogni nuova crisi internazionale tende a ridurre la fiducia di consumatori e imprese. Quando aumenta l’incertezza, le famiglie rinviano acquisti importanti e le aziende possono decidere di posticipare investimenti e assunzioni.

Immaginiamo una famiglia che stia valutando l’acquisto di un’automobile da 25.000 euro. Se teme un peggioramento della situazione economica o un aumento delle spese energetiche, potrebbe decidere di attendere. Lo stesso ragionamento vale per molte imprese che rinviano progetti di espansione.

Il risultato è una minore domanda interna e una crescita economica più lenta.

Per il cittadino medio questo non significa necessariamente una crisi imminente, ma un contesto nel quale diventa più difficile ottenere aumenti salariali significativi e nel quale il mercato del lavoro può mostrare una minore dinamicità.

Inflazione: il pericolo che torna a farsi sentire

Dopo il forte aumento dei prezzi registrato tra il 2022 e il 2024, l’inflazione era gradualmente rientrata su livelli più gestibili.

Tuttavia, nuovi shock energetici potrebbero riaccendere la pressione sui prezzi.

L’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo. Le famiglie con redditi più bassi tendono a subirne maggiormente gli effetti perché destinano una quota più elevata del bilancio familiare a beni essenziali come alimentari, bollette e carburanti.

Facciamo un esempio. Una famiglia che spende 1.500 euro al mese per le principali necessità potrebbe trovarsi a sostenere una spesa aggiuntiva di circa 45 euro mensili in presenza di un incremento medio dei prezzi del 3%. Su base annua significa oltre 500 euro di potere d’acquisto perso.

Per questo motivo la gestione del bilancio familiare rimane fondamentale anche in periodi nei quali l’inflazione sembra sotto controllo.

Cosa osservare nei prossimi mesi

Nei prossimi mesi saranno particolarmente importanti alcuni indicatori economici.

Il primo è l’andamento dei prezzi dell’energia. Il secondo riguarda le decisioni della Banca Centrale Europea sui tassi di interesse. Se le tensioni internazionali dovessero alimentare una nuova fase inflazionistica, la BCE potrebbe adottare una politica più prudente sui futuri tagli dei tassi.

Per chi ha un mutuo a tasso variabile o sta valutando un finanziamento, questi aspetti meritano attenzione.

Sul fronte normativo, resta inoltre importante monitorare gli aggiornamenti della Legge di Bilancio 2027, che inizierà a prendere forma già dall’autunno 2026 e che potrebbe contenere nuove misure di sostegno per famiglie e imprese in caso di peggioramento del quadro economico. Come ogni anno, il disegno di legge dovrà essere approvato entro il 31 dicembre.

Conclusione operativa

Le guerre non influenzano soltanto la politica internazionale: possono incidere direttamente sul costo della vita, sull’occupazione e sulle prospettive economiche del Paese.

In un contesto caratterizzato da elevata incertezza, la strategia più prudente per le famiglie non è cercare scorciatoie finanziarie, ma mantenere sotto controllo il proprio bilancio, costruire un fondo di emergenza adeguato e limitare l’indebitamento non necessario.

Educazione finanziaria in pillole

Un errore frequente è prendere decisioni economiche basandosi sulle notizie del giorno. I mercati e l’economia reagiscono spesso in modo diverso rispetto alle emozioni del momento. Prima di modificare le proprie scelte di risparmio o investimento, è utile valutare gli obiettivi di lungo periodo e non lasciarsi guidare esclusivamente dall’attualità.

Hai un dubbio? Scrivilo nei commenti.

lunedì 4 maggio 2026

Qui è quasi sicuro che con il prezzo della benzina ci stanno prendendo per il naso....

Io non lo so ma tu cosa ne pensi?
Parlo della benzina, degli aumenti della benzina in ogni distributore di carburante d'Italia.
Non solo benzina, ovviamente. Benzina e gasolio.

Non è la prima volta che succede.
Eppure ogni volta che accade un cittadino ci rimane male.
Deluso, sconfortato, in un certo senso veramente tradito da questo sistema e da qualcuno che, in realtà, non si sa neanche chi è.

E' forse questo è il problema più grande: non sai neppure contro chi prendertela.

Senti i TG e le testate giornalistiche e ti spiegano per filo e per segno come la guerra USA/Israele verso l'IRAN sia la causa di questi aumenti.
E ti fai una cultura dello stretto di Hormuz e dei meccanismi di trasporto marittimo del greggio che neanche un ingegnere alle prese con un esame universitario.
E giù di geo-politica, di scacchiere internazionale, di studio delle risorse e degli equilibri economico-finanziari del panorama mondiale.
E via dicendo.

Ma la sensazione è che ti stiano prendendo per il c... cioè per il naso, volevo dire.
Sensazione molto forte.

Il sospetto è che qualcuno ci marci sopra ma non appena esponi i tuoi dubbi, perplessità e paure, interviene qualcuno che "normalizza" la situazione indicando la ineluttabilità di ciò che sta accadendo.
Come se fosse una cosa normale o comunque un meccanismo quasi naturale a cui non vi è possibilità di rimedio.

Tu ti occupi di altro, non fai il ministro dell'economia. Nè degli esteri. Non lavori per una commissione di studio del parlamento o di qualche università che collabora con il ministero. E quindi ti fidi. 
Anche perchè in TV e sui social, gli "esperti" dissertano senza alcun dubbio e con mille certezze della cosa e.... capista.... quante ne sanno.

O meglio, non sembrano saperne tanto ma le cose che dicono sembrano così veritiere e loro sembrano così sicuri... Non andrebbero in TV a dire quelle cose se non fossero oltremodo sicuri di ciò che dicono.

Poi però il dubbio ci spinge ad andare a guardare alcuni dati. Oggettivi, facili da trovare, impossibili da nascondere.

Andiamo su Google e digitiamo: "prezzo storico del petrolio". Troviamo dati e grafici. Poi digitiamo "prezzo storico benzina". Troviamo i dati e i grafici. Mettiamoli a confronto.

Anno 2002: prezzo petrolio > 31 dollari al barile. Prezzo benzina 1,06 euro.

Anno 2004: prezzo petrolio > 52 dollari al barile. Prezzo benzina 1,22 euro. 
- dal 2002 al 2004: aumento petrolio> 68% / aumento benzina> 15%

Anno 2006: prezzo petrolio > 78 dollari al barile. Prezzo benzina 1,35 euro.
- dal 2004 al 2006: aumento petrolio> 50% / aumento benzina> 11%
- dal 2002 al 2006: aumento petrolio> 152% / aumento benzina> 27%

Anno 2008: prezzo petrolio > 147 dollari al barile. Prezzo benzina 1,55 euro. 
- dal 2006 al 2008: aumento petrolio> 88% / aumento benzina> 15%
- dal 2002 al 2008: aumento petrolio> 374% / aumento benzina> 46% 

Anno 2010: prezzo petrolio > 95 dollari al barile. Prezzo benzina 1,56 euro. 
- dal 2008 al 2010: aumento petrolio> -35% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2010: aumento petrolio> 206% / aumento benzina> 47%

Anno 2012: prezzo petrolio > 128 dollari al barile. Prezzo benzina 1,90 euro. 
- dal 2010 al 2012: aumento petrolio> 35% / aumento benzina> 22%
- dal 2002 al 2012: aumento petrolio> 313% / aumento benzina> 79%

Anno 2014: prezzo petrolio > 115 dollari al barile. Prezzo benzina 1,88 euro. 
- dal 2012 al 2014: aumento petrolio> -10% / aumento benzina> -1%
- dal 2002 al 2014: aumento petrolio> 271% / aumento benzina> 77% 

Anno 2016: prezzo petrolio > 57 dollari al barile. Prezzo benzina 1,65 euro. 
- dal 2014 al 2016: aumento petrolio> -50% / aumento benzina> -12%
- dal 2002 al 2016: aumento petrolio> 84% / aumento benzina> 56%

Anno 2018: prezzo petrolio > 86 dollari al barile. Prezzo benzina 1,68 euro. 
- dal 2016 al 2018: aumento petrolio> 51% / aumento benzina> 2%
- dal 2002 al 2018: aumento petrolio> 177% / aumento benzina> 58%

Anno 2020: prezzo petrolio > 70 dollari al barile. Prezzo benzina 1,63 euro. 
- dal 2018 al 2020: aumento petrolio> -19% / aumento benzina> -3%
- dal 2002 al 2020: aumento petrolio> 126% / aumento benzina> 54%

Anno 2022: prezzo petrolio > 139 dollari al barile. Prezzo benzina 2,20 euro. 
- dal 2020 al 2022: aumento petrolio> 99% / aumento benzina> 35%
- dal 2002 al 2022: aumento petrolio> 348% / aumento benzina> 107%

Anno 2024: prezzo petrolio > 92 dollari al barile. Prezzo benzina 1,95 euro. 
- dal 2022 al 2024: aumento petrolio> -34% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2024: aumento petrolio> 197% / aumento benzina> 85%

Anno 2026: prezzo petrolio > 127 dollari al barile. Prezzo benzina 1,97 euro. 
- dal 2024 al 2026: aumento petrolio> 38% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2026: aumento petrolio> 301% / aumento benzina> 86%

Ora, cosa possiamo dedurre? Che gli aumenti e le diminuzioni del prezzo del petrolio non hanno una correlazione significativa con il prezzo della benzina. Al punto che in anni differenti, a parità del prezzo del petrolio, abbiamo prezzi della benzina completamente (e sottolineo completamente) diversi.
Nel 2008 (ad esempio) il petrolio era a 147 dollari (molto di più di quanto costi ora) ma la benzina SOLO a 1,55 euro (molto, molto meno di quanto cosa ora).
Lo stesso possiamo dire fra il 2024 (petrolio a 92 dollari al barile e benzina a 1,95 euro) e il 2010 (petrolio a 95 dollari e benzina a 1,56 euro)

Se osserviamo le variazione dei prezzi del petrolio, vediamo spesso grandi spostamenti percentuali. Lo stesso non si può dire della benzina, che ha fluttuazioni molto limitate. Ci sono anni in cui il petrolio è aumentato del 51% e il prezzo della benzina solo del 2%.
Ma anche anni in cui il prezzo del petrolio è diminuito del 35% mentre il prezzo della benzina ha continuato (di poco sicuramente ma ugualmente sempre aumento è)a salire.

Cosa ne deduciamo?
Che effettivamente ci sono dinamiche diverse fra petrolio (che non è solo una materia prima che si usa per molti usi e applicazioni) e benzina. Dinamiche spesso dirette anche da questioni speculative in quanto il petrolio viene usato anche come strumento di investimento.

Qualcuno potrà far notare che in ballo ci sono anche le quantità prodotte e commercializzate. Ma anche su questo non ci sono riscontri oggettivi e matematici. Presso lo stretto di Hormuz, secondo le stime, passerebbe solo il 20% del petrolio mondiale. Che è una quantità molto importante ma che non giustifica gli aumenti.

Che se andiamo a ben vedere, se proprio ci fosse una necessità impellente di benzina e gasolio, ci sono riserve e possibilità di aumentare le estrazioni per compensare ciò che in questo momento è stato bloccato. Questo sempre se SI FOSSE SICURI che non ci sono interessi nascosti e non ci siano persone che da tutto questo trambusto ricavano montagne di guadagni alle spalle della popolazione comune.

Ma d'altronde non c'era bisogno di fare questa analisi precisa.
La guerra con l'Iran è iniziata il 28 febbraio. Gli aumenti (vertiginosi) sono iniziati nei distributori solo 2 o 3 giorni dopo. Cioè gli aumenti sono stati applicati a benzina e gasolio che erano già fisicamente presenti nei serbatoi dei distributori di benzina. Quando si sa benissimo che ci vogliono settimane e mesi prima che il petrolio estratto diventi concretamente benzina da mettere nelle auto.
La cosa mostrava già, quindi, un aumento SPECULATIVO. 
Si sfruttava il momento di tensione emotiva, la confusione mediatica per far accettare controvoglia un aumento del costo della benzina. Su una materia prima pagata con il prezzo antecedente la guerra e quindi guadagni mostruosi.

E quando le persone si abitueranno a pagare la benzina 1,70 - 1,80 o anche 1,90.... quando il petrolio diminuirà anche della metà, accetteranno di buon grado che il costo diminuisca solo del 10 o 20%, portandosi a 1,50 anzichè dimezzarsi.

Capite come guadagnano?
GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 7 febbraio 2023

Democrazia, governo e economia.

Quando si parla di economia, siamo sempre in un terreno delicato. Siamo molto vicino ad un argomento che preme e sta a cuore del cittadino comune.

La sua vita, i suoi interessi, il suo piacere e i suoi dolori si basano anche e, a volte, in gran parte su questo argomento.

Se poi ci spostiamo di qualche metro e ci inoltriamo nel territorio della politica, entriamo veramente in un campo minato che rischia di farci saltare in aria in un attimo.

Se si studiano le cavallette o le reazioni chimiche di alcuni minerali, il coinvolgimento emotivo come essere umano è minimo.

Se si esaminano le scelte economiche di un governo, è palese che ci troviamo in uno scenario da cui è difficile sentirsi degli osservatori neutrali. Non possiamo essere neutrali perchè NOI SIAMO dentro l'oggetto che stiamo studiando o esaminando.

Di certo, nei nostri moderni strumenti di comunicazione e informazione (TV, giornali, internet, radio o social network) tutto manca tranne la politica e l'economia. Sono anzi due colonne portanti della comunicazione moderna.
Eppure questi due importanti e per molti versi bellissimi argomenti, sono trattati in modo scialbo, superficiale e caotico. Sono proposti e affrontati in modi decisamente non all'altezza della loro importanza.

Ci si chiederà come mai affermiamo questo. Avremo modo in prossimi post di dimostrarlo. Anche se girovagando per il nostro blog, ci sono vari post che lo mostrano, anche se a volte in modo un pochino più indiretto.
Come qui (http://denaroedintorni.blogspot.com/2023/01/taglio-delle-accise-e-aumento-del-costo.html) nel nostro ultimo post sull'aumento dei carburanti. 

Il concetto base è che un governo dovrebbe essere un governo. E dovrebbe governare. Con tutto ciò che significa governare.
E se è ben comprensibile che governare significa ANCHE occuparsi dell'economia di una nazione, è altrettanto vero che non significa SOLO occuparsi dell'economia di una nazione.
Sarebbe come se un padre di famiglia pensasse che il suo ruolo di genitore si limitasse solamente a portare i soldi a casa e non far mancare nulla di beni e servizi ai membri della sua famiglia.
Chi ha il coraggio di dire che questo sia sufficiente?
In una certa misura, è suo compito anche occuparsi dell'educazione etica ed emotiva dei propri figli.
E, sicuramente, ci sono anche dei valori spirituali e sentimentali che vanno coltivati.
Che tra l'altro rappresentano la parte più degna di essere vissuta dell'avere una famiglia.

Purtroppo, oggi i governi non sono che pallide marionette collocate li da poteri e forze economiche talmente potenti che l'individuo comune fatica anche solo a capirlo. Un pò come quando si parla della vastità delle distanze fra le stelle. Leggiamo i dati numerici ma la cosa va oltre la nostra concreta capacità di farcene un'idea concreta.
Quando si legge che una multinazionale ha guadagnato MILIARDI di dollari, ci si chiedere cosa mai possa significare tutto ciò.
E' curioso che le grandi aziende private vivano producendo utili (per sè) mentre le organizzazioni pubbliche e statali vivano perennemente con una spada che penzola sopra di loro chiamata DEBITO.

La risposta viene data fin dagli studi universitari o addirittura dalle scuole superiori: qualunque organizzazione pubblica è difettosa e inefficiente per natura mentre le organizzazioni private sono efficienti per definizioni.
Questo è l'assioma (legge basilare quasi indimostrabile e da prendere come dato di fede) che circola da decenni nel mondo politico che ha portato a vendere importanti strutture pubbliche a gruppi privati sotto la grande campagna promozionale delle PRIVATIZZAZIONI.

La democrazia era una meta. Una meta di libertà. Libertà di discutere della città. La democrazia era il potere al popolo. Che potesse discutere dei temi importanti della polis, della città.
Ma ora i temi importanti della città vengono discussi neanche più dai politici ma dagli ESPERTI. Perchè i politici non hanno il tempo di studiare e formarsi dovendo partecipare a meeting, riunioni, campagne elettorali, cene di mediazione e rappresentanza.
Così la democrazia viene svuotata di significato.

E l'economia diventa una scienza oscura che parla di cose che il cittadino medio non capisce.

Volevamo solo avvisare il lettore che questo non accade a caso ma è senzientemente voluto da qualcuno che ha l'interesse di governare l'economia senza che nessuno capisca cosa sta facendo.

L'unica arma a disposizione del cittadino è la conoscenza.
Solo la conoscenza apre le porte alla possibilità di essere liberi.
Il possesso di beni e la ricchezza non danno la libertà. Ti danno solo una prigione con tutti i confort.

Dicci cosa ne pensi nei commenti.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 3 gennaio 2023

Siamo davvero tutti uguali?

Il discorso dell'uguaglianza è un tema assai delicato e che tocca molteplici aspetti e aree della vita umana.

E' insito nella natura dell'uomo e della società umana interrogarsi e riflettere su questo aspetto. Questa è proprio una delle maggiori caratteristiche che ci contraddistingue come specie e che ci differenzia in modo sostanziale dal resto delle altre specie animali.

Nessun altro animale si interroga se lui sia uguale o diverso ad un altro membro della sua specie.

L'uomo si. Ed è giusto che così faccia. 

Ma ripartendo dal principio della correttezza della domanda, esaminiamo quanto differenti possono essere le risposte al quesito a seconda dell'ambito in cui ci collochiamo.

I diritti, ad esempio. Appare ovvio che dinnanzi al rispetto dei diritti fondamentali, tutti gli esseri umani siano uguali. Questo è il più basilare fondamento della convivenza civile. E' il principio fondante di ogni società equa e moderna.

Che appaio chiaro a qualsiasi analisi che questo tipo di uguaglianza ancora non ci sia in nessun angolo del mondo è una cosa notevole.
Da molte parti si lotta perchè ci sia maggiore uguaglianza. E se esiste una lotta è perchè da più di una parte c'è una resistenza a questo principio.

Ma la riflessione di oggi parte da questi concetti e ritorna al nostro ambito preferito. Ovvero l'economia e la finanza.

E si racchiude in una domanda. Da un punto di vista economico è giusto, corretto e utile ipotizzare che tutti gli uomini (inteso in senso generale come tutti i maschi e tutte le femmine) siano uguali?

E' corretto ipotizzare che ogni uomo non sia altro che un numero? Che un ennesimo oggetto in una sequenza di oggetti? Che non sia altro che un individuo indistinguibile da ogni altro individuo?

Detto così, mi immagino che molti di noi storceranno il naso. A parte l'innato senso personale di sentirsi unici e quindi in una certa misura diversi dagli altri, c'è da constatare che anche in termini pratici le persone sono diverse. Hanno corpi diversi, esigenze diverse, vivono in posti diversi con necessità diverse.

La pubblicità di un assorbente femminile non è destinata ad un pubblico maschile. Quindi per quella azienda le persone non sono tutte uguali. E questo è solo un esempio. E il panorama è talmente vasto che c'è solo da perdere la testa nel vedere quante differenze ci sono.

Eppure..... in certi mercati..... si ha come la sensazione che si ritorni al concetto di essere tutti uguali.

Ad esempio nel mercato dei finanziamenti.

Così la mattina squilla il telefono e qualcuno ci chiede un finanziamento. Ovviamente siamo qui per questo. E la domanda è "Si, ma quanto è il tasso?". Domanda che presuppone automaticamente il fatto che egli pensa di essere uguale a tutti gli altri, nessuna differenza. Altrimenti non farebbe questo tipo di domanda.
Perchè un finanziamento non è un prodotto. Ma è un servizio. Ed essendo un servizio è palesemente legato alle specificità di chi lo richiede.

Altrimenti sarebbe come chiamare un meccanico e dirgli "Ho l'auto rotta, quanto mi costa aggiustarla?" senza che il meccanico abbia avuto modo di capire che tipo di auto abbiamo e quale sia il tipo di guasto.

Il problema nasce sulla questione dell'uguaglianza. Siamo tutti uguali, noi uomini, ma solo da un punto di vista teorico per quanto riguarda i diritti e il rispetto. All'atto pratico questa uguaglianza è una assurdità. E nella realtà quotidiana anche un problema. Perchè ognuno di noi è diverso e specifico. E richiede una attenzione "su misura" in qualunque tipo di relazione personale. Umana e professionale.

Cosa che la nostra agenzia, ha sempre cercato di dare.
O almeno questo è stato il nostro tentativo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

mercoledì 23 novembre 2022

L'uomo è homo consumens o homo sapiens sapiens?

Una parola nuova che ci piace molto è "homo consumens", coniata dal sociologo polacco Z. Bauman.

Di che si tratta?
Beh, sappiamo che ognuno di noi fa parte di una razza speciale di organismi viventi che si chiama homo sapiens sapiens.

Il problema è che questo termine, per quanto biologicamente azzeccato, spesso fa a cazzotti con la percezione che abbiamo nel mondo.
Suvvia... è palese che non tutti quelli che si fregiano di questo nome siano davvero così... sapienti. E addirittura sapienti al quadrato.

Si avvicina il periodo natalizio (oggi solo poco più di un mese alla festa maggiore dell'anno, il sacro natale) e in questo periodo le persone che abitano nella parte che definiamo "sviluppata" del globo si accingono a comprare e spendere come nessun altro periodo dell'anno.

Diciamo che se parliamo dell'essere umano come homo consumens invece che dell'essere umano come homo sapiens sembra che ci si possa avvicinare ad una descrizione più verosimile di noi stessi.

La grande domanda è? Siamo quello che siamo in quanto consumiamo?
Siamo perchè consumiamo?
Siamo in virtù di ciò che consumiamo?
In altre parole, il nostro valore come persone può essere misurato e dovrebbe essere misurato da ciò che acquistiamo e consumiamo?

Di primo acchito ci verrebbe da rispondere d'istinto e dire: "NO! Noi non siamo in quanto consumiamo ma siamo esseri senzienti che comunicano, socializzano, scoprono, dialogano, creano e ricercano nuovi orizzonti di libertà e conoscenza."

Di primo acchito. Certo. E forse, questo è anche vero.
Ma là fuori è una gara a chi compra di più. A chi consuma di più.
O così è stato fino a poco tempo fa. Perchè sembra che culturalmente stiamo iniziando a capire che non sempre PIU' è meglio, non sempre la crescita è positiva e la decrescita negativa.
In effetti c'è molta relatività in tutto ciò.

Ovviamente pagheremo lo scotto di aver abituato un paio di generazioni di persone ad una continua rincorsa all'avere cose in sostituzione del diventare persone etiche, oneste e che puntano ai valori. Perchè quando lanci un gruppo sociale in questa direzione, non è facile tirare il freno a mano e frenarsi all'improvviso.

Un tempo i bambini andavano a scuola con l'unica attenzione a imparare, giocare e qualche volta fare le marachelle.
Adesso i bambini vanno a scuola e fanno queste cose ma prima bisogna vedere che abbiano tutto: il quaderno giusto (con la copertina giusta, perchè per imparare è fondamentale che i quaderni siano griffati....), il diario giusto, la riga giusta, il compasso, la gomma dura, la gomma pane, la gomma bisdrucciola e quella anfetaminica.
E poi bisogna che i bambini siano ben vestiti. Che fai scherzi? Vorresti mai che qualcuno pensi male della famiglia. E poi i capelli a posto, il giubbottino, la sciarpina, i guantini, le scarpine, gli occhialini e chi più ne ha ne metta.
Non sia mai che qualcuno osservi il bambino e verifichi se è educato, pulito e bravo.

No, il giudizio è su quello che ha.
Perchè siamo homo consumens.

E so cosa dirai.
E' curioso che chi di lavoro aiuta le persone ad avere finanziamenti per le proprie esigenze di consumo, dica queste cose.
Ma le dico proprio perchè da quasi 20 anni faccio questo lavoro.
Anche un chirurgo estetico guadagna da questo ma dovrebbe essere abbastanza etico da consigliare nel modo giusto chi gli presenta davanti.

Come faccio io. Come fa la mia struttura.
Perchè per me l'uomo non è homo consumens. Anche se purtroppo non è ancora così sapiens come dovrebbe.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

venerdì 11 novembre 2022

L'uomo che ha perso più soldi nella storia in un solo giorno

"Storie di tutti i giorni" cantava Riccardo Fogli.
Ma non è questo il caso.
Anche se è una storia dei nostri giorni.

Particolare, veramente.

Di che parliamo? 
Di un giovane signore americano, al secolo Sam Bankman-Fried, che ha stabilito un record assoluto.

E' diventato colui che ha perso più soldi, come singolo individuo, in un solo giorno nella storia umana.

Parliamo di aver perso un valore stimato di 15 miliardi di dollari in un sol giorno.
Si, hai letto bene. Questo tizio ha perso 15 miliardi (non milioni, miliardi) di dollari in un sol giorno.

Ah, se sei preoccupato per lui, sappi che non è diventato povero, visto che è rimasto con 1 miliardo di euro di attivo ancora in suo possesso. Quindi probabilmente riuscirà a fare la spesa questa settimana.

Ma, a parte l'aspetto goliardico e quasi irriverente del fatto, che si presta a molteplici spunti di satira, la cosa dovrebbe farci fare e porre le giuste domande.

Questo blog nasce dall'idea di portare economia e finanza agli aspetti basici e comprensibili.

Quindi, cosa ne deduciamo?

Il senso comune di una persona comune si interroga e molti di noi si risponderanno che la cosa non è possibile. Come è possibile perdere o bruciare 15 miliardi di dollari in un giorno? Sembra strano. E in effetti lo è. Semplice.
Cosa abbiamo
Furto?
Incendio?
Alluvione?
Truffa?

Niente di tutto questo. La realtà, questa si amara e importante, è che al mondo ci sono moltissime persone che vengono ritenute ricche ma che poi, all'atto pratico, non lo sono.
Anche se lo sono.

Lo so. E' un paradosso. E infatti è questo paradosso che vogliamo esaminare.
Il signor Bankman-Fried è un grande investitore e proprietario di criptovalute. Il suo patrimonio e la sua ricchezza era dovuta al possesso di un portafoglio di questo tipo di valtte. Le criptovalute.... ricordi? Ne abbiamo parlato qui.
La questione è che se possediamo 100.000 sghenghi (nome inventato per dire una cosa) e il mercato (che è fondamentalmente un accordo non scritto) valuta ogni sghengo 100.00 euro, io avrò una ricchezza (potenziale) di 10 miliardi di euro. Ma se il mercato cambia idea, e il valore di uno sghengo crolla da 100.000 euro a 10 euro, io adesso avrò una ricchezza (sempre potenziale) di solo 1 milione di euro.

E così è andata al signore americano. 

La realtà è che stiamo entrando in un tunnel PERICOLOSISSIMO. Le persone ricche non sono più quelle che hanno beni di valore (terreni, case, industrie, macchinari, brevetti, formule) ma che hanno beni di valore stimato. E' tutto ormai una questione di valutazioni che si basano su valutazione che si basano su accordi che si basano su scommesse che si basano su andamenti di qualcosa. Che a volte sono cose concrete ma a volte no.

E' nostra opinione che dobbiamo svegliarci da questo specie di sogno. In cui la ricchezza (reale) viene ottenuta basandosi su produzione di cose intangibili.

Se la questione continua senza intervento non delle autorità ma nostro, si prepara un disastro.
Qui un approfondimento sulla notizia: https://www.fanpage.it/innovazione/tecnologia/la-storia-di-bankman-fried-il-miliardario-delle-cripto-che-ha-perso-il-94-dei-suoi-soldi-in-un-giorno/

GRAZIE MILLE PER L'ATTENZIONE

martedì 2 agosto 2022

L'Italia è una nazione ricca?

Parlare di ricchezza è sempre qualcosa di affascinante.

Chi più e chi meno, siamo sempre attratti da questo concetto e da come concretamente si presenta ai nostri occhi.
Sarebbe ipocrita negare l'evidenza.

Così questo nuovo report pubblicato nel giornale specializzato in economia "Wall Street Italia" e basato su ricerca e analisi del Boston Consulting Group (azienda di consulenza finanziaria colossale da 11 miliardi di dollari di fatturato) dedicato ai paesi più ricchi del mondo non può che attirare la nostra attenzione.

Prima di entrare nel vivo del discorso e vedere come siamo messi in Italia (dando una sbirciatina alla foto di fianco si può avere già una risposta), una riflessione sulla capacità degli italiani di lamentarsi e di vedere l'erba del vicino sempre più verde è d'obbligo.

A volte le immagini e gli stereotipi di qualcosa hanno il sopravvento sulla realtà e la nascondono.

C'è da qualche parte e nella testa di qualcuno (tra cui molti italiani stessi) l'idea che l'Italia sia sempre  un paese tipo "Banana State" cioè la la repubblica delle banane, una sorta di nazione sempre stracciona, malandata e di seconda o terza categoria.

Nessuno ovviamente vuol negare che i problemi di funzionamento del nostro stato e soprattutto del settore pubblico siano enormi ed evidenti. Ci sono aree di inefficienza organizzativa e produttiva colossali. Tuttavia, occorre anche vedere che si sono dei fatti e dei numeri su cui non si può sorvolare così facilmente.

Nella classifica delle nazioni più ricche del mondo (ovvero le nazioni con il numero maggiore di persone ricche e con il patrimonio personale più grande) l'Italia si colloca all'8° posto nel pianeta. Davanti a noi abbiamo gli immancabili dominatori della scena da circa un secolo, gli U.S.A. Dietro di loro, in ascesa spaventosa, i cinesi e i sornioni giapponesi. Di cui da 20 anni si parla poco ma che restano sempre la terza economia mondiale.
E poi gli europei inglesi, tedeschi e francesi più i canadesi prima di noi.

Questa classifica è fatta monitorando la ricchezza del patrimonio finanziario posseduto. Che per l'Italia si colloca a 6 mila miliardi di dollari di ricchezza complessiva. Nonostante tutto in crescita in questi anni.

Molto interessante, in questa ricerca, è anche il numero dei milionari italiani. Che BCG stima in 431 mila. Cioè ci sarebbero 431.000 italiani che possiedono più di 1 milione di dollari di ricchezza personale.
E ci sono 2.100 italiani con un patrimonio di oltre 100 milioni di dollari di ricchezza.

Morale? In Italia stiamo tutti bene? 
Certo che no.
Anzi ci sono numeri che dimostrano che la forbice, la distanza fra chi ha i soldi e chi invece non li ha si sta ampliando. E sempre più italiani sono scivolati nella fascia vicina a quella di sussistenza minima o povertà. Sono dati anche questi.

Ma.... Ma occorre ricordare che questa è una deriva di tutte le nazioni avanzate. Cioè ci troviamo in una tendenza in cui ci sarà sempre chi da ricco, diventa più ricco e chi da povero, diventa più povero.
E questa è la vera sfida del futuro.

Il link a tutto l'articolo indicato nel posto è questo: 

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

lunedì 1 agosto 2022

Rialzo dei tassi.... Perchè

E così fu che il rialzo dei tassi arrivò.

Tanto tuonò che piovve, dice il proverbio.

Questo blog vuole semplificare alcuni contenuti economici e finanziari e con questo scopo oggi proveremo ad analizzare cosa effettivamente succede quando una banca centrale aumenta i tassi e perchè lo fa.

Prima di capirlo, occorre comprendere che l'economia moderna di un certo territorio politicamente omogeneo ha 2 campi distinti ma completamente legati l'uno all'altro: il campo economico e il campo monetario.

Certo... abbiamo detto che dovremmo rivolgerci ad un territorio politicamente omogeneo e in questo momento l'Unione Europea è tutto tranne che un campo politicamente omogeneo.
E questo è probabilmente il peccato originale dell'Euro. Una moneta unica diffusa in un insieme di stati diversi, con leggi sul lavoro diverse, con esigenze strategiche diverse e con equilibri sociali diversi.

Ma questo è l'argomento di un altro post. Per ora faremo finta che l'UE sia uno stato abbastanza unito e politicamente e economicamente coerente.

L'economia di un'area viene rappresentata e supportata dalla finanza. Nel senso che la produzione reale (in un mondo evoluto come il nostro) ha assolutamente bisogno di essere rappresentata da dei valori simbolici espressi in denaro.
Da una parte abbiamo terreni coltivati, verdura, allevamento, minerali, energia, macchine, utensili, fabbriche, servizi, etc...  tutte cose tangibili, produzione reale.
Dall'altra abbiamo il valore di queste cose in modo che siano scambiabili. Quindi prezzo, moneta, valori, prestiti, debiti, etc...

Quando una economia va bene e c'è produzione il sistema richiede più denaro perchè c'è bisogno che il sistema produttivo venga "lubrificato". Senza olio (denaro) il sistema si grippa e si rompe per mancanza di capacità di far fluire da un punto all'altro del sistema quanto viene prodotto.
In una situazione del genere il centro decisionale finanziario (in genere la banca centrale, in Europa ora la BCE) decide di immettere nel sistema più liquidità, più denaro.

E lo fa rendendo appetibile ai principali compratori di denaro (le singole banche commerciali) acquistare denaro. Se il denaro costa poco, vale poco.
Quindi imprenditori e investitori preferiranno indirizzare le loro risorse verso gli impieghi che più di altri hanno un rendimento che consentirà loro di guadagnare di più.

Se esistono rendimenti finanziari "alti" (costo del denaro alto significa che costa di più per chi lo acquista ma anche che rende di più per chi lo vende o ci investe!) tali investimenti attireranno l'attenzione di imprenditori e investitori con capitale disponibile. Probabilmente uno degli obiettivi della BCE è attirare denaro da altre economie extraeuropee per convogliarli nelle casse della UE.
Perchè quando una moneta aumenta i tassi di interesse, questo provvedimento è aperto a tutto il mondo, in un mercato finanziario praticamente in funzione 24 ore su 24, sette giorni su 7, 12 mesi all'anno.

Ora, se ben guardiamo, ci troviamo in una situazione veramente curiosa.
L'Unione Europea presenta un tasso di inflazione notevolmente alto rispetto ai parametri e alle previsioni di chi l'Euro l'ha creato ma ciononostante un tasso di crescita e di sviluppo dell'economia fortemente deficitario (soprattutto se paragonato a locomotive come il sud-est asiatico o gli USA).
Se proprio volessimo essere precisi, non ci troviamo in un periodo inflattivo (inflazione in aumento) ma in un periodo di STAGFLAZIONE.

Che altro non è che l'unione delle parole "stagnazione" + "inflazione". La stagflazione indica una situazione di aumento dei prezzi e della massa di denaro circolante unito ad un periodo di recessione economica o di forte ritardo di sviluppo.

La domanda è: siamo sicuri che l'aumento dei tassi di interesse sull'euro (quelli attuali e quelli futuri) sia stata la miglior mossa da fare?
Ne riparleremo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

venerdì 24 giugno 2016

Brexit: finalmente qualcosa si muove in questa palude europea.....

Stamattina è tutto un discutere, argomentare ed esaminare.
La notizia è attivata....

La Gran Bretagna vota si all'uscita dall'Unione Europea e diventa nuovamente uno stato indipendente.

Spesso i giornali stampano titoloni e urlano annunci su notizie che hanno l'importanza di un brufolo sulla schiena di una formica nel giardino di casa.

Questa volta no.....
Questa volta è veramente una notizia storica. Di quelle che entrano a pieno titolo nei libri che i ragazzi studieranno a scuola fra qualche decennio.

Ma che significa in concreto? Che siginifica che la Gran Bretagna è adesso fuori dall'Europa?
Che hanno preso le isole inglesi e le hanno ancorate a qualche altro continente?
Certo che no.... Tra l'altro, essendo isole, anche geograficamente la Gran Bretagna è sempre stata un pò qualcosa a se stante rispetto all'Europa continentale. E culturalmente questo ha sicuramente inciso nella decisione degli inglesi di ritornare ad essere gli unici a poter decidere a casa propria, senza alcun tipo di intromissione decisionale esterna.....

Ma è qualcosa di buono?

Non mi aspettavo niente di diverso ma vedere la scempiaggine di affermazioni campate per aria sui presunti disastri finanziari ed economici che colpiranno sia gli inglesi che gli europeri a seguito di questa decisone è sempre una fatica immensa.

"CROLLO DELLE BORSE" - "STERLINA CHE PERDE VALORE" - "PENSIONI DEGLI INGLESI A RISCHIO".

Fare del terrorismo giornalistico è uno sport che piace a parecchi. Non importa se ciò che si dice non ha la minima attinenza con la realtà e con i fatti. Non importa.... Se urlato su giornali e Tg importanti, la stupidaggine arrurge immediatamente a verità non più cancellabile. Nemmeno se mostri a chi ci ha creduto che è una vera e proria falsità.

Ovvio che le borse mondiali hanno perso. Loro sono una specie di sala in cui si gioca d'azzardo in un modo legalizzato.
So che è un'espressione forte ma non è per niente esagerata (anche se non mi è possibile qui entrare nel dettaglio di come funzionino le borse valori nel mondo moderno).
Degli speculatori hanno puntato sul fatto che la Gran Bretagna restasse nella UE e hanno perso. Tutto qui.
Se qualcuno di noi aveva dei soldi in banca, quelli li ritrova.
Se avete una macchina parcheggiata nel garage, anche se le borse vanno giù, la macchina se la ritrova.

Ad inizio anno le borse mondiali hanno perso decine e decine di punti percentuali per altri motivi speculativi. Anche più di questi giorni e nessuno è morto. Le borse non misurano se una nazione è più ricca o più povera. Ci dicono solo che alcuni vincono e altri perdono. Scommettitori quindi. Come dentro un casinò.

La Sterlina forse perderà valore e forse no.
Ma se vogliamo essere precisi vediamo che i britannici non sono morti quando il cambio euro/sterlina era molto, molto, molto, molto più basso rispetto a quello odierno (periodo 1999-2008) nè che le pensioni degli inglesi siano state distrutte. (Nota bene, l'euro è in vigore dal 1999 e non dal 2002 come molti pensano. Nel 2002 c'è stata solo l'introduzione fisica della circolazione monetaria nella mani della persone ma da anni gli stati e le banche usavano l'euro.......).
Tra l'altro se si osserva bene, la tendenza al ribasso è in vigore già dal 2009 in cui ci fu un aumento del valore della sterlina per fini solamente speculativi (con il crollo di alcune banche la sterlina divenne un bene rifugio come il franco svizzero....). Quindi.....

Io penso adesso quello che ho sostenuto in tempi non sospetti (sia in conferenze pubbliche che in vari articoli e libri che ho pubblicato).
L'uscita della Gran Bretagna dal sistema politico-finanziario UE (e non dall'Europa ovviamente) è una buona cosa non in se e per se ma perchè il fatto da una spallata fortissima ad una sorta di ipnosi collettiva che nelle popolazioni europee si era creata.
Ovvero "NON SI TORNA INDIETRO".

"Anche se andiamo verso il baratro, ormai abbiamo questo sistema e sebbene faccia solo gli interessi delle banche, multinazionali e di una minoranza di persone e danneggi invece le economie e le culture europee, ce lo teniamo stretto".

Brexit significa che ogni condizione può essere rimediata. Forse adesso le cose in Gran Bretagna andranno bene o forse andranno male. Brexit non significa che i governanti inglesi e la sua economia automaticamente andranno bene. Dipende da molte altre scelte.
E' un pò come dire che per l'Italia uscire dall'euro automaticamente significa star meglio. Non è detto.
Le cose possono essere fatte in un modo giusto e in un modo sbagliato.

Ma Brexit da l'idea che "QUALCOSA PUO' ESSERE FATTO A RIGUARDO".

E la mia speranza è che in Italia qualcuno prenda coraggio e decida di portare anche l'Italia fuori da QUESTO tipo di Unione Europea, facendo in modo che si rimanga in Europa come nazione indipendente e collaborativa, aperta agli scambi commerciali e culturali ma dotati di sovranità monetaria e padroni delle nostre leggi.
Io non posso credere che sia possibile elaborare delle leggi giuste e valide per tutti gli europei da alcuni uffici a Bruxelles.
Luoghi in cuile particolarità etniche e culturali di un continente complesso e dotato di millenni di storia non possono essere dimenticate.
L'Europa non è gli USA.
Dalle nostre parti quelli di Livorno non vogliono avere niente a che fare con Pisa e parliamo di Stati Uniti d'Europa?
Concetto bello ma totalmente fittizio.

Facciamo in modo che la finanza venga messa da parte e la gente torni a lavorare e produrre cose concrete.
Questo riporterà il benessere.
E quando i popoli lavorano e stanno bene, vedi come stanno in pace gli uni con gli altri.
 
Grazie per l'attenzione.

giovedì 7 agosto 2014

Il problema dell'economia non è il denaro (banconote e conti correnti in euro)....

Mi scuserete se ho cercato di mettere tutto il succo dell'articolo nel titolo. O almeno se ci ho provato, colto da improvvisa frenesia.

Oggi cercherò, spero in modo quasi definitivo, di mettere la parola FINE su una bugia che circola sui mass-media e su internet. E sulla bocca delle persone mentre, distratte, chiaccherano prendendo un caffè o fumando una sigaretta in una pausa.

Rielaboro un pò molto del materiale che ho già scritto in precendenza ma spero di farlo in un modo che si possa capire in un solo articolo come funziona.

Iniziamo con alcune defizioni base.

PRODOTTO = qualcosa che viene creato o trasformato o semplicemente spostato nello spazio o nel tempo e che rappresenta, una volta scambiato, una utilità per qualcun altro. Un prodotto può essere una cosa, un oggetto, un materiale, un'energia o un servizio di qualsiasi tipo.

DENARO = Un simbolo che rappresenta ciò che viene prodotto in modo da semplificare gli scambi. Il denaro rappresenta sempre dei prodotti.

Da queste due semplici definizioni si capisce che il denaro non è il problema. Il denaro non può mai essere il problema. Perchè il denaro è ciò che arriva sempre dopo la produzione. Se non c'è produzione non c'è denaro. Se c'è poca produzione, c'è poco denaro. Questo vale per l'individuo ma anche per una collettività.
Ma allora perchè circola questa BUGIA? Cioè "L'economia non si riprende perchè c'è bisogno di far quadrare i conti pubblici e rimanere entro i parametri imposti dalla comunità europea. Quindi bisogna stringere i denti e tirare la cinghia." Inoltre si dice "Le banche, che sono in difficoltà per via dei numerosi prestiti che non stanno rientrando causa crisi, non erogano più finanziamenti e non è possibile quindi per le imprese rilanciarsi e riprendere a crescere!".

Quindi, traducendo, lo Stato non eroga soldi perchè deve risparmiare e le banche non prestano più soldi perchè non gli sono stati restituiti quelli che hanno prestato in passato.
Sarà vero?

Semplicemente no. Ma veramente bisogna vedere le cose in un modo semplice. E chi ti dice che le cose non sono così semplici vuole fregarti e indurti in errore, perchè le cose sono così semplici. Solo più estese e stratificate ma il concetto è sempre quello.
Perchè le frasi esposte sopra non sono corrette?

1) Uno stato non è un soggetto economico vero e proprio. Non è un'azienda, nè un privato e nè un consumatore. Lo stato è come il croupier di un tavolo di ruolette al casino. E' il banco, è qualcosa che sta lì perchè il gioco funzioni. Non partecipa al gioco. Lo stato stabilisce l'ammontare complessivo di produzione di una nazione e produce sufficienti quantità di denaro (che non ha valore nè costo in se) affinchè chi scambia beni e servizi non abbia problemi. Lo stato non ha bisogno di soldi perchè lo Stato li fabbrica. E ne deve fabbricare la quantità necessaria. Nè di meno (altrimenti ci sono i prodotti e il lavoro ma non i soldi per pagarli) nè di più (altrimenti c'è inflazione galoppante che distrugge il valore del denaro).
Che lo stato non possa pagare i dipendenti pubblici perchè i soldi sono finiti è un'assurdità contabile. Può sempre. Se ora non può significa che c'è qualche aspetto di questo meccanismo che ci viene taciuto o che viene alterato. E in questo caso entrano in gioco forze ormai più potenti dello stato stesso che lo obbligano a sottostare a voleri che non sono più in sintonia con le vere necessità di un popolo ma solo di un ristretto gruppo di privati.

2) Le banche non prestano del denaro prodotto da loro. Non prestano denaro accantonato che è stato quindi prodotto da qualcun altro. Da molto, molto tempo quasi tutte le banche private e commerciali non fanno altro che creare denaro dal nulla allo stesso modo di uno stato. Cambia semplicemente il motivo per cui prestano questi soldi. Ovvero lo fanno per pura speculazione o lucro. Creano denaro dal nulla e lo prestano chiedendo indietro molto di più (capitale + interessi) di quello che hanno prestato. Quel di più che richiedono indietro deve essere creato da nulla. Ed è frutto di durissimo lavoro. E, siccome il denaro che la banca presta viene creato senza sforzo, non si capisce perchè invece il denaro che si restituisce deve basarsi su così tanto sforzo?
Facciamo un esempio. Se un privato presta soldi ad un altro privato, egli subisce un danno o un potenziale danno per questa operazione. Egli si ritrova SENZA il suo denaro lavorato e guadagnato. Appare logico che chieda all'altro privato (colui che riceve il prestito) una piccola somma che giustifichi il suo"fastidio" o danno. In questo caso la richiesta di interessi sarebbe giustificata. Sarebbe come se ti "noleggiassi" qualcosa che è mio. Siccome me ne privo temporaneamente, tu mi paghi per questo servizio.

La banca però non ti presta il suo denaro..... Non ti presta neppure il denaro che ha nei suoi depositi in custodia. No! Ti presta del denaro che crea nell'attimo in cui decide di darti un prestito. Come fa? Semplice potere concesso dallo Stato.
Se io banca accetto di finanziarti, che so....., 100.000 euro non faccio altro che far comparire sulla contabilità del tuo conto corrente quella cifra. Prima era zero e dopo è 100.000.

Assurdo dirà qualcuno di voi! Ci saranno delle regole. Certo che ci sono. Ma questo viene fatto lo stesso. O penserete che se andate nella vostra banca, nelle cassaforti ci siano depositati tutti i soldi che risultano dalla somma di tutti i conti correnti di quella filiale? Ah, ah, ah! Ma lasciamo perdere.
Probabilmente in una filiale la somma dei soldi depositati nei conti correnti dei clienti raggiunge somme di qualche milione di euro mentre in cassa non ci sono mai più di 30/40 mila euro in contanti.
E lo stesso avviene presso TUTTE le altre filiali di TUTTE le altre banche d'Italia. E del mondo.
Al punto che se domani tutti i correntisti di una banca andassero nella stessa per farsi restituire tutti i soldi che hanno depositato la banca non potrebbe renderli. Non potrebbe neppure organizzarsi per dare i soldi indietro a livello contabile. Fallirebbe. Proprio perchè le banche prestano e danno più soldi di quelli che loro hanno ricevuto.
Si chiama riserva frazionaria ed è un potere bancario molto antico. Pervertito nei tempi moderni dalla nascita della moneta virtuale che oramai rappresenta i 3/4 del denaro circolante (bancomat, assegni, carte di credito, bonifici on line, etc...)

Si, qualcuno ribadirà che le cose non stanno così (anche se poi non spiegano mai nei dettagli e con concetti semplici perchè non stanno così. Si limitano solo a zittire e usare l'autorità per porre in ridicolo.....) ecco che quindi facciamo un esempio concreto.

In Sardegna, un gruppo di ragazzi ha negli anni creato una nuova moneta alternativa al denaro e al di fuori dal controllo delle banche. Questa moneta viene usata per favorire gli scambi. Non essendo l'unica moneta esistente e non essendo accettata dappertutto, in questo momento si usa per pagare parte del prodotto o servizio acquisto. In percentuali variabili.
Quindi posso andare in un supermercato affiliato e comprare 100 euro di alimentari, pagandoli 70 in moneta ufficiale (contanti o bancomat) e 30 in questa moneta virtuale.
Non farò il nome di questa moneta per evitare che qualcuno pensi che è solo un modo per pubblicizzare una nuova iniziativa. Sarò ben felice di farlo in privato, se qualcuno me lo chiede.

Sta di fatto che l'introduzione di questa (nuova) moneta favorisce gli scambi laddove prima non avvenivano a causa della mancanza di liquidità.
Questo potrebbe essere fatto anche dallo Stato. Anzi potrebbe essere fatto in proporzioni incredibili. Salvando posti di lavoro e aziende dalla difficoltà economica.

Alla fine occorre capire che il motivo per cui questi problemi di liquidità sono arrivati sono causati proprio dalle stesse persone e dalle stesse soluzioni che questi ultimi ci dicono ci tireranno fuori dalla crisi.
Austerità nei conti pubblici? Per carità, sono l'anticamera del disastro. Uno stato non è un comune cittadino o un'azienda che ha un bilancio di attività e passività o di entrate/uscite. Questa è una bugia nella e buona e far credere questo è come ingannare qualcuno dicendogli che oltre le colonne d'Ercole si cade nel vuoto.
Uno stato non fa parte del gioco economico. Ne è l'arbitro. Lo stato, di fatto, non è una identità facilmente identificabile quanto un sistema. Non ha bisogno di risparmiare.
Può farlo come singole entità.
Ad esempio una struttura pubblica può e deve economizzare sugli sprechi per puntare ad una maggiore efficienza. Ma questa è un'altra cosa. E' veramente un'altra cosa. Non c'entra niente con i "conti pubblici". Capite la differenza?
Se nelle scuole italiana sono assunti 150.000 persone come personale non docente (i vecchi bidelli) forse è lecito chiedersi se tutti questi impiegati siano necessari e produttivi. Visto e considerato che le pulizie dei locali adesso vengono sub-appaltate a ditte di pulizia esterna.
Ogni scuola dovrebbe avere un bilancio di entrate e uscite e tenere sotto controllo gli sprechi ovvero gli usi non produttivi di denaro.
Il denaro non si usa per pagare gli stipendi di qualcuno che non produce. Perchè quello non è denaro. Riguardiamo le definizioni di cui sopra e lo capireremo. Pagare qualcuno per non far niente fa finire tutta l'economia nei pasticci. Perchè quel denaro, sta in effetti rubando risorse ad altri che invece lavorano. E' uno spreco!
Quindi si..... quella scuola deve contenere i costi e eliminare gli sprechi. Si, tutte le scuole devono contenere i costi ed eliminare gli sprechi. Ma lo stato non è la somma delle scuole, di tutte le scuole. Lo stato è un sistema che gestisce la vita di tutti. A volte diventa soggetto attivo (la scuola, il ministero, il parlamento, la questura, il tribunale, l'ospedale) e quando lo diventa soggiace alle regole di un attore economico per cui non può spendere più di quanto produce.
Ma uno stato non può avere un debito.
Un debito con chi? Perchè?
Perchè si fa prestare i soldi dalle banche? Che sono soggetti privati?
E perchè uno stato si deve degradare al punto di andare da privati a chiedere dei soldi? Quando i soldi non sono nient'altro che un simbolo che il sistema inventa per far funzionare gli scambi?

Cioè una società di ragazzi sardi riesce a creare una moneta (un simbolo) che favorisce gli scambi e non ci riesce lo Stato?

Il problema dell'economia non è la mancanza di soldi. Non lo è. Lo è per il privato che ha lavoro e merci da dare ma che non riesce a vendere perchè chi comprerebbe è anch'egli senza soli.
Il problema dell'economia non è la mancanza di soldi. Lo stato può crearne quanti ne servono per far ripartire la produzione e gli scambi.
Alzate il livello di comprensione.
O vi porteranno via anche le mutande aspettando chissà quali riforme o cambiamenti.....
Se l'articolo vi è piaciuto, condividetelo.
Perchè solo l'informazione può tirarci fuori da questo pasticcio che diventa ogni giorno più grande.

Grazie per l'attenzione che mi avete prestato.
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