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mercoledì 12 agosto 2026

Perché alcuni Paesi diventano ricchi e altri rimangono indietro? Le 5 regole dell’economia che influenzano anche la nostra vita.

Introduzione

Perché una persona nata in un Paese ricco ha, mediamente, opportunità economiche molto diverse da chi nasce in un Paese povero? E soprattutto: perché alcuni Stati riescono a crescere per decenni, mentre altri rimangono bloccati in una situazione di bassa produttività, salari modesti e debito elevato?

La risposta non è semplicemente «perché hanno più risorse naturali» o «perché lavorano di più». Ci sono Paesi ricchissimi di petrolio che non hanno sviluppato economie diversificate e Paesi privi di grandi risorse naturali che sono diventati potenze economiche.

La mia tesi è che la ricchezza di una nazione dipenda soprattutto dalla capacità di trasformare persone, capitale, tecnologia e istituzioni in produttività.

Possiamo sintetizzare questo processo in cinque regole.

1. La prima ricchezza è la produttività

Immaginiamo due Paesi con un milione di lavoratori. Nel primo ogni lavoratore produce, in media, beni e servizi per 50.000 euro all'anno. Nel secondo ne produce 80.000.

Anche se i lavoratori ricevono stipendi simili e lavorano lo stesso numero di ore, il secondo Paese dispone di una quantità molto maggiore di ricchezza da distribuire.

È questo il concetto fondamentale di produttività: quanto valore riusciamo a produrre utilizzando una determinata quantità di lavoro e capitale.

L'OCSE sottolinea che i miglioramenti della produttività derivano dalla capacità di combinare meglio capitale e lavoro, attraverso innovazione tecnologica, nuove idee e nuovi modelli organizzativi.

Questo spiega anche perché lavorare semplicemente più ore non è una strategia sufficiente. Se un lavoratore produce 20 euro di valore all'ora, portarlo da 8 a 10 ore aumenta la produzione. Ma se, grazie a tecnologia, formazione e organizzazione, arriva a produrre 30 euro all'ora, l'effetto economico è molto più potente.

La vera domanda, quindi, non è "quanto lavoriamo?", ma "quanto valore riusciamo a creare per ogni ora lavorata?".

2. I Paesi ricchi investono nel capitale umano

La seconda regola riguarda le persone.

Un computer, una macchina industriale o un sistema di intelligenza artificiale possono essere disponibili in molti Paesi contemporaneamente. Ma il risultato che producono dipende anche dalla capacità delle persone di utilizzarli.

Un'impresa che acquista un macchinario da 500.000 euro ma non possiede personale adeguatamente formato potrebbe ottenere risultati inferiori rispetto a un concorrente che utilizza una macchina simile con tecnici più preparati.

L'OCSE evidenzia proprio il ruolo delle competenze, della formazione e dell'apprendimento continuo nella capacità di sostenere produttività e crescita.

Per questo considero istruzione e formazione una forma di investimento, non semplicemente una spesa pubblica.

Una nazione che investe 1 miliardo in scuole, università, formazione tecnica e competenze digitali non sta necessariamente "consumando" 1 miliardo: potrebbe creare le condizioni affinché quel capitale umano produca molti miliardi di valore nei decenni successivi.

Ed è qui che emerge una delle differenze più importanti tra Paesi che convergono verso i livelli dei Paesi ricchi e Paesi che rimangono indietro.

3. Le istituzioni contano più delle risorse naturali

La terza regola è forse la meno evidente: le regole del gioco influenzano enormemente la capacità di creare ricchezza.

Un imprenditore è più disposto a investire se sa che un contratto verrà rispettato, che la proprietà privata è tutelata, che la giustizia funziona e che le regole fiscali e amministrative non cambiano continuamente.

Al contrario, quando prevalgono corruzione, burocrazia inefficiente, incertezza normativa o scarsa tutela della proprietà, gli investimenti diventano più rischiosi.

Il capitale tende quindi a cercare ambienti nei quali possa essere utilizzato con maggiore sicurezza.

Non significa che tasse basse equivalgano automaticamente a crescita. Significa piuttosto che il sistema deve rendere conveniente produrre, investire, assumere e innovare.

È una distinzione fondamentale.

4. La tecnologia moltiplica ciò che un Paese sa già fare

La quarta regola riguarda l'innovazione.

L'intelligenza artificiale rappresenta oggi un esempio perfetto. La stessa tecnologia può produrre risultati completamente diversi in due economie.

In un Paese con lavoratori qualificati, imprese dinamiche, infrastrutture digitali e accesso ai capitali, l'AI può aumentare fortemente la produttività.

In un'economia caratterizzata da imprese molto piccole, scarsi investimenti e competenze insufficienti, la stessa tecnologia potrebbe diffondersi molto più lentamente.

Quindi la tecnologia non sostituisce automaticamente le condizioni necessarie alla crescita: spesso le amplifica.

Un Paese efficiente può diventare ancora più efficiente. Un Paese inefficiente può invece utilizzare male anche la tecnologia più avanzata.

5. La crescita deve essere abbastanza lunga da diventare ricchezza

Ed eccoci alla quinta regola: piccole differenze percentuali, mantenute per molti anni, producono enormi differenze finali.

Supponiamo che due economie partano entrambe da un reddito medio di 30.000 euro.

Se la prima cresce dell'1% reale all'anno e la seconda del 3%, dopo 30 anni la differenza sarà enorme.

Con una crescita composta dell'1%, 30.000 euro diventano circa 40.500 euro. Con il 3%, diventano circa 72.800 euro.

Non è magia: è l'effetto della capitalizzazione nel tempo.

Ed è proprio questo il problema di economie che crescono poco per molti anni. Un +0,5% o +1% annuo può sembrare irrilevante nella vita quotidiana, ma accumulato per decenni determina differenze enormi in salari, pensioni, servizi pubblici e capacità di investimento.

L'Italia offre un esempio interessante. Secondo le previsioni della Commissione europea pubblicate nel maggio 2026, il PIL reale italiano è atteso crescere dello 0,5% nel 2026, dopo un analogo +0,5% nel 2025.

Questo non significa che l'Italia sia destinata a impoverirsi. Significa però che una crescita così contenuta rende molto più difficile aumentare rapidamente il reddito pro capite, sostenere il welfare e ridurre il peso del debito.

Anche per questo l'Unione europea ha introdotto un nuovo quadro di governance economica, entrato in vigore il 30 aprile 2024, che lega maggiormente sostenibilità dei conti pubblici, riforme e investimenti.

La mia teoria: la ricchezza è un circolo, non un evento

La mia conclusione è che la ricchezza di un Paese non dipenda da una singola "ricetta".

È più corretto immaginarla come un circolo virtuoso:

istruzione → competenze → produttività → salari e profitti → risparmio e investimenti → innovazione → maggiore produttività.

Quando questo circolo funziona, ogni generazione può partire da una posizione leggermente migliore della precedente.

Quando invece il meccanismo si inceppa, accade l'opposto: bassa produttività significa salari più bassi, minori investimenti, minore innovazione e minori risorse disponibili per migliorare infrastrutture e formazione.

È anche per questo che il divario tra Paesi può diventare persistente.

Educazione finanziaria in pillole

Per il cittadino comune questa teoria ha una conseguenza molto concreta: il reddito personale non dipende soltanto da quanto lavoriamo, ma anche dal valore economico delle competenze che possediamo.

Imparare una nuova competenza, utilizzare meglio la tecnologia, migliorare la propria professionalità o comprendere il funzionamento dell'economia può essere considerato un investimento sul proprio capitale umano.

E c'è una seconda lezione: quando si valuta l'economia di un Paese, non bisogna guardare soltanto al PIL dell'anno corrente. Bisogna chiedersi quanto quel Paese è capace di aumentare la propria produttività nei prossimi dieci o vent'anni.

È probabilmente una delle domande economiche più importanti anche per capire il nostro futuro personale.

Secondo te, quali sono oggi i principali ostacoli che impediscono all'Italia di crescere più velocemente? Hai un'opinione o un'esperienza da raccontare? Scrivila nei commenti.

martedì 9 febbraio 2021

Ma cosa è esattamente successo nel caso di GAME STOP? E' veramente la guerra di Davide contro Golia dei mercati finanziari?

Non era proprio possibile, viste le tematiche trattate da sempre in questo blog non dedicare almeno un post alla questione del momento nel mondo della finanza. E quindi del denaro.

Anche perchè le vicende di Game Stop (Azienda USA che vende videogiochi tramite migliaia di negozi in tutto il mondo) di questo ultimo periodo ci permettono di avere una panoramica reale e concreta di come temi come gli investimenti finanziari e l'economia reale si intersechino e si mischino in modo orgiastico nel panorama produttivo della nostra società.

Ma cerchiamo (per chi non avesse ben chiara la vicenda) cosa sia successo in termini semplici. (ci perdoneranno i puristi del mercato se ci permettiamo di spiegare complesse vicende finanziarie all'uomo della strada).

1. Game Stop è un'azienda americana i cui bilanci non sono propriamente eccelsi e avendo qualche difficoltà (vengono chiusi molti negozi e si avanzano dubbi sulla bontà del futuro dell'azienda), alcuni grandi investitori del mercato decidono di scommettere sul suo ulteriore ribasso e probabilmente scomparsa. In termini più semplici delle società e fondi di investimento investono del denaro su particolari strumenti finanziari che altro non sono che delle scommesse. In questo caso ribassista: ovvero si scommette che il titolo che rappresenta il valore dell'azienda andrà giù. E quindi chi lo possiede si troverà ad avere un qualcosa che vale sempre meno.

Io sono MARIO MARIETTI e ho nel mio portafoglio 1.000 azioni della Game Stop.L'11 gennaio queste azioni valgono 19.320 $ (19,32 dollari ad azione). 

2. Su una piattaforma social, Reddit, alcuni piccoli investitori, persone comuni con il pallino della finanza, stimolati dalle indicazioni di una piccola struttura di intermediazione finanziaria (broker) che opera tramite App e cioè RobinHood decidono di acquistare le azioni della Game Stop. Il motivo? Andare contro i grandi squali della finanza ovvero quelle mega strutture che per molti sono anti-democratiche e stritolano, se ne hanno voglia, qualsiasi azienda per i loro interessi di bottega.

3. Come recita la legge fondamentale di mercato, se una cosa viene acquistata e richiesta (domanda maggiore dell'offerta) il prezzo sale. E così, in modo inaspettato, il titolo di Game Stop comincia a decollare senza apparenti motivazioni. E il 27 gennaio raggiunge quota di 371,82 dollari ad azione.
MARIO MARIETTI (con le sue 1.000 azioni) adesso ha nel suo patrimonio un valore di 371.820 $.

4. Il mercato è sorpreso, perchè l'iniziativa arriva da una miriade di piccoli investitori. La notizia viaggia veloce e il motivo di questo innalzamento è un misto fra boutade (voglia di giocare) di qualcuno e effettiva voglia di cogliere una opportunità di investimento. Perchè qualcuno capisce il gioco e comincia a scommettere sul rialzo a breve, diciamo di pochi giorni se non poche ore. Se si osserva questa foto, è più facile capire.


Il bello del mercato finanziario è che non è detto che tu sia obbligato a comprare materialmente queste azioni per rivederle subito dopo. Ci sono strumenti finanziari che ti consentono di depositare una somma minima e semplicemente scommettere sul rialzo. Così se le azioni il 25 gennaio valgono 70 dollari circa io investo, che so, 1000 dollari tramite un broker (intermediario) e decidono di rivendere dopo 2 giorni delle azioni Game Stop: al prezzo che ci sarà a quel momento. Così con 1000 dollari non compro fisicamente circa 14 azioni. Ma tramite un meccanismo di garanzia decido di comprare 714 azioni al valore di 70 dollari. E il giorno 27 mi ritrovo con l'azione che vale 370 dollari. Chiudo la mia opzione di vendita e intasco la differenza fra il prezzo del 25 gennaio e quella del 27 gennaio:

Quanto mi porto a casa? Ben 264.180 dollari. Più la restituzione del deposito di 1000 dollari.

Da dove arrivano tutti questi soldi? Perchè essendo un sistema finanziario, se qualcuno li prende, qualcun altro li deve aver messi? SEMPLICE: quei soldi sono stati messi da chi ha scommesso che il titolo Game Stop sarebbe andato giù. 

Ricordiamoci che l'11 gennaio il titolo valeva solo 19 dollari. Quindi vedendolo salire a 70 dollari, più di una persona potrebbe pensare che l'ascesa è destinata a fermarsi e quindi comprare delle opzioni di vendita è una possibilità di guadagno.

Il mercato finanziario è fatto così. E' semplicemente una questione di tempistiche. Entrare ed Uscire dal mercato al momento giusto o al momento sbagliato.
Infatti il 28 gennaio, ad un certo punto, l'azione crolla a 197 dollari. Chi ha venduto quando era intorno ai 300 dollari ha guadagnato ma ci sono persone che prese dall'euforia hanno scommesso che il titolo sarebbe andato ancora più su. A sorpresa il giorno dopo il titolo rischizza di nuovo a 340 $. Siamo sulle montagne russe. Nessuno capisce più niente. Non ci sono abilità che tengano e nessuno riesce a prevedere l'andamento sul breve.

Ma sul medio periodo è impossibile che il titolo regga. Lo sanno tutti. I meno avidi, cominciano a pensare all'incasso e cominciano a vendere (o meglio, esercitare l'opzione di vendita). In fondo molti si faranno un sacco di soldi.
Il titolo va giù e poi ancora più giù. 200, 150, 100 e arriva ad adesso in cui è valutato 59 $.

5. Molti piccoli investitori esultano. E' la vittoria del proletariato finanziario e di un piccolo intermediario che usando solo il potere di un social e del passaparola sembrerebbe averle suonate ai colossi della Finanza mondiale. Ma è proprio vero?

A parte che esistono fenomeni specifici che si creano in una sorta di tempesta perfetta, se ben vediamo, alla fine c'è stato un rally in cui il titolo è salito ma alla fine è tornato giù. E molti analisti indicano che alla fine chi veramente ha fatto i soldi siano stati veramente i colossi (per quanto più di un piccolo investitore è probabile abbia portato a casa una bella pagnotta). E sulle spalle di chi? Probabilmente proprio dei piccoli investitori.

Chi ci ha guadagnato è stata l'APP RobinHood, sicuramente. Passata da essere quasi sconosciuta al di fuori degli addetti al lavoro, ad essere l'emblema della lotta di classe fra i piccoli e i giganti.
Non so, mi sembra tutto molto retorico. Non dico che non sia vero.

Sta di fatto che la storia di Game Stop ci indica alcuni insegnamenti.

A- Il mercato finanziario è una follia istituzionalizzata, ormai completamente slegata alla realtà dell'economia.

B- Gli strumenti informatici di oggi possono darci la possibilità di cogliere le occasioni che il mercato finanziario propone.

C- I grandi investitori del mercato hanno sempre assi nella manica.

Concludiamo qui, questo articolo su Game Stop. Lascio a chi legge la possibilità di fare domande o richiedere approfondimenti su qualche punto toccato dal post. Che era volutamente semplificato proprio per essere leggibile da tutti.

Attendo...

mercoledì 5 ottobre 2011

Perchè le borse vanno su e giù? C'è un senso in tutto questo?

Non ci possiamo nascondere dietro ad un dito.
La stragrande maggioranza degli italiani si chiede cosa mai succeda a queste borse che vanno su e giù.
Contemplo le facce di molte persone quando i tg annunciano pomposi che la borsa ha avuto un crollo del 3,4% o un rialzo dell'1%.
Con gli occhi spauriti annuiscono alla notizia mettendo in scena una faccia meditabonda quasi come se riflettessero sulla cosa.
Così persone che non hanno quasi neppure un conto corrente bancario o un bancomat, sospirano perchè la borsa ha perduto punti percentuali e "bruciato" chissà quanti milioni di euro di capitalizzazione.
Ah, non è buono!! Ah, che disgrazia!!
Ma nella mente di costoro non vi è la minima idea di cosa in realtà comporti una borsa che continua a perdere. E cosa significhi, in realtà, la frase "La borsa di Milano brucia x milioni di euro".
Ma milioni di chi? E come li brucia? Con l'accendino?

Non è possibile spiegare in un solo post i meccanismi di borsa, di cosa comporti quando un indice di borsa sale o scende e tutto il resto. O forse si?
Diciamo che si può semplificare la cosa fino agli estremi ma ho paura che se dovessimo dire all'osso cosa esattamente accade in quelle arene in cui così tante persone vendono e comprano, molte persone rimarrebbero di sasso dicendo "No, non può essere solo così!".
Allora penserebbero che l'autore del blog non capisce niente di finanza e semplifica le cose proprio per difendere la sua ignoranza e mancanza di professionalità. Forse. A te la scelta.

Le borse vanno su e giù perchè sono solo un gioco speculativo che non ha niente a che fare con la realtà della produzione economica.
Le borse sono un luogo in cui qualcuno cerca di fare i soldi con i soldi e in cui si scommette.
Diciamo che le borse assomigliano ad un'agenzia scommesse. Magari non sono fratelli ma cugini si.

Così quando una borsa "brucia" milioni o miliardi di euro, la realtà è quella frase non significa in se proprio niente.
Certo se il giorno prima ci accordiamo che qualcosa vale 1000 euro e il giorno dopo cambiamo questo accordo e la cosa vale 500, si sono "bruciati" ben 500 euro. Ma vi era una bugia fin dall'inizio.

Facciamo così. Vi lascio con una domanda e domani capiremo perchè le borse vanno su e giù.
La domanda è questa:

Sono più ricco se ho 5 mele che valgono 2 euro l'una o se o 3 mele che valgono 5 euro l'una?

Scrivetemi la risposta e poi capiremo perchè le borse vanno su e giù.
Grazie per l'attenzione.
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