Pagine

Visualizzazione post con etichetta evasione fiscale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta evasione fiscale. Mostra tutti i post

lunedì 29 giugno 2026

Rottamazione quinquies: arrivano le comunicazioni dell'Agenzia. Ecco cosa controllare prima della prima rata

 

Per chi ha aderito alla Rottamazione quinquies, queste sono settimane decisive. Dopo la chiusura delle domande, avvenuta il 30 aprile 2026, l'attenzione si sposta sulle comunicazioni inviate dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione, che indicano l'esito della richiesta, l'importo da versare e il piano di pagamento.

Si tratta di un passaggio fondamentale: leggere con attenzione la documentazione ricevuta permette di verificare che tutto sia corretto e di arrivare preparati alla prima scadenza di pagamento, fissata al 31 luglio 2026.

Vediamo quali controlli è opportuno effettuare e quali sono gli errori da evitare.

La comunicazione delle somme dovute: perché è importante leggerla con attenzione

Entro il 30 giugno 2026, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione invia ai contribuenti che hanno presentato domanda la cosiddetta "Comunicazione delle somme dovute", prevista dalla Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026).

Non si tratta di un semplice riepilogo, ma del documento ufficiale che contiene:

  • l'accoglimento (totale o parziale) della domanda;
  • l'elenco delle cartelle ammesse alla definizione agevolata;
  • l'importo complessivo da versare;
  • il numero delle rate richieste;
  • i bollettini di pagamento e il calendario delle scadenze.

Prima di archiviare la comunicazione è consigliabile verificare che tutte le cartelle indicate nella domanda siano effettivamente presenti. Può inoltre essere utile confrontare gli importi riportati con quelli risultanti dalla propria area riservata sul portale dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione o con la documentazione già in proprio possesso.

Nel caso in cui emergano incongruenze, è opportuno rivolgersi tempestivamente a un professionista o richiedere chiarimenti all'Agente della riscossione, senza attendere la scadenza della prima rata.

Come funziona il pagamento e cosa succede se si sceglie la rateizzazione

La Rottamazione quinquies consente di estinguere i debiti affidati alla riscossione beneficiando dell'eliminazione delle sanzioni e degli interessi di mora, restando comunque dovute le imposte, i contributi e gli altri importi previsti dalla normativa.

Il contribuente può scegliere di pagare:

  • in un'unica soluzione, entro il 31 luglio 2026;
  • oppure mediante un piano di rateizzazione fino a 54 rate bimestrali, distribuite su circa nove anni, secondo quanto previsto dalla Legge n. 199/2025.

Facciamo un esempio.

Un contribuente riceve una comunicazione con un importo complessivo dovuto di 18.900 euro.

Se decide di pagare in un'unica soluzione, verserà l'intero importo entro il 31 luglio 2026.

Se invece opta per il pagamento rateale, riceverà un calendario con le scadenze delle singole rate. L'importo di ciascuna rata varierà in funzione del piano scelto e degli interessi eventualmente previsti dalla legge per la dilazione.

La possibilità di distribuire il pagamento su un periodo lungo rende l'adempimento più sostenibile per molte famiglie e piccole imprese, ma richiede una corretta pianificazione del bilancio familiare o aziendale.

Attenzione alle scadenze: perdere il beneficio può costare molto

Uno degli aspetti più delicati della definizione agevolata riguarda il rispetto delle scadenze.

Chi aderisce alla Rottamazione quinquies si impegna infatti a versare gli importi nei termini previsti dal piano comunicato dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Per questo motivo è consigliabile:

  • conservare con cura tutti i bollettini ricevuti;
  • annotare le date di pagamento sul proprio calendario;
  • verificare alcuni giorni prima della scadenza che il pagamento possa essere effettuato senza problemi.

Pensiamo al caso di una famiglia che ha programmato il pagamento della prima rata a fine luglio, confidando nell'accredito dello stipendio previsto pochi giorni prima. Un ritardo nell'accredito o una semplice dimenticanza potrebbero creare difficoltà evitabili con una corretta organizzazione.

È buona norma predisporre in anticipo la liquidità necessaria, evitando di arrivare all'ultimo giorno utile.

Non è il momento di abbassare la guardia

Molti contribuenti, dopo aver ricevuto l'accoglimento della domanda, pensano che la pratica sia ormai conclusa. In realtà è proprio adesso che inizia la fase più importante.

La definizione agevolata produce i suoi effetti solo se il piano di pagamento viene rispettato secondo quanto previsto dalla legge.

Vale quindi la pena dedicare qualche minuto a controllare la correttezza della comunicazione ricevuta, verificare che gli importi siano quelli attesi e organizzare fin da subito il calendario dei versamenti.

Un piccolo controllo oggi può evitare problemi amministrativi e finanziari nei prossimi anni.

Conclusione operativa

La Rottamazione quinquies rappresenta un'opportunità concreta per regolarizzare la propria posizione fiscale con condizioni più favorevoli rispetto alla riscossione ordinaria. Tuttavia, il beneficio non termina con la presentazione della domanda: la fase delle comunicazioni e dei pagamenti è altrettanto importante.

Se hai ricevuto la "Comunicazione delle somme dovute", verifica attentamente il contenuto, controlla che tutte le cartelle siano state correttamente inserite e programma fin d'ora la scadenza del 31 luglio 2026, così da evitare dimenticanze e mantenere i benefici previsti dalla definizione agevolata.

Educazione finanziaria in pillole

Quando si aderisce a un piano di pagamento pluriennale, è utile considerare ogni rata come una spesa fissa del proprio bilancio, al pari del mutuo o dell'affitto. Accantonare mensilmente la somma necessaria rende molto più semplice rispettare le scadenze e riduce il rischio di trovarsi in difficoltà al momento del versamento.

Hai ricevuto la comunicazione della Rottamazione quinquies o hai un dubbio sulla tua posizione? Scrivilo nei commenti.

venerdì 19 giugno 2026

Dichiarazione dei redditi 2026: gli errori che possono costarti caro e come evitarli

Ogni anno milioni di contribuenti italiani presentano la dichiarazione dei redditi pensando che sia una semplice formalità. In realtà, una detrazione dimenticata può far perdere centinaia di euro, mentre un dato inserito in modo errato può generare controlli, richieste di chiarimenti o addirittura sanzioni.

Con la campagna dichiarativa 2026 ormai entrata nel vivo, vale la pena capire quali sono gli errori più frequenti e come evitarli. Non si tratta solo di rispettare gli obblighi fiscali, ma anche di non lasciare soldi allo Stato che potrebbero restare legittimamente nelle tasche del contribuente.

Le scadenze da tenere sotto controllo

La prima regola è non arrivare all'ultimo momento. Anche se gran parte dei dati è oggi precaricata nella dichiarazione precompilata, il contribuente rimane responsabile delle informazioni trasmesse.

Per il modello 730 relativo ai redditi dell'anno precedente, la scadenza ordinaria è fissata al 30 settembre 2026, mentre il modello Redditi Persone Fisiche può essere trasmesso entro il 31 ottobre 2026, salvo eventuali proroghe stabilite dal legislatore.

Molti contribuenti attendono gli ultimi giorni e scoprono troppo tardi documenti mancanti o informazioni non corrette. Controllare con anticipo la propria posizione fiscale consente invece di correggere eventuali errori senza fretta.

Un esempio concreto: una famiglia che ha sostenuto 2.000 euro di spese mediche detraibili e dimentica di inserirle potrebbe rinunciare a circa 361 euro di beneficio fiscale, considerando la detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia prevista dalla normativa.

La dichiarazione precompilata non è sempre perfetta

Negli ultimi anni l'Agenzia delle Entrate ha ampliato notevolmente il numero di dati presenti nella dichiarazione precompilata. Spese sanitarie, interessi del mutuo, premi assicurativi e molte altre informazioni vengono trasmesse automaticamente dagli enti interessati.

Tuttavia, "precompilata" non significa "infallibile".

Possono verificarsi ritardi nelle comunicazioni, errori materiali oppure situazioni particolari che il sistema non è in grado di interpretare correttamente.

Pensiamo a chi ha cambiato lavoro durante l'anno. In presenza di più Certificazioni Uniche, alcuni contribuenti credono erroneamente che il conguaglio sia già stato effettuato dal datore di lavoro. In realtà, potrebbero emergere imposte da versare o crediti da recuperare solo al momento della dichiarazione.

Per questo motivo è fondamentale confrontare i dati presenti nella precompilata con la documentazione effettivamente posseduta.

Le detrazioni che molti dimenticano

Uno degli errori più comuni consiste nel non sfruttare tutte le detrazioni e deduzioni consentite dalla legge.

Tra le spese che più frequentemente vengono trascurate troviamo:

  • spese sportive dei figli minorenni;
  • contributi versati per colf e badanti;
  • contributi previdenziali facoltativi;
  • erogazioni liberali a enti del Terzo Settore;
  • spese universitarie in determinati casi;
  • assegni periodici corrisposti all'ex coniuge quando deducibili.

Immaginiamo una persona che versa 3.000 euro annui a un fondo pensione complementare. Entro il limite previsto dalla normativa, tali somme possono essere dedotte dal reddito imponibile.

Se il contribuente ha un'aliquota marginale del 35%, il risparmio fiscale potenziale può superare i 1.000 euro. Dimenticare di indicare correttamente questi importi significa perdere un vantaggio economico significativo.

Naturalmente ogni situazione deve essere valutata caso per caso e sulla base della documentazione disponibile.

Attenzione ai controlli e alle sanzioni

Molti contribuenti ritengono che piccoli errori non abbiano conseguenze. In realtà i controlli fiscali sono sempre più automatizzati e basati sull'incrocio delle banche dati.

Quando emergono incoerenze, l'Agenzia delle Entrate può inviare comunicazioni per richiedere chiarimenti o documentazione integrativa.

Nel caso di imposte non versate, oltre al tributo possono essere applicati interessi e sanzioni. Fortunatamente esistono strumenti come il ravvedimento operoso, che consentono di regolarizzare spontaneamente alcune violazioni beneficiando di riduzioni delle sanzioni previste.

La conservazione dei documenti resta quindi fondamentale. Ricevute, fatture e attestazioni relative alle spese detraibili dovrebbero essere archiviate con cura per il periodo previsto dalla normativa fiscale.

Anche nell'era digitale, una documentazione ordinata può fare la differenza in caso di verifica.

Conclusione operativa

La dichiarazione dei redditi non dovrebbe essere considerata un semplice adempimento burocratico. È uno strumento che permette di verificare la propria posizione fiscale, recuperare agevolazioni spettanti e prevenire contestazioni future.

Prima di inviare la dichiarazione del 2026, dedica qualche minuto a controllare i dati precaricati, confrontarli con i tuoi documenti e verificare che tutte le spese detraibili e deducibili siano state correttamente inserite.

Educazione finanziaria in pillole

Pagare meno tasse in modo legale non significa trovare scorciatoie, ma conoscere le regole. Conservare i documenti durante l'anno e tenere traccia delle spese detraibili è una delle abitudini finanziarie più semplici e redditizie che un contribuente possa adottare.

Hai un dubbio? Scrivilo nei commenti.

venerdì 26 febbraio 2021

Il Cashback, il supercashback e la ridicola figura fantozziana di chi lo ha inventato.

Ho già trattato il tema del cashback più di un mese fa, cercando di capire quale fosse la ratio ovvero la ragione profonda di questa iniziativa.

Onestamente avevo non molte perplessità. No, ne avevo di più.

Perplessità che, oggi come oggi, continuano a rimanere e che sono anzi anche aumentate. Non soltanto per i temi che il 10 gennaio toccavo (presunta lotta all'evasione fiscale) ma anche perchè questo provvedimento si sta trasformando (anzi si è già trasformato) in una pataccata di fantozziana memoria, un passo falso e una figuraccia di proporzioni epiche.
Come si pensa solo nei film possa succedere.
Ed invece accade nella realtà.

Cosa è successo in questi quasi 2 mesi di attività? Che al cashback normale (restituzione dopo 6 mesi del 10% delle spese fatte con pagamenti elettronici fatti dal vivo in negozi ed esercizi commerciali) si è aggiunto anche il SUPERCASHBACK.

Questa iniziativa, in parallelo con il cashback, va a premiare gli utenti che nel corso dei fatidici 6 mesi hanno fatto il numero più alto di transazioni. Un premio in effetti allettante, perchè si parla di 1500 euro da dare a ben 100.000 persone virtuose. 
Lo scopo? Sempre quello! Incentivare l'uso della moneta elettronica, dei pagamenti con bancomat e carte di credito/debito. E quindi aumentare il contrasto all'evasione fiscale. 

Tralasciando l'efficacia del provvedimento e tralasciando altri particolari, esaminiamo cosa è saltato fuori in questi due mesi.
In primo luogo la normativa e quindi le regole del gioco sono state abbozzate e fatte con i piedi.

La riprova è che gli spazi di manovra per i furbetti sono enormi. Al punto che, siccome non si può punire chi non rispetta delle REGOLE CHE NON CI SONO, è probabile (io direi obbligatorio) che perlomeno il provvedimento del supercacsback venga sospeso o annullato (si veda qui e qui ad esempio).

Cosa è successo? Non avendo stabilito il numero di transazioni massime da effettuare al giorno nella stessa attività e non avendo stabilito l'importo minimo della transazione che concorre all'ammontare totale della classifica, nè è ovviamente nato il sistema di molte persone di suddividere uno stesso acquisto in una miriade di microacquisti con il semplice scopo di scalare la classifica del numero di transazioni fatte.

Al momento l'ultimo della classifica (al 100.00° posto) ha effettuato in data odierna 108 transazioni. Ma salendo per la classifica si scopre che ci sono persone che hanno un numero di transazioni incredibilmente alto. Il primo sembrerebbe ne abbia 1760. Ci sono evidenze di persone che hanno fatto un numero incredibile di transazioni in pochissimo tempo. Soprattutto laddove non c'era qualcuno in carne ed ossa per controllare ovvero nei distributori automatici di carburante. Qualcuno addirittura 85 transazioni in un'ora.

Ma anche nel cashback normale ci sono persone che sono ricorse a trucchi più o meno eticamente leciti. Come ad esempio acquistare un pos portatile con cui FARSI DEI PAGAMENTI come se si fosse un negozio. In pratica pagandosi somme che di base non si sono spese realmente.

E oltre questo sono conosciuti anche i trucchi per potersi far ridare il 10% delle spese su internet in siti come Amazon e similari. Che in teoria non sarebbe possibile usando direttamente la carta nei pagamenti on line. Ma se vado in un negozio e compro una card per acquisti on line su Amazon (ad esempio), su quell'acquisto mi danno il 10% di rimborso. Quindi se compro una card da 50 euro, pago 50, ottengo una spesa di 50 € da fare sul web ma mi rimborsano 5 euro di cashback.

Un pasticcio totale.

E tutto questo ha un costo. Un costo di preparazione del sistema, un costo di gestione del sistema, un costo per i rimborsi e soprattutto un costo sotto forma di distrazione sociale. Perchè troppi italiani fanno convergere le proprie attenzioni e energie verso questo "gioco" senza utilità sociale alcune.

E niente. Alla fine chi paga? Chi paga questa stupidaggine? Che era stupida ancor prima che partisse, visto lo scopo assurdo.

E mi fermo qui.
Grazie per l'attenzione.

 fdffgd

domenica 10 gennaio 2021

Cashback, ma cosa è realmente? E potrebbe funzionare?

Ci sono alcune parole che ci entrano nella testa e che non ci lasciano più stare.
Una di queste è CASHBACK.

Che altro non è che una parola inglese che significa ritorno (restituzione) di contante.
E' una iniziativa fatta dal presente governo il cui scopo è abbastanza fumoso.
A prima vista (almeno nelle dichiarazioni) sembrerebbe che questo premio all'uso di carte di credito e carte di pagamento (vedremo a breve quale differenza esiste fra le due) venga concesso per aumentare la abitudine degli italiani a usare i moderni sistemi di pagamento con moneta elettronica negli acquisti.

Abitudine che in Italia sembrerebbe non essere molto in vigore, al punto da collocare la nostra nazione fra le ultime in quanto a propensione all'uso della cosiddetta moneta digitale.
(ci sono molti sondaggi sul web: alcuni dicono addirittura che solo il 26% degli acquisti è fatto con pagamenti digitali contro la media del 45% in Europa vedi

Ma dando per assodato che questo dato sia anche vero, la vera, verissima domanda è: e quindi? Quale è il problema se anche fosse?

L'idea che personalmente mi sono fatto è come se, dovendoci occupare di dare una casa dignitosa a tutti, anzichè dedicare le nostre attenzioni a chi la casa non ce l'ha e vive per strada, ci ponessimo il problema del fatto che il colore delle tende di chi ha la casa non è particolarmente bello.

Quale è il problema se in una nazione si usano poco le carte di moneta elettronica?

Si badi bene. Io non sono contro l'uso di carte e strumenti di pagamento elettronico. Anzi. Personalmente li uso costantemente e sono tra quelle persone che per prime cominciarono ad usare molti anni addietro le nuove forme di pagamento.
Prima le carte di credito e poi Paypal e poi (finchè durò) Liberty Reserve, AlertPay per citarne alcune. Infini uno dei primi in Italia a usare i conti Revolut o i conti Monese.

Quindi non vedo un problema neppure a usare la moneta elettronica. Ma non vedo neppure un problema a usare i contanti. Sono per la totale libertà di pagamento.

Ah, l'evasione. Ah, ecco. L'evasione mi si dirà...
Incrementare l'uso di forme di pagamento in moneta elettronica favorisce la lotta all'evasione.
Che parrebbe essere fomentata e ingigantita dall'uso dei contanti.
Davvero?
Abbiamo già scritto a riguardo tante volte che viene un pò in salita voler ridire le stesse cosa.

Ma citiamo qualche numero. Prendiamo uno dei tanti studi (il web e i giornali ne sono pieni).
Se fissiamo che 100 sia l'evasione totale registrata in Italia, avremo che nel 2019 si stimavano le seguenti percentuali di evasione per queste 5 grandi aree di evasione:
A. Economia sommersa (attività in nero, non conosciute dallo stato): 18,9% del totale.
B. Economia criminale (malavita e grandi organizzazioni mafiose): 43,1% del totale.
C. Evasione di società di capitali (escluse quelle giganti o sede all'estero): 12,4% del totale.
D. Evasione delle Big Company: 20,8% del totale.
E. Evasione di lavoratori autonomi e piccole imprese: 4,8% del totale

Bene. Di che parliamo? Della lotta al 4,8% dell'evasione? E' qui il problema?
Penso non sia necessario commentare ulteriormente quanto inutile sia spendere (a oggi) 222 milioni di euro per pagare il cashback agli italiani per questo mese di dicembre.
E' il miglior uso che si poteva fare di quei 222 milioni di euro?

La loro restituzione agli italiani (senza un criterio e soprattutto senza un piano di miglioramento per il futuro - leggasi investimenti) era veramente il miglior uso che se ne poteva fare?
Lascio a voi la risposta.

Alla fine, quindi, questo cashback non si capisce bene a cosa serva. E sebbene molti italiani saranno contenti dei 30, 40 o 70 euro che gli ritorneranno in tasca (a fronte di 300, 400 o 700 euro spesi), la realtà è che questo è un errore pacchiano di un gruppo dirigente che non conosce neppure i fondamenti dell'economia e della finanza.
E se li conoscono, sono ancora più colpevoli, perchè in malafede.

martedì 18 gennaio 2011

Le tasse: è giusto pagarle? (1a parte)


Tasse, tasse, tasse.
Tasse, tasse, tasse......

Questa parola sta diventando un incubo per tutti. Per i ricchi ma anche per i poveri. Per questi ultimi, in teoria, non ci dovrebbero essere problemi, in quanto chi non ha denaro non dovrebbe contribuire.
Ma a conti fatti, sono proprio le fasce più in difficoltà finanziaria a subire maggiormente la vessazione di un sistema che di equo e di razionale ha ben poco.
Qualche precisazione, innanzitutto:

TASSA: la parola indica un pagamento che deve essere fatto ad un ente pubblico per la fruizione di un servizio. Prevede quindi il meccanismo di scambio: qualcosa di definito (tassa) per qualcosa di specifica e immediata fruibilità (servizio).

IMPOSTA: la parola indica un pagamento che deve essere fatto allo stato o altro ente amministrativo pubblico senza alcuna controprestazione diretta ma che è ciononostante obbligatorio e legato, per quanto riguarda l'ammontare, alle proprie entrate.

Nel linguaggio comune parliamo di tasse e imposte spesso senza una distinzione di fondo e ci riferiamo con esse a tutti i tributi (soldi dati all'ente pubblico) a prescindere dalla loro natura.
Ma eguagliare queste 2 parole causa molti danni, anche se non immediatamente visibili.

La tassa è una sorta di prezzo del servizio pubblico. Non è molto divera dal pagamento di un costo di un qualsiasi servizio il mercato offra. Vuoi andare dal parrucchiere? Costa 16 euro (o 20 o quel che l'è!). Vuoi avere il cellulare in abbonamento? Costa 5,16 euro al mese (o quel che l'è!).
La tassa, nel momento in cui la fruizione del servizio che compra fosse libera, è qualcosa di assolutamente democratico e giusto.
Salire su un autobus municipale comporta il pagamento di un costo. Perchè gli autobus non nascono nei campi, perchè chi li guida non è lì per la gloria, perchè i motori consumano carburante come qualsiasi altro mezzo.
Vorrei però apportare una precisazione: il costo della corsa dell'autobus dovrebbe essere formato da 2 componenti. Una (diretta) pari al costo di mercato di una corsa come se il servizio fosse erogato da una qualsiasi impresa privata. Un'altra componente (indiretta) pari al valore sella potenzialità di servizio offerta.
E su questo permettetemi di spendere 2 parole:

Se io abitassi in una città di 200.000 abitanti, ipotizzerei che fosse per me possibile spostarmi con mezzi pubblici per la città. Poi mi compro l'auto e non uso mai il mezzo pubblico. Ma il mezzo pubblico è sempre lì. Se la mia auto si guasta, io so di poter contare sulla linea 10 che passa sotto casa mia. Se non uso l'autobus, non pago niente. Ma in realtà un servizio lo sto sempre ottenendo. Anche se è potenziale. Ma quella potenzialità ha un costo. Tant'è che senza la ricompensazione di questo costo (del servizio potenziale) non vi sarebbe la convenienza economica a gestire la rete di collegamenti pubblici.
Questa cosa l'ho scoperta anni fa nel mio paese quando, viaggiando spesso dallo stesso ad un paese vicino, constatai che sul mezzo vi erano sempre pochissimi passeggeri. L'autobus era grande ma viaggiava vuoto.
Siccome la compagnia era privata mi chiesi come potevano fare a sostenere le spese in quanto era evidente che l'autobus viaggiasse sempre in perdita.
Investigai e venni a scoprire che la regione Sardegna sosteneva la compagnia privata con un finanziamento annuale per garantire che la tratta fosse coperta e attiva. L'ente pubblico sosteneva un costo per fornire a dei suoi cittadini la possibilità di avere dei collegamenti fra paesi altrimenti abbandonati. 
Servizio pubblico. Fondamentale. In una società che si definisce civile, un elemento portante della convivenza in gruppo.
Con quei soldi la compagnia privata riusciva a gestire la linea.

Veniamo al costo del biglietto dell'autobus. Da una parte abbiamo la prestazione di un servizio e dall'altra l'offerta di un servizio pubblico o, meglio, di utilità pubblica che ha un valore anche se non viene usato dal singolo cittadino. La prima componete viene pagata con una tassa (il costo del biglietto), la seconda con un'imposta (valore potenziale di servizio).
Ogni cittadino deve contribuire alle utilità pubbliche potenziali.

E' giusto pagare le tasse (meglio i tributi)? E' giusto, e la cosa è eticamente ed economicamente indiscutibile.
E' giusto pagare QUELLE tasse, riferendoci a tasse e imposte che lo stato italiano impone (appunto) ai suoi cittadini?
Beh, per quanto sarà il prossimo post a completare questa risposta, fatemi anticipare che
NO, non è GIUSTO pagare le tasse e le imposte con cui lo stato italiano vessa (dal verbo vessare: tormentare, affliggere, opprimere insistentemente con maltrattamenti materiali e morali) i suoi cittadini.
Non vi è proporzione fra quanto pagato e i servizi ricevuti e non vi è giustizia sociale nel meccanismo con cui i cittadini sono chiamati a contribuire.

Il nostro non è un invito alla dis-onestà. E' un invito alla civiltà e alla trasparenza. Al comune e logico vivere civile in cui responsabilità e onori vengano distribuiti secondo un criterio equo.
Ma di questo parleremo nella seconda parte del post.

Grazie per l'attenzione.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...