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martedì 1 settembre 2026

Addio contanti? Come stanno cambiando i pagamenti e il nostro modo di usare il denaro

Introduzione

Per molti italiani pagare significa ancora prendere il portafoglio, tirare fuori una banconota o una carta e concludere l'acquisto. Ma dietro questo gesto apparentemente banale si sta verificando una trasformazione molto più profonda: il denaro sta diventando sempre più digitale.

Carte contactless, smartphone, bonifici istantanei, app bancarie e pagamenti online stanno rapidamente modificando le nostre abitudini. E il cambiamento non riguarda soltanto i giovani o chi fa acquisti su Internet.

Secondo i dati più recenti della Banca d'Italia, nel 2025 i pagamenti alternativi al contante sono cresciuti del 13% in volume rispetto all'anno precedente. Le carte rappresentano oltre il 70% dei pagamenti digitali e circa un quarto delle operazioni al POS viene ormai effettuato attraverso dispositivi mobili. Anche i bonifici istantanei sono diventati sempre più importanti, arrivando a rappresentare circa il 24% dei bonifici SEPA.

La domanda, quindi, non è più se i pagamenti digitali cresceranno. La vera domanda è: come cambieranno il nostro rapporto con il denaro nei prossimi anni?

Il contante non è morto, ma sta cambiando ruolo

Dire che il contante sta scomparendo sarebbe però sbagliato.

In Italia continua ad avere un ruolo importante, soprattutto per gli acquisti di importo ridotto. Le indagini sulle abitudini dei consumatori mostrano tuttavia una progressiva riduzione del suo utilizzo, accompagnata dalla crescita delle carte e dei pagamenti tramite smartphone.

Immaginiamo una persona che qualche anno fa prelevava 300 euro all'inizio del mese e utilizzava quelle banconote per buona parte delle spese quotidiane. Oggi potrebbe prelevare soltanto 50 o 100 euro e utilizzare la carta o lo smartphone per quasi tutto il resto.

Questo cambiamento produce anche un effetto psicologico.

Quando spendiamo una banconota da 50 euro, vediamo fisicamente diminuire il denaro nel portafoglio. Quando invece paghiamo 12,80 euro avvicinando lo smartphone al POS, la sensazione della spesa può essere molto meno evidente.

Ed è proprio qui che la tecnologia può diventare contemporaneamente una comodità e un rischio per il bilancio familiare.

Bonifici istantanei: il denaro viaggia sempre più velocemente

Una delle trasformazioni più importanti riguarda i bonifici.

Grazie alla normativa europea sui pagamenti istantanei, il trasferimento di denaro è diventato sempre più rapido e sicuro. Una delle novità più importanti è entrata in vigore il 9 ottobre 2025, quando è diventato operativo per i bonifici SEPA il servizio di verifica del beneficiario, conosciuto come Verification of Payee.

Prima di effettuare un bonifico, il sistema può verificare la corrispondenza tra il nome del beneficiario e l'IBAN indicato, aiutando a individuare errori o tentativi di frode.

Questo è particolarmente importante perché la velocità ha un rovescio della medaglia.

Se inviamo 1.000 euro con un bonifico tradizionale, abbiamo magari più tempo per accorgerci di un errore. Con un bonifico istantaneo, invece, il denaro può arrivare praticamente subito.

Per questo motivo la digitalizzazione dei pagamenti non significa semplicemente “pagare più velocemente”. Significa anche imparare a gestire il denaro con maggiore attenzione.

Il vero problema non sarà la tecnologia, ma il comportamento

Qui possiamo fare una considerazione più ampia.

La mia teoria è che nei prossimi anni la differenza tra chi gestirà bene il proprio denaro e chi avrà difficoltà finanziarie dipenderà sempre meno dalla capacità di utilizzare una banca e sempre più dalla capacità di controllare il proprio comportamento finanziario.

Pensiamo a una famiglia con 2.000 euro di entrate mensili.

Se utilizza il contante, potrebbe avere la percezione di avere ancora 500 euro disponibili perché li vede materialmente nel portafoglio.

Con carte, smartphone e pagamenti automatici, invece, potrebbe effettuare dieci acquisti da 15-30 euro senza quasi accorgersene. Alla fine del mese, quelle piccole spese potrebbero essere diventate 250-300 euro.

Non è colpa della carta.

Il problema è l'assenza di controllo.

La tecnologia rende il pagamento più semplice, ma non rende automaticamente più semplice risparmiare.

Anzi, potrebbe accadere il contrario: più il pagamento diventa invisibile, rapido e indolore, maggiore sarà la necessità di utilizzare strumenti di controllo come notifiche bancarie, budget mensili e monitoraggio delle spese.

E la sicurezza?

Un altro aspetto fondamentale è quello delle frodi.

La buona notizia è che i pagamenti digitali non sono necessariamente poco sicuri. Secondo la Banca d'Italia, nel secondo semestre 2025 il valore delle operazioni fraudolente complessive è stato pari a circa 3 euro ogni 100.000 euro transati, cioè lo 0,003%. Per i bonifici istantanei il tasso era più elevato, pari a 28 euro ogni 100.000 euro, ma in forte diminuzione rispetto al semestre precedente.

Il problema più difficile da contrastare, però, non è sempre il furto della carta.

È la manipolazione del cliente.

Una persona può ricevere un SMS apparentemente proveniente dalla banca, telefonate fraudolente o messaggi che la convincono a effettuare volontariamente un pagamento verso un truffatore.

La tecnologia può quindi proteggere il sistema, ma non può sostituire completamente l'attenzione dell'utente.

Conclusione operativa: il portafoglio diventa digitale, il controllo deve restare umano

Il futuro probabilmente non sarà caratterizzato dalla completa scomparsa del contante. Più realisticamente, assisteremo alla convivenza di diversi strumenti: banconote, carte, smartphone, bonifici istantanei e nuovi sistemi di pagamento.

Per il cittadino questo significa una cosa molto semplice: non basta sapere come pagare, bisogna sapere quanto si sta spendendo.

Una buona abitudine può essere quella di controllare almeno una volta alla settimana i movimenti del conto e classificare le spese in tre categorie: necessarie, discrezionali e ricorrenti.

Se, per esempio, scopriamo di spendere 180 euro al mese in piccole spese apparentemente insignificanti, possiamo decidere consapevolmente se quella cifra è compatibile con i nostri obiettivi.

La vera rivoluzione dei pagamenti digitali, quindi, non consiste soltanto nel poter pagare con uno smartphone.

Consiste nel fatto che il nostro denaro sta diventando sempre più veloce, invisibile e interconnesso.

E più il denaro diventa facile da usare, più diventa importante imparare a gestirlo.

Tu preferisci ancora utilizzare il contante oppure ormai paghi quasi tutto con carta o smartphone? Raccontacelo nei commenti.

mercoledì 12 agosto 2026

Perché alcuni Paesi diventano ricchi e altri rimangono indietro? Le 5 regole dell’economia che influenzano anche la nostra vita.

Introduzione

Perché una persona nata in un Paese ricco ha, mediamente, opportunità economiche molto diverse da chi nasce in un Paese povero? E soprattutto: perché alcuni Stati riescono a crescere per decenni, mentre altri rimangono bloccati in una situazione di bassa produttività, salari modesti e debito elevato?

La risposta non è semplicemente «perché hanno più risorse naturali» o «perché lavorano di più». Ci sono Paesi ricchissimi di petrolio che non hanno sviluppato economie diversificate e Paesi privi di grandi risorse naturali che sono diventati potenze economiche.

La mia tesi è che la ricchezza di una nazione dipenda soprattutto dalla capacità di trasformare persone, capitale, tecnologia e istituzioni in produttività.

Possiamo sintetizzare questo processo in cinque regole.

1. La prima ricchezza è la produttività

Immaginiamo due Paesi con un milione di lavoratori. Nel primo ogni lavoratore produce, in media, beni e servizi per 50.000 euro all'anno. Nel secondo ne produce 80.000.

Anche se i lavoratori ricevono stipendi simili e lavorano lo stesso numero di ore, il secondo Paese dispone di una quantità molto maggiore di ricchezza da distribuire.

È questo il concetto fondamentale di produttività: quanto valore riusciamo a produrre utilizzando una determinata quantità di lavoro e capitale.

L'OCSE sottolinea che i miglioramenti della produttività derivano dalla capacità di combinare meglio capitale e lavoro, attraverso innovazione tecnologica, nuove idee e nuovi modelli organizzativi.

Questo spiega anche perché lavorare semplicemente più ore non è una strategia sufficiente. Se un lavoratore produce 20 euro di valore all'ora, portarlo da 8 a 10 ore aumenta la produzione. Ma se, grazie a tecnologia, formazione e organizzazione, arriva a produrre 30 euro all'ora, l'effetto economico è molto più potente.

La vera domanda, quindi, non è "quanto lavoriamo?", ma "quanto valore riusciamo a creare per ogni ora lavorata?".

2. I Paesi ricchi investono nel capitale umano

La seconda regola riguarda le persone.

Un computer, una macchina industriale o un sistema di intelligenza artificiale possono essere disponibili in molti Paesi contemporaneamente. Ma il risultato che producono dipende anche dalla capacità delle persone di utilizzarli.

Un'impresa che acquista un macchinario da 500.000 euro ma non possiede personale adeguatamente formato potrebbe ottenere risultati inferiori rispetto a un concorrente che utilizza una macchina simile con tecnici più preparati.

L'OCSE evidenzia proprio il ruolo delle competenze, della formazione e dell'apprendimento continuo nella capacità di sostenere produttività e crescita.

Per questo considero istruzione e formazione una forma di investimento, non semplicemente una spesa pubblica.

Una nazione che investe 1 miliardo in scuole, università, formazione tecnica e competenze digitali non sta necessariamente "consumando" 1 miliardo: potrebbe creare le condizioni affinché quel capitale umano produca molti miliardi di valore nei decenni successivi.

Ed è qui che emerge una delle differenze più importanti tra Paesi che convergono verso i livelli dei Paesi ricchi e Paesi che rimangono indietro.

3. Le istituzioni contano più delle risorse naturali

La terza regola è forse la meno evidente: le regole del gioco influenzano enormemente la capacità di creare ricchezza.

Un imprenditore è più disposto a investire se sa che un contratto verrà rispettato, che la proprietà privata è tutelata, che la giustizia funziona e che le regole fiscali e amministrative non cambiano continuamente.

Al contrario, quando prevalgono corruzione, burocrazia inefficiente, incertezza normativa o scarsa tutela della proprietà, gli investimenti diventano più rischiosi.

Il capitale tende quindi a cercare ambienti nei quali possa essere utilizzato con maggiore sicurezza.

Non significa che tasse basse equivalgano automaticamente a crescita. Significa piuttosto che il sistema deve rendere conveniente produrre, investire, assumere e innovare.

È una distinzione fondamentale.

4. La tecnologia moltiplica ciò che un Paese sa già fare

La quarta regola riguarda l'innovazione.

L'intelligenza artificiale rappresenta oggi un esempio perfetto. La stessa tecnologia può produrre risultati completamente diversi in due economie.

In un Paese con lavoratori qualificati, imprese dinamiche, infrastrutture digitali e accesso ai capitali, l'AI può aumentare fortemente la produttività.

In un'economia caratterizzata da imprese molto piccole, scarsi investimenti e competenze insufficienti, la stessa tecnologia potrebbe diffondersi molto più lentamente.

Quindi la tecnologia non sostituisce automaticamente le condizioni necessarie alla crescita: spesso le amplifica.

Un Paese efficiente può diventare ancora più efficiente. Un Paese inefficiente può invece utilizzare male anche la tecnologia più avanzata.

5. La crescita deve essere abbastanza lunga da diventare ricchezza

Ed eccoci alla quinta regola: piccole differenze percentuali, mantenute per molti anni, producono enormi differenze finali.

Supponiamo che due economie partano entrambe da un reddito medio di 30.000 euro.

Se la prima cresce dell'1% reale all'anno e la seconda del 3%, dopo 30 anni la differenza sarà enorme.

Con una crescita composta dell'1%, 30.000 euro diventano circa 40.500 euro. Con il 3%, diventano circa 72.800 euro.

Non è magia: è l'effetto della capitalizzazione nel tempo.

Ed è proprio questo il problema di economie che crescono poco per molti anni. Un +0,5% o +1% annuo può sembrare irrilevante nella vita quotidiana, ma accumulato per decenni determina differenze enormi in salari, pensioni, servizi pubblici e capacità di investimento.

L'Italia offre un esempio interessante. Secondo le previsioni della Commissione europea pubblicate nel maggio 2026, il PIL reale italiano è atteso crescere dello 0,5% nel 2026, dopo un analogo +0,5% nel 2025.

Questo non significa che l'Italia sia destinata a impoverirsi. Significa però che una crescita così contenuta rende molto più difficile aumentare rapidamente il reddito pro capite, sostenere il welfare e ridurre il peso del debito.

Anche per questo l'Unione europea ha introdotto un nuovo quadro di governance economica, entrato in vigore il 30 aprile 2024, che lega maggiormente sostenibilità dei conti pubblici, riforme e investimenti.

La mia teoria: la ricchezza è un circolo, non un evento

La mia conclusione è che la ricchezza di un Paese non dipenda da una singola "ricetta".

È più corretto immaginarla come un circolo virtuoso:

istruzione → competenze → produttività → salari e profitti → risparmio e investimenti → innovazione → maggiore produttività.

Quando questo circolo funziona, ogni generazione può partire da una posizione leggermente migliore della precedente.

Quando invece il meccanismo si inceppa, accade l'opposto: bassa produttività significa salari più bassi, minori investimenti, minore innovazione e minori risorse disponibili per migliorare infrastrutture e formazione.

È anche per questo che il divario tra Paesi può diventare persistente.

Educazione finanziaria in pillole

Per il cittadino comune questa teoria ha una conseguenza molto concreta: il reddito personale non dipende soltanto da quanto lavoriamo, ma anche dal valore economico delle competenze che possediamo.

Imparare una nuova competenza, utilizzare meglio la tecnologia, migliorare la propria professionalità o comprendere il funzionamento dell'economia può essere considerato un investimento sul proprio capitale umano.

E c'è una seconda lezione: quando si valuta l'economia di un Paese, non bisogna guardare soltanto al PIL dell'anno corrente. Bisogna chiedersi quanto quel Paese è capace di aumentare la propria produttività nei prossimi dieci o vent'anni.

È probabilmente una delle domande economiche più importanti anche per capire il nostro futuro personale.

Secondo te, quali sono oggi i principali ostacoli che impediscono all'Italia di crescere più velocemente? Hai un'opinione o un'esperienza da raccontare? Scrivila nei commenti.

mercoledì 22 luglio 2026

La scuola italiana prepara davvero i giovani al lavoro del futuro?

 

Introduzione

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di competenze, intelligenza artificiale, professioni digitali e trasformazione del mercato del lavoro. Eppure, una domanda resta centrale: la scuola italiana sta davvero formando cittadini e lavoratori pronti ad affrontare il mondo che li aspetta?

Il tema non riguarda soltanto gli studenti. Coinvolge le famiglie, le imprese e, in definitiva, l'intero sistema economico. Un giovane che entra nel mercato del lavoro con competenze adeguate ha maggiori possibilità di trovare un'occupazione stabile, mentre le aziende riescono più facilmente a reperire personale qualificato. Al contrario, quando la formazione non è allineata alle esigenze del mercato, aumenta il cosiddetto mismatch, cioè il divario tra le competenze richieste dalle imprese e quelle realmente possedute dai candidati.

Un mercato del lavoro che cambia più velocemente della scuola

Negli ultimi dieci anni il mondo del lavoro ha subito una trasformazione senza precedenti. L'automazione, la digitalizzazione e l'intelligenza artificiale stanno modificando attività che fino a poco tempo fa sembravano immutabili.

Non significa che scompariranno tutti i lavori tradizionali, ma che quasi tutte le professioni richiederanno competenze nuove. Oltre alle conoscenze tecniche, diventano sempre più importanti capacità come:

  • problem solving;
  • utilizzo degli strumenti digitali;
  • comunicazione efficace;
  • lavoro in team;
  • capacità di aggiornarsi continuamente.

Pensiamo, ad esempio, a un impiegato amministrativo. Fino a qualche anno fa bastava conoscere i principali programmi di videoscrittura e i fogli di calcolo. Oggi molte attività ripetitive vengono automatizzate e cresce la richiesta di persone capaci di interpretare dati, utilizzare strumenti di intelligenza artificiale e gestire processi complessi.

La scuola italiana sta introducendo gradualmente questi temi, ma spesso con velocità diverse da territorio a territorio e con risorse non sempre sufficienti.

L'orientamento e il rapporto con le imprese stanno migliorando

Negli ultimi anni sono stati introdotti diversi interventi per avvicinare il mondo della scuola a quello del lavoro.

Tra questi rientrano il potenziamento dell'orientamento scolastico e i percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento (PCTO), evoluzione della precedente alternanza scuola-lavoro. L'obiettivo è permettere agli studenti di conoscere più da vicino le realtà produttive e comprendere quali competenze siano realmente richieste.

Dal punto di vista normativo, anche nel corso dell'anno scolastico 2025-2026 prosegue il rafforzamento delle attività di orientamento previste dalle recenti riforme del sistema scolastico, con particolare attenzione agli ultimi anni delle scuole secondarie superiori. Si tratta di un percorso destinato a diventare sempre più centrale nella progettazione didattica.

Naturalmente, la qualità dell'esperienza dipende molto dal territorio e dalle aziende coinvolte. In alcune realtà gli studenti partecipano a progetti concreti e formativi; in altre le attività risultano ancora troppo limitate o poco collegate agli obiettivi professionali.

Le competenze finanziarie restano un punto debole

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda l'educazione finanziaria.

Molti ragazzi terminano gli studi senza aver mai affrontato temi come il funzionamento di una busta paga, la differenza tra stipendio lordo e netto, il significato di un mutuo, di un tasso di interesse o di una pensione contributiva.

Eppure queste conoscenze incidono direttamente sulla vita quotidiana.

Facciamo un esempio molto semplice.

Un giovane assunto con una retribuzione lorda annua di 28.000 euro potrebbe aspettarsi di ricevere ogni mese circa 2.300 euro. In realtà, dopo contributi previdenziali e imposte, il netto mensile può essere sensibilmente inferiore, variando in funzione del contratto e delle detrazioni spettanti.

Comprendere questi meccanismi aiuta a pianificare meglio il proprio bilancio familiare, evitare errori nelle scelte economiche e valutare con maggiore consapevolezza offerte di lavoro o finanziamenti.

L'educazione finanziaria non serve a trasformare tutti in investitori, ma a rendere ogni cittadino più autonomo nelle decisioni economiche che dovrà affrontare nel corso della vita.

Come dovrebbe evolvere la scuola nei prossimi anni

La vera sfida non consiste nell'insegnare soltanto nuove materie, ma nel cambiare il modo di apprendere.

Il mercato del lavoro richiederà sempre meno conoscenze da memorizzare e sempre più capacità di adattarsi ai cambiamenti. Chi oggi frequenta la scuola probabilmente svolgerà, nel corso della propria carriera, professioni che ancora non esistono o che subiranno profonde trasformazioni.

Per questo motivo sarà fondamentale rafforzare:

  • le competenze digitali;
  • l'educazione finanziaria;
  • la conoscenza delle regole del lavoro;
  • le competenze linguistiche;
  • la capacità di aggiornarsi durante tutta la vita professionale.

Anche gli adulti dovranno abituarsi a formarsi continuamente. La formazione non finirà più con il diploma o la laurea, ma accompagnerà l'intera carriera lavorativa.

Conclusione operativa

La scuola italiana sta compiendo alcuni passi nella direzione giusta, ma il percorso è ancora lungo. Preparare i giovani al lavoro del futuro significa fornire strumenti concreti per comprendere l'economia, utilizzare le nuove tecnologie e affrontare con consapevolezza le scelte professionali e finanziarie.

Non è una responsabilità esclusiva degli insegnanti: famiglie, imprese e istituzioni possono contribuire a costruire un sistema formativo più vicino alla realtà.

Educazione finanziaria in pillole

Dedica almeno un'ora al mese a imparare qualcosa sulla gestione del denaro: leggere una busta paga, capire come funziona un conto corrente, conoscere la differenza tra risparmio e investimento o imparare a costruire un semplice budget personale sono competenze che possono fare la differenza per tutta la vita.

Hai un dubbio o vuoi raccontare la tua esperienza sulla scuola e il mondo del lavoro? Scrivilo nei commenti.

martedì 7 luglio 2026

L'intelligenza artificiale ruberà il lavoro? Cosa ci aspetta davvero nei prossimi anni.

L'intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro: è già entrata nelle aziende, negli uffici pubblici, nelle banche, negli studi professionali e perfino nelle attività più piccole. Oggi è in grado di scrivere testi, analizzare documenti, creare immagini, programmare software e assistere i clienti in pochi secondi.

Di fronte a questa rivoluzione, una domanda preoccupa milioni di lavoratori: l'IA sostituirà le persone?

La risposta non è un semplice sì o no. Come accaduto con Internet e con l'automazione industriale, alcuni lavori cambieranno profondamente, altri spariranno, mentre nasceranno nuove professioni. La vera sfida sarà adattarsi a un mercato del lavoro che sta evolvendo molto più velocemente rispetto al passato.

Quali lavori sono più a rischio

L'intelligenza artificiale eccelle nelle attività ripetitive e basate sull'elaborazione di informazioni. Per questo motivo le professioni maggiormente esposte non sono necessariamente quelle manuali, ma molte attività d'ufficio.

Tra i settori che potrebbero subire le trasformazioni più importanti troviamo:

  • assistenza clienti;
  • inserimento dati;
  • contabilità di base;
  • traduzioni standard;
  • produzione di testi semplici;
  • segreteria amministrativa;
  • supporto informatico di primo livello.

Pensiamo a un'azienda che impiega dieci addetti per gestire le email dei clienti. Con un moderno sistema di IA, molte richieste possono essere risolte automaticamente. Se prima servivano dieci persone, domani potrebbero bastarne sei o sette, mentre le altre si occuperanno dei casi più complessi.

Questo non significa necessariamente licenziamenti immediati, ma una riduzione del fabbisogno di personale per alcune mansioni.

Secondo diverse analisi internazionali pubblicate negli ultimi anni, una quota significativa delle attività lavorative oggi svolte potrebbe essere automatizzata almeno in parte entro il prossimo decennio. Non si parla della scomparsa di intere professioni, ma della trasformazione delle competenze richieste.

Le professioni che cresceranno

Ogni innovazione tecnologica elimina alcuni lavori ma ne crea altri.

L'intelligenza artificiale avrà bisogno di persone che la progettino, la controllino e la utilizzino correttamente.

Crescerà la domanda di figure come:

  • specialisti di cybersecurity;
  • esperti di dati;
  • tecnici della robotica;
  • sviluppatori software;
  • professionisti della privacy;
  • consulenti per l'integrazione dell'IA nelle imprese;
  • formatori digitali.

Ma non solo.

Anche professioni tradizionali come medici, avvocati, commercialisti, architetti e insegnanti utilizzeranno sempre più strumenti di intelligenza artificiale per velocizzare il lavoro, senza essere completamente sostituiti.

Un commercialista, ad esempio, potrà far analizzare migliaia di fatture da un sistema automatico in pochi minuti, dedicando più tempo alla consulenza fiscale e alla pianificazione per il cliente.

In altre parole, il valore aggiunto dell'essere umano sarà sempre più rappresentato dal ragionamento, dall'esperienza, dall'empatia e dalla capacità decisionale.

Il rischio più grande è non aggiornare le proprie competenze

Molti pensano che il problema sia l'intelligenza artificiale. In realtà, il vero rischio è rimanere fermi.

Le competenze richieste dal mercato stanno cambiando rapidamente. Imparare a utilizzare strumenti digitali e sistemi di IA diventerà una competenza trasversale, un po' come oggi saper utilizzare un computer o la posta elettronica.

Prendiamo un esempio concreto.

Due impiegati svolgono lo stesso lavoro.

Il primo continua a lavorare come dieci anni fa.

Il secondo impara a utilizzare strumenti di IA per preparare report, analizzare dati e automatizzare le attività ripetitive.

A parità di stipendio, il secondo riesce a svolgere in una giornata il lavoro che prima richiedeva due giorni.

È facile immaginare quale dei due sarà considerato più prezioso dall'azienda.

Per questo motivo la formazione continua non rappresenta più un'opzione, ma un investimento sul proprio futuro professionale.

Cosa stanno facendo governi e imprese

Anche le istituzioni stanno cercando di accompagnare questa trasformazione.

Dal 2 febbraio 2025 sono diventati applicabili i primi obblighi previsti dall'AI Act, il regolamento europeo che introduce un quadro comune per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nell'Unione Europea. Nei prossimi anni entreranno progressivamente in vigore ulteriori disposizioni, con l'obiettivo di garantire maggiore trasparenza, sicurezza e tutela dei cittadini.

Parallelamente, molti programmi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) continuano a sostenere la formazione digitale e l'aggiornamento delle competenze dei lavoratori, mentre imprese e università stanno investendo sempre di più nella riqualificazione del personale.

Le aziende hanno infatti compreso che sostituire completamente i lavoratori è spesso più costoso che formarli all'utilizzo delle nuove tecnologie.

Per questo motivo, in molti casi assisteremo non tanto a una sostituzione dell'uomo, quanto a una collaborazione tra persone e intelligenza artificiale.

Conclusione operativa

È comprensibile guardare con preoccupazione all'avanzata dell'intelligenza artificiale. Ogni grande rivoluzione tecnologica ha portato cambiamenti profondi nel mondo del lavoro, e anche questa volta non sarà diverso.

La domanda più importante, però, non è se l'IA sostituirà alcune professioni, ma quanto saremo pronti ad adattarci.

Chi investirà nella propria formazione, svilupperà competenze digitali e imparerà a utilizzare questi strumenti avrà maggiori possibilità di cogliere le opportunità offerte dal nuovo mercato del lavoro. Chi invece ignorerà il cambiamento rischierà di trovarsi sempre meno competitivo.

Educazione finanziaria in pillole

Il capitale più importante che possiedi non è il denaro sul conto corrente, ma le tue competenze. Destinare ogni anno anche solo qualche centinaio di euro a corsi di formazione, certificazioni o aggiornamento professionale può produrre un rendimento molto maggiore di molti investimenti finanziari, perché aumenta il tuo valore sul mercato del lavoro e la tua capacità di generare reddito nel tempo.

L'intelligenza artificiale cambierà il lavoro, ma saranno le persone preparate a guidare il cambiamento, non a subirlo. Tu come pensi che cambierà la tua professione nei prossimi anni? Hai un dubbio o un'opinione? Scrivilo nei commenti.

venerdì 3 luglio 2026

Tutela ambientale e sviluppo economico: perché trovare il giusto equilibrio è la vera sfida dei prossimi anni

Ogni volta che si parla di ambiente e sviluppo economico, il dibattito si divide rapidamente in due schieramenti. Da una parte c'è chi ritiene che siano necessarie regole sempre più severe per proteggere il pianeta; dall'altra chi teme che vincoli eccessivi possano rallentare la crescita, mettere in difficoltà le imprese e ridurre l'occupazione.

La realtà, però, è molto più complessa. Ambiente ed economia non sono due mondi separati: sono strettamente collegati. Un territorio degradato genera costi economici enormi, così come una transizione ecologica troppo rapida e non pianificata può creare difficoltà per famiglie e aziende. La vera sfida consiste quindi nel trovare un compromesso che permetta di crescere senza compromettere le risorse delle future generazioni.

Quando la tutela dell'ambiente diventa anche un investimento economico

Proteggere l'ambiente non significa soltanto ridurre l'inquinamento. Significa anche limitare i danni economici provocati da eventi climatici estremi, dissesto idrogeologico, siccità e perdita di biodiversità.

Basti pensare a un'azienda agricola che produce un fatturato annuo di 500.000 euro. Una grave siccità o una grandinata eccezionale possono ridurre il raccolto del 30%, con una perdita di circa 150.000 euro in una sola stagione. Lo stesso vale per un'impresa manifatturiera costretta a interrompere la produzione a causa di alluvioni o problemi nella rete energetica.

Secondo numerose analisi economiche europee, investire oggi nella prevenzione e nell'adattamento climatico può evitare costi molto più elevati negli anni successivi. Per questo motivo sempre più fondi pubblici e privati vengono destinati all'efficientamento energetico, alle infrastrutture resilienti e alle energie rinnovabili.

Naturalmente questi investimenti richiedono risorse importanti e tempi lunghi, motivo per cui è fondamentale che siano accompagnati da una programmazione chiara e stabile.

Il costo della transizione per imprese e famiglie

Se da un lato la sostenibilità rappresenta un'opportunità, dall'altro comporta inevitabilmente dei costi.

Un'impresa che deve sostituire macchinari obsoleti con impianti meno inquinanti potrebbe dover investire, ad esempio, 800.000 euro. Anche se nel tempo il risparmio energetico ridurrà le spese di produzione, l'investimento iniziale può risultare difficile da sostenere, soprattutto per una piccola o media impresa.

Lo stesso discorso vale per le famiglie.

Sostituire una vecchia caldaia, installare pannelli fotovoltaici o acquistare un'auto a basse emissioni richiede una disponibilità economica che non tutti possiedono. Per questo motivo gli incentivi pubblici assumono un ruolo fondamentale nel favorire la transizione senza creare nuove disuguaglianze.

Le politiche economiche devono quindi trovare un equilibrio: incentivare comportamenti virtuosi senza imporre costi insostenibili ai cittadini.

Le regole europee e italiane stanno cambiando il modo di fare economia

Negli ultimi anni l'Unione Europea ha accelerato il percorso verso la neutralità climatica prevista entro il 2050 attraverso il Green Deal europeo e una serie di direttive che coinvolgono imprese, banche e pubbliche amministrazioni.

Anche in Italia continuano ad aggiornarsi le norme relative all'efficienza energetica degli edifici, alla rendicontazione della sostenibilità e agli investimenti collegati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Inoltre, dal 2026 prosegue l'attuazione di numerose misure finanziate con fondi europei, mentre molte imprese sono chiamate ad adeguarsi gradualmente ai nuovi obblighi in materia di sostenibilità e trasparenza.

Questi cambiamenti non rappresentano soltanto nuovi adempimenti burocratici. Influenzano l'accesso al credito, le scelte di investimento delle aziende e perfino il valore degli immobili, sempre più legato alle prestazioni energetiche.

È quindi importante che cittadini e imprese restino aggiornati sulle novità normative e sulle eventuali scadenze previste dai singoli incentivi o bandi, che spesso fissano termini precisi per la presentazione delle domande.

Il vero compromesso non è scegliere tra ambiente ed economia

L'errore più comune è pensare che esista una scelta obbligata tra crescita economica e tutela ambientale.

In realtà un'economia moderna deve riuscire a conciliare entrambe le esigenze.

Una transizione troppo lenta rischia di aumentare i costi futuri legati ai cambiamenti climatici. Una transizione troppo rapida, invece, può mettere in crisi interi settori produttivi e creare tensioni sociali.

Il compromesso passa attraverso alcuni principi fondamentali: gradualità, innovazione tecnologica, sostegno agli investimenti, formazione dei lavoratori e politiche fiscali che accompagnino il cambiamento invece di subirlo.

Le imprese hanno bisogno di regole certe e stabili per programmare gli investimenti. I cittadini devono poter affrontare le trasformazioni senza vedere compromesso il proprio bilancio familiare. Solo così la sostenibilità può diventare un fattore di crescita e non un ostacolo allo sviluppo.

Conclusione operativa

La tutela ambientale e lo sviluppo economico non sono avversari, ma due elementi che devono procedere insieme. Ignorare uno dei due significa creare problemi destinati a pesare sulle generazioni future.

Per cittadini e imprese il consiglio è semplice: informarsi prima di prendere decisioni importanti, valutare con attenzione costi e benefici degli investimenti e monitorare gli incentivi disponibili. Una scelta sostenibile è davvero efficace quando è anche economicamente sostenibile nel lungo periodo.

Educazione finanziaria in pillole

Quando senti parlare di nuove norme ambientali o incentivi "green", non fermarti al titolo della notizia. Verifica sempre chi può beneficiarne, quali sono i requisiti richiesti, le eventuali scadenze e il costo complessivo dell'intervento. Un investimento conveniente non è quello con il contributo più elevato, ma quello che migliora realmente il bilancio familiare o aziendale nel tempo.

E tu, pensi che oggi si stia trovando il giusto equilibrio tra tutela dell'ambiente e sviluppo economico? Hai un dubbio o un'opinione? Scrivilo nei commenti.

lunedì 22 giugno 2026

Bonifici istantanei: dal 2026 cambia tutto. Cosa devono sapere correntisti e imprese

Per anni il bonifico istantaneo è stato considerato un servizio “premium”: comodo, veloce, ma spesso più costoso del bonifico ordinario. Oggi la situazione sta cambiando rapidamente e milioni di correntisti italiani stanno iniziando ad accorgersene.

Le nuove regole europee sui pagamenti stanno infatti trasformando il modo in cui trasferiamo il denaro. Il risultato è che il bonifico istantaneo sta diventando sempre più uno standard e non più un servizio accessorio.

Si tratta di una novità concreta che riguarda famiglie, lavoratori autonomi, professionisti e piccole imprese. E potrebbe modificare alcune abitudini finanziarie che sembravano consolidate.

Cosa cambia con le nuove regole europee

L'Unione Europea ha approvato il regolamento che punta a rendere i bonifici istantanei accessibili a tutti i cittadini dell'area euro a condizioni economiche comparabili a quelle dei bonifici ordinari.

L'obiettivo è semplice: permettere il trasferimento del denaro in pochi secondi, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, senza costi aggiuntivi ingiustificati.

In pratica, sempre più banche stanno adeguando le proprie condizioni economiche eliminando o riducendo drasticamente le commissioni applicate ai bonifici istantanei.

Per il consumatore medio significa poter inviare denaro immediatamente senza dover attendere uno o due giorni lavorativi per l'accredito.

Pensiamo a un pagamento urgente per un artigiano, a una caparra per un affitto turistico o alla divisione delle spese di una vacanza tra amici: operazioni che fino a pochi anni fa richiedevano attese o sistemi alternativi di pagamento.

Il vantaggio nascosto per famiglie e professionisti

Molti vedono il bonifico istantaneo soltanto come una questione di velocità. In realtà l'aspetto più interessante riguarda la gestione della liquidità.

Prendiamo il caso di un libero professionista che emette una fattura da 2.000 euro.

Con un bonifico ordinario disposto il venerdì pomeriggio, l'accredito potrebbe arrivare il lunedì o addirittura il martedì successivo.

Con un bonifico istantaneo, invece, il denaro può essere disponibile in pochi secondi.

Per chi gestisce pagamenti frequenti, fornitori, dipendenti o scadenze fiscali, avere disponibilità immediata delle somme può fare una differenza concreta nell'organizzazione finanziaria.

Anche le famiglie possono beneficiare di una maggiore flessibilità. Pensiamo a una spesa medica urgente da 800 euro o a un intervento domestico improvviso: poter trasferire denaro immediatamente tra conti diversi consente una gestione più efficiente delle risorse.

Attenzione alle truffe: la velocità aumenta anche i rischi

Esiste però un rovescio della medaglia.

Quando un bonifico istantaneo viene eseguito, il denaro arriva quasi immediatamente al destinatario. Questo rende più difficile bloccare o recuperare le somme in caso di errore o frode.

Per questo motivo le nuove normative europee hanno introdotto e rafforzato i controlli sulla corrispondenza tra IBAN e beneficiario.

Le banche stanno progressivamente implementando sistemi di verifica che avvisano il cliente quando il nome indicato non coincide con l'intestatario effettivo del conto.

Facciamo un esempio.

Ricevi una mail apparentemente proveniente da un fornitore che comunica un nuovo IBAN per il pagamento di una fattura da 1.500 euro.

Se il nominativo inserito nel bonifico non corrisponde all'effettivo titolare del conto, il sistema potrebbe segnalare l'anomalia prima dell'invio.

Si tratta di una tutela importante in un periodo in cui le frodi digitali continuano a rappresentare uno dei principali rischi per utenti e imprese.

Perché questa novità è più importante di quanto sembri

Negli ultimi vent'anni abbiamo assistito alla digitalizzazione dei pagamenti, ma il trasferimento bancario è rimasto spesso legato ai tempi tradizionali del sistema.

L'estensione dei bonifici istantanei rappresenta invece un cambiamento strutturale.

In prospettiva, potremmo assistere a una riduzione dell'utilizzo di alcuni strumenti di pagamento intermedi, con un maggiore ricorso ai trasferimenti diretti tra conti correnti.

Per le banche, inoltre, la sfida sarà quella di offrire servizi aggiuntivi e maggiore sicurezza in un contesto in cui il semplice trasferimento del denaro tende a diventare una commodity.

Per i clienti, invece, il beneficio principale sarà la disponibilità immediata delle somme senza necessariamente sostenere costi superiori rispetto al passato.

Conclusione operativa

Nei prossimi mesi vale la pena controllare le condizioni del proprio conto corrente e verificare come la banca gestisce i bonifici istantanei.

Molti correntisti continuano infatti a utilizzare il bonifico ordinario per abitudine, senza sapere che potrebbero già avere accesso alla versione istantanea alle stesse condizioni economiche.

Educazione finanziaria in pillole

La velocità di un pagamento non deve mai ridurre l'attenzione. Prima di confermare un bonifico, verifica sempre l'IBAN, il beneficiario e la richiesta ricevuta. Un controllo di trenta secondi può evitare perdite economiche molto più significative.

Hai già utilizzato un bonifico istantaneo? Hai notato differenze nei costi applicati dalla tua banca? Hai un dubbio? Scrivilo nei commenti.

lunedì 29 agosto 2022

Criptovalute: opportunità o grande bluff? (3a parte)

Quindi, in conclusione, le criptovalute sono una opportunità o una truffa?

Ovviamente non si può rispondere in modo perentorio e definitivo a questa domanda, cercando di rimanere moralmente onesti nel proprio giudizio.
Sarebbe come stabilire a PRIORI se un coltello sia o meno uno strumento di morte oppure fosse un utile utensile da cucina.

L'uso che se ne fa nel concreto determina quale delle 2 posizioni prevale.
Però, come per il coltello, sicuramente la nascita delle criptovalute nasce da una esigenza. Ovvero quella di creare un sistema di interscambio di valore (in parole povere la funzione della moneta) al di fuori dei circuiti bancari consueti.

I motivi sono vari. E probabilmente questo esplorare queste potenzialità, porta con se la potenzialità di aprire nuovi orizzonti finanziari attualmente non pienamente compresi.

Ci sono delle situazioni (non tanto in Italia ma in alcuni paesi del mondo) in cui il bitcoin (più di altre criptovalute) è andato a sostituire la "classica" moneta circolante e le valute come il dollaro. Un esempio è il LIBANO di questi anni, paese sprofondato in una incredibile crisi finanziaria che sta andando avanti con la genialità dei singoli cittadini che usano le criptovalute per mantenere funzionante il sistema finanziario nazionale (per volesse approfondire si veda https://www.nicolaporro.it/crypto-nft/universita-libanese-blockchain-e-crypto-per-contrastare-la-crisi-nel-paese/ oppure https://www.ofcs.it/economia/libano-la-sfiducia-nelle-banche-provoca-un-boom-di-bitcoin/#gsc.tab=0)

Ma è anche vero che le criptovalute, permettendo lo scambio di denaro al di fuori dei normali circuiti bancari, ha anche avuto un largo uso da parte di criminali comuni e criminalità organizzata per scambi di merce non propriamente legale. Armi, droga e forse anche cose peggiori.

E' sicuro, però, che nella quotidianità questo concetto e questo mercato (quello delle criptovalute) venga usato come specchietto per le allodole e come trucco da prestigiatore per nascondere schemi truffaldini di finti investimenti.
Ora è un pò di moda.

Ti contatto via telefono, ti faccio la pubblicità o mi avvicino a te come fossi un promotore finanziario e accecandoti con mielose parole di facili guadagni in un mercato che sembra il campo dei zecchini d'oro del Gatto e la Volpe di collodiana memoria, il gioco è fatto.
Così si mette in piedi il solito e funzionale schema PONZI, in cui si finge che ci sia un sistema di investimento che funziona ma poi alla fine solo i più furbi guadagnano sulla pelle di moltissimi disgraziati che perdono tutto (dedicheremo un post apposito sugli schemi PONZI, su cosa sono, come funzionano e perchè si chiamano così).

Le prove di quanto diciamo? Beh, una delle più grandi truffe degli ultimi anni è stata la criptovaluta ONE COIN. Anche se in realtà probabilmente non è neanche mai partita, in pochi anni questa finta criptovaluta ha drenato e fatto sparire 4 miliardi di dollari e truffato circa 3 milioni di investitori. (si veda qui 
https://innovazione.tiscali.it/fintech/articoli/truffa-onecoin-e-poyais/ e qui https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bulgaria/One-Coin-storia-della-criptovaluta-che-ha-ingannato-il-mondo-207095 ma il web è pieno di articoli su questa storia).
La cosa curiosa è che noi abbiamo conosciuto ONE COIN quando non la conosceva nessuno, essendo stati invitati ad una riunione esclusiva con persone vicino ai gran capi. Molti anni fa. Quando ancora nessuno sospettava che le cripto potessero essere usate come pretesto per delle truffe. Mi ricordo che alla fine della presentazione tecnica della nuova frontiera del guadagno milionario, novella bitcoin, posi delle semplici domande tecniche sul meccanismo di creazione del valore della moneta e su quali basi sapessero che in pochi anni quella cripto avrebbe aumentato il suo valore.
La pochezza della preparazione degli interlocutori fu sufficiente per comprendere.

Anche da poco, nel Veneto abbiamo avuto lo scoperchiamento di un'altra truffa. Qui nessuna nuova cripto ma solo promesse di rendimenti elevati sugli investimenti sul mercato delle criptovalute. Cifre più basse, solo 100 milionni di euro e circa 6000 persone che hanno perso un mucchio di soldi. Ma il concetto è quello (https://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/cronaca/22_agosto_17/treviso-truffa-criptovalute-scomparsi-100-milioni-euro-tre-indagati-549c27d6-1e72-11ed-86e2-51fb1c7b912a.shtml).

Morale?
Si fa leva sempre sulla relativa ignoranza delle persone. Che non significa che le persone siano stupide. Non solo sono. Anche se spesso ci si intestardisce a voler credere a qualcosa a dispetto di qualsiasi evidenza.
La soluzione è informarsi.
Certo.
Non si può sapere tutto di tutti. Ed infatti, proprio per questo, è necessario trovare persone di fiducia con cui il rapporto si stabilisce pian piano nel corso del tempo e di cui sia possibile verificare la professionalità e affidabilità.

Gente come noi, ad esempio.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 23 agosto 2022

Criptovalute: opportunità o grande bluff? (2a parte)

Una criptovaluta NON è emessa da alcuna banca.

La criptovaluta nasce in seno ad una intuizione matematica di un individuo, che al momento viene replicata da moltissimi altri. In pratica una criptovaluta nasce dalle elaborazioni matematiche di un computer.
Una volta creata una formula, uno o più computer elaborano quella formula matematica fino a giungere ad un risultato. Il risultato è una specie di codice identificativo unico che identifica (appunto) la singola moneta della criptovaluta. Così come ogni banconota ha un suo codice seriale, così ogni criptovaluta ha un suo codice matematico (estremamente complesso) che o identifica.

Questi codici identificativi si aggregano in un file aperto e pubblico (il file viene ovviamente espresso sotto forma di complicatissime formule matematiche) che viene chiamato BLOCKCHAIN, che in inglese significa Catena di Blocco. La blockchain è un registro, espresso con formule matematiche in cui è registrata la genesi e l'identità di ogni singola moneta della criptovaluta di cui parliamo. Non solo. Nella blockchain viene di volta in volta aggiornato anche ogni evento di quella singola moneta. Ovvero chi la prende, chi la vende, quando la vende e così via. E il tutto viene conservato e rimane a disposizione.

Il tutto è partito da una singola criptovaluta, la più famosa e probabilmente quella che ha più valore e sicurezza. Ma solo perchè è quella che ha più popolarità. E' il Bitcoin. La formula del Bitcoin ha in se una furbata. Fin dall'inizio si sapeva che il numero massimo di unità di moneta che era possibile creare era fissato in 21 milioni. Quindi  la formula matematica che crea i bitcoin potrà creare solo 21 milioni di pezzi.

Attualmente sembra che ci siano 18,81 milioni di bitcoin in circolazione. E il numero difficilmente aumenterà. Gli ultimi bitcoin ad essere creati (nel gergo delle cripto si dice "minati" da miniera e minatore....) sono anche i più difficili da estrarre. Occorrono mesi di complicatissime elaborazioni di centinaia o forse migliaia di computer collegati insieme per estrarre il bitcoin in più. E tantissima energia elettrica.
Questo fattore, la limitatezza del numero dei bitcoin, ha fin da subito creato l'effetto scarsità.
E l'effetto scarsità fa aumentare il valore di qualcosa.
Basta dare un'occhiata anche ad altri prodotti. Non appena qualcosa diventa scarso, il suo presso aumenta (vedi pellet o gas ad esempio).
Così nell'anno di uscita del bitcoin (2009) la prima moneta di questa criptovaluta valeva 0,00076 dollari. Praticamente niente. 

Nel corso del tempo il valore di ogni singolo bitcoin è aumentato in modo esponenziale. Toccando 56.000 dollari nel novembre del 2021. 1 bitcoin = 56.000 dollari.
Oggi un bitcoin vale 21.608 dollari. Il che ci mostra quanto effimero e volatile sia il suo reale valore.

E le altre criptovalute?
Dopo l'enorme successo dei bitcoin, diventati più che altro strumento speculativo piuttosto che moneta che serve realmente nell'economia reale per i pagamenti, altri hanno cominciato a seguire la strada battuta dal bitcoin.

Si capiva che si era creato un nuovo mondo di opportunità e di conquista. Favoriti inoltre dalla totale mancanza di legislazione in quasi tutte le nazioni riguardo questo nuovo modo di creare e far circolare il denaro.

Attualmente è impossibile dire quante criptovalute siano state create ed esistano. Qualcuno parla di 17.000 tipi diversi di criptovalute. Ma è difficile star dietro a questi numeri. In primo luogo occorre scremare con le iniziative in fatto di criptovalute e differenziarle da quelle cripto che si sono affermate.

Anzi, per essere più precisi, attualmente il vero cuore caldo della faccenda è la continua e inarrestabile creazione di nuove criptovalute, piuttosto che la cura e distribuzione di quelle esistenti. Perchè?

E' ovvio. Dove sta il maggior guadagno possibile? Nella creazione e lancio di una nuova criptovaluta.

Chi ha avuto l'inconsapevole fortuna (nessuno di chi ha preso i primi bitcoin immaginava l'esplosione di valore di questa specie di moneta nata per gioco) di possedere i primi bitcoin si è trovato dopo pochi anni straricco. Probabilmente molte storie raccontate in questo ambito sono romanzate ma i numeri sono li.
Se io nel 2009 avessi usato 10 dollari per comprare bitcoin a 0,00076, avrei ottenuto 13157 bitcoin (in realtà un pochino di più ma per fare cifra tonda). Se non li avessi mai venduti, adesso avrei un patrimonio di più di 284 milioni di dollari. In soli 13 anni non si è mai vista sul pianeta la possibilità di un investimento così remunerativo.

Se poi fossi stato così bravo da venderli nello scorso novembre, avrei portato a casa l'incredibile cifra di quasi 737 milioni di dollari.
Ma anche se non fossi stato così fortunato o intuitivo e avessi comprato dei bitcoin più avanti, quando il costo era già sostenuto ma il bitcoin ormai ultrafamoso (ad esempio nel mese di gennaio 2016 il suo valore era di circa 400 dollari per bitcoin), ora avrei comunque fatto un ottimo, ottimo investimento.

Comprando 100 bitcoin nel 2016 avrei speso 40.000 dollari e rivendendoli a ottobre/novembre del 2021 avrei guadagnato la comunque fantastica cifra di 5 milioni 560 mila dollari.

Se si comprende questo, si capisce perchè nuove criptovalute siano state create. Per dare la possibilità di creare un nuovo avvenimento esplosivo alla bitcoin. Che per le prime nuove criptovalute è effettivamente successo. 
Ethereum (la seconda criptovaluta più conosciuta al mondo dopo bitcoin) ha iniziato nel 2015 con il valore di 1 dollaro = 1 ethereum. Attualmente vale 1724 dollari ma ha toccato anche la quota di 4058 dollari sempre a novembre 2021.

CONTINUA NEL PROSSIMO ARTICOLO

venerdì 19 agosto 2022

Criptovalute: opportunità o grande bluff? (1a parte)

In questo momento non si fa altro che parlare di criptovalute (o cryptovalute come a qualcuno piace scrivere).

Così, come spesso succede, siamo bombardati da informazioni, notizie e scandali di qualcosa che non è neanche ben chiaro cosa sia.

Cominciamo con il chiarire il nome stesso di questa "novità" della finanza.

Criptovaluta viene dall'unione di 2 parole. La prima è una parola di origine greca (krypton) che significava semplicemente "nascosto". La seconda parola (come molte usate nel nostro italiano) viene dal latino "valere". Letteralmente una criptovaluta sarebbe qualcosa di nascosto che ha valore. 

Più concretamente la parola criptovaluta indica una moneta o un valore finanziario che ha la particolarità di esistere solo in misura virtuale o digitale. Non è qualcosa di fisico ma è una valuta immateriale.

Ora.... se avessimo presentato questo discorso qualche decennio fa, la maggior parte di noi avrebbe strabuzzato gli occhi cercando di capire cosa si possa mai intendere con "immateriale". Al tempo l'idea che i soldi, i piccioli, il denaro fosse qualcosa di concreto e tangibile era molto radicata nelle persone. In alcuni casi anche l'uso dell'assegno veniva visto con sospetto. Ho assistito personalmente ad una trattativa in cui mio padre acquistava del sughero da un vecchio proprietario cercando di pagare con un assegno, momento in cui il venditore rifiutò il pagamento dicendo "No, no. Voglio essere pagato con dei soldi." Come che l'assegno non fossero soldi.

Oggi usiamo bancomat e carte in maniera espansa. Acquistiamo su internet e l'uso del pagamento digitale si è spostato anche nel cellulare. Il denaro è diventato intangibile e immateriale.

Quindi non è difficile comprendere cosa si intenda per valuta virtuale o digitale.
Ma quindi  che differenza c'è fra una valuta nazionale (ad esempio l'euro o il dollaro) e una criptovaluta?

La principale differenza risiede nell'ente (l'entità) che emette e produce la moneta. Questa è la vera differenza. Non tanto il fatto che la criptovaluta sia legata a filo doppio con il mondo digitale, con internet e i computer. No, non è quello il fattore che definisce in modo specifico la criptovaluta.

Una moneta o valuta nazionale è emessa da una specifica istituzione che è la BANCA CENTRALE del paese (o insieme di paesi) di cui la valuta è uno strumento. In Italia, quando c'era la lira, la valuta era emessa dalla Banca d'Italia. Che è un ente pubblico (anche se su questo c'è da dedicare un intero articolo perchè in termini più giuridici esso è una società per azioni privata di diritto pubblico ma questo è un altro discorso).

L'euro è una moneta che rappresenta ed è strumento finanziario dell'Unione Europea ed è emessa dalla Banca Centrale Europea o BCE. Il dollaro lo emette la Federal Reserve, che è la banca centrale degli Stati Uniti d''America e così via.

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