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mercoledì 12 agosto 2026

Perché alcuni Paesi diventano ricchi e altri rimangono indietro? Le 5 regole dell’economia che influenzano anche la nostra vita.

Introduzione

Perché una persona nata in un Paese ricco ha, mediamente, opportunità economiche molto diverse da chi nasce in un Paese povero? E soprattutto: perché alcuni Stati riescono a crescere per decenni, mentre altri rimangono bloccati in una situazione di bassa produttività, salari modesti e debito elevato?

La risposta non è semplicemente «perché hanno più risorse naturali» o «perché lavorano di più». Ci sono Paesi ricchissimi di petrolio che non hanno sviluppato economie diversificate e Paesi privi di grandi risorse naturali che sono diventati potenze economiche.

La mia tesi è che la ricchezza di una nazione dipenda soprattutto dalla capacità di trasformare persone, capitale, tecnologia e istituzioni in produttività.

Possiamo sintetizzare questo processo in cinque regole.

1. La prima ricchezza è la produttività

Immaginiamo due Paesi con un milione di lavoratori. Nel primo ogni lavoratore produce, in media, beni e servizi per 50.000 euro all'anno. Nel secondo ne produce 80.000.

Anche se i lavoratori ricevono stipendi simili e lavorano lo stesso numero di ore, il secondo Paese dispone di una quantità molto maggiore di ricchezza da distribuire.

È questo il concetto fondamentale di produttività: quanto valore riusciamo a produrre utilizzando una determinata quantità di lavoro e capitale.

L'OCSE sottolinea che i miglioramenti della produttività derivano dalla capacità di combinare meglio capitale e lavoro, attraverso innovazione tecnologica, nuove idee e nuovi modelli organizzativi.

Questo spiega anche perché lavorare semplicemente più ore non è una strategia sufficiente. Se un lavoratore produce 20 euro di valore all'ora, portarlo da 8 a 10 ore aumenta la produzione. Ma se, grazie a tecnologia, formazione e organizzazione, arriva a produrre 30 euro all'ora, l'effetto economico è molto più potente.

La vera domanda, quindi, non è "quanto lavoriamo?", ma "quanto valore riusciamo a creare per ogni ora lavorata?".

2. I Paesi ricchi investono nel capitale umano

La seconda regola riguarda le persone.

Un computer, una macchina industriale o un sistema di intelligenza artificiale possono essere disponibili in molti Paesi contemporaneamente. Ma il risultato che producono dipende anche dalla capacità delle persone di utilizzarli.

Un'impresa che acquista un macchinario da 500.000 euro ma non possiede personale adeguatamente formato potrebbe ottenere risultati inferiori rispetto a un concorrente che utilizza una macchina simile con tecnici più preparati.

L'OCSE evidenzia proprio il ruolo delle competenze, della formazione e dell'apprendimento continuo nella capacità di sostenere produttività e crescita.

Per questo considero istruzione e formazione una forma di investimento, non semplicemente una spesa pubblica.

Una nazione che investe 1 miliardo in scuole, università, formazione tecnica e competenze digitali non sta necessariamente "consumando" 1 miliardo: potrebbe creare le condizioni affinché quel capitale umano produca molti miliardi di valore nei decenni successivi.

Ed è qui che emerge una delle differenze più importanti tra Paesi che convergono verso i livelli dei Paesi ricchi e Paesi che rimangono indietro.

3. Le istituzioni contano più delle risorse naturali

La terza regola è forse la meno evidente: le regole del gioco influenzano enormemente la capacità di creare ricchezza.

Un imprenditore è più disposto a investire se sa che un contratto verrà rispettato, che la proprietà privata è tutelata, che la giustizia funziona e che le regole fiscali e amministrative non cambiano continuamente.

Al contrario, quando prevalgono corruzione, burocrazia inefficiente, incertezza normativa o scarsa tutela della proprietà, gli investimenti diventano più rischiosi.

Il capitale tende quindi a cercare ambienti nei quali possa essere utilizzato con maggiore sicurezza.

Non significa che tasse basse equivalgano automaticamente a crescita. Significa piuttosto che il sistema deve rendere conveniente produrre, investire, assumere e innovare.

È una distinzione fondamentale.

4. La tecnologia moltiplica ciò che un Paese sa già fare

La quarta regola riguarda l'innovazione.

L'intelligenza artificiale rappresenta oggi un esempio perfetto. La stessa tecnologia può produrre risultati completamente diversi in due economie.

In un Paese con lavoratori qualificati, imprese dinamiche, infrastrutture digitali e accesso ai capitali, l'AI può aumentare fortemente la produttività.

In un'economia caratterizzata da imprese molto piccole, scarsi investimenti e competenze insufficienti, la stessa tecnologia potrebbe diffondersi molto più lentamente.

Quindi la tecnologia non sostituisce automaticamente le condizioni necessarie alla crescita: spesso le amplifica.

Un Paese efficiente può diventare ancora più efficiente. Un Paese inefficiente può invece utilizzare male anche la tecnologia più avanzata.

5. La crescita deve essere abbastanza lunga da diventare ricchezza

Ed eccoci alla quinta regola: piccole differenze percentuali, mantenute per molti anni, producono enormi differenze finali.

Supponiamo che due economie partano entrambe da un reddito medio di 30.000 euro.

Se la prima cresce dell'1% reale all'anno e la seconda del 3%, dopo 30 anni la differenza sarà enorme.

Con una crescita composta dell'1%, 30.000 euro diventano circa 40.500 euro. Con il 3%, diventano circa 72.800 euro.

Non è magia: è l'effetto della capitalizzazione nel tempo.

Ed è proprio questo il problema di economie che crescono poco per molti anni. Un +0,5% o +1% annuo può sembrare irrilevante nella vita quotidiana, ma accumulato per decenni determina differenze enormi in salari, pensioni, servizi pubblici e capacità di investimento.

L'Italia offre un esempio interessante. Secondo le previsioni della Commissione europea pubblicate nel maggio 2026, il PIL reale italiano è atteso crescere dello 0,5% nel 2026, dopo un analogo +0,5% nel 2025.

Questo non significa che l'Italia sia destinata a impoverirsi. Significa però che una crescita così contenuta rende molto più difficile aumentare rapidamente il reddito pro capite, sostenere il welfare e ridurre il peso del debito.

Anche per questo l'Unione europea ha introdotto un nuovo quadro di governance economica, entrato in vigore il 30 aprile 2024, che lega maggiormente sostenibilità dei conti pubblici, riforme e investimenti.

La mia teoria: la ricchezza è un circolo, non un evento

La mia conclusione è che la ricchezza di un Paese non dipenda da una singola "ricetta".

È più corretto immaginarla come un circolo virtuoso:

istruzione → competenze → produttività → salari e profitti → risparmio e investimenti → innovazione → maggiore produttività.

Quando questo circolo funziona, ogni generazione può partire da una posizione leggermente migliore della precedente.

Quando invece il meccanismo si inceppa, accade l'opposto: bassa produttività significa salari più bassi, minori investimenti, minore innovazione e minori risorse disponibili per migliorare infrastrutture e formazione.

È anche per questo che il divario tra Paesi può diventare persistente.

Educazione finanziaria in pillole

Per il cittadino comune questa teoria ha una conseguenza molto concreta: il reddito personale non dipende soltanto da quanto lavoriamo, ma anche dal valore economico delle competenze che possediamo.

Imparare una nuova competenza, utilizzare meglio la tecnologia, migliorare la propria professionalità o comprendere il funzionamento dell'economia può essere considerato un investimento sul proprio capitale umano.

E c'è una seconda lezione: quando si valuta l'economia di un Paese, non bisogna guardare soltanto al PIL dell'anno corrente. Bisogna chiedersi quanto quel Paese è capace di aumentare la propria produttività nei prossimi dieci o vent'anni.

È probabilmente una delle domande economiche più importanti anche per capire il nostro futuro personale.

Secondo te, quali sono oggi i principali ostacoli che impediscono all'Italia di crescere più velocemente? Hai un'opinione o un'esperienza da raccontare? Scrivila nei commenti.

martedì 8 novembre 2022

Cosa è il pareggio di bilancio di uno stato?

Mi ha sempre colpito come, in certi frangenti, determinate parole o concetti base tendano a diventare "famosissimi" e quindi essere sulla bocca di tutti.

Per poi attendere la fine di quella moda e tornare nell'anonimato.
Un pò come succede per molti cantanti, gruppi musicali, starlette o attori/attrici.

In un momento non li conosce nessuno.
In un altro momento ne parlato tutti, anche in un modo esagerato.
In un altro momento ancora, nessuno (se non gli addetti ai lavori) ne parla più.

Certi concetti economici e/o finanziari ripercorrono lo stesso schema.

Relegati nei libri di economia prima, sulla bocca di tutti dopo e di nuovo dimenticati.

Uno di questi concetti è il pareggio di bilancio.
Soprattutto in contesto pubblico. I TG, i giornali e i talk show ne parlano.

Il Rispetto dei Parametri è un altro termine che simboleggia e affianca il pareggio di bilancio.

A parte che il nome stesso, Rispetto dei Parametri, ricorda fin troppo un altisonante nome dato ad una divinità, la domanda è sempre: CHI STABILISCE CHI SIANO I SACRI PARAMETRI DA RISPETTARE?

Ovviamente gli esperti. Che poi non si sa mai chi siano costoro, oscuri trafficanti di normative sepolti in qualche ufficio periferico di Bruxelles. Chissà....

Ma parlavamo di pareggio di bilancio. 
Un pareggio di bilancio è semplicemente, in un rendiconto di entrate e uscite, una situazione in cui, appunto, vi è una corrispondenza o esattezza fra le uscite e le entrate.

Semplice? Certo. Ma non fidiamoci dell'apparenza.

In bilancio finanziario (sia che parliamo di azienda che di una famiglia che di un ente pubblico) ci sono molti fattori non oggettivi che determinano cosa è un entrata e cosa un uscita.

A livello basico non vi è complessità. Una uscita è una perdita di denaro, una entrata è un afflusso di denaro.
Ma quando si valutano situazione complesse, determinare cosa si una perdita o un'uscita è più complesso. E si fanno valutazioni. Al punto che gli enti preposti al controllo continuano a emettere regole per stabilire una certa oggettività di valutazione.
Ma ciò non toglie che queste regole siano sempre e soltanto accordi.

Per uno stato, pareggio di bilancio vuol dire che le uscite statali sono state pari alle entrate statali. E quindi questo può sembrare una cosa buona.
Ma non lo è necessariamente.

Se infatti osserviamo che le spese di uno stato diventano la ricchezza di aziende e privati (sono servizi erogati al cittadino) e se osserviamo che le entrate di uno stato sono ricchezza di aziende e privati che vengono portate via (le tasse), allora si capisce che in un bilancio in pareggio, uno stato da al cittadino quanto un cittadino da allo stato.

Il che sembrerebbe giusto. Ma significa solo che lo stato non sta creando ricchezza. E questo porta al fatto che se un popolo, una nazione vuole crescere, tale crescita debba arrivare SOLAMENTE dalle maggiori entrate del cittadino stesso.

Lo stato non contribuisce all'economia. Questo è un pareggio di bilancio. Egli tanto prende e tanto da.
Questo può piacere a qualcuno ma occorre osservare che in questo modo tutta, e diciamo tutta, l'iniziativa di crescita è demandata al privato.
Che, quando non è organizzato, non può attuare delle iniziative valide per la crescita.

Un esempio semplice semplice sono gli investimenti strutturali. CHE NON POSSONO ESSERE FATTI DA UN PRIVATO, per quanto sia ricco e grande.
Come fa un privato a costruire strade, a creare linee ferroviarie o a determinare costi di trasporto più abbordabili (si veda in Sardegna il problema della continuità territoriale?).

Qui si scontrano 2 visioni dell'economia. Da una parte quella keynesiana in cui si sostiene che anche in una economia di mercato, lo stato è fondamentale per gli investimenti pubblici. Dall'altra quella neo-liberista in cui si sostiene che lo stato deve di fatto scomparire e farsi da parte, lasciando ai mercati tutto il potere.

Ovviamente non nasconderemo che riteniamo questa seconda visione sbagliata. Non vogliamo essere imparziali. Avremo modo di dimostrarlo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

lunedì 29 agosto 2022

Criptovalute: opportunità o grande bluff? (3a parte)

Quindi, in conclusione, le criptovalute sono una opportunità o una truffa?

Ovviamente non si può rispondere in modo perentorio e definitivo a questa domanda, cercando di rimanere moralmente onesti nel proprio giudizio.
Sarebbe come stabilire a PRIORI se un coltello sia o meno uno strumento di morte oppure fosse un utile utensile da cucina.

L'uso che se ne fa nel concreto determina quale delle 2 posizioni prevale.
Però, come per il coltello, sicuramente la nascita delle criptovalute nasce da una esigenza. Ovvero quella di creare un sistema di interscambio di valore (in parole povere la funzione della moneta) al di fuori dei circuiti bancari consueti.

I motivi sono vari. E probabilmente questo esplorare queste potenzialità, porta con se la potenzialità di aprire nuovi orizzonti finanziari attualmente non pienamente compresi.

Ci sono delle situazioni (non tanto in Italia ma in alcuni paesi del mondo) in cui il bitcoin (più di altre criptovalute) è andato a sostituire la "classica" moneta circolante e le valute come il dollaro. Un esempio è il LIBANO di questi anni, paese sprofondato in una incredibile crisi finanziaria che sta andando avanti con la genialità dei singoli cittadini che usano le criptovalute per mantenere funzionante il sistema finanziario nazionale (per volesse approfondire si veda https://www.nicolaporro.it/crypto-nft/universita-libanese-blockchain-e-crypto-per-contrastare-la-crisi-nel-paese/ oppure https://www.ofcs.it/economia/libano-la-sfiducia-nelle-banche-provoca-un-boom-di-bitcoin/#gsc.tab=0)

Ma è anche vero che le criptovalute, permettendo lo scambio di denaro al di fuori dei normali circuiti bancari, ha anche avuto un largo uso da parte di criminali comuni e criminalità organizzata per scambi di merce non propriamente legale. Armi, droga e forse anche cose peggiori.

E' sicuro, però, che nella quotidianità questo concetto e questo mercato (quello delle criptovalute) venga usato come specchietto per le allodole e come trucco da prestigiatore per nascondere schemi truffaldini di finti investimenti.
Ora è un pò di moda.

Ti contatto via telefono, ti faccio la pubblicità o mi avvicino a te come fossi un promotore finanziario e accecandoti con mielose parole di facili guadagni in un mercato che sembra il campo dei zecchini d'oro del Gatto e la Volpe di collodiana memoria, il gioco è fatto.
Così si mette in piedi il solito e funzionale schema PONZI, in cui si finge che ci sia un sistema di investimento che funziona ma poi alla fine solo i più furbi guadagnano sulla pelle di moltissimi disgraziati che perdono tutto (dedicheremo un post apposito sugli schemi PONZI, su cosa sono, come funzionano e perchè si chiamano così).

Le prove di quanto diciamo? Beh, una delle più grandi truffe degli ultimi anni è stata la criptovaluta ONE COIN. Anche se in realtà probabilmente non è neanche mai partita, in pochi anni questa finta criptovaluta ha drenato e fatto sparire 4 miliardi di dollari e truffato circa 3 milioni di investitori. (si veda qui 
https://innovazione.tiscali.it/fintech/articoli/truffa-onecoin-e-poyais/ e qui https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bulgaria/One-Coin-storia-della-criptovaluta-che-ha-ingannato-il-mondo-207095 ma il web è pieno di articoli su questa storia).
La cosa curiosa è che noi abbiamo conosciuto ONE COIN quando non la conosceva nessuno, essendo stati invitati ad una riunione esclusiva con persone vicino ai gran capi. Molti anni fa. Quando ancora nessuno sospettava che le cripto potessero essere usate come pretesto per delle truffe. Mi ricordo che alla fine della presentazione tecnica della nuova frontiera del guadagno milionario, novella bitcoin, posi delle semplici domande tecniche sul meccanismo di creazione del valore della moneta e su quali basi sapessero che in pochi anni quella cripto avrebbe aumentato il suo valore.
La pochezza della preparazione degli interlocutori fu sufficiente per comprendere.

Anche da poco, nel Veneto abbiamo avuto lo scoperchiamento di un'altra truffa. Qui nessuna nuova cripto ma solo promesse di rendimenti elevati sugli investimenti sul mercato delle criptovalute. Cifre più basse, solo 100 milionni di euro e circa 6000 persone che hanno perso un mucchio di soldi. Ma il concetto è quello (https://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/cronaca/22_agosto_17/treviso-truffa-criptovalute-scomparsi-100-milioni-euro-tre-indagati-549c27d6-1e72-11ed-86e2-51fb1c7b912a.shtml).

Morale?
Si fa leva sempre sulla relativa ignoranza delle persone. Che non significa che le persone siano stupide. Non solo sono. Anche se spesso ci si intestardisce a voler credere a qualcosa a dispetto di qualsiasi evidenza.
La soluzione è informarsi.
Certo.
Non si può sapere tutto di tutti. Ed infatti, proprio per questo, è necessario trovare persone di fiducia con cui il rapporto si stabilisce pian piano nel corso del tempo e di cui sia possibile verificare la professionalità e affidabilità.

Gente come noi, ad esempio.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 23 agosto 2022

Criptovalute: opportunità o grande bluff? (2a parte)

Una criptovaluta NON è emessa da alcuna banca.

La criptovaluta nasce in seno ad una intuizione matematica di un individuo, che al momento viene replicata da moltissimi altri. In pratica una criptovaluta nasce dalle elaborazioni matematiche di un computer.
Una volta creata una formula, uno o più computer elaborano quella formula matematica fino a giungere ad un risultato. Il risultato è una specie di codice identificativo unico che identifica (appunto) la singola moneta della criptovaluta. Così come ogni banconota ha un suo codice seriale, così ogni criptovaluta ha un suo codice matematico (estremamente complesso) che o identifica.

Questi codici identificativi si aggregano in un file aperto e pubblico (il file viene ovviamente espresso sotto forma di complicatissime formule matematiche) che viene chiamato BLOCKCHAIN, che in inglese significa Catena di Blocco. La blockchain è un registro, espresso con formule matematiche in cui è registrata la genesi e l'identità di ogni singola moneta della criptovaluta di cui parliamo. Non solo. Nella blockchain viene di volta in volta aggiornato anche ogni evento di quella singola moneta. Ovvero chi la prende, chi la vende, quando la vende e così via. E il tutto viene conservato e rimane a disposizione.

Il tutto è partito da una singola criptovaluta, la più famosa e probabilmente quella che ha più valore e sicurezza. Ma solo perchè è quella che ha più popolarità. E' il Bitcoin. La formula del Bitcoin ha in se una furbata. Fin dall'inizio si sapeva che il numero massimo di unità di moneta che era possibile creare era fissato in 21 milioni. Quindi  la formula matematica che crea i bitcoin potrà creare solo 21 milioni di pezzi.

Attualmente sembra che ci siano 18,81 milioni di bitcoin in circolazione. E il numero difficilmente aumenterà. Gli ultimi bitcoin ad essere creati (nel gergo delle cripto si dice "minati" da miniera e minatore....) sono anche i più difficili da estrarre. Occorrono mesi di complicatissime elaborazioni di centinaia o forse migliaia di computer collegati insieme per estrarre il bitcoin in più. E tantissima energia elettrica.
Questo fattore, la limitatezza del numero dei bitcoin, ha fin da subito creato l'effetto scarsità.
E l'effetto scarsità fa aumentare il valore di qualcosa.
Basta dare un'occhiata anche ad altri prodotti. Non appena qualcosa diventa scarso, il suo presso aumenta (vedi pellet o gas ad esempio).
Così nell'anno di uscita del bitcoin (2009) la prima moneta di questa criptovaluta valeva 0,00076 dollari. Praticamente niente. 

Nel corso del tempo il valore di ogni singolo bitcoin è aumentato in modo esponenziale. Toccando 56.000 dollari nel novembre del 2021. 1 bitcoin = 56.000 dollari.
Oggi un bitcoin vale 21.608 dollari. Il che ci mostra quanto effimero e volatile sia il suo reale valore.

E le altre criptovalute?
Dopo l'enorme successo dei bitcoin, diventati più che altro strumento speculativo piuttosto che moneta che serve realmente nell'economia reale per i pagamenti, altri hanno cominciato a seguire la strada battuta dal bitcoin.

Si capiva che si era creato un nuovo mondo di opportunità e di conquista. Favoriti inoltre dalla totale mancanza di legislazione in quasi tutte le nazioni riguardo questo nuovo modo di creare e far circolare il denaro.

Attualmente è impossibile dire quante criptovalute siano state create ed esistano. Qualcuno parla di 17.000 tipi diversi di criptovalute. Ma è difficile star dietro a questi numeri. In primo luogo occorre scremare con le iniziative in fatto di criptovalute e differenziarle da quelle cripto che si sono affermate.

Anzi, per essere più precisi, attualmente il vero cuore caldo della faccenda è la continua e inarrestabile creazione di nuove criptovalute, piuttosto che la cura e distribuzione di quelle esistenti. Perchè?

E' ovvio. Dove sta il maggior guadagno possibile? Nella creazione e lancio di una nuova criptovaluta.

Chi ha avuto l'inconsapevole fortuna (nessuno di chi ha preso i primi bitcoin immaginava l'esplosione di valore di questa specie di moneta nata per gioco) di possedere i primi bitcoin si è trovato dopo pochi anni straricco. Probabilmente molte storie raccontate in questo ambito sono romanzate ma i numeri sono li.
Se io nel 2009 avessi usato 10 dollari per comprare bitcoin a 0,00076, avrei ottenuto 13157 bitcoin (in realtà un pochino di più ma per fare cifra tonda). Se non li avessi mai venduti, adesso avrei un patrimonio di più di 284 milioni di dollari. In soli 13 anni non si è mai vista sul pianeta la possibilità di un investimento così remunerativo.

Se poi fossi stato così bravo da venderli nello scorso novembre, avrei portato a casa l'incredibile cifra di quasi 737 milioni di dollari.
Ma anche se non fossi stato così fortunato o intuitivo e avessi comprato dei bitcoin più avanti, quando il costo era già sostenuto ma il bitcoin ormai ultrafamoso (ad esempio nel mese di gennaio 2016 il suo valore era di circa 400 dollari per bitcoin), ora avrei comunque fatto un ottimo, ottimo investimento.

Comprando 100 bitcoin nel 2016 avrei speso 40.000 dollari e rivendendoli a ottobre/novembre del 2021 avrei guadagnato la comunque fantastica cifra di 5 milioni 560 mila dollari.

Se si comprende questo, si capisce perchè nuove criptovalute siano state create. Per dare la possibilità di creare un nuovo avvenimento esplosivo alla bitcoin. Che per le prime nuove criptovalute è effettivamente successo. 
Ethereum (la seconda criptovaluta più conosciuta al mondo dopo bitcoin) ha iniziato nel 2015 con il valore di 1 dollaro = 1 ethereum. Attualmente vale 1724 dollari ma ha toccato anche la quota di 4058 dollari sempre a novembre 2021.

CONTINUA NEL PROSSIMO ARTICOLO

venerdì 19 agosto 2022

Criptovalute: opportunità o grande bluff? (1a parte)

In questo momento non si fa altro che parlare di criptovalute (o cryptovalute come a qualcuno piace scrivere).

Così, come spesso succede, siamo bombardati da informazioni, notizie e scandali di qualcosa che non è neanche ben chiaro cosa sia.

Cominciamo con il chiarire il nome stesso di questa "novità" della finanza.

Criptovaluta viene dall'unione di 2 parole. La prima è una parola di origine greca (krypton) che significava semplicemente "nascosto". La seconda parola (come molte usate nel nostro italiano) viene dal latino "valere". Letteralmente una criptovaluta sarebbe qualcosa di nascosto che ha valore. 

Più concretamente la parola criptovaluta indica una moneta o un valore finanziario che ha la particolarità di esistere solo in misura virtuale o digitale. Non è qualcosa di fisico ma è una valuta immateriale.

Ora.... se avessimo presentato questo discorso qualche decennio fa, la maggior parte di noi avrebbe strabuzzato gli occhi cercando di capire cosa si possa mai intendere con "immateriale". Al tempo l'idea che i soldi, i piccioli, il denaro fosse qualcosa di concreto e tangibile era molto radicata nelle persone. In alcuni casi anche l'uso dell'assegno veniva visto con sospetto. Ho assistito personalmente ad una trattativa in cui mio padre acquistava del sughero da un vecchio proprietario cercando di pagare con un assegno, momento in cui il venditore rifiutò il pagamento dicendo "No, no. Voglio essere pagato con dei soldi." Come che l'assegno non fossero soldi.

Oggi usiamo bancomat e carte in maniera espansa. Acquistiamo su internet e l'uso del pagamento digitale si è spostato anche nel cellulare. Il denaro è diventato intangibile e immateriale.

Quindi non è difficile comprendere cosa si intenda per valuta virtuale o digitale.
Ma quindi  che differenza c'è fra una valuta nazionale (ad esempio l'euro o il dollaro) e una criptovaluta?

La principale differenza risiede nell'ente (l'entità) che emette e produce la moneta. Questa è la vera differenza. Non tanto il fatto che la criptovaluta sia legata a filo doppio con il mondo digitale, con internet e i computer. No, non è quello il fattore che definisce in modo specifico la criptovaluta.

Una moneta o valuta nazionale è emessa da una specifica istituzione che è la BANCA CENTRALE del paese (o insieme di paesi) di cui la valuta è uno strumento. In Italia, quando c'era la lira, la valuta era emessa dalla Banca d'Italia. Che è un ente pubblico (anche se su questo c'è da dedicare un intero articolo perchè in termini più giuridici esso è una società per azioni privata di diritto pubblico ma questo è un altro discorso).

L'euro è una moneta che rappresenta ed è strumento finanziario dell'Unione Europea ed è emessa dalla Banca Centrale Europea o BCE. Il dollaro lo emette la Federal Reserve, che è la banca centrale degli Stati Uniti d''America e così via.

lunedì 1 agosto 2022

Rialzo dei tassi.... Perchè

E così fu che il rialzo dei tassi arrivò.

Tanto tuonò che piovve, dice il proverbio.

Questo blog vuole semplificare alcuni contenuti economici e finanziari e con questo scopo oggi proveremo ad analizzare cosa effettivamente succede quando una banca centrale aumenta i tassi e perchè lo fa.

Prima di capirlo, occorre comprendere che l'economia moderna di un certo territorio politicamente omogeneo ha 2 campi distinti ma completamente legati l'uno all'altro: il campo economico e il campo monetario.

Certo... abbiamo detto che dovremmo rivolgerci ad un territorio politicamente omogeneo e in questo momento l'Unione Europea è tutto tranne che un campo politicamente omogeneo.
E questo è probabilmente il peccato originale dell'Euro. Una moneta unica diffusa in un insieme di stati diversi, con leggi sul lavoro diverse, con esigenze strategiche diverse e con equilibri sociali diversi.

Ma questo è l'argomento di un altro post. Per ora faremo finta che l'UE sia uno stato abbastanza unito e politicamente e economicamente coerente.

L'economia di un'area viene rappresentata e supportata dalla finanza. Nel senso che la produzione reale (in un mondo evoluto come il nostro) ha assolutamente bisogno di essere rappresentata da dei valori simbolici espressi in denaro.
Da una parte abbiamo terreni coltivati, verdura, allevamento, minerali, energia, macchine, utensili, fabbriche, servizi, etc...  tutte cose tangibili, produzione reale.
Dall'altra abbiamo il valore di queste cose in modo che siano scambiabili. Quindi prezzo, moneta, valori, prestiti, debiti, etc...

Quando una economia va bene e c'è produzione il sistema richiede più denaro perchè c'è bisogno che il sistema produttivo venga "lubrificato". Senza olio (denaro) il sistema si grippa e si rompe per mancanza di capacità di far fluire da un punto all'altro del sistema quanto viene prodotto.
In una situazione del genere il centro decisionale finanziario (in genere la banca centrale, in Europa ora la BCE) decide di immettere nel sistema più liquidità, più denaro.

E lo fa rendendo appetibile ai principali compratori di denaro (le singole banche commerciali) acquistare denaro. Se il denaro costa poco, vale poco.
Quindi imprenditori e investitori preferiranno indirizzare le loro risorse verso gli impieghi che più di altri hanno un rendimento che consentirà loro di guadagnare di più.

Se esistono rendimenti finanziari "alti" (costo del denaro alto significa che costa di più per chi lo acquista ma anche che rende di più per chi lo vende o ci investe!) tali investimenti attireranno l'attenzione di imprenditori e investitori con capitale disponibile. Probabilmente uno degli obiettivi della BCE è attirare denaro da altre economie extraeuropee per convogliarli nelle casse della UE.
Perchè quando una moneta aumenta i tassi di interesse, questo provvedimento è aperto a tutto il mondo, in un mercato finanziario praticamente in funzione 24 ore su 24, sette giorni su 7, 12 mesi all'anno.

Ora, se ben guardiamo, ci troviamo in una situazione veramente curiosa.
L'Unione Europea presenta un tasso di inflazione notevolmente alto rispetto ai parametri e alle previsioni di chi l'Euro l'ha creato ma ciononostante un tasso di crescita e di sviluppo dell'economia fortemente deficitario (soprattutto se paragonato a locomotive come il sud-est asiatico o gli USA).
Se proprio volessimo essere precisi, non ci troviamo in un periodo inflattivo (inflazione in aumento) ma in un periodo di STAGFLAZIONE.

Che altro non è che l'unione delle parole "stagnazione" + "inflazione". La stagflazione indica una situazione di aumento dei prezzi e della massa di denaro circolante unito ad un periodo di recessione economica o di forte ritardo di sviluppo.

La domanda è: siamo sicuri che l'aumento dei tassi di interesse sull'euro (quelli attuali e quelli futuri) sia stata la miglior mossa da fare?
Ne riparleremo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

giovedì 28 luglio 2022

L'economia italiana è aiutata dalle dinamiche dell'euro?

Periodicamente è impossibile per un blog che affronta temi finanziari, non tornare a parlare di EURO.

Cosa sia l'euro, ormai anche i sassi lo sanno. Eppure... Eppure questo è uno dei tanti argomenti su cui la presunzione di conoscenza esplode e crea dei danni incredibili dal punto della vista della comprensione.

Facciamo un breve test di conoscenza dell'argomento. Per giocare, non in modo serio...

Domande:

1. Che tipo di moneta è l'euro? Una moneta nazionale o no?
2. A quale controvalore reale è legato il suo valore finanziario?
3. L'euro è una moneta che segue i valori produttivi o si adegua a qualche valore relativo all'occupazione?
4. Quale era lo scopo dichiarato dell'euro e quale potrebbe essere quello attuale?
5. Chi è il proprietario dell'euro?

Le risposta a queste domande sono state già date nel blog più e più volte. E se qualcuno leggendo questo articolo fosse curioso, può scriverci e gliele riassumiamo in una risposta personalizzata.

Ma il succo di base è che le persone, il comune cittadino usa tranquillamente questo strumento ogni giorno e non si rende minimamente conto che esso NON E' semplicemente una moneta che ha sostituito la vecchia LIRA dello stato italiano.

Non è una LIRA aggiornata e che opera su tutta l'unione europea. NO!
L'euro è uno strumento con caratteristiche particolari, molto diverse da quelle della lira.

Ecco perchè l'Italia è in difficoltà. L'economia italiana, se si osservano i dati, ha cominciato a declinare in un momento particolare. E questo momento corrisponde al 1999.
Fino al 1998, l'Italia era la 5° economia mondiale (davanti solo USA, Giappone, Germania, Francia) e dietro di noi avevano il Regno Unito (UK), la Cina, la Russia, il Canada e l'India.
Oggi? Oggi siamo l'ottava economia mondiale. Il Regno Unito, la Cina e l'India ci hanno superato e Brasile e Russia (soprattutto) sono alle spalle pronte per il sorpasso.
Ci lamentavamo, dicevamo che in Italia c'erano tante cose che non andavano bene. E questo era vero. Ma in effetti, per una sorta di brutto vizio italico, l'attenzione andava solo sulle cose negative e non sulle cose positive.
Ci lamentavamo dell'inflazione (al tempo +2%). Oggi? +8%!!!
Ci lamentavamo della disoccupazione (al tempo 8,3%) e adesso viaggiamo tra il 9,5 e il 10%.
Ci lamentavamo della burocrazia, dell'inefficienza amministrativa e della corruzione. E adesso? Nel migliore dei casi uguale.
Ci lamentavamo del carico fiscale ma chi adesso vuole alzare la mano dicendo che la tassazione è più bassa e socialmente equa?
E il fatto che negli ultimi 20 anni il gettito incassato in imposte e tasse dello stato sia aumentato in modo esponenziale (Vedi il grafico) ha portato ad un aumento dei servizi pubblici e (soprattutto) ad una maggiore qualità ed efficienza degli stessi?


Ma seriamente?
Aumentano le entrate fiscali e io genitore mi ritrovo a dover portare la carta igienica alla scuola di mio figlio perchè il ministero non ha le risorse (fatto realmente accaduto)?

E' evidente che la storia non è come qualcuno (più di uno) l'ha raccontata.
E' evidente che la capacità di percepire i dati e i fatti e quindi esprimere una corretta opinione da parte del cittadino medio è fortemente limitata.
Non per colpa sua. Forse c'è un pizzico di ignoranza (che non è una colpa ma uno stato di fatto) e forse un pizzico di pigrizia nello spostarsi dal proprio divano e andare a trovare i dati reali al di là di quello che il sistema di comunicazione di massa espone.
Ma c'è sicuramente qualcuno che si avvantaggia di questa percezione distorta.

Il problema non è l'euro in se. Ma ciò che esso rappresenta.
E' evidente che l'economia italiana è stata svantaggiata dall'ingresso nel sistema di moneta unica. Lo dicono i fatti e i numeri.
Svantaggiata vuol dire che se mettiamo sulla bilancia vantaggi e svantaggi, la bilancia pende sui vantaggi. Non vuol dire che entrare nell'euro non abbia comportato dei vantaggi.
Li abbiamo avuti. Ma li abbiamo pagati più di quanto ci abbiano reso.
Abbiamo perso il controllo della politica monetaria, siamo diventati un'economia rigida e non competitiva, i prezzi sono saliti (negatelo) e stipendi e ricavi no.
Le aziende italiane hanno chiuso e delocalizzato nell'est Europa. Il lavoro è diventato più precario. Il fisco più accanito e implacabile senza che questo abbia comportato la caccia ai veri evasori, quelli grandi, quelli che siccome hanno i soldi riescono a creare sistemi conformi alla legge per evitare di pagare le tasse in Italia.

L'economia italiana ha perso con l'euro. L'economia tedesca e francese ha vinto con l'euro. I più grandi teorici e fautori dell'euro hanno il loro background storico nel mondo finanziario/culturale franco-tedesco.
Ne riparleremo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

mercoledì 6 luglio 2022

Indebitamento e produzione

La parola indebitamento non è molto gradita nè amata dalle persone.

Quando si parla di indebitarsi, subito la mente va a situazioni non piacevoli e ad una condizione operativa non ottimale.

Non è per niente un caso che qualcuno usi l'espressione "Brutto come un debito" quando vuole esprimere un giudizio sulla bellezza di un'altra persona.

Tralasciando questo argomento di gustosa conversazione, il punto che volevamo sottolineare è come, facilmente, si confondano i termini DEBITO e INVESTIMENTO.

Ma forse stiamo correndo troppo. Facciamo un passo indietro. Cosa è un debito?

La parola debito non è un termine di solo uso finanziario. Non riguarda solo i soldi. Tant'è che si parla di "debiti formativi" nell'ambito della scuola quando uno studente non è andato bene oppure di parla di "debito morale" quando qualcuno ha fatto qualcosa per noi e ci tocca restituire il favore.
Un debito è una obbligazione di dare o restituire qualcosa, spesso riferito a entità monetarie (fonte TRECCANI).

Faccio debito quando qualcuno mi fornisce (presta) qualcosa e io lo debbo restituire. La situazione è classica nel mondo della finanza.
Ho necessità (per qualsiasi motivo, e dopo approfondiremo questo) di denaro e qualcuno me lo presta. Con l'accordo che glielo debba restituire in modo e tempi da stabilire. Qualche volta senza dover pagare il servizio e molto spesso dovendo pagare il servizio.

Ma cosa è un INVESTIMENTO? 
Un investimento è l'utilizzo di una certa quantità di denaro (ma può essere esteso anche all'utilizzo di cose, attrezzature, lavoro e conoscenza) per ottenere/realizzare un qualcosa che più avanti nel tempo mi consenta di guadagnare più denaro.
L'esempio arriva dalla natura. Ed è la prima forma di investimento che l'uomo ha conosciuto.

Si parla di agricoltura. Io ho un tot di semenze e le pianto. Pianto dei semi per avere delle piantagioni che poi produrranno un raccolto di qualcosa per cui avrò un rientro maggiore del valore di ciò che mi sono privato in un primo momento.
Questa è la teoria dei fagioli. Uso dei fagioli per far si che un domani abbia molti più fagioli.

Alcune volte ci si trova in una situazione in cui non si hanno semi da piantare ovvero, nella pratica, non si hanno soldi per effettuare un certo investimento.
E' in questi casi che si va da qualcuno che i soldi li ha e ne ha in eccesso (relativamente). Per farseli prestare.
Si fa, quindi, un debito per realizzare un investimento.
Realizzato l'investimento si avranno i soldi per ripagare il debito e (si spera) ne avanzeranno per noi.

Questo è il processo imprenditoriale. In cui un soggetto assume su di se il rischio di questa iniziativa. Ma se le cose vanno bene anche i benefici.

Che comunque non saranno solo a suo vantaggio. Perchè quando si realizza qualcosa di utile, anche se i profitti vanno solo a chi ha realizzato l'opera, spesso i vantaggi vengono distribuiti in tutta la popolazione e società. Immaginiamo che in città apra un nuovo negozio particolare. Una fumetteria o un negozio particolare di artigianato.
Il fatto stesso che questo negozio esista e che potenzialmente ci possa comprare qualcosa migliora automaticamente la mia qualità di vita. E quindi rende tutti un pò più "ricchi".

Indebitarsi non dovrebbe essere quindi una cosa spaventosa. Non di per se.
Spesso è stato il motore della crescita di società e nazioni.
Ci sono motivi e motivi per indebitarsi.

Una persona può prendere dei soldi in prestito per migliorare la qualità della sua vita, per fronteggiare una emergenza, per assicurare gli studi di un figlio e per realizzare un investimento.
In questo caso indebitarsi non è una cosa negativa.
In generale.

Che poi, tutte le cose debbano essere fatte con scrupolo e coscienza è un altro discorso.
Anche le lasagne sono buone ma forse non è indicato che ne mangiamo un chilo tutto in una volta. Occorre misurare e dosare ciò che si fa.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

venerdì 1 luglio 2022

L'importanza dell'educazione finanziaria al giorno d'oggi








Il mondo della finanza è un mondo per lo più sconosciuto. Ai più.

Eppure esso è terribilmente importante. Visto che è un argomento che pervade la nostra vita quotidiana in modo totale. Non c'è individuo, in una delle principali economie planetarie, che non venga toccato quotidianamente dagli effetti delle cose che accadono nel mondo della finanza.

Ma cosa è la finanza, in prima luogo?
La finanza è la materia che si occupa dei soldi, del denaro. Questo detto in termini terra terra.

Qui i sapienti da salotto, gli intellettuali snob tutto tecnicismo e niente sostanza storceranno il naso, pensando, da puristi del linguaggio, che la FINANZA sia quella branca dell'economia che si occupa di investimenti e di un corretto uso del denaro. Ma non è così.

La finanza si occupa di denaro, è vero ma l'equazione FINANZA = INVESTIMENTI non è corretta. Gli investimenti hanno a che fare con la finanza, questo si. Così come un panettiere ha a che fare con il pane ma non è solo quello avendo una vita, famiglia, passione, hobby e forse anche un altro lavoro, così finanza e investimenti sono mondi che si toccano e si intersecano ma non vuol dire che siano la stessa cosa.

E' finanza quando il fine settimana facciamo la spesa, quando decidiamo quali bollette pagare, quando portare il nostro figlio dal dentista, quanto lunghe devono essere le nostre ferie e quante volte potremmo andare al mese al ristorante: o se mai ci potremmo andare almeno una volta.

E' finanza quando acquistiamo un'auto a rate e qualcuno decide se concederci un prestito o meno.
E' finanza quando i nostri prodotti preferiti che arrivano dall'estero aumentano di prezzo perchè ci sono state delle turbative sui mercati.
E' finanza quando non si trova lavoro.

Eh si, signori. Anche quest'ultimo fatto è legato alla finanza. Non è legato all'economia.

Se andate su e giù per questo blog, vedrete questo argomento trattato più e più volte. Da vari aspetti e punti di vista.
Ma qui volevamo sottolineare come sia importante, ora più che mai, insegnare i fondamenti finanziari a qualsiasi cittadino. Insegnarli tutti e il prima possibile, magari introducendo lo studio di questi argomenti in modo obbligatorio nei programmi scolastici a partire dalle elementari.

Diciamo questo perchè è assolutamente sconcertante che un comune cittadino di media intelligenza e media cultura, conosca dove si è combattuta la guerra punica, come sia morto Napoleone oppure sappia che il Nilo è il fiume più lungo del mondo ma non sappia cosa sia un merito creditizio.

Nè come si deve fare per averne uno buono.
Nè come si può comprendere quando ci viene proposto un buon finanziamento e quando non ci viene proposto un buon finanziamento.

L'acquisto dei beni, l'acquisto di una casa, il nostro benessere e quello dei nostri cari è legato a moltissimi aspetti che se seguiamo la catena alla fine partono da questioni puramente finanziarie.

Certo! Anche economiche. Ma anche questo è un dato che nell'educazione finanziaria viene insegnato: ovvero che prima di ogni finanza ci deve essere un'economia.

Il che tradotto per il singolo cittadino significa che prima che i soldi esistano, deve comunque esserci (da qualche parte) della produzione reale.

Ma di questo parleremo (in realtà, riparleremo) un'altra volta.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 14 giugno 2022

La BCE aumenta i tassi? Che significa per noi?

 

La presidente della Banca Centrale Europea (massimo organismo di gestione e sorveglianza delle politiche monetarie e finanziarie della UE), Lagarde ha negli scorsi giorni rilasciato delle dichiarazioni esplicite sull'imminente aumento dei tassi di interesse nell'Eurozona.

Da settimane si mormorava di questi possibili rialzi ed adesso questi sono stati ufficialmente annunciati. Già a partire da luglio e con un nuovo intervento a ottobre/novembre.

Ma cosa significa nella pratica tutto ciò? Cosa comporta tutto questo per il cittadino qualunque e per la sua quotidianità?

Il soggetto della finanza è per moltissimi complicato ma se tralasciamo i dettagli e le rifiniture è, in fin dei conti, fin troppo semplice.

1. La BCE (Banca Centrale Europea) decide quali siano i tassi di interesse della vendita del denaro. In Europa il denaro è rappresentato dall'Euro che è la valuta ufficiale di moltissime nazioni, Italia compresa. Questo di fatto sancisce quale sia il costo del denaro alla fonte. Anche il denaro ha un prezzo! Tu vuoi avere del denaro da me (BCE) che lo produco? Questo è il prezzo! Solo che lo chiamo tasso di interesse della valuta.

2. I tassi di interesse della valuta ci dicono quanto costa il denaro all'ingrosso. Chi può comprare il denaro all'ingrosso? Solo specifici soggetti autorizzati. Diciamo, per semplificare, le banche. Le banche vanno sul mercato valutario e comprano del denaro. Lo fanno perchè ovviamente ogni banca compra e vende denaro (è alla fin dei conti una merce come le altre). IN UN ALTRO ARTICOLO, spiegheremo come mai alcune volte le banche decidano di comprare denaro da una parte e altre volte non lo facciano.

3. Ogni banca si procura in vari modi il denaro che poi "rivende" ad altri suoi clienti. Quando la banca vende del denaro (ad esempio tramite la concessione di un mutuo o di un prestito), essa crea un prezzo per questa vendita. Si chiama tasso di interesse. E più specificatamente, lo si chiama TAN (tasso annuale netto): è il costo del denaro per il cittadino qualunque.

Ovviamente ogni Banca (o finanziaria) ha tassi diversi. In effetti questo accade anche per i negozi. Ogni negozio ha un prezzo diverso. Spesso sullo stesso tipo di prodotto. Quindi non c'è da meravigliarsi.
Ciò che è peculiare è il fatto che spesso il prezzo di quel prodotto cambia anche (e soprattutto) in funzione di CHI c'è di fronte. Prezzi diversi per clienti diversi.

Se lo facesse un qualche altro commerciante, lo metterebbero alla gogna per trattamento discriminatorio. In realtà questo succede per la natura particolare di ciò che si vende (denaro) e per il modo particolare con cui si paga il denaro. Nessuno infatti paga gli interessi tutti insieme quando il denaro viene erogato. Gli interessi (il prezzo del denaro) lo si paga un pò alla volta per la durata del prestito.

Ma cosa comporta, quindi, questo aumento del costo del denaro effettuato dalla BCE? 
Comporterà che aumentando all'ingrosso, a breve, ci sarà anche un aumento dei prezzi al consumo.
Che tradotto significa che qualunque nuovo prestito e qualunque nuovo finanziamento, costerà di più di adesso.

Se consideriamo che veniamo da molti anni di discesa dei tassi e quindi del costo dei finanziamenti, si capisce che non c'è mai stato momento migliore per fare un finanziamento. Perchè se non ne approfittiamo oggi, dovremmo attendere forse anni prima che si ripresentino le condizioni attuali.

Questo non è un invito ad indebitarsi (assolutamente!!) ma un invito a valutare che se mai avessimo avuto un progetto o intendevamo già chiedere un prestito, è meglio anticipare i tempi e farlo adesso che rimandare al prossimo inverno o più avanti.

Grazie mille per l'attenzione.

venerdì 22 gennaio 2021

Debito buono e debito cattivo: differenti?

Sicuramente avrai sentito parlare della contrapposizione fra debito buono e debito cattivo.

Ma in assenza di una corretta definizione del concetto stesso di debito, questa distinzione rischia di diventare sterile.

Quindi prima di dire cosa è buono e cosa cattivo, prima di addentrarci in un esame cosa sia costruttivo e cosa sia distruttivo, occorre fermarci al concetto stesso di DEBITO.

Debito viene dal verbo latino "debere" che significa essere obbligare a dare qualcosa a qualcuno.

Quindi un debito è sostanzialmente un obbligo a dover fare qualcosa. Tant'è che effettivamente, anche nel linguaggio comune, si parla di "essere in debito" con qualcuno quando ci fa un favore o ci aiuta.

Ma nel linguaggio comune, l'uso predominante della parola è quella di essere obbligati a rendere del denaro a qualcuno.

Da questo punto di vista, ad una prima analisi, sembrerebbe che l'essere obbligati a fare qualcosa sia SEMPRE una fattore negativo e che, addirittura, dover rendere dei soldi sia anche peggio.

Ma tutto ciò, essendo basato su molta emotività che esula dal discorso, non ci aiuta nè ci spiana la strada ad una maggiore comprensione.

Quando un oggetto, una quantità di cose, una attività viene svolta da qualcuno a favore di qualcun altro nasce sempre un meccanismo di SCAMBIO. Diciamo che A da o fa qualcosa per B e quest'ultimo pareggia il movimento di oggetti o di attività (FLUSSO) che riceve facendo muovere verso A qualche altro flusso.

Non vi è niente di sbagliato in questo. Niente.
Neppure quando A da a B del denaro. 

In questo caso occorre esaminare gli accordi fra A e B. Un genitore che da 20 euro a suo figlio perchè sta uscendo con gli amici, fa fluire dell'energia (denaro) da A (genitore) a B (figlio). La cosa finisce li.
Ma....

Se il genitore dovesse continuare a far fluire denaro da lui (A) al figlio (B) senza che mai, in alcun modo e in nessuna forma (B) potesse far fluire qualcosa da lui verso il genitore, questa situazione di dis-equilibrio, prima o poi, sfocerà in un qualche aspetto negativo.

Quindi....
Cosa è un debito buono e cosa un debito cattivo?

Un debito buono è un flusso di denaro che riceviamo (e che dobbiamo restituire) che ci aiuta a migliorare la nostra condizione operativa.
Un debito cattivo è un flusso di denaro che riceviamo (e che dobbiamo restituire) che NON ci aiuta a migliorare la nostra condizione operativa.

Ora... Nella vita nessun individuo vive solamente per essere un macchinario produttivo. Non siamo delle macchine. E viviamo anche di azioni e attività fini a se stessa.

Così, non è IN ASSOLUTO un crimine procurarsi e possedere un qualche giocattolo con cui semplicemente ci svaghiamo e passiamo il nostro tempo in una attività che non porta da nessuna parte.
Si vive anche per queste cose.

Ma ogni situazione deve essere analizzata caso per caso. Ed è il fattore equilibrio quello che conta.

Se vado in banca e mi faccio dare 30.000 euro e con questa ci compro una bella auto, questo debito potrebbe essere allo stesso tempo un debito cattivo e un debito buono. Senza altri dettagli sulla situazione in generale, è difficile dare un giudizio.

In linea di massima una bella auto non è esattamente un fattore produttivo e più frequentemente rientra nella categoria dei "giocattoli". E' uno sfizio per la maggior parte delle volte.
Ma non sempre.

Se fossimo degli agenti di commercio o svolgessimo un qualsiasi lavoro in cui la mobilità in confort è importate o un lavoro in cui l'immagine è un aspetto promozionale (un agente immobiliare ad esempio), l'acquisto di una bella macchina non è SOLO uno sfizio ma un investimento in promozione. E quindi foriero di maggiore produzione futura.
Ma anche questo dipende da altri fattori. Nel nostro (facciamo l'esempio dell'agente immobiliare che si compra una nuova macchina) bilancio la copertura delle altre spese prioritarie è a posto? Il livello di produzione mi permette una spesa di 30.000 € o sono al di là di quello che mi potrei permettere? L'acquisto è fatto al momento giusto? Non c'erano altre modalità più utili per risolvere il problema promozionale? E via discorrendo.

In dottrina si chiama il debito cattivo quello fatto per una SPESA e il debito buono quello che porta ad un INVESTIMENTO.

La spesa si fa per qualcosa che si consuma e basta. L'investimento si fa per qualcosa che, in seguito, produrrà qualcosa.

Certo, non sempre è facile capire quando mettere i soldi su qualcosa sia una spesa o un investimento. Spesso la distinzione non è così netta e si può parlare di scale di grigio anzichè di un preciso "o bianco o nero".

Cosa ci rimane alla fine dell'articolo? Che indebitarsi non è sempre qualcosa di SICURAMENTE negativo. Anzi.
Lo spiegheremo meglio in un prossimo post che spiegherà perchè è giusto che in una società si prestino i soldi. E cercheremo di capire perchè, anche quando questo viene fatto, spesso viene fatto nel modo sbagliato.
Scrivete nei commenti o mandate delle mail per dirci se quanto scritto è chiaro, comprensibile e utilizzabile. O se ci sono domande.

Grazie per l'attenzione.

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