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lunedì 29 giugno 2026

Rottamazione quinquies: arrivano le comunicazioni dell'Agenzia. Ecco cosa controllare prima della prima rata

 

Per chi ha aderito alla Rottamazione quinquies, queste sono settimane decisive. Dopo la chiusura delle domande, avvenuta il 30 aprile 2026, l'attenzione si sposta sulle comunicazioni inviate dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione, che indicano l'esito della richiesta, l'importo da versare e il piano di pagamento.

Si tratta di un passaggio fondamentale: leggere con attenzione la documentazione ricevuta permette di verificare che tutto sia corretto e di arrivare preparati alla prima scadenza di pagamento, fissata al 31 luglio 2026.

Vediamo quali controlli è opportuno effettuare e quali sono gli errori da evitare.

La comunicazione delle somme dovute: perché è importante leggerla con attenzione

Entro il 30 giugno 2026, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione invia ai contribuenti che hanno presentato domanda la cosiddetta "Comunicazione delle somme dovute", prevista dalla Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026).

Non si tratta di un semplice riepilogo, ma del documento ufficiale che contiene:

  • l'accoglimento (totale o parziale) della domanda;
  • l'elenco delle cartelle ammesse alla definizione agevolata;
  • l'importo complessivo da versare;
  • il numero delle rate richieste;
  • i bollettini di pagamento e il calendario delle scadenze.

Prima di archiviare la comunicazione è consigliabile verificare che tutte le cartelle indicate nella domanda siano effettivamente presenti. Può inoltre essere utile confrontare gli importi riportati con quelli risultanti dalla propria area riservata sul portale dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione o con la documentazione già in proprio possesso.

Nel caso in cui emergano incongruenze, è opportuno rivolgersi tempestivamente a un professionista o richiedere chiarimenti all'Agente della riscossione, senza attendere la scadenza della prima rata.

Come funziona il pagamento e cosa succede se si sceglie la rateizzazione

La Rottamazione quinquies consente di estinguere i debiti affidati alla riscossione beneficiando dell'eliminazione delle sanzioni e degli interessi di mora, restando comunque dovute le imposte, i contributi e gli altri importi previsti dalla normativa.

Il contribuente può scegliere di pagare:

  • in un'unica soluzione, entro il 31 luglio 2026;
  • oppure mediante un piano di rateizzazione fino a 54 rate bimestrali, distribuite su circa nove anni, secondo quanto previsto dalla Legge n. 199/2025.

Facciamo un esempio.

Un contribuente riceve una comunicazione con un importo complessivo dovuto di 18.900 euro.

Se decide di pagare in un'unica soluzione, verserà l'intero importo entro il 31 luglio 2026.

Se invece opta per il pagamento rateale, riceverà un calendario con le scadenze delle singole rate. L'importo di ciascuna rata varierà in funzione del piano scelto e degli interessi eventualmente previsti dalla legge per la dilazione.

La possibilità di distribuire il pagamento su un periodo lungo rende l'adempimento più sostenibile per molte famiglie e piccole imprese, ma richiede una corretta pianificazione del bilancio familiare o aziendale.

Attenzione alle scadenze: perdere il beneficio può costare molto

Uno degli aspetti più delicati della definizione agevolata riguarda il rispetto delle scadenze.

Chi aderisce alla Rottamazione quinquies si impegna infatti a versare gli importi nei termini previsti dal piano comunicato dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Per questo motivo è consigliabile:

  • conservare con cura tutti i bollettini ricevuti;
  • annotare le date di pagamento sul proprio calendario;
  • verificare alcuni giorni prima della scadenza che il pagamento possa essere effettuato senza problemi.

Pensiamo al caso di una famiglia che ha programmato il pagamento della prima rata a fine luglio, confidando nell'accredito dello stipendio previsto pochi giorni prima. Un ritardo nell'accredito o una semplice dimenticanza potrebbero creare difficoltà evitabili con una corretta organizzazione.

È buona norma predisporre in anticipo la liquidità necessaria, evitando di arrivare all'ultimo giorno utile.

Non è il momento di abbassare la guardia

Molti contribuenti, dopo aver ricevuto l'accoglimento della domanda, pensano che la pratica sia ormai conclusa. In realtà è proprio adesso che inizia la fase più importante.

La definizione agevolata produce i suoi effetti solo se il piano di pagamento viene rispettato secondo quanto previsto dalla legge.

Vale quindi la pena dedicare qualche minuto a controllare la correttezza della comunicazione ricevuta, verificare che gli importi siano quelli attesi e organizzare fin da subito il calendario dei versamenti.

Un piccolo controllo oggi può evitare problemi amministrativi e finanziari nei prossimi anni.

Conclusione operativa

La Rottamazione quinquies rappresenta un'opportunità concreta per regolarizzare la propria posizione fiscale con condizioni più favorevoli rispetto alla riscossione ordinaria. Tuttavia, il beneficio non termina con la presentazione della domanda: la fase delle comunicazioni e dei pagamenti è altrettanto importante.

Se hai ricevuto la "Comunicazione delle somme dovute", verifica attentamente il contenuto, controlla che tutte le cartelle siano state correttamente inserite e programma fin d'ora la scadenza del 31 luglio 2026, così da evitare dimenticanze e mantenere i benefici previsti dalla definizione agevolata.

Educazione finanziaria in pillole

Quando si aderisce a un piano di pagamento pluriennale, è utile considerare ogni rata come una spesa fissa del proprio bilancio, al pari del mutuo o dell'affitto. Accantonare mensilmente la somma necessaria rende molto più semplice rispettare le scadenze e riduce il rischio di trovarsi in difficoltà al momento del versamento.

Hai ricevuto la comunicazione della Rottamazione quinquies o hai un dubbio sulla tua posizione? Scrivilo nei commenti.

venerdì 19 giugno 2026

Dichiarazione dei redditi 2026: gli errori che possono costarti caro e come evitarli

Ogni anno milioni di contribuenti italiani presentano la dichiarazione dei redditi pensando che sia una semplice formalità. In realtà, una detrazione dimenticata può far perdere centinaia di euro, mentre un dato inserito in modo errato può generare controlli, richieste di chiarimenti o addirittura sanzioni.

Con la campagna dichiarativa 2026 ormai entrata nel vivo, vale la pena capire quali sono gli errori più frequenti e come evitarli. Non si tratta solo di rispettare gli obblighi fiscali, ma anche di non lasciare soldi allo Stato che potrebbero restare legittimamente nelle tasche del contribuente.

Le scadenze da tenere sotto controllo

La prima regola è non arrivare all'ultimo momento. Anche se gran parte dei dati è oggi precaricata nella dichiarazione precompilata, il contribuente rimane responsabile delle informazioni trasmesse.

Per il modello 730 relativo ai redditi dell'anno precedente, la scadenza ordinaria è fissata al 30 settembre 2026, mentre il modello Redditi Persone Fisiche può essere trasmesso entro il 31 ottobre 2026, salvo eventuali proroghe stabilite dal legislatore.

Molti contribuenti attendono gli ultimi giorni e scoprono troppo tardi documenti mancanti o informazioni non corrette. Controllare con anticipo la propria posizione fiscale consente invece di correggere eventuali errori senza fretta.

Un esempio concreto: una famiglia che ha sostenuto 2.000 euro di spese mediche detraibili e dimentica di inserirle potrebbe rinunciare a circa 361 euro di beneficio fiscale, considerando la detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia prevista dalla normativa.

La dichiarazione precompilata non è sempre perfetta

Negli ultimi anni l'Agenzia delle Entrate ha ampliato notevolmente il numero di dati presenti nella dichiarazione precompilata. Spese sanitarie, interessi del mutuo, premi assicurativi e molte altre informazioni vengono trasmesse automaticamente dagli enti interessati.

Tuttavia, "precompilata" non significa "infallibile".

Possono verificarsi ritardi nelle comunicazioni, errori materiali oppure situazioni particolari che il sistema non è in grado di interpretare correttamente.

Pensiamo a chi ha cambiato lavoro durante l'anno. In presenza di più Certificazioni Uniche, alcuni contribuenti credono erroneamente che il conguaglio sia già stato effettuato dal datore di lavoro. In realtà, potrebbero emergere imposte da versare o crediti da recuperare solo al momento della dichiarazione.

Per questo motivo è fondamentale confrontare i dati presenti nella precompilata con la documentazione effettivamente posseduta.

Le detrazioni che molti dimenticano

Uno degli errori più comuni consiste nel non sfruttare tutte le detrazioni e deduzioni consentite dalla legge.

Tra le spese che più frequentemente vengono trascurate troviamo:

  • spese sportive dei figli minorenni;
  • contributi versati per colf e badanti;
  • contributi previdenziali facoltativi;
  • erogazioni liberali a enti del Terzo Settore;
  • spese universitarie in determinati casi;
  • assegni periodici corrisposti all'ex coniuge quando deducibili.

Immaginiamo una persona che versa 3.000 euro annui a un fondo pensione complementare. Entro il limite previsto dalla normativa, tali somme possono essere dedotte dal reddito imponibile.

Se il contribuente ha un'aliquota marginale del 35%, il risparmio fiscale potenziale può superare i 1.000 euro. Dimenticare di indicare correttamente questi importi significa perdere un vantaggio economico significativo.

Naturalmente ogni situazione deve essere valutata caso per caso e sulla base della documentazione disponibile.

Attenzione ai controlli e alle sanzioni

Molti contribuenti ritengono che piccoli errori non abbiano conseguenze. In realtà i controlli fiscali sono sempre più automatizzati e basati sull'incrocio delle banche dati.

Quando emergono incoerenze, l'Agenzia delle Entrate può inviare comunicazioni per richiedere chiarimenti o documentazione integrativa.

Nel caso di imposte non versate, oltre al tributo possono essere applicati interessi e sanzioni. Fortunatamente esistono strumenti come il ravvedimento operoso, che consentono di regolarizzare spontaneamente alcune violazioni beneficiando di riduzioni delle sanzioni previste.

La conservazione dei documenti resta quindi fondamentale. Ricevute, fatture e attestazioni relative alle spese detraibili dovrebbero essere archiviate con cura per il periodo previsto dalla normativa fiscale.

Anche nell'era digitale, una documentazione ordinata può fare la differenza in caso di verifica.

Conclusione operativa

La dichiarazione dei redditi non dovrebbe essere considerata un semplice adempimento burocratico. È uno strumento che permette di verificare la propria posizione fiscale, recuperare agevolazioni spettanti e prevenire contestazioni future.

Prima di inviare la dichiarazione del 2026, dedica qualche minuto a controllare i dati precaricati, confrontarli con i tuoi documenti e verificare che tutte le spese detraibili e deducibili siano state correttamente inserite.

Educazione finanziaria in pillole

Pagare meno tasse in modo legale non significa trovare scorciatoie, ma conoscere le regole. Conservare i documenti durante l'anno e tenere traccia delle spese detraibili è una delle abitudini finanziarie più semplici e redditizie che un contribuente possa adottare.

Hai un dubbio? Scrivilo nei commenti.

giovedì 12 gennaio 2023

Taglio delle "accise" e aumento del costo di benzina e gasolio: la verità!

E' l'argomento del giorno.
E come spesso succede nel mondo di oggi, quando un argomento assurge agli onori della cronaca diventa virale e si diffonde dappertutto in modo incontrollato.
A prescindere dal suo reale valore informativo.

Sembra quasi che, quando un argomento è trattato da tutti i tg, giornale e siti, ogni persona sia costretta a dire qualcosa a riguardo.

Altrimenti non si è "informati".
Bene.
Vogliamo fare un pò di chiarezza sul prezzo dei carburanti, del loro continuo aumento e queste fantomatiche, ormai primedonne "ACCISE"?

Innanzitutto cosa sono le accise? Nella lingua italiana "accisa" è una parola che indica un particolare tipo di tassa che lo stato o il governo applica a determinati beni di consumo. Ad esempio l'alcool etilico, gli zuccheri e i prodotti petroliferi. E' una tassa. Semplice.

Oramai sappiamo quasi tutti che il prezzo della benzina (gasolio) nella pompa sotto casa in cui ci riforniamo è composta da DUE elementi fondamentali: il costo reale (industriale e commerciale) della benzina (gasolio) e il costo delle tasse che pesano su quel bene.
Per ogni litro di benzina (gasolio) che compriamo vi sono queste due componenti fondamentali di costo.

Perchè vi è questa tassa? Per lo stesso motivo per cui esistono tutte le tasse.
E forse è proprio su questo punto che occorrerebbe che i nostri geni politici e gli ancor più geniali studiosi e appassionati di politica (giornalisti, esperti, politologi e via discorrendo) dovrebbero riflettere e argomentare.
A COSA MAI SERVONO LE TASSE?

La prima risposta (quella scolastica e quella automatica senza pensare) è che le tasse servano a dare risorse al governo (lo stato) per pagare tutto ciò che uno stato o servizio pubblico eroga al cittadino.
In parole povere, le tasse servirebbero a pagare i servizi sanitari pubblici, i servizi di polizia, la magistratura, le scuole, gli stipendi di tutti i dipendenti statali, gli investimenti in infrastrutture pubbliche e via di questo passo.
Se lo stato quindi non ha i soldi per fare qualcosa (tipo aiutare i suoi cittadini in difficolà causa questo terribile periodo di crisi energetica), se li procura tramite le tasse.
Insomma SEMBREREBBE che le tasse siano una sorta di stipendio dello stato. Se lo stipendio non basta per tutte le necessità della famiglia, bisogna chiedere un aumento di stipendio. Così lo stato giustifica l'aumento delle tasse.

Ma se lo stipendio dello stato viene pagato dai cittadini con le loro tasse, quando lo stato ha bisogno di più soldi deve aumentare le tasse. Giusto? Sembrerebbe sia così. 
Ma di questo parleremo in un altro articolo. Per mostrare che quanto sopra esposto non è proprio corretto e da moltissimi anni alle persone viene raccontata una favola (viene insegnata anche all'università agli studenti di economia) che permette a qualcuno di guadagnare un sacco di soldi. Quindi tenete a mente questo punto....

Tornando al discorso delle accise, abbiamo oggi (fonte sito del ministero https://carburanti.mise.gov.it/) un prezzo medio self service di 1,82 per la benzina e 1,87 per il gasolio.
Prezzo del petrolio sui mercati? 77,52 dollari al barile (petrolio WTI, fonte www.money.it).
Bene.

Dicono che il prezzo del carburante sia salito per colpa della guerra Ucraina/Russia e di tutte le conseguenze economico-politiche del conflitto, compreso l'equilibrio del costo delle materie prime come gas e petrolio. Già....... Ma è così?

Avevo pensato di elencare tutta una serie di prezzi della benzina (usata come parametro ma è lo stesso con il gasolio). E quindi usando le tabelle di questi due siti
avevo elencato tutta una serie di relazione fra i prezzi.
Ma poi ho pensato che così non fosse abbastanza chiaro e ho preso dei casi estremi.
CASI:
Gennaio 2023: prezzo benzina 1,82 € - prezzo petrolio 77,5 $
Luglio 2006: prezzo benzina 1,37 € - prezzo petrolio 76,80 $
Febbraio 2016 - prezzo benzina 1,37 € - prezzo medio 28,30 $
Febbraio 2009 - prezzo benzina 1,14 € - prezzo petrolio 36,99 $.
Giugno 2008 - prezzo medio benzina 1,51 € - prezzo petrolio 140,58 $

Cosa si deduce da tutti questi esempi?
Che non vi è una relazione diretta (al punto da giustificare i cambi di prezzo alla pompa) fra prezzo benzina e prezzo petrolio. Vediamo che a volte il prezzo del petrolio è alto e il prezzo della benzina basso e viceversa.
il caso più eclatante lo abbiamo paragonando il costo benzina di oggi (1,82 €) con il costo benzina del luglio 2006 (1,37 €) con praticamente il prezzo del petrolio uguale. Come si spiega?
Oppure il caso del prezzo dello scorso giugno 2023 (2,03 € al litro) con un prezzo del petrolio di 116 dollari al barile. Se andiamo indietro e prendiamo altri momenti in cui il petrolio costava così, vediamo che nell'aprile 2011 la benzina costava 1,54 € e nell'aprile 2008 addirittura 1,37€.


Ma avevamo deciso di parlare anche di accise.
Anche perchè nel prezzo di cui stiamo parlando una componente importante sono i prelievi fiscali dello stato.
Una pagina del ministero dell'economia, ci aiuta in questo
Qui vediamo come si compone il prezzo.
Prima del famoso primo taglio delle accise del governo Draghi (Marzo 2022), sul prezzo industriale della benzina (usiamo sempre questa come parametro ma nel sito si può vedere anche per il gasolio e per il GPL) venivano aggiunte sempre 0,728 € per litro di accise + l'iva per un 18,03% del costo petrolio.
Ad esempio a febbraio 2022 il costo industriale della benzina era di 0,786 € per litro (comprensivo dei compensi per la compagnia petrolifera e il distributore locale). A questo costo di aggiunge l'accisa complessiva di 0,728 € e l'iva di 0,333 € per litro. Che ci porta ad un costo complessivo della benzina alla pompa di 1,848 € (trascuriamo gli arrotondamenti).
Quindi?
COSTO BENZINA totale 1,848 (100%)
costo industriale benzina 0,786 (42,6%)
prelievo fiscale dello stato 1.061 (57,4%)

1 € a litro va allo stato.
Da aprile fino a novembre 2022 sono stati confermati gli sconti di marzo e quindi il prelievo dello stato è passato dal 57,4% al 46,4%.
A dicembre il taglio delle accise è diminuito e sappiamo tutti che a gennaio lo sconto sulle accise è stato ulteriormente defalcato.

Vi invito però a riflettere anche sul fatto che nel corso del tempo, il peso di queste accise (lasciamo perdere quando sono state imposte per la prima volta e le motivazioni storiche.....) è comunque cresciuto dal 1996 ad oggi.
29 anni fa per ogni litro pagavamo 0,526 di accise (non contiamo l'iva).
Aumentate nel 1999 a 0,542 €.
E poi aumentate nel 2004 a 0,558 €.
E poi aumentate nel 2005 a 0,564 €.
E poi aumentate varie volte negli anni fino a 0,728 nel 2012. costo che si è tenuto fermo fino praticamente a oggi.
Così come è ovviamente cresciuto il prelievo IVA che essendo in percentuale, cresce con il crescere del prezzo della benzina. 

Insomma, fate le vostre riflessioni.
Quello che ho capito io è che l'intervento dello stato è FONDAMENTALE per determinare il prezzo dei carburanti. Più di quanto lo siano le variazioni del prezzo del petrolio sul mercato. Che ha una influenza minima (e comunque sempre ritardata) sul costo alla pompa.
Perchè se il petrolio schizza verso l'alto oggi, è ovvio che la benzina che abbiamo alle pompe sia stata prodotto da petrolio estratto e lavorato mesi e mesi e mesi prima. E che l'aumento del petrolio dovrebbe riflettersi, al limite, sul costo della benzina che verrà raffinata da quel petrolio.
Il resto è SPECULAZIONE (non certo dei benzinai, che sono lavoratori come qualsiasi cittadino dotato di partita iva), MERCATO DROGATO (a favore delle solite lobby) e SCELTE POLITICHE.
Ovviamente il tutto confuso e mischiato con la nebbia per non far capire niente al comune cittadino.

Commenta e di la tua per farci capire se l'articolo e le sue informazioni ti sono piaciute o le ritieni utili.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 8 novembre 2022

Cosa è il pareggio di bilancio di uno stato?

Mi ha sempre colpito come, in certi frangenti, determinate parole o concetti base tendano a diventare "famosissimi" e quindi essere sulla bocca di tutti.

Per poi attendere la fine di quella moda e tornare nell'anonimato.
Un pò come succede per molti cantanti, gruppi musicali, starlette o attori/attrici.

In un momento non li conosce nessuno.
In un altro momento ne parlato tutti, anche in un modo esagerato.
In un altro momento ancora, nessuno (se non gli addetti ai lavori) ne parla più.

Certi concetti economici e/o finanziari ripercorrono lo stesso schema.

Relegati nei libri di economia prima, sulla bocca di tutti dopo e di nuovo dimenticati.

Uno di questi concetti è il pareggio di bilancio.
Soprattutto in contesto pubblico. I TG, i giornali e i talk show ne parlano.

Il Rispetto dei Parametri è un altro termine che simboleggia e affianca il pareggio di bilancio.

A parte che il nome stesso, Rispetto dei Parametri, ricorda fin troppo un altisonante nome dato ad una divinità, la domanda è sempre: CHI STABILISCE CHI SIANO I SACRI PARAMETRI DA RISPETTARE?

Ovviamente gli esperti. Che poi non si sa mai chi siano costoro, oscuri trafficanti di normative sepolti in qualche ufficio periferico di Bruxelles. Chissà....

Ma parlavamo di pareggio di bilancio. 
Un pareggio di bilancio è semplicemente, in un rendiconto di entrate e uscite, una situazione in cui, appunto, vi è una corrispondenza o esattezza fra le uscite e le entrate.

Semplice? Certo. Ma non fidiamoci dell'apparenza.

In bilancio finanziario (sia che parliamo di azienda che di una famiglia che di un ente pubblico) ci sono molti fattori non oggettivi che determinano cosa è un entrata e cosa un uscita.

A livello basico non vi è complessità. Una uscita è una perdita di denaro, una entrata è un afflusso di denaro.
Ma quando si valutano situazione complesse, determinare cosa si una perdita o un'uscita è più complesso. E si fanno valutazioni. Al punto che gli enti preposti al controllo continuano a emettere regole per stabilire una certa oggettività di valutazione.
Ma ciò non toglie che queste regole siano sempre e soltanto accordi.

Per uno stato, pareggio di bilancio vuol dire che le uscite statali sono state pari alle entrate statali. E quindi questo può sembrare una cosa buona.
Ma non lo è necessariamente.

Se infatti osserviamo che le spese di uno stato diventano la ricchezza di aziende e privati (sono servizi erogati al cittadino) e se osserviamo che le entrate di uno stato sono ricchezza di aziende e privati che vengono portate via (le tasse), allora si capisce che in un bilancio in pareggio, uno stato da al cittadino quanto un cittadino da allo stato.

Il che sembrerebbe giusto. Ma significa solo che lo stato non sta creando ricchezza. E questo porta al fatto che se un popolo, una nazione vuole crescere, tale crescita debba arrivare SOLAMENTE dalle maggiori entrate del cittadino stesso.

Lo stato non contribuisce all'economia. Questo è un pareggio di bilancio. Egli tanto prende e tanto da.
Questo può piacere a qualcuno ma occorre osservare che in questo modo tutta, e diciamo tutta, l'iniziativa di crescita è demandata al privato.
Che, quando non è organizzato, non può attuare delle iniziative valide per la crescita.

Un esempio semplice semplice sono gli investimenti strutturali. CHE NON POSSONO ESSERE FATTI DA UN PRIVATO, per quanto sia ricco e grande.
Come fa un privato a costruire strade, a creare linee ferroviarie o a determinare costi di trasporto più abbordabili (si veda in Sardegna il problema della continuità territoriale?).

Qui si scontrano 2 visioni dell'economia. Da una parte quella keynesiana in cui si sostiene che anche in una economia di mercato, lo stato è fondamentale per gli investimenti pubblici. Dall'altra quella neo-liberista in cui si sostiene che lo stato deve di fatto scomparire e farsi da parte, lasciando ai mercati tutto il potere.

Ovviamente non nasconderemo che riteniamo questa seconda visione sbagliata. Non vogliamo essere imparziali. Avremo modo di dimostrarlo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

giovedì 28 luglio 2022

L'economia italiana è aiutata dalle dinamiche dell'euro?

Periodicamente è impossibile per un blog che affronta temi finanziari, non tornare a parlare di EURO.

Cosa sia l'euro, ormai anche i sassi lo sanno. Eppure... Eppure questo è uno dei tanti argomenti su cui la presunzione di conoscenza esplode e crea dei danni incredibili dal punto della vista della comprensione.

Facciamo un breve test di conoscenza dell'argomento. Per giocare, non in modo serio...

Domande:

1. Che tipo di moneta è l'euro? Una moneta nazionale o no?
2. A quale controvalore reale è legato il suo valore finanziario?
3. L'euro è una moneta che segue i valori produttivi o si adegua a qualche valore relativo all'occupazione?
4. Quale era lo scopo dichiarato dell'euro e quale potrebbe essere quello attuale?
5. Chi è il proprietario dell'euro?

Le risposta a queste domande sono state già date nel blog più e più volte. E se qualcuno leggendo questo articolo fosse curioso, può scriverci e gliele riassumiamo in una risposta personalizzata.

Ma il succo di base è che le persone, il comune cittadino usa tranquillamente questo strumento ogni giorno e non si rende minimamente conto che esso NON E' semplicemente una moneta che ha sostituito la vecchia LIRA dello stato italiano.

Non è una LIRA aggiornata e che opera su tutta l'unione europea. NO!
L'euro è uno strumento con caratteristiche particolari, molto diverse da quelle della lira.

Ecco perchè l'Italia è in difficoltà. L'economia italiana, se si osservano i dati, ha cominciato a declinare in un momento particolare. E questo momento corrisponde al 1999.
Fino al 1998, l'Italia era la 5° economia mondiale (davanti solo USA, Giappone, Germania, Francia) e dietro di noi avevano il Regno Unito (UK), la Cina, la Russia, il Canada e l'India.
Oggi? Oggi siamo l'ottava economia mondiale. Il Regno Unito, la Cina e l'India ci hanno superato e Brasile e Russia (soprattutto) sono alle spalle pronte per il sorpasso.
Ci lamentavamo, dicevamo che in Italia c'erano tante cose che non andavano bene. E questo era vero. Ma in effetti, per una sorta di brutto vizio italico, l'attenzione andava solo sulle cose negative e non sulle cose positive.
Ci lamentavamo dell'inflazione (al tempo +2%). Oggi? +8%!!!
Ci lamentavamo della disoccupazione (al tempo 8,3%) e adesso viaggiamo tra il 9,5 e il 10%.
Ci lamentavamo della burocrazia, dell'inefficienza amministrativa e della corruzione. E adesso? Nel migliore dei casi uguale.
Ci lamentavamo del carico fiscale ma chi adesso vuole alzare la mano dicendo che la tassazione è più bassa e socialmente equa?
E il fatto che negli ultimi 20 anni il gettito incassato in imposte e tasse dello stato sia aumentato in modo esponenziale (Vedi il grafico) ha portato ad un aumento dei servizi pubblici e (soprattutto) ad una maggiore qualità ed efficienza degli stessi?


Ma seriamente?
Aumentano le entrate fiscali e io genitore mi ritrovo a dover portare la carta igienica alla scuola di mio figlio perchè il ministero non ha le risorse (fatto realmente accaduto)?

E' evidente che la storia non è come qualcuno (più di uno) l'ha raccontata.
E' evidente che la capacità di percepire i dati e i fatti e quindi esprimere una corretta opinione da parte del cittadino medio è fortemente limitata.
Non per colpa sua. Forse c'è un pizzico di ignoranza (che non è una colpa ma uno stato di fatto) e forse un pizzico di pigrizia nello spostarsi dal proprio divano e andare a trovare i dati reali al di là di quello che il sistema di comunicazione di massa espone.
Ma c'è sicuramente qualcuno che si avvantaggia di questa percezione distorta.

Il problema non è l'euro in se. Ma ciò che esso rappresenta.
E' evidente che l'economia italiana è stata svantaggiata dall'ingresso nel sistema di moneta unica. Lo dicono i fatti e i numeri.
Svantaggiata vuol dire che se mettiamo sulla bilancia vantaggi e svantaggi, la bilancia pende sui vantaggi. Non vuol dire che entrare nell'euro non abbia comportato dei vantaggi.
Li abbiamo avuti. Ma li abbiamo pagati più di quanto ci abbiano reso.
Abbiamo perso il controllo della politica monetaria, siamo diventati un'economia rigida e non competitiva, i prezzi sono saliti (negatelo) e stipendi e ricavi no.
Le aziende italiane hanno chiuso e delocalizzato nell'est Europa. Il lavoro è diventato più precario. Il fisco più accanito e implacabile senza che questo abbia comportato la caccia ai veri evasori, quelli grandi, quelli che siccome hanno i soldi riescono a creare sistemi conformi alla legge per evitare di pagare le tasse in Italia.

L'economia italiana ha perso con l'euro. L'economia tedesca e francese ha vinto con l'euro. I più grandi teorici e fautori dell'euro hanno il loro background storico nel mondo finanziario/culturale franco-tedesco.
Ne riparleremo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

giovedì 18 febbraio 2021

Cambiamenti in vista sul sistema forfettario? Ma insomma queste tasse vanno pagate o no?

Parlando di soldi e denaro non è possibile non toccare, di tanto in tanto il tema delle tasse, del sistema fiscale e dei vari regimi di tassazione esistenti.

In particolare, ovvio, in Italia, visto che è il paese in cui sia io che te viviamo.

In realtà il soggetto delle tasse è sopravvalutato. O meglio, tirato in ballo nel discorso ad un livello di importanza e urgenza superiore a quello che (invece) dovrebbe avere.

Il perchè lo abbiamo già visto in precedenti post nel corso degli anni, ma per riassumere tutto in poche righe occorre ricordare che le tasse e le imposte non sono il modo con cui uno stato si procura le entrate. In modo definitivo.

Lo stesso nome "Agenzia delle Entrate" è fuorviante. E non si sottolineerà mai abbastanza quanto si possa condizionare l'altrui pensiero con una scorretta definizione di termini e parole.

Le tasse e le imposte sono il principale strumento che uno stato sovrano usa per intervenire sugli equilibri finanziari del sistema economico di cui è responsabile. In modo ancora più semplice, possiamo dire che è la leva con la quale uno stato aumenta o diminuisce l'ammontare monetario in circolazione a seconda delle esigenze dell'economia in quel particolare momento.

C'è troppo denaro in giro rispetto alle necessità della produzione REALE? Dreno denaro dal sistema aumentando o diversificando la pressione fiscale.
C'è poca liquidità finanziaria nel sistema (in Italia siamo da un ventennio in questa tragica situazione)? Immetto denaro nel sistema diminuendo la pressione fiscale.

Non servono i ristori o i finanziamenti a pioggia senza costrutto. Oppure l'elemosina di stato. Che concettualmente e spiritualmente è un sistema degradante perchè inchioda chi riceve i sussidi in una condizione mentale di ASSISTITO e quindi di incapace di badare a se stesso. Molto compassionevole ma sul lungo periodo deleterio per un corretto sviluppo economico e sociale.

Non che i provvedimenti di aiuto di quest'ultimo anno alle attività chiuse siano state un errore. Parliamo di in generale. Non di provvedimenti presi nell'ambito di un sistema già sbagliato dal principio. Con il covid19 e l'attuale sistema fiscale italiano, il modo più semplice per impedire un disastro sociale erano i ristori effettuati come lo sono stati. Anzi si è fatto anche poco. E male.

Ma torniamo all'argomento del post. In Italia da decenni si parla di taglio delle tasse. E' un cavallo di battaglia soprattutto dei movimenti e partiti di centro-destra, supportati per lo più da imprenditori e autonomi. Ma anche da tanti italiani a cui piace la meritocrazia. Ovvero se sono bravo e produttivo perchè mi devi punire quando invece quelli che non sono bravi nè produttivi vengono premiati?

In quest'ultima frase sta tutto il dramma della giustizia sociale. Che non tocca neanche il concetto di una società che invece sta anche attenta a non dimenticare CHI per un qualsiasi motivo del mondo si dovesse trovare in un qualche frangente della sua vita in difficoltà.

Si parla in questo momento, con l'avvento di una nuova stagione politica targata DRAGHI, di riforme fiscali ma nella direzione un pò contraria agli slogan sentiti ultimamente. Che però, appunto, sempre slogan sono rimasti. Si parla di modificare il sistema forfettario (una tassazione fissa al 15% per piccole attività e autonomi) per reintrodurre meccanismi di progressività.

Ora non essendoci ancora provvedimenti concreti, mi astengo dal commentare qualcosa. Ma mi inquieta il cambio di rotta. Che non mi sorprende più di tanto, in quanto il nuovo presidente del consiglio è stato scelto proprio perchè esponente di punta del movimento filosofico-economico di stampo europeo che è incline all'Austerity,  ovvero alla parsimonia e regolarità dei conti pubblici e della guerra totale al DEBITO PUBBLICO. Come se questo fosse il problema.

Il problema sono (per loro) i conti. Non le persone in difficoltà. Non un'economia basata su meccanismi sociali iniqui che portano a disparità enormi di ricchezze e quindi conflitti sociali. In cui vince chi ha la possibilità di attivare leve finanziarie speculative e perde chi lavora rimboccandosi le maniche e alzandosi alle 5 del mattino. 
La finanza vince sull'economia reale. Ma la finanza non crea cibo, nè un tetto sulla testa.

Quello lo fa l'economia reale.

Quindi niente. Aspettiamo come al solito i nuovi provvedimenti. E qui, cercheremo ancora di spiegare perchè è necessario che il sistema fiscale venga demolito e ricostruito in modo equo dalla base.
In modo che chi produce sia premiato e non derubato di ciò che prodotto e che invece siano penalizzati i parassiti. Non chi è in difficoltà. Ma chi strutturalmente ha stipendi e guadagni senza fare niente di valore.

Grazie per l'attenzione.

martedì 11 luglio 2017

Breve guida ai fondi pensione

I fondi pensione sono un particolare prodotto finanziario e/o assicurativo, con regole ben precise e caratteristiche peculiari.
Oggi 1 italiano su 4 è iscritto alla previdenza complementare, ma spesso, a causa della scarsa informazione, non sfrutta al massimo i benefici.
Ma quali sono queste opportunità e come ottenere il massimo rendimento da un prodotto previdenziale?
Come tutte le cose, non esiste un’unica regola valida per tutti, ognuno di noi ha esigenze e disponibilità economiche diverse. Con questo post vogliamo provare a darti qualche consiglio generale dal quale potrai trarre le tue conclusioni.

1) Quando aprire un fondo pensione?Di solito si pensa che il momento giusto arrivi con il primo contratto di lavoro, ma in realtà… prima lo si apre meglio è:
–       La permanenza protratta nel tempo in prodotti di previdenza complementare viene premiata con una riduzione dell’aliquota di tassazione al momento della liquidazione del fondo: dal 15% diminuisce dello 0,30% per ogni anno successivo al 15°di iscrizione al fondo. Lo “sconto” può arrivare fino al massimo del 6% (quindi ad un’aliquota fiscale del 9%): un’evidente convenienza fiscale a seguito di una duratura permanenza nel Fondo.
–       Dopo 8 anni di adesione al fondo si può chiedere un anticipo del 75% per acquisto o ristrutturazione casa, o del 30% senza giustificato motivo. (Si può sempre chiedere un anticipo del 75% per spese sanitarie gravi);
Ti ricordiamo che si può aprire un fondo pensione anche solo contribuendo con poco e anche se si è intenzionati a non contribuire immediatamente: “Think big, start small” 😉

2) Quanto versare?Naturalmente questo dipende dalle possibilità di ognuno di noi, infatti i fondi pensione non prevedono una versamento minimo o fisso. SI può scegliere. Però, è utile sapere che:
–       I contributi versati fino a 5.164 euro sono deducibili.
Anche l’eventuale contributo del datore di lavoro è deducibile dall’ Irpef mentre il TFR non concorre alla formazione dell’importo deducibile. La deduzione massima comporta un risparmio fiscale che oscilla tra € 1.187 e i 2.220 (col versamento annuo di 5.164€);
–        agevolazione particolarmente interessante per i giovani lavoratori (assunti dopo il 1 gennaio 2007), dal  6° al 25° anno di permanenza nel fondo esiste la possibilità di dedurre fino al 50% in più della deducibilità di cui non si è usufruito nei primi 5 anni lavorativi (con un limite a 7.746,86 euro annui);
–       Anche I contributi versati sul fondo dei familiari fiscalmente a carico sono deducibili fino a 5.164 euro;

3) Come investire i soldi versati?Tutti i fondi pensione hanno diverse linee di investimento: dalla garantita alla più aggressiva. Quale scegliere?
–       Quando si è giovani vien consigliato di stare su linee più aggressive, spostandosi man mano verso linee più obbligazionarie o garantite con l’avvicinarsi della pensione. In questo modo si  cerca di rivalutare al meglio il capitale investito, mettendolo al riparo quando ci si avvicina all’età del pensionamento.
–       Esiste la possibilità di effettuare lo switch di linea d’investimento. Ogni fondo regola con criteri diversi le modalità per effettuarlo ma , da normativa, non si può effettuare più di una volta ogni 12 mesi.
–       Ci sono prodotti di previdenza che prevedono un meccanismo di riallocazione automatica chiamato: Life Cycle;

4) Come sfruttare al meglio il beneficio fiscale?La previdenza complementare rappresenta un’opportunità di risparmio a cui lo Stato riconosce agevolazioni fiscali di cui altre forme di risparmio non beneficiano. L’agevolazione vale anche nel caso che tu effettui versamenti a favore di familiari fiscalmente a tuo carico.
Come abbiamo già scritto, ogni anno, si può dedurre fino a 5.165 euro.
Per ottenere la deduzione, in sede di dichiarazione dei redditi, si deve allegare l’estratto conto del proprio fondo pensione, o la certificazione dei contributi versati (da chiedere al proprio fondo pensione), o la ricevuta dei bonifici effettuati (dai quali si evince il versamento in favore del fondo).

Quando chiedere la liquidazione del fondo?Al momento in cui raggiungi i requisiti per la pensione obbligatoria, e a condizione che tu possa far valere almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare, puoi trasformare la tua posizione individuale in rendita.
La rendita costituisce la tua pensione complementare. Puoi anche scegliere la liquidazione della tue  posizione individuale in un’unica soluzione fino a un massimo del 50% del capitale accumulato (in alcuni casi anche il 100%).
E’ possibile ottenere il riscatto o l’anticipazione dei soldi presenti sul tuo fondo pensione se sei in possesso di caratteristiche determinate dalla legge. [1]
Ma dal punto di vista della tassazione è più conveniente chiedere la prestazione al raggiungimento dei requisiti di pensionamento.
Infatti il patrimonio accumulato  (al netto dei rendimenti e dei contributi non dedotti) viene tassato da un massimo di 15% ad un minimo di 9%, (diminuisce dello 0,30% per ogni anno successivo al 15°)  mentre chi opta per anticipazioni o riscatti può essere tassato anche fino al 23%.
In conclusione, come avrai capito i fondi pensione sono uno strumento flessibile, che può essere usato in base alle esigenze  particolari di ognuno di noi, ma con delle regole ben precise che possono far ottenere più o meno vantaggi.
Se hai dei dubbi o vuoi farci delle domande specifiche non esitare a commentare qui sotto.

[1] In qualsiasi momento:
– un importo non superiore al 75%, per spese sanitarie conseguenti a situazioni gravissime attinenti a sé, al coniuge, ai figli, per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche.
Decorsi otto anni di iscrizione a forme pensionistiche complementari:
– un importo non superiore al 75%, per l’acquisto della prima casa di abitazione, per sé, per i figli, documentato con atto notarile. Interventi di cui alle lettere a), b), c) e d) primo comma art. 31 Legge 5.08.1978 n. 457 e cioè interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia relativamente alla prima casa di abitazione, documentati come previsto dalla normativa stabilita dall’art. 1, comma 3, Legge27.12.1997 n. 449;
– un importo non superiore al 30% per la soddisfazione di ulteriori esigenze.
Riscatto individuale parziale (il 50% della posizione individuale maturata):
– In caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi ovvero in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni, ordinaria o straordinaria.
Riscatto totale (con chiusura della posizione):
Ammesso ove le sotto indicate casistiche siano antecedenti al quinquennio precedente la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche:
– in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi;
– in caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo.
– qualora vengano meno i requisiti di partecipazione al Fondo stabiliti dalle fonti che dispongono l’adesione collettiva.
– In caso di decesso dell’aderente prima dell’esercizio del diritto alla prestazione pensionistica,la posizione individuale è riscattata dagli eredi ovvero dai diversi beneficiari designati dallo stesso,siano essi persone fisiche o giuridiche. In mancanza di tali soggetti la posizione rimane acquisita al Fondo.

lunedì 17 febbraio 2014

Tasse e crescita

Le tasse stanno diventando l'argomento principale dell'economia italiana.
E questo ci dice già a quale assurdo livello di degradazione la disciplina economica si sia ridotta.
Un pò come se una persona senza soldi stesse a pensare a come spendere le entrate che non ha.
Sarebbe molto meglio che si preoccupasse in quel momento di pensare a come FAR entrare nuovi soldi piuttosto che a come spenderli.

Pensare alle tasse in un momento di grande recesso dell'economia è come pensare a come spendere i soldi che non ci sono.

La prova, nel mondo reale in cui viviamo, l'ha fornito l'aumento dell'iva dal 21 al 22%. Un aumento di aliquota ha comportato una diminuzione degli introiti (vedi http://news.supermoney.eu/opinioni/2014/02/focus-sulla-micoreconomia-italiana-nel-2013-0060950.html).

Un'altra prova (per chi ne avesse bisogno) è la contrazione di entrate tributarie dalla tassazione dei carburanti.
Sono aumentate le accise sulla benzina ma le entrate complessive sono diminuite a causa del minor consumo da parte degli italiani (http://www.filippobusin.it/it/1802/maggiori-aumenti-minori-entrate.html).
E quest'ultimo articolo è molto esaustivo anche nel far comprendere il perchè di questo fatto.
Ovvero che più tassi e meno incassi. Più aumenti le tasse e meno introiti complessivi hai.
Perchè le persone diminuiscono i consumi (meno entrate da imposte indirette) e aziende e individui fatturano meno (meno entrate da imposte dirette).
Si chiama curva di Laffer, dall'economista che illustrò che il gettito complessivo delle imposte raggiunge un massimo ad un certo punto di pressione fiscale per poi diminuire all'aumento della pressione fiscale.
laffer 

L'immagine si spiega da sola e non ci vogliono complicate spiegazioni per comprenderlo.
Perchè allora si continua a parlare di tasse, di prelievo fiscale e di evasione?
Anzi la campagna mediatica per dare la responsabilità di tutti i mali possibili dell'economia italiana e delle finanze pubbliche all'evasione fiscale è quasi martellante.
Dappertutto gli evasori fiscali vengono dipinti come criminali che vivono alle spalle del cittadino onesto.

Ora ci piacerebbe che l'immagine sia vicina al vero. Ma così non è. E questo senza MAI sostenere che l'evasione fiscale è qualcosa da proteggere o giustificare.
Ma sarebbe come pensare che Garibaldi era un criminale solo perchè non schierato con i potenti del tempo o che i valorosi italiani della Resistenza anti-fascista dei criminali solo perchè contro l'ordine costituito. Chi ragionerebbe così?
E' capitato fin troppe volte che il ribelle fosse dalla parte del giusto e del bene. O sbagliamo?
Ciò non significa che ribellarsi sia sempre giusto.
Fila il ragionamento?

La realtà è che in un paese giusto e democratico deve esistere un modo per far sentire alle persone che sono parte del tessuto economico e amministrativo di quella nazione. UNO (e scrivo uno..... per dire che non è l'unico!!) dei modi è quello di contribuire allo stato tramite tassazione o prelievo fiscale.
Ma esistono molti modi di prendere i soldi con imposte e tasse. Ed esistono livelli diversi di prelevare.

Così donare il sangue è giusto. Simbolo di partecipazione e solidarietà. Ma nessuno dona più di 500 ml di sangue per volta. E non lo fa se non è pienamente in salute. E non lo fa prima che il suo corpo non abbia re-integrato il sangue già donato.
Altrimenti non è solidarietà ma è vampirizzare il donante. E' creargli problemi di salute. O ucciderlo! Se si esagera.

Il paragone pensiamo calzi a pennello. Non credete?
Grazie per l'attenzione.
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