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mercoledì 15 luglio 2026

Turismo record: ricchezza per il territorio o rischio per chi ci vive? Come trovare il giusto equilibrio

Ogni estate si torna a parlare di turismo da record, voli pieni, strutture ricettive sold out e città prese d'assalto dai visitatori. Per molte località italiane il turismo rappresenta una delle principali fonti di reddito, ma la crescita continua dei flussi turistici porta con sé anche effetti meno visibili che incidono sulla qualità della vita dei residenti, sui prezzi delle case e persino sui servizi pubblici.

Capire i vantaggi e gli svantaggi del turismo è importante non solo per gli operatori del settore, ma anche per ogni cittadino. Dietro un numero elevato di presenze turistiche si nascondono infatti opportunità economiche, ma anche costi che meritano attenzione.

Il turismo genera lavoro e fa crescere l'economia locale

Quando aumenta il numero dei visitatori, l'effetto sull'economia è spesso immediato. Alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari, negozi, guide turistiche e servizi di trasporto registrano un incremento del fatturato. Questo significa maggiori entrate per le imprese e nuove opportunità occupazionali.

Facciamo un esempio semplice. Immaginiamo una località che accolga 100.000 turisti in più durante l'estate. Se ogni visitatore spende mediamente 120 euro al giorno per un soggiorno di cinque giorni, sul territorio arrivano circa 60 milioni di euro di consumi. Una parte di queste risorse finisce nelle imprese locali, che possono assumere personale stagionale, investire nelle proprie attività e acquistare beni e servizi da altri fornitori del territorio.

Anche i Comuni possono beneficiare dell'aumento delle presenze grazie all'imposta di soggiorno, il cui gettito può essere destinato, secondo la normativa vigente, a interventi in materia di turismo, manutenzione urbana, valorizzazione dei beni culturali e servizi pubblici collegati all'accoglienza. Se utilizzate in modo efficace, queste risorse possono migliorare infrastrutture e qualità dei servizi per residenti e visitatori.

Quando il successo turistico diventa un problema

L'altra faccia della medaglia riguarda gli effetti collaterali di un turismo eccessivo o poco pianificato.

Uno dei fenomeni più discussi è l'aumento dei prezzi delle abitazioni. In molte città d'arte e località balneari una parte consistente degli immobili viene destinata agli affitti brevi turistici. Il risultato è una riduzione delle case disponibili per chi desidera vivere stabilmente nel territorio.

Immaginiamo un appartamento che con un affitto tradizionale renda 900 euro al mese. Se lo stesso immobile viene affittato ai turisti per gran parte dell'anno, potrebbe generare ricavi sensibilmente superiori. È comprensibile che molti proprietari scelgano questa soluzione, ma il mercato degli affitti per residenti si restringe e i canoni tendono a crescere.

Anche i servizi pubblici vengono messi sotto pressione. Più persone significano maggiore produzione di rifiuti, traffico più intenso, consumi idrici elevati e necessità di rafforzare trasporti, sicurezza e assistenza sanitaria durante i periodi di punta.

In alcune destinazioni il problema non è tanto il numero assoluto dei turisti, quanto la loro concentrazione in poche settimane dell'anno o in aree molto limitate.

Le nuove regole cercano un equilibrio

Negli ultimi anni il legislatore è intervenuto più volte per rendere più trasparente il mercato delle locazioni turistiche e contrastare l'abusivismo.

Anche nel corso del 2026 continua l'applicazione delle disposizioni introdotte per l'identificazione delle strutture ricettive e degli immobili destinati agli affitti brevi attraverso il Codice Identificativo Nazionale (CIN), obbligatorio per le strutture interessate. L'obiettivo è favorire controlli più efficaci, maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori e una concorrenza più equilibrata tra operatori.

Per gli operatori del settore è importante rispettare gli adempimenti previsti, poiché la mancata esposizione del codice o altre irregolarità possono comportare sanzioni amministrative.

Sempre più Comuni, inoltre, stanno valutando misure per distribuire meglio i flussi turistici durante tutto l'anno, incentivando eventi culturali, percorsi naturalistici e iniziative nei periodi di bassa stagione. Questo approccio consente di sostenere l'economia locale senza concentrare tutti gli effetti positivi e negativi in pochi mesi.

Il turismo sostenibile conviene a tutti

L'obiettivo non dovrebbe essere ridurre il turismo, ma renderlo più sostenibile.

Un territorio che investe nella manutenzione, nella mobilità, nella tutela dell'ambiente e nella valorizzazione delle proprie tradizioni riesce spesso ad attrarre visitatori di qualità, interessati a permanenze più lunghe e a una maggiore spesa sul territorio.

Anche i cittadini possono contribuire, sostenendo le attività locali, promuovendo comportamenti rispettosi del patrimonio ambientale e culturale e partecipando al dibattito sulle scelte di sviluppo della propria comunità.

Le amministrazioni, dal canto loro, possono utilizzare le risorse derivanti dal turismo per migliorare i servizi permanenti, evitando che i benefici economici si concentrino esclusivamente in alcuni settori.

Conclusione operativa

Il turismo rappresenta una grande opportunità economica, ma il suo successo dipende dalla capacità di trovare un equilibrio tra crescita, tutela del territorio e qualità della vita dei residenti. Un incremento delle presenze può creare lavoro, sostenere le imprese e generare nuove entrate pubbliche, ma senza una programmazione adeguata rischia di produrre effetti indesiderati sul mercato immobiliare, sui servizi e sull'ambiente.

Educazione finanziaria in pillole

Quando senti parlare di milioni di euro generati dal turismo, ricorda che il dato del fatturato non coincide con la ricchezza effettivamente prodotta. Per valutare il reale impatto economico bisogna considerare anche i costi sostenuti dalle imprese, gli investimenti necessari, le spese pubbliche aggiuntive e il valore che rimane realmente sul territorio. Distinguere tra incassi, utili e benefici economici è uno dei principi fondamentali dell'educazione finanziaria.

E tu, pensi che il turismo nella tua città rappresenti più un'opportunità o un problema? Hai un dubbio o un'esperienza da raccontare? Scrivilo nei commenti.

mercoledì 23 novembre 2022

L'uomo è homo consumens o homo sapiens sapiens?

Una parola nuova che ci piace molto è "homo consumens", coniata dal sociologo polacco Z. Bauman.

Di che si tratta?
Beh, sappiamo che ognuno di noi fa parte di una razza speciale di organismi viventi che si chiama homo sapiens sapiens.

Il problema è che questo termine, per quanto biologicamente azzeccato, spesso fa a cazzotti con la percezione che abbiamo nel mondo.
Suvvia... è palese che non tutti quelli che si fregiano di questo nome siano davvero così... sapienti. E addirittura sapienti al quadrato.

Si avvicina il periodo natalizio (oggi solo poco più di un mese alla festa maggiore dell'anno, il sacro natale) e in questo periodo le persone che abitano nella parte che definiamo "sviluppata" del globo si accingono a comprare e spendere come nessun altro periodo dell'anno.

Diciamo che se parliamo dell'essere umano come homo consumens invece che dell'essere umano come homo sapiens sembra che ci si possa avvicinare ad una descrizione più verosimile di noi stessi.

La grande domanda è? Siamo quello che siamo in quanto consumiamo?
Siamo perchè consumiamo?
Siamo in virtù di ciò che consumiamo?
In altre parole, il nostro valore come persone può essere misurato e dovrebbe essere misurato da ciò che acquistiamo e consumiamo?

Di primo acchito ci verrebbe da rispondere d'istinto e dire: "NO! Noi non siamo in quanto consumiamo ma siamo esseri senzienti che comunicano, socializzano, scoprono, dialogano, creano e ricercano nuovi orizzonti di libertà e conoscenza."

Di primo acchito. Certo. E forse, questo è anche vero.
Ma là fuori è una gara a chi compra di più. A chi consuma di più.
O così è stato fino a poco tempo fa. Perchè sembra che culturalmente stiamo iniziando a capire che non sempre PIU' è meglio, non sempre la crescita è positiva e la decrescita negativa.
In effetti c'è molta relatività in tutto ciò.

Ovviamente pagheremo lo scotto di aver abituato un paio di generazioni di persone ad una continua rincorsa all'avere cose in sostituzione del diventare persone etiche, oneste e che puntano ai valori. Perchè quando lanci un gruppo sociale in questa direzione, non è facile tirare il freno a mano e frenarsi all'improvviso.

Un tempo i bambini andavano a scuola con l'unica attenzione a imparare, giocare e qualche volta fare le marachelle.
Adesso i bambini vanno a scuola e fanno queste cose ma prima bisogna vedere che abbiano tutto: il quaderno giusto (con la copertina giusta, perchè per imparare è fondamentale che i quaderni siano griffati....), il diario giusto, la riga giusta, il compasso, la gomma dura, la gomma pane, la gomma bisdrucciola e quella anfetaminica.
E poi bisogna che i bambini siano ben vestiti. Che fai scherzi? Vorresti mai che qualcuno pensi male della famiglia. E poi i capelli a posto, il giubbottino, la sciarpina, i guantini, le scarpine, gli occhialini e chi più ne ha ne metta.
Non sia mai che qualcuno osservi il bambino e verifichi se è educato, pulito e bravo.

No, il giudizio è su quello che ha.
Perchè siamo homo consumens.

E so cosa dirai.
E' curioso che chi di lavoro aiuta le persone ad avere finanziamenti per le proprie esigenze di consumo, dica queste cose.
Ma le dico proprio perchè da quasi 20 anni faccio questo lavoro.
Anche un chirurgo estetico guadagna da questo ma dovrebbe essere abbastanza etico da consigliare nel modo giusto chi gli presenta davanti.

Come faccio io. Come fa la mia struttura.
Perchè per me l'uomo non è homo consumens. Anche se purtroppo non è ancora così sapiens come dovrebbe.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 8 novembre 2022

Cosa è il pareggio di bilancio di uno stato?

Mi ha sempre colpito come, in certi frangenti, determinate parole o concetti base tendano a diventare "famosissimi" e quindi essere sulla bocca di tutti.

Per poi attendere la fine di quella moda e tornare nell'anonimato.
Un pò come succede per molti cantanti, gruppi musicali, starlette o attori/attrici.

In un momento non li conosce nessuno.
In un altro momento ne parlato tutti, anche in un modo esagerato.
In un altro momento ancora, nessuno (se non gli addetti ai lavori) ne parla più.

Certi concetti economici e/o finanziari ripercorrono lo stesso schema.

Relegati nei libri di economia prima, sulla bocca di tutti dopo e di nuovo dimenticati.

Uno di questi concetti è il pareggio di bilancio.
Soprattutto in contesto pubblico. I TG, i giornali e i talk show ne parlano.

Il Rispetto dei Parametri è un altro termine che simboleggia e affianca il pareggio di bilancio.

A parte che il nome stesso, Rispetto dei Parametri, ricorda fin troppo un altisonante nome dato ad una divinità, la domanda è sempre: CHI STABILISCE CHI SIANO I SACRI PARAMETRI DA RISPETTARE?

Ovviamente gli esperti. Che poi non si sa mai chi siano costoro, oscuri trafficanti di normative sepolti in qualche ufficio periferico di Bruxelles. Chissà....

Ma parlavamo di pareggio di bilancio. 
Un pareggio di bilancio è semplicemente, in un rendiconto di entrate e uscite, una situazione in cui, appunto, vi è una corrispondenza o esattezza fra le uscite e le entrate.

Semplice? Certo. Ma non fidiamoci dell'apparenza.

In bilancio finanziario (sia che parliamo di azienda che di una famiglia che di un ente pubblico) ci sono molti fattori non oggettivi che determinano cosa è un entrata e cosa un uscita.

A livello basico non vi è complessità. Una uscita è una perdita di denaro, una entrata è un afflusso di denaro.
Ma quando si valutano situazione complesse, determinare cosa si una perdita o un'uscita è più complesso. E si fanno valutazioni. Al punto che gli enti preposti al controllo continuano a emettere regole per stabilire una certa oggettività di valutazione.
Ma ciò non toglie che queste regole siano sempre e soltanto accordi.

Per uno stato, pareggio di bilancio vuol dire che le uscite statali sono state pari alle entrate statali. E quindi questo può sembrare una cosa buona.
Ma non lo è necessariamente.

Se infatti osserviamo che le spese di uno stato diventano la ricchezza di aziende e privati (sono servizi erogati al cittadino) e se osserviamo che le entrate di uno stato sono ricchezza di aziende e privati che vengono portate via (le tasse), allora si capisce che in un bilancio in pareggio, uno stato da al cittadino quanto un cittadino da allo stato.

Il che sembrerebbe giusto. Ma significa solo che lo stato non sta creando ricchezza. E questo porta al fatto che se un popolo, una nazione vuole crescere, tale crescita debba arrivare SOLAMENTE dalle maggiori entrate del cittadino stesso.

Lo stato non contribuisce all'economia. Questo è un pareggio di bilancio. Egli tanto prende e tanto da.
Questo può piacere a qualcuno ma occorre osservare che in questo modo tutta, e diciamo tutta, l'iniziativa di crescita è demandata al privato.
Che, quando non è organizzato, non può attuare delle iniziative valide per la crescita.

Un esempio semplice semplice sono gli investimenti strutturali. CHE NON POSSONO ESSERE FATTI DA UN PRIVATO, per quanto sia ricco e grande.
Come fa un privato a costruire strade, a creare linee ferroviarie o a determinare costi di trasporto più abbordabili (si veda in Sardegna il problema della continuità territoriale?).

Qui si scontrano 2 visioni dell'economia. Da una parte quella keynesiana in cui si sostiene che anche in una economia di mercato, lo stato è fondamentale per gli investimenti pubblici. Dall'altra quella neo-liberista in cui si sostiene che lo stato deve di fatto scomparire e farsi da parte, lasciando ai mercati tutto il potere.

Ovviamente non nasconderemo che riteniamo questa seconda visione sbagliata. Non vogliamo essere imparziali. Avremo modo di dimostrarlo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

mercoledì 7 marzo 2012

Ripartenza del blog

Salve a tutti.
Dopo una lunga assenza, ritorniamo a lavorare al blog.
Ringrazio innanzitutto tutti coloro che ci hanno seguito fino a questo punto.

Da oggi in poi, questo blog si allineerà maggiormente con il progetto Espansione Money di cui fino ad adesso ha fatto solo il lontano cugino.

Ovvero, da oggi in poi, questo blog diventarà la voce pulsante dell'attività di "financial coaching" svolga da Espansione Money.
Qualcuno ci chiederà cosa sia il "financial coaching".

In un mondo in cui l'informazione diventa sempre più tempestosa e disorientante, nasce l'esigenza che alcuni individui si specializzino in determinate discipline.
Così come alcuni secoli fa, è venuta alla luce la necessità di specializzazione nelle attività lavorative, è ora (già da qualche tempo in realtà) necessaria una specializzazione nel campo dei servizi.
E tra i servizi, nel campo dei servizi informativi e formativi.

Da qui nasce il "coaching" ovvero l'uso di una figura esterna che assista qualcuno in una particolare esigenza.
Esistono così i "coach" (allenatori in italiano) per le diete, per la preparazione fisica o artistica.
L'idea è che in questo mondo bersagliato da malcomprensioni in tema di denaro, finanza ed economia sia più che mai necessario offrire un servizio di ASSISTENZA E CONSULENZA ad individui e organizzazioni.

E qui nasce il progetto Espansione Money, una rete di professionisti guidati dal dott. Antonello Mela, che offre una pluralità di servizi di consulenza e formazione.
Sul sito di Espansione Money, www.financialcoach.tk, è possibile dare un rapido sguardo a questi servizi ma questo stesso blog avrà il compito di illustrarvi cosa è possibile fare.

A chi serve il financial coaching? A tutti.
A persone che hanno perso il lavoro e ne cercano un altro. A persone la cui attività è un pò in crisi. A persone che vorrebbero gestire meglio i loro risparmi ed entrate. A persone che vogliono tirarsi fuori dalla rete di bugie.

Grazie per l'attenzione.

martedì 18 maggio 2010

Una situazione di crisi

Che sia tempo di crisi non è notizia strana che possa essere data come scoop giornalistico.
Ma a ben vedere, qualcosa di cui "sparlare" come direbbe qualcuno c'è.
Crisi viene dal greco e significa discernere, dividere qualcosa per capirla. La crisi è una fase di divisione ma di comprensione di discernimento.
Una "discesa agl inferi" di tipo catartico.

I mercati sono in crisi ma alla fine dei conti, sapevamo che questo sarebbe successo.
Anzi, se proprio dobbiamo e vogliamo essere ottiministi (gusto per restare in berlusconiana scia), sarebbe giusto dirla tutta e sapere che il futuro non riserva migliore previsioni o magiche riprese.
Non che io inviti al medioevale "pentitevi" tanto la peste dei mercati colpirà tutto e tutti.
Il mio non è neppure un pessimismo emotivo del tipo "Tanto le cose andranno sempre peggio".
Si tratta di capire esattamente cosa sta succedendo e da dove parte la situazione.
Questo blog non risponderà a tutte le domande nè si pone come "sapienza suprema" e faro di luce per i poveri viandanti dell'economia, persi nelle nebbie del mercato.

Le risposte sono, in ogni caso, sotto gli occhi della gente.
Se si bazzica per il web le rispost enon mancano e moltissimi siti spiegano bene quali siano le cause delle attuali difficoltà e cosa ancora andrà a succedere.
Magari ci preme dare ai lettori qualche chiave di lettura in modo che, quando quelle informazioni passassero sotto il loro occhi, riescano a trattenerle in modo migliore.

Non volevo iniziare questo blog con le solite giustificazione del perchè questo progetto sta decollando in maniera così lenta.
Così le tiro fuori ora.
La crisi ha colpito anche questo progetto. Nel senso che, nei piani originali, c'era un certo programma di azione che è stato molte volte cambiato proprio per dedicarsi a aggiustamenti e impegni che facessero fronte a un periodo di particolare turbolenza.
Non diciamo che la turbolenza è finita. Diciamo che certi provvedimenti si sono dimostrati efficaci.
Quindi è mia precisa assunzione di impegno nel dire che da oggi, ogni settimana ci saranno almeno 5 post su questo blog. Per sviluppare tutti i discorsi intorno al denaro e le altre cose che vi girano intorno.

Grazie dell'attenzione.
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