martedì 11 ottobre 2011

L'affiancamento nel mondo del lavoro.

In questo blog ci è capitato di parlare del concetto di cambiare lavoro.
Vorrei aggiungere qualcosa a quel tema, spinto anche da alcuni avvenimenti di questi ultimi giorni.
Come professionista, devo confessare di aver cambiato vari lavori nella mia vita pur mantenendo stabile il mio ruolo fondamentale di consulente. Mi sono occupato anche di attività commerciale e quindi ho avuto modo di stare spesso in contatto con ogni tipo di clientela. Dal piccolo privato alla media azienda all'ente pubblico con tutte le sue regole peculiari e i suoi procedimenti normativi.

C'è un aspetto che, secondo me, merita ampiamente di essere trattato e la cui non considerazione può causare notevoli problemi.
Non solo nell'ambito del lavoro ma ora su questo aspetto ci soffermeremo.

Parliamo dell'affiancamento. Uso questo termine per designare quel meccanismo per cui qualcuno che si affaccia sulla scena del lavoro si affianza a qualcuno che già lavora per superare quella prima fase di inserimento che è, tra l'altro, la più difficile.
L'affiancamento non è di pe se una cosa negativa, anzi. Però in quel concetto sono racchiuse tante e tante sfumature che una riflessione è d'obbligo.

Quando una persona decide di svolgere una certa mansione (leggiamo lavoro) può essere più o meno ferrato a livello di conoscenza teorica della mansione stessa e del contesto che vi ruota intorno. Diciamo che un neolaureato esca dall'università con una conoscenza teorica della sua materia e che voglia ricoprire un ruolo in quello specifico campo di applicazione della materia.
Per motivi a noi sconosciuti, l'istruzione è diventata fondamentalmente un fatto teorico in cui sembra che basti conoscere delle cose per essere capace di creare degli effetti.
L'istruzione in realtà è un meccanismo di apprendimento. E siccome gli esseri umani sono fatti di carne ed ossa e operano nell'universo fisico fatto di materia ed energia, essi hanno bisogno di poter realizzare cose e maneggiare oggetti per raggiungere degli scopi.
Così l'uomo apprende tramite dei meccanismi che funzionano al meglio quando vi è un equilibrio fra concetti teorici e applicazione pratiche degli stessi.

Il ruolo di fornire questo equilibrio dovrebbe essere dato dalla scuola o dal formatore stesso. Studio la contabilità e faccio la contabilità. Studio la chimica e faccio il chimico. Studio il processo civile e faccio un processo civile.
Solo in una facoltà completamente teoretica, come una facoltà di filosofia, può essere concepito non vedere le applicazioni pratiche di quanto si studia. E non è un caso che la filosofia tutta si sia fatta una brutta fama proprio quando si è allontanata troppo dalla realtà.

Ma laddove non la scuola non fornisca questo supporto nell'apprendimento degli aspetti pratici, è il singolo che deve sopperire cercando qualcuno che lo aiuti in questa delicata fase.
La persona o struttura che aiuterà un individuo a completare questo percorso di apprendimento sarà l'affiancatore. La mancanza di questa figura può essere un disastro nella vita di un individuo.
Perchè non è possibile che si impari tutto attraverso gli errori.
A volte gli errori commessi possono essere tali e tanti che non si riesce più a riprendersi.
Avete mai provato a verificare se la forza di gravità funziona buttandovi dal 3 piano di un palazzo?
Dopo imparerete con troppo dolore come la legge della gravità funziona.

Morale? La morale è che quando si decide di cambiare lavoro o iniziarne un altro, occorra verificare le proprie conoscenze teoriche, migliorarle e trovare qualcuno a cui affiancarsi fino a quando i meccanismi di quel lavoro non ci saranno non solo chiari ma anche sotto il nostro controllo.

Grazie per l'attenzione.

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