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lunedì 29 giugno 2026

Rottamazione quinquies: arrivano le comunicazioni dell'Agenzia. Ecco cosa controllare prima della prima rata

 

Per chi ha aderito alla Rottamazione quinquies, queste sono settimane decisive. Dopo la chiusura delle domande, avvenuta il 30 aprile 2026, l'attenzione si sposta sulle comunicazioni inviate dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione, che indicano l'esito della richiesta, l'importo da versare e il piano di pagamento.

Si tratta di un passaggio fondamentale: leggere con attenzione la documentazione ricevuta permette di verificare che tutto sia corretto e di arrivare preparati alla prima scadenza di pagamento, fissata al 31 luglio 2026.

Vediamo quali controlli è opportuno effettuare e quali sono gli errori da evitare.

La comunicazione delle somme dovute: perché è importante leggerla con attenzione

Entro il 30 giugno 2026, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione invia ai contribuenti che hanno presentato domanda la cosiddetta "Comunicazione delle somme dovute", prevista dalla Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026).

Non si tratta di un semplice riepilogo, ma del documento ufficiale che contiene:

  • l'accoglimento (totale o parziale) della domanda;
  • l'elenco delle cartelle ammesse alla definizione agevolata;
  • l'importo complessivo da versare;
  • il numero delle rate richieste;
  • i bollettini di pagamento e il calendario delle scadenze.

Prima di archiviare la comunicazione è consigliabile verificare che tutte le cartelle indicate nella domanda siano effettivamente presenti. Può inoltre essere utile confrontare gli importi riportati con quelli risultanti dalla propria area riservata sul portale dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione o con la documentazione già in proprio possesso.

Nel caso in cui emergano incongruenze, è opportuno rivolgersi tempestivamente a un professionista o richiedere chiarimenti all'Agente della riscossione, senza attendere la scadenza della prima rata.

Come funziona il pagamento e cosa succede se si sceglie la rateizzazione

La Rottamazione quinquies consente di estinguere i debiti affidati alla riscossione beneficiando dell'eliminazione delle sanzioni e degli interessi di mora, restando comunque dovute le imposte, i contributi e gli altri importi previsti dalla normativa.

Il contribuente può scegliere di pagare:

  • in un'unica soluzione, entro il 31 luglio 2026;
  • oppure mediante un piano di rateizzazione fino a 54 rate bimestrali, distribuite su circa nove anni, secondo quanto previsto dalla Legge n. 199/2025.

Facciamo un esempio.

Un contribuente riceve una comunicazione con un importo complessivo dovuto di 18.900 euro.

Se decide di pagare in un'unica soluzione, verserà l'intero importo entro il 31 luglio 2026.

Se invece opta per il pagamento rateale, riceverà un calendario con le scadenze delle singole rate. L'importo di ciascuna rata varierà in funzione del piano scelto e degli interessi eventualmente previsti dalla legge per la dilazione.

La possibilità di distribuire il pagamento su un periodo lungo rende l'adempimento più sostenibile per molte famiglie e piccole imprese, ma richiede una corretta pianificazione del bilancio familiare o aziendale.

Attenzione alle scadenze: perdere il beneficio può costare molto

Uno degli aspetti più delicati della definizione agevolata riguarda il rispetto delle scadenze.

Chi aderisce alla Rottamazione quinquies si impegna infatti a versare gli importi nei termini previsti dal piano comunicato dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Per questo motivo è consigliabile:

  • conservare con cura tutti i bollettini ricevuti;
  • annotare le date di pagamento sul proprio calendario;
  • verificare alcuni giorni prima della scadenza che il pagamento possa essere effettuato senza problemi.

Pensiamo al caso di una famiglia che ha programmato il pagamento della prima rata a fine luglio, confidando nell'accredito dello stipendio previsto pochi giorni prima. Un ritardo nell'accredito o una semplice dimenticanza potrebbero creare difficoltà evitabili con una corretta organizzazione.

È buona norma predisporre in anticipo la liquidità necessaria, evitando di arrivare all'ultimo giorno utile.

Non è il momento di abbassare la guardia

Molti contribuenti, dopo aver ricevuto l'accoglimento della domanda, pensano che la pratica sia ormai conclusa. In realtà è proprio adesso che inizia la fase più importante.

La definizione agevolata produce i suoi effetti solo se il piano di pagamento viene rispettato secondo quanto previsto dalla legge.

Vale quindi la pena dedicare qualche minuto a controllare la correttezza della comunicazione ricevuta, verificare che gli importi siano quelli attesi e organizzare fin da subito il calendario dei versamenti.

Un piccolo controllo oggi può evitare problemi amministrativi e finanziari nei prossimi anni.

Conclusione operativa

La Rottamazione quinquies rappresenta un'opportunità concreta per regolarizzare la propria posizione fiscale con condizioni più favorevoli rispetto alla riscossione ordinaria. Tuttavia, il beneficio non termina con la presentazione della domanda: la fase delle comunicazioni e dei pagamenti è altrettanto importante.

Se hai ricevuto la "Comunicazione delle somme dovute", verifica attentamente il contenuto, controlla che tutte le cartelle siano state correttamente inserite e programma fin d'ora la scadenza del 31 luglio 2026, così da evitare dimenticanze e mantenere i benefici previsti dalla definizione agevolata.

Educazione finanziaria in pillole

Quando si aderisce a un piano di pagamento pluriennale, è utile considerare ogni rata come una spesa fissa del proprio bilancio, al pari del mutuo o dell'affitto. Accantonare mensilmente la somma necessaria rende molto più semplice rispettare le scadenze e riduce il rischio di trovarsi in difficoltà al momento del versamento.

Hai ricevuto la comunicazione della Rottamazione quinquies o hai un dubbio sulla tua posizione? Scrivilo nei commenti.

venerdì 19 giugno 2026

Dichiarazione dei redditi 2026: gli errori che possono costarti caro e come evitarli

Ogni anno milioni di contribuenti italiani presentano la dichiarazione dei redditi pensando che sia una semplice formalità. In realtà, una detrazione dimenticata può far perdere centinaia di euro, mentre un dato inserito in modo errato può generare controlli, richieste di chiarimenti o addirittura sanzioni.

Con la campagna dichiarativa 2026 ormai entrata nel vivo, vale la pena capire quali sono gli errori più frequenti e come evitarli. Non si tratta solo di rispettare gli obblighi fiscali, ma anche di non lasciare soldi allo Stato che potrebbero restare legittimamente nelle tasche del contribuente.

Le scadenze da tenere sotto controllo

La prima regola è non arrivare all'ultimo momento. Anche se gran parte dei dati è oggi precaricata nella dichiarazione precompilata, il contribuente rimane responsabile delle informazioni trasmesse.

Per il modello 730 relativo ai redditi dell'anno precedente, la scadenza ordinaria è fissata al 30 settembre 2026, mentre il modello Redditi Persone Fisiche può essere trasmesso entro il 31 ottobre 2026, salvo eventuali proroghe stabilite dal legislatore.

Molti contribuenti attendono gli ultimi giorni e scoprono troppo tardi documenti mancanti o informazioni non corrette. Controllare con anticipo la propria posizione fiscale consente invece di correggere eventuali errori senza fretta.

Un esempio concreto: una famiglia che ha sostenuto 2.000 euro di spese mediche detraibili e dimentica di inserirle potrebbe rinunciare a circa 361 euro di beneficio fiscale, considerando la detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia prevista dalla normativa.

La dichiarazione precompilata non è sempre perfetta

Negli ultimi anni l'Agenzia delle Entrate ha ampliato notevolmente il numero di dati presenti nella dichiarazione precompilata. Spese sanitarie, interessi del mutuo, premi assicurativi e molte altre informazioni vengono trasmesse automaticamente dagli enti interessati.

Tuttavia, "precompilata" non significa "infallibile".

Possono verificarsi ritardi nelle comunicazioni, errori materiali oppure situazioni particolari che il sistema non è in grado di interpretare correttamente.

Pensiamo a chi ha cambiato lavoro durante l'anno. In presenza di più Certificazioni Uniche, alcuni contribuenti credono erroneamente che il conguaglio sia già stato effettuato dal datore di lavoro. In realtà, potrebbero emergere imposte da versare o crediti da recuperare solo al momento della dichiarazione.

Per questo motivo è fondamentale confrontare i dati presenti nella precompilata con la documentazione effettivamente posseduta.

Le detrazioni che molti dimenticano

Uno degli errori più comuni consiste nel non sfruttare tutte le detrazioni e deduzioni consentite dalla legge.

Tra le spese che più frequentemente vengono trascurate troviamo:

  • spese sportive dei figli minorenni;
  • contributi versati per colf e badanti;
  • contributi previdenziali facoltativi;
  • erogazioni liberali a enti del Terzo Settore;
  • spese universitarie in determinati casi;
  • assegni periodici corrisposti all'ex coniuge quando deducibili.

Immaginiamo una persona che versa 3.000 euro annui a un fondo pensione complementare. Entro il limite previsto dalla normativa, tali somme possono essere dedotte dal reddito imponibile.

Se il contribuente ha un'aliquota marginale del 35%, il risparmio fiscale potenziale può superare i 1.000 euro. Dimenticare di indicare correttamente questi importi significa perdere un vantaggio economico significativo.

Naturalmente ogni situazione deve essere valutata caso per caso e sulla base della documentazione disponibile.

Attenzione ai controlli e alle sanzioni

Molti contribuenti ritengono che piccoli errori non abbiano conseguenze. In realtà i controlli fiscali sono sempre più automatizzati e basati sull'incrocio delle banche dati.

Quando emergono incoerenze, l'Agenzia delle Entrate può inviare comunicazioni per richiedere chiarimenti o documentazione integrativa.

Nel caso di imposte non versate, oltre al tributo possono essere applicati interessi e sanzioni. Fortunatamente esistono strumenti come il ravvedimento operoso, che consentono di regolarizzare spontaneamente alcune violazioni beneficiando di riduzioni delle sanzioni previste.

La conservazione dei documenti resta quindi fondamentale. Ricevute, fatture e attestazioni relative alle spese detraibili dovrebbero essere archiviate con cura per il periodo previsto dalla normativa fiscale.

Anche nell'era digitale, una documentazione ordinata può fare la differenza in caso di verifica.

Conclusione operativa

La dichiarazione dei redditi non dovrebbe essere considerata un semplice adempimento burocratico. È uno strumento che permette di verificare la propria posizione fiscale, recuperare agevolazioni spettanti e prevenire contestazioni future.

Prima di inviare la dichiarazione del 2026, dedica qualche minuto a controllare i dati precaricati, confrontarli con i tuoi documenti e verificare che tutte le spese detraibili e deducibili siano state correttamente inserite.

Educazione finanziaria in pillole

Pagare meno tasse in modo legale non significa trovare scorciatoie, ma conoscere le regole. Conservare i documenti durante l'anno e tenere traccia delle spese detraibili è una delle abitudini finanziarie più semplici e redditizie che un contribuente possa adottare.

Hai un dubbio? Scrivilo nei commenti.

martedì 7 febbraio 2023

Democrazia, governo e economia.

Quando si parla di economia, siamo sempre in un terreno delicato. Siamo molto vicino ad un argomento che preme e sta a cuore del cittadino comune.

La sua vita, i suoi interessi, il suo piacere e i suoi dolori si basano anche e, a volte, in gran parte su questo argomento.

Se poi ci spostiamo di qualche metro e ci inoltriamo nel territorio della politica, entriamo veramente in un campo minato che rischia di farci saltare in aria in un attimo.

Se si studiano le cavallette o le reazioni chimiche di alcuni minerali, il coinvolgimento emotivo come essere umano è minimo.

Se si esaminano le scelte economiche di un governo, è palese che ci troviamo in uno scenario da cui è difficile sentirsi degli osservatori neutrali. Non possiamo essere neutrali perchè NOI SIAMO dentro l'oggetto che stiamo studiando o esaminando.

Di certo, nei nostri moderni strumenti di comunicazione e informazione (TV, giornali, internet, radio o social network) tutto manca tranne la politica e l'economia. Sono anzi due colonne portanti della comunicazione moderna.
Eppure questi due importanti e per molti versi bellissimi argomenti, sono trattati in modo scialbo, superficiale e caotico. Sono proposti e affrontati in modi decisamente non all'altezza della loro importanza.

Ci si chiederà come mai affermiamo questo. Avremo modo in prossimi post di dimostrarlo. Anche se girovagando per il nostro blog, ci sono vari post che lo mostrano, anche se a volte in modo un pochino più indiretto.
Come qui (http://denaroedintorni.blogspot.com/2023/01/taglio-delle-accise-e-aumento-del-costo.html) nel nostro ultimo post sull'aumento dei carburanti. 

Il concetto base è che un governo dovrebbe essere un governo. E dovrebbe governare. Con tutto ciò che significa governare.
E se è ben comprensibile che governare significa ANCHE occuparsi dell'economia di una nazione, è altrettanto vero che non significa SOLO occuparsi dell'economia di una nazione.
Sarebbe come se un padre di famiglia pensasse che il suo ruolo di genitore si limitasse solamente a portare i soldi a casa e non far mancare nulla di beni e servizi ai membri della sua famiglia.
Chi ha il coraggio di dire che questo sia sufficiente?
In una certa misura, è suo compito anche occuparsi dell'educazione etica ed emotiva dei propri figli.
E, sicuramente, ci sono anche dei valori spirituali e sentimentali che vanno coltivati.
Che tra l'altro rappresentano la parte più degna di essere vissuta dell'avere una famiglia.

Purtroppo, oggi i governi non sono che pallide marionette collocate li da poteri e forze economiche talmente potenti che l'individuo comune fatica anche solo a capirlo. Un pò come quando si parla della vastità delle distanze fra le stelle. Leggiamo i dati numerici ma la cosa va oltre la nostra concreta capacità di farcene un'idea concreta.
Quando si legge che una multinazionale ha guadagnato MILIARDI di dollari, ci si chiedere cosa mai possa significare tutto ciò.
E' curioso che le grandi aziende private vivano producendo utili (per sè) mentre le organizzazioni pubbliche e statali vivano perennemente con una spada che penzola sopra di loro chiamata DEBITO.

La risposta viene data fin dagli studi universitari o addirittura dalle scuole superiori: qualunque organizzazione pubblica è difettosa e inefficiente per natura mentre le organizzazioni private sono efficienti per definizioni.
Questo è l'assioma (legge basilare quasi indimostrabile e da prendere come dato di fede) che circola da decenni nel mondo politico che ha portato a vendere importanti strutture pubbliche a gruppi privati sotto la grande campagna promozionale delle PRIVATIZZAZIONI.

La democrazia era una meta. Una meta di libertà. Libertà di discutere della città. La democrazia era il potere al popolo. Che potesse discutere dei temi importanti della polis, della città.
Ma ora i temi importanti della città vengono discussi neanche più dai politici ma dagli ESPERTI. Perchè i politici non hanno il tempo di studiare e formarsi dovendo partecipare a meeting, riunioni, campagne elettorali, cene di mediazione e rappresentanza.
Così la democrazia viene svuotata di significato.

E l'economia diventa una scienza oscura che parla di cose che il cittadino medio non capisce.

Volevamo solo avvisare il lettore che questo non accade a caso ma è senzientemente voluto da qualcuno che ha l'interesse di governare l'economia senza che nessuno capisca cosa sta facendo.

L'unica arma a disposizione del cittadino è la conoscenza.
Solo la conoscenza apre le porte alla possibilità di essere liberi.
Il possesso di beni e la ricchezza non danno la libertà. Ti danno solo una prigione con tutti i confort.

Dicci cosa ne pensi nei commenti.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

giovedì 12 gennaio 2023

Taglio delle "accise" e aumento del costo di benzina e gasolio: la verità!

E' l'argomento del giorno.
E come spesso succede nel mondo di oggi, quando un argomento assurge agli onori della cronaca diventa virale e si diffonde dappertutto in modo incontrollato.
A prescindere dal suo reale valore informativo.

Sembra quasi che, quando un argomento è trattato da tutti i tg, giornale e siti, ogni persona sia costretta a dire qualcosa a riguardo.

Altrimenti non si è "informati".
Bene.
Vogliamo fare un pò di chiarezza sul prezzo dei carburanti, del loro continuo aumento e queste fantomatiche, ormai primedonne "ACCISE"?

Innanzitutto cosa sono le accise? Nella lingua italiana "accisa" è una parola che indica un particolare tipo di tassa che lo stato o il governo applica a determinati beni di consumo. Ad esempio l'alcool etilico, gli zuccheri e i prodotti petroliferi. E' una tassa. Semplice.

Oramai sappiamo quasi tutti che il prezzo della benzina (gasolio) nella pompa sotto casa in cui ci riforniamo è composta da DUE elementi fondamentali: il costo reale (industriale e commerciale) della benzina (gasolio) e il costo delle tasse che pesano su quel bene.
Per ogni litro di benzina (gasolio) che compriamo vi sono queste due componenti fondamentali di costo.

Perchè vi è questa tassa? Per lo stesso motivo per cui esistono tutte le tasse.
E forse è proprio su questo punto che occorrerebbe che i nostri geni politici e gli ancor più geniali studiosi e appassionati di politica (giornalisti, esperti, politologi e via discorrendo) dovrebbero riflettere e argomentare.
A COSA MAI SERVONO LE TASSE?

La prima risposta (quella scolastica e quella automatica senza pensare) è che le tasse servano a dare risorse al governo (lo stato) per pagare tutto ciò che uno stato o servizio pubblico eroga al cittadino.
In parole povere, le tasse servirebbero a pagare i servizi sanitari pubblici, i servizi di polizia, la magistratura, le scuole, gli stipendi di tutti i dipendenti statali, gli investimenti in infrastrutture pubbliche e via di questo passo.
Se lo stato quindi non ha i soldi per fare qualcosa (tipo aiutare i suoi cittadini in difficolà causa questo terribile periodo di crisi energetica), se li procura tramite le tasse.
Insomma SEMBREREBBE che le tasse siano una sorta di stipendio dello stato. Se lo stipendio non basta per tutte le necessità della famiglia, bisogna chiedere un aumento di stipendio. Così lo stato giustifica l'aumento delle tasse.

Ma se lo stipendio dello stato viene pagato dai cittadini con le loro tasse, quando lo stato ha bisogno di più soldi deve aumentare le tasse. Giusto? Sembrerebbe sia così. 
Ma di questo parleremo in un altro articolo. Per mostrare che quanto sopra esposto non è proprio corretto e da moltissimi anni alle persone viene raccontata una favola (viene insegnata anche all'università agli studenti di economia) che permette a qualcuno di guadagnare un sacco di soldi. Quindi tenete a mente questo punto....

Tornando al discorso delle accise, abbiamo oggi (fonte sito del ministero https://carburanti.mise.gov.it/) un prezzo medio self service di 1,82 per la benzina e 1,87 per il gasolio.
Prezzo del petrolio sui mercati? 77,52 dollari al barile (petrolio WTI, fonte www.money.it).
Bene.

Dicono che il prezzo del carburante sia salito per colpa della guerra Ucraina/Russia e di tutte le conseguenze economico-politiche del conflitto, compreso l'equilibrio del costo delle materie prime come gas e petrolio. Già....... Ma è così?

Avevo pensato di elencare tutta una serie di prezzi della benzina (usata come parametro ma è lo stesso con il gasolio). E quindi usando le tabelle di questi due siti
avevo elencato tutta una serie di relazione fra i prezzi.
Ma poi ho pensato che così non fosse abbastanza chiaro e ho preso dei casi estremi.
CASI:
Gennaio 2023: prezzo benzina 1,82 € - prezzo petrolio 77,5 $
Luglio 2006: prezzo benzina 1,37 € - prezzo petrolio 76,80 $
Febbraio 2016 - prezzo benzina 1,37 € - prezzo medio 28,30 $
Febbraio 2009 - prezzo benzina 1,14 € - prezzo petrolio 36,99 $.
Giugno 2008 - prezzo medio benzina 1,51 € - prezzo petrolio 140,58 $

Cosa si deduce da tutti questi esempi?
Che non vi è una relazione diretta (al punto da giustificare i cambi di prezzo alla pompa) fra prezzo benzina e prezzo petrolio. Vediamo che a volte il prezzo del petrolio è alto e il prezzo della benzina basso e viceversa.
il caso più eclatante lo abbiamo paragonando il costo benzina di oggi (1,82 €) con il costo benzina del luglio 2006 (1,37 €) con praticamente il prezzo del petrolio uguale. Come si spiega?
Oppure il caso del prezzo dello scorso giugno 2023 (2,03 € al litro) con un prezzo del petrolio di 116 dollari al barile. Se andiamo indietro e prendiamo altri momenti in cui il petrolio costava così, vediamo che nell'aprile 2011 la benzina costava 1,54 € e nell'aprile 2008 addirittura 1,37€.


Ma avevamo deciso di parlare anche di accise.
Anche perchè nel prezzo di cui stiamo parlando una componente importante sono i prelievi fiscali dello stato.
Una pagina del ministero dell'economia, ci aiuta in questo
Qui vediamo come si compone il prezzo.
Prima del famoso primo taglio delle accise del governo Draghi (Marzo 2022), sul prezzo industriale della benzina (usiamo sempre questa come parametro ma nel sito si può vedere anche per il gasolio e per il GPL) venivano aggiunte sempre 0,728 € per litro di accise + l'iva per un 18,03% del costo petrolio.
Ad esempio a febbraio 2022 il costo industriale della benzina era di 0,786 € per litro (comprensivo dei compensi per la compagnia petrolifera e il distributore locale). A questo costo di aggiunge l'accisa complessiva di 0,728 € e l'iva di 0,333 € per litro. Che ci porta ad un costo complessivo della benzina alla pompa di 1,848 € (trascuriamo gli arrotondamenti).
Quindi?
COSTO BENZINA totale 1,848 (100%)
costo industriale benzina 0,786 (42,6%)
prelievo fiscale dello stato 1.061 (57,4%)

1 € a litro va allo stato.
Da aprile fino a novembre 2022 sono stati confermati gli sconti di marzo e quindi il prelievo dello stato è passato dal 57,4% al 46,4%.
A dicembre il taglio delle accise è diminuito e sappiamo tutti che a gennaio lo sconto sulle accise è stato ulteriormente defalcato.

Vi invito però a riflettere anche sul fatto che nel corso del tempo, il peso di queste accise (lasciamo perdere quando sono state imposte per la prima volta e le motivazioni storiche.....) è comunque cresciuto dal 1996 ad oggi.
29 anni fa per ogni litro pagavamo 0,526 di accise (non contiamo l'iva).
Aumentate nel 1999 a 0,542 €.
E poi aumentate nel 2004 a 0,558 €.
E poi aumentate nel 2005 a 0,564 €.
E poi aumentate varie volte negli anni fino a 0,728 nel 2012. costo che si è tenuto fermo fino praticamente a oggi.
Così come è ovviamente cresciuto il prelievo IVA che essendo in percentuale, cresce con il crescere del prezzo della benzina. 

Insomma, fate le vostre riflessioni.
Quello che ho capito io è che l'intervento dello stato è FONDAMENTALE per determinare il prezzo dei carburanti. Più di quanto lo siano le variazioni del prezzo del petrolio sul mercato. Che ha una influenza minima (e comunque sempre ritardata) sul costo alla pompa.
Perchè se il petrolio schizza verso l'alto oggi, è ovvio che la benzina che abbiamo alle pompe sia stata prodotto da petrolio estratto e lavorato mesi e mesi e mesi prima. E che l'aumento del petrolio dovrebbe riflettersi, al limite, sul costo della benzina che verrà raffinata da quel petrolio.
Il resto è SPECULAZIONE (non certo dei benzinai, che sono lavoratori come qualsiasi cittadino dotato di partita iva), MERCATO DROGATO (a favore delle solite lobby) e SCELTE POLITICHE.
Ovviamente il tutto confuso e mischiato con la nebbia per non far capire niente al comune cittadino.

Commenta e di la tua per farci capire se l'articolo e le sue informazioni ti sono piaciute o le ritieni utili.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 8 novembre 2022

Cosa è il pareggio di bilancio di uno stato?

Mi ha sempre colpito come, in certi frangenti, determinate parole o concetti base tendano a diventare "famosissimi" e quindi essere sulla bocca di tutti.

Per poi attendere la fine di quella moda e tornare nell'anonimato.
Un pò come succede per molti cantanti, gruppi musicali, starlette o attori/attrici.

In un momento non li conosce nessuno.
In un altro momento ne parlato tutti, anche in un modo esagerato.
In un altro momento ancora, nessuno (se non gli addetti ai lavori) ne parla più.

Certi concetti economici e/o finanziari ripercorrono lo stesso schema.

Relegati nei libri di economia prima, sulla bocca di tutti dopo e di nuovo dimenticati.

Uno di questi concetti è il pareggio di bilancio.
Soprattutto in contesto pubblico. I TG, i giornali e i talk show ne parlano.

Il Rispetto dei Parametri è un altro termine che simboleggia e affianca il pareggio di bilancio.

A parte che il nome stesso, Rispetto dei Parametri, ricorda fin troppo un altisonante nome dato ad una divinità, la domanda è sempre: CHI STABILISCE CHI SIANO I SACRI PARAMETRI DA RISPETTARE?

Ovviamente gli esperti. Che poi non si sa mai chi siano costoro, oscuri trafficanti di normative sepolti in qualche ufficio periferico di Bruxelles. Chissà....

Ma parlavamo di pareggio di bilancio. 
Un pareggio di bilancio è semplicemente, in un rendiconto di entrate e uscite, una situazione in cui, appunto, vi è una corrispondenza o esattezza fra le uscite e le entrate.

Semplice? Certo. Ma non fidiamoci dell'apparenza.

In bilancio finanziario (sia che parliamo di azienda che di una famiglia che di un ente pubblico) ci sono molti fattori non oggettivi che determinano cosa è un entrata e cosa un uscita.

A livello basico non vi è complessità. Una uscita è una perdita di denaro, una entrata è un afflusso di denaro.
Ma quando si valutano situazione complesse, determinare cosa si una perdita o un'uscita è più complesso. E si fanno valutazioni. Al punto che gli enti preposti al controllo continuano a emettere regole per stabilire una certa oggettività di valutazione.
Ma ciò non toglie che queste regole siano sempre e soltanto accordi.

Per uno stato, pareggio di bilancio vuol dire che le uscite statali sono state pari alle entrate statali. E quindi questo può sembrare una cosa buona.
Ma non lo è necessariamente.

Se infatti osserviamo che le spese di uno stato diventano la ricchezza di aziende e privati (sono servizi erogati al cittadino) e se osserviamo che le entrate di uno stato sono ricchezza di aziende e privati che vengono portate via (le tasse), allora si capisce che in un bilancio in pareggio, uno stato da al cittadino quanto un cittadino da allo stato.

Il che sembrerebbe giusto. Ma significa solo che lo stato non sta creando ricchezza. E questo porta al fatto che se un popolo, una nazione vuole crescere, tale crescita debba arrivare SOLAMENTE dalle maggiori entrate del cittadino stesso.

Lo stato non contribuisce all'economia. Questo è un pareggio di bilancio. Egli tanto prende e tanto da.
Questo può piacere a qualcuno ma occorre osservare che in questo modo tutta, e diciamo tutta, l'iniziativa di crescita è demandata al privato.
Che, quando non è organizzato, non può attuare delle iniziative valide per la crescita.

Un esempio semplice semplice sono gli investimenti strutturali. CHE NON POSSONO ESSERE FATTI DA UN PRIVATO, per quanto sia ricco e grande.
Come fa un privato a costruire strade, a creare linee ferroviarie o a determinare costi di trasporto più abbordabili (si veda in Sardegna il problema della continuità territoriale?).

Qui si scontrano 2 visioni dell'economia. Da una parte quella keynesiana in cui si sostiene che anche in una economia di mercato, lo stato è fondamentale per gli investimenti pubblici. Dall'altra quella neo-liberista in cui si sostiene che lo stato deve di fatto scomparire e farsi da parte, lasciando ai mercati tutto il potere.

Ovviamente non nasconderemo che riteniamo questa seconda visione sbagliata. Non vogliamo essere imparziali. Avremo modo di dimostrarlo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

lunedì 3 ottobre 2022

L'aumento dei costi: ma che succede?

Dopo decenni (dagli anni '70, periodo massimo di crisi energetica in Italia) di zero problemi riguardo la disponibilità di risorse energetiche, siamo ripiombati in uno scenario tetro e inaspettato.

In Italia si prospetta un inverno difficile, con costi energetici schizzati alle stelle in un modo che nessuno poteva prevedere solo un anno fa di questo periodo.

Ma cosa è mai successo?

Dirimere queste questioni e rispondere a queste domande non è mai semplice. Moltissimi fattori sono coinvolti. Ma scopo di questo blog, è cercare di puntare al nocciolo del problema e cercare di avvicinarci a qualcosa semplificando i concetti e tagliando i rami inutili dalla discussione.

In una economia di mercato come quella in cui opera la nostra nazione, i fattori che portano all'aumento dei prezzi di qualcosa è dovuto a 2 cause principali:

1. Improvvisa scarsità di materie prime e risorse energetiche.
2. Decisioni politiche.

Come detto, questa è una semplificazione. Ma rende l'idea.

La prima motivazione, è quella che sensatamente è la più fondata. Il prezzo (costo) di una materia prima (come di un prodotto) è in funzione della scarsità o abbondanza della stessa.
Il costo di qualsiasi materia prima dipende da quanta materia prima è a disposizione.
A disposizione di chi?
Questo è un punto su cui riflettere. Ma ci torniamo sotto fra qualche riga.

E' logico che se il petrolio o il gas o il ferro o l'alluminio (facciamo degli esempi) si esauriscono e diventa difficile procurarsene dell'altro, è normale che il costo ALLA FONTE salga. E quindi salga anche il costo a valle. Cioè per il consumatore finale e per chi lo utilizza.
Questo accade ma se tralasciamo episodi di scarsità momentanea causa disastri naturali (tempeste, eruzioni vulcaniche, etc..) o incidenti (esplosioni accidentali di miniere o di centrali di lavorazione/estrazione), è scontato che l'Uomo possa prevedere e occuparsi di questa scarsità in anticipo, prendendo gli opportuni provvedimenti.
Sappiamo che molte risorse non sono infinite. Sappiamo che il petrolio, prima o poi, finirà. E' nella natura delle cose. Ma non accadrà dall'oggi al domani.

Più probabile è invece il discorso di una diminuzione di disponibilità dovuta a motivi contingenti.
Che ci portano più alle questioni di attualità.
In cui sappiamo che a causa delle conseguenze della guerra Ucraina-Russia, vi è stata una diminuzione di disponibilità di gas e quindi una impennata stratosferica del suo prezzo. Che ha impattato in modo spaventoso nell'aumento dei costi di altre materie prime e/o energetiche.
Però.....
La verità è che non c'è stata, almeno fino al momento, nessuna diminuzione effettiva della quantità di materie prime ed energetiche reali a causa della guerra.

E qui entriamo nel punto 2 delle motivazioni di scarsità. Ovvero le cause di tipo "politico".
Per politico intendiamo tutto ciò che consegue da decisioni di organi amministrativi umani (governi, amministrazioni, consigli direttivi, organizzazioni, tavole rotonde, etc..).
Per motivi che adesso è inutile e lungo approfondire, la gestione delle dinamiche del prezzo del gas è stata affidata a contrattazioni di tipo borsistico quindi soggette a speculazioni da parte degli operatori. E per motivi altrettanto sconosciuti, si è ancorato il prezzo dell'energia elettrica al prezzo del gas. Anche quando l'energia elettrica viene prodotta con altre fonti.

Risultato? Per motivi di speculazione (quindi di guadagno individuale), il prezzo è schizzato alle stelle. Perchè? Perchè qualcuno ha deciso di voler comprare più gas (anche più di quanto gli poteva servire al momento) per paura che un domani non ne avesse.
La stessa cosa che è successa con il pellet. E in passato (causa pandemia) è successo con la carta igienica, l'amuchina, la farina, etc...
Quando si pensa che qualcosa CHE NON E' SCARSO ORA ma potrebbe diventare scarso a breve, la richiesta di quel qualcosa aumenta.
Per fare scorte.
Quando il prezzo aumenta, alcuni operatori decidono essi stessi di comprare quella materia prima o prodotto (in questo caso il gas) perchè pensando che il prezzo continuerà ad aumentare intendono rivenderlo a prezzo più alto guadagnandoci.
Così c'è più richiesta e il prezzo sale e così via.
Eppure non vi è mai magari stata nessuna penuria di prodotto/materia prima alla fonte.

Due riflessioni.
Gli stati esistono per impedire che questi meccanismi di mercato perversi impattino in modo troppo negativo nei confronti di una popolazione. Se non intervengono con azioni straordinarie in situazioni simili, a cosa servono?

E, ancora, l'aumento dei prezzi è di natura (al momento) totalmente politica. Ovvero dipende dalle decisioni del passato e dall'inazione odierna.
Quindi è tutto rimediabile.
Attendiamo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 11 agosto 2020

La moneta è come il sangue.... così dice Giacinto Auriti

 

Riporto una citazione del prof. Giacinto Auriti che di questi tempi è come una granita nel caldo afoso d'agosto.
Cosa diceva in sintesi questo signore (la solita mente italica geniale che viene sottovalutata solo perchè non si chiama Jackon Gold)?

Diceva che la moneta è come il sangue, la sua quantità va proporzionata alla entità del corpo da irrorare.
Cosa significa in parole povere?
Significa che la moneta 
1. NON HA NESSUN VALORE DI PER SE a meno del valore della sua funzione.
2. LA FUNZIONE DEL DENARO E' PERMETTERE LA CIRCOLAZIONE DI BENI E SERVIZI.

Quindi se un certo corpo (uno stato, una comunità o un villaggio) ha una certa dimensione e una certa economia (quantità di produzione effettiva di beni o servizi) a quel corpo occorre dare una certa adeguata quantità di moneta, che non è altro che il liquido che permette al corpo di funzionare.

Un corpo grande come un grande stato con una economia prospera ha necessità di MOLTO DENARO. E ogni qual volta l'economia cresce, è ovvio che ci deve essere più denaro in circolazione. Il rischio, se non si fa così, è che il corpo possa cominciare a funzionare male proprio per mancanza di circolazione del benessere. E questo può portare alla morte di singole cellule (quelle più lontane dal centro del corpo) o addirittura di interi organi. E prima o poi anche dell'intero corpo.

L'esempio che fa Auriti è che quando in un mercato le quantità di beni in vendita sono di più, occorrono più soldi per poterle comprare.
Perchè i soldi non hanno valore di per se. Ma solo nella misura in cui servono per comprare cose e servizi.
I soldi sono solo un sistema per scambiare valore. Non sono il valore.
Una persona, se le viene impedito di spendere i soldi che ha, è come se non li avesse. Perchè non ci può far niente.

L'esempio più eclatante è quella di un uomo che precipitasse in un'isola deserta con una valigia con 50 milioni di euro in carta. Se li non c'è nessuna attività umana che accetta quel denaro in cambio di cibo, riparo e strumenti, il nostro naufrago che se ne fa?
Forse ci accende il fuoco.

Dico che è importante sottolineare questo concetto basico del denaro anche se una volta esposto è praticamente una ovvietà in se.
Eppure leggendolo lo consideriamo una verità.
Ma vivendo operiamo come se la verità fosse esattamente l'opposto.

Le persone patiscono e si lamentano perchè non ci sono soldi. IL che è una assurdità, visto che il denaro è un prodotto umano e l'uomo (lo stato) ne può produrre quanto ne vuole.
Ciò che manca potrebbero essere le materie prime, l'energia, gli strumenti, i macchinari e anche la conoscenza e il know-how.
Potrebbe mancare anche la forza lavoro ma mai il denaro.
Perchè il denaro è il risultato di qualcosa che viene prodotto. 
Quindi viene prima il prodotto e poi il denaro.

Chi ti dice che non ci può essere una produzione (ad esempio un ospedale, una scuola o una strada) perchè non ci sono i soldi TI MENTE. Spesso sapendo di mentire in modo totale.

giovedì 7 agosto 2014

Il problema dell'economia non è il denaro (banconote e conti correnti in euro)....

Mi scuserete se ho cercato di mettere tutto il succo dell'articolo nel titolo. O almeno se ci ho provato, colto da improvvisa frenesia.

Oggi cercherò, spero in modo quasi definitivo, di mettere la parola FINE su una bugia che circola sui mass-media e su internet. E sulla bocca delle persone mentre, distratte, chiaccherano prendendo un caffè o fumando una sigaretta in una pausa.

Rielaboro un pò molto del materiale che ho già scritto in precendenza ma spero di farlo in un modo che si possa capire in un solo articolo come funziona.

Iniziamo con alcune defizioni base.

PRODOTTO = qualcosa che viene creato o trasformato o semplicemente spostato nello spazio o nel tempo e che rappresenta, una volta scambiato, una utilità per qualcun altro. Un prodotto può essere una cosa, un oggetto, un materiale, un'energia o un servizio di qualsiasi tipo.

DENARO = Un simbolo che rappresenta ciò che viene prodotto in modo da semplificare gli scambi. Il denaro rappresenta sempre dei prodotti.

Da queste due semplici definizioni si capisce che il denaro non è il problema. Il denaro non può mai essere il problema. Perchè il denaro è ciò che arriva sempre dopo la produzione. Se non c'è produzione non c'è denaro. Se c'è poca produzione, c'è poco denaro. Questo vale per l'individuo ma anche per una collettività.
Ma allora perchè circola questa BUGIA? Cioè "L'economia non si riprende perchè c'è bisogno di far quadrare i conti pubblici e rimanere entro i parametri imposti dalla comunità europea. Quindi bisogna stringere i denti e tirare la cinghia." Inoltre si dice "Le banche, che sono in difficoltà per via dei numerosi prestiti che non stanno rientrando causa crisi, non erogano più finanziamenti e non è possibile quindi per le imprese rilanciarsi e riprendere a crescere!".

Quindi, traducendo, lo Stato non eroga soldi perchè deve risparmiare e le banche non prestano più soldi perchè non gli sono stati restituiti quelli che hanno prestato in passato.
Sarà vero?

Semplicemente no. Ma veramente bisogna vedere le cose in un modo semplice. E chi ti dice che le cose non sono così semplici vuole fregarti e indurti in errore, perchè le cose sono così semplici. Solo più estese e stratificate ma il concetto è sempre quello.
Perchè le frasi esposte sopra non sono corrette?

1) Uno stato non è un soggetto economico vero e proprio. Non è un'azienda, nè un privato e nè un consumatore. Lo stato è come il croupier di un tavolo di ruolette al casino. E' il banco, è qualcosa che sta lì perchè il gioco funzioni. Non partecipa al gioco. Lo stato stabilisce l'ammontare complessivo di produzione di una nazione e produce sufficienti quantità di denaro (che non ha valore nè costo in se) affinchè chi scambia beni e servizi non abbia problemi. Lo stato non ha bisogno di soldi perchè lo Stato li fabbrica. E ne deve fabbricare la quantità necessaria. Nè di meno (altrimenti ci sono i prodotti e il lavoro ma non i soldi per pagarli) nè di più (altrimenti c'è inflazione galoppante che distrugge il valore del denaro).
Che lo stato non possa pagare i dipendenti pubblici perchè i soldi sono finiti è un'assurdità contabile. Può sempre. Se ora non può significa che c'è qualche aspetto di questo meccanismo che ci viene taciuto o che viene alterato. E in questo caso entrano in gioco forze ormai più potenti dello stato stesso che lo obbligano a sottostare a voleri che non sono più in sintonia con le vere necessità di un popolo ma solo di un ristretto gruppo di privati.

2) Le banche non prestano del denaro prodotto da loro. Non prestano denaro accantonato che è stato quindi prodotto da qualcun altro. Da molto, molto tempo quasi tutte le banche private e commerciali non fanno altro che creare denaro dal nulla allo stesso modo di uno stato. Cambia semplicemente il motivo per cui prestano questi soldi. Ovvero lo fanno per pura speculazione o lucro. Creano denaro dal nulla e lo prestano chiedendo indietro molto di più (capitale + interessi) di quello che hanno prestato. Quel di più che richiedono indietro deve essere creato da nulla. Ed è frutto di durissimo lavoro. E, siccome il denaro che la banca presta viene creato senza sforzo, non si capisce perchè invece il denaro che si restituisce deve basarsi su così tanto sforzo?
Facciamo un esempio. Se un privato presta soldi ad un altro privato, egli subisce un danno o un potenziale danno per questa operazione. Egli si ritrova SENZA il suo denaro lavorato e guadagnato. Appare logico che chieda all'altro privato (colui che riceve il prestito) una piccola somma che giustifichi il suo"fastidio" o danno. In questo caso la richiesta di interessi sarebbe giustificata. Sarebbe come se ti "noleggiassi" qualcosa che è mio. Siccome me ne privo temporaneamente, tu mi paghi per questo servizio.

La banca però non ti presta il suo denaro..... Non ti presta neppure il denaro che ha nei suoi depositi in custodia. No! Ti presta del denaro che crea nell'attimo in cui decide di darti un prestito. Come fa? Semplice potere concesso dallo Stato.
Se io banca accetto di finanziarti, che so....., 100.000 euro non faccio altro che far comparire sulla contabilità del tuo conto corrente quella cifra. Prima era zero e dopo è 100.000.

Assurdo dirà qualcuno di voi! Ci saranno delle regole. Certo che ci sono. Ma questo viene fatto lo stesso. O penserete che se andate nella vostra banca, nelle cassaforti ci siano depositati tutti i soldi che risultano dalla somma di tutti i conti correnti di quella filiale? Ah, ah, ah! Ma lasciamo perdere.
Probabilmente in una filiale la somma dei soldi depositati nei conti correnti dei clienti raggiunge somme di qualche milione di euro mentre in cassa non ci sono mai più di 30/40 mila euro in contanti.
E lo stesso avviene presso TUTTE le altre filiali di TUTTE le altre banche d'Italia. E del mondo.
Al punto che se domani tutti i correntisti di una banca andassero nella stessa per farsi restituire tutti i soldi che hanno depositato la banca non potrebbe renderli. Non potrebbe neppure organizzarsi per dare i soldi indietro a livello contabile. Fallirebbe. Proprio perchè le banche prestano e danno più soldi di quelli che loro hanno ricevuto.
Si chiama riserva frazionaria ed è un potere bancario molto antico. Pervertito nei tempi moderni dalla nascita della moneta virtuale che oramai rappresenta i 3/4 del denaro circolante (bancomat, assegni, carte di credito, bonifici on line, etc...)

Si, qualcuno ribadirà che le cose non stanno così (anche se poi non spiegano mai nei dettagli e con concetti semplici perchè non stanno così. Si limitano solo a zittire e usare l'autorità per porre in ridicolo.....) ecco che quindi facciamo un esempio concreto.

In Sardegna, un gruppo di ragazzi ha negli anni creato una nuova moneta alternativa al denaro e al di fuori dal controllo delle banche. Questa moneta viene usata per favorire gli scambi. Non essendo l'unica moneta esistente e non essendo accettata dappertutto, in questo momento si usa per pagare parte del prodotto o servizio acquisto. In percentuali variabili.
Quindi posso andare in un supermercato affiliato e comprare 100 euro di alimentari, pagandoli 70 in moneta ufficiale (contanti o bancomat) e 30 in questa moneta virtuale.
Non farò il nome di questa moneta per evitare che qualcuno pensi che è solo un modo per pubblicizzare una nuova iniziativa. Sarò ben felice di farlo in privato, se qualcuno me lo chiede.

Sta di fatto che l'introduzione di questa (nuova) moneta favorisce gli scambi laddove prima non avvenivano a causa della mancanza di liquidità.
Questo potrebbe essere fatto anche dallo Stato. Anzi potrebbe essere fatto in proporzioni incredibili. Salvando posti di lavoro e aziende dalla difficoltà economica.

Alla fine occorre capire che il motivo per cui questi problemi di liquidità sono arrivati sono causati proprio dalle stesse persone e dalle stesse soluzioni che questi ultimi ci dicono ci tireranno fuori dalla crisi.
Austerità nei conti pubblici? Per carità, sono l'anticamera del disastro. Uno stato non è un comune cittadino o un'azienda che ha un bilancio di attività e passività o di entrate/uscite. Questa è una bugia nella e buona e far credere questo è come ingannare qualcuno dicendogli che oltre le colonne d'Ercole si cade nel vuoto.
Uno stato non fa parte del gioco economico. Ne è l'arbitro. Lo stato, di fatto, non è una identità facilmente identificabile quanto un sistema. Non ha bisogno di risparmiare.
Può farlo come singole entità.
Ad esempio una struttura pubblica può e deve economizzare sugli sprechi per puntare ad una maggiore efficienza. Ma questa è un'altra cosa. E' veramente un'altra cosa. Non c'entra niente con i "conti pubblici". Capite la differenza?
Se nelle scuole italiana sono assunti 150.000 persone come personale non docente (i vecchi bidelli) forse è lecito chiedersi se tutti questi impiegati siano necessari e produttivi. Visto e considerato che le pulizie dei locali adesso vengono sub-appaltate a ditte di pulizia esterna.
Ogni scuola dovrebbe avere un bilancio di entrate e uscite e tenere sotto controllo gli sprechi ovvero gli usi non produttivi di denaro.
Il denaro non si usa per pagare gli stipendi di qualcuno che non produce. Perchè quello non è denaro. Riguardiamo le definizioni di cui sopra e lo capireremo. Pagare qualcuno per non far niente fa finire tutta l'economia nei pasticci. Perchè quel denaro, sta in effetti rubando risorse ad altri che invece lavorano. E' uno spreco!
Quindi si..... quella scuola deve contenere i costi e eliminare gli sprechi. Si, tutte le scuole devono contenere i costi ed eliminare gli sprechi. Ma lo stato non è la somma delle scuole, di tutte le scuole. Lo stato è un sistema che gestisce la vita di tutti. A volte diventa soggetto attivo (la scuola, il ministero, il parlamento, la questura, il tribunale, l'ospedale) e quando lo diventa soggiace alle regole di un attore economico per cui non può spendere più di quanto produce.
Ma uno stato non può avere un debito.
Un debito con chi? Perchè?
Perchè si fa prestare i soldi dalle banche? Che sono soggetti privati?
E perchè uno stato si deve degradare al punto di andare da privati a chiedere dei soldi? Quando i soldi non sono nient'altro che un simbolo che il sistema inventa per far funzionare gli scambi?

Cioè una società di ragazzi sardi riesce a creare una moneta (un simbolo) che favorisce gli scambi e non ci riesce lo Stato?

Il problema dell'economia non è la mancanza di soldi. Non lo è. Lo è per il privato che ha lavoro e merci da dare ma che non riesce a vendere perchè chi comprerebbe è anch'egli senza soli.
Il problema dell'economia non è la mancanza di soldi. Lo stato può crearne quanti ne servono per far ripartire la produzione e gli scambi.
Alzate il livello di comprensione.
O vi porteranno via anche le mutande aspettando chissà quali riforme o cambiamenti.....
Se l'articolo vi è piaciuto, condividetelo.
Perchè solo l'informazione può tirarci fuori da questo pasticcio che diventa ogni giorno più grande.

Grazie per l'attenzione che mi avete prestato.

sabato 26 aprile 2014

Cosa è il denaro? Capitolo 4

Quando svolgo delle consulenze o delle conferenze sul soggetto, a questo punto (dopo i concetti dell'ultimo articolo sul denaro http://denaroedintorni.blogspot.it/2014/04/cosa-e-il-denaro-capitolo-3.html) alcuni cominciano a sollevare dei dubbi e perplessità.

"Si, vabbè però secondo me non è così. E' troppo semplice. Significherebbe che la soluzione per risolvere tutti i problemi del mondo è alla portata di mano con facilità. Ma non è possibile. Perchè se fosse possibile, lo avrebbero già fatto. Arriva lei che ha capito tutto. Ma scherziamo.... Ci sono fior fiori di economisti, docenti universitari, specialisti che allora cosa ci stanno a fare? Sono forse tutti cretini o stupidi?"

Più o meno questi sono i cavalli di battaglia di chi esprime perplessità.
Negli ultimi anni la percezione dell'individuo medio riguardo al denaro, ai meccanismi perversi della finanza e del sistema bancario è mutata e non di poco. Cresce la consapevolezza che ci sia qualcosa che non funziona.
E la comprensione di come le cose funzionano aumenta. Sul web si trovano molti siti e molti interventi che gettano più chiarezza sulla vicenda.

Ciò che manda nel pallone l'individuo medio è la differente visione del problema fra LUI come singolo individuo e la SOCIETA' come insieme.
E' logico che il problema di cosa sia il denaro in realtà colpisca prima un un sistema che la singola componente. Tra l'altro il singolo individuo, che è subordinato al sistema, spesso ben poco può fare da solo per mutare la sua immediata situazione personale.

Immaginiamoci una piccola azienda a cui le banche abbiamo chiuso i rubinetti dei finanziamenti o della liquidità di cassa. Questa la getta in una situazione assurda in cui ha il lavoro ma non può svolgerlo perchè non può trovare le risorse finanziarie per anticipare i costi. Non un problema economico ma un problema finanziario. Quella piccola azienda non può stamparsi la moneta da sola. L'unica soluzione che le rimane è di creare del denaro chiedendo credito.
Un tempo vi erano le "cambiali" che, lasciando perdere il complesso meccanismo burocratico per emetterle, svolgevano benissimo questo scopo.

Una cambiale è, di base, una promessa di pagamento. Una cambiale svolge le stesse funzioni del denaro: permette che lo scambio di beni e servizi avvenga. La cambiale è denaro autoprodotto dal soggetto. Al punto che può diventare circolante.
I motivi per cui una cambiale è entrata in disuso sono vari. E sono ricondubicili alla poca praticità di come le leggi italiane ne disciplinano l'emissione. 
Ma sono aspetti che possono essere corretti molto in fretta.

Ben diverso è l'atteggiamento di uno stato. Lo stato sovrano è superiore al sistema. Lo stato è una rappresentazione figurata, ovviamente. Lo stato ha il potere di organizzare la moneta.
Osserva l'economia e decide quanto denaro serve per mantenere in ordine gli scambi economici.
La quantità di denaro circolante non deve essere nè poca nè troppa. Tutto qui.
Se manca liquidità nel sistema (come ora) basta immetterne. Se c'è troppa liquidità, troppo denaro nel sistema basta levarlo.
La difficoltà di uno stato come quello italiano adesso è che non è più sovrano riguardo alla sua moneta. Non vi è più sovranità monetaria. Quindi come nazione siamo non più superiori al sistema ma diventiamo inferiori al sistema. Che in questo caso è il sistema Euro della Unione Europea e della Banca Centrale Europea.
La cosa è talmente evidente che anche i politicanti nostrani lo hanno notato:
"Si, il problema è che è stata fatta l'Europa dell'Euro ma non l'Europa delle leggi, dei regolamenti e delle genti europee".

Giustissimo! Ma cosa ci stavate a fare quando è stato deciso? Tutti questi geni dell'economia e della finanza cosa facevano anzichè consigliare?
La realtà è che tutti questi presunti esperti, esperti non lo sono.
Sono dotti e sapienti nel modo in cui le scuole e università li hanno resi dotti e sapienti. 
E le scuole e università ti insegnano ciò che qualcuno vuole che venga imparato.
E che non è necessariamente la verità.
Anzi. E' talmente facile controllare la cultura di un popolo proprio agendo sui centri di trasmissione della conoscenza. Quelli ufficiali, quelli che permettono una poltrona e un alto stipendio... ma solo se dici ciò che deve essere detto.
Se provi a sostenere il contrario, strade sbarrate.

Il denaro è un meccanismo che facilita gli scambi e la produzione. E' cartaceo o elettronico. Non cambia tanto. Quello che cambia è che il denaro non si mangia, non ci porta sulla strada, non ci illumina nè riscalda la casa.
E con il denaro non è possibile, NON DOVREBBE essere possibile fare altro denaro.
Perchè il denaro fatto con il denaro, altro non è che denaro rubato a qualcuno. Anche quando il furto è legalizzato e permesso dalla legge.
Ma di questo parleremo nel prossimo articolo in cui introdurremo il concetto base del matematico Nash della teoria dei giochi che ci porta a capire meglio come pochi guadagnano del denaro rubandolo ai molti. Senza che i molti capiscano come avviene.
Grazie per l'attenzione.

sabato 24 settembre 2011

Caro Giulio e caro Silvio: cosa potevate fare? Qualche idea...

Caro Giulio e caro Silvio (ma potrò scriverlo?), cosa si poteva fare nei precedenti mesi e nei precendeti anni?
A parte tutte le vostre parole, i vostri buoni propositi, era possibile per l'Italia attuare delle decisioni che potevano impedire che si giungesse a questo livello di disperazione finanziaria?
Si.
Era possibile.
Colpevoli di innnumerevoli atti di omissione.

Oggi come oggi da più parti si sollevano critiche  e dissenso sulle iniziative del governo. Ma, come ben sappiamo, distruggere è facile. Ma meno facile è proporre delle soluzioni alternative.

Oggi vogliamo illustrarne alcune. Questo è un blog. E' scritto con l'idea di rivolgersi a tutti. Quindi perdonatemi se su alcuni punti sembrerà una illustrazione superficiale. In realtà ci sono delle altre cose che era e che è possibile fare. Ma per limitarci ad un breve elenco, ne scegliamo 10.
1) Taglio di tutti gli enti inutili (Quasi totalità delle province, enti parastatali).
Di questo se ne parla, se ne parla. Ma parlare non è governare. Un ente pubblico deve esistere perchè fornisce un servizio. E perchè i servizi che offrono sono superiori ai costi che richiedono. In Italia esistono enti come le provincie che sono solo degli stipendifici e dei parcheggi per politici. Servono per fornire potere ai partiti perchè forniscono loro una riserva di poltrone in cui sistemare questo o quel politico. Di sicuro un paese con uffici e servizi pubblici, ben organizzato e con agenzie e sportelli sul territorio è da preferire ad un paese con burocrazia centralizzata. Ma è ora necessario dare un taglio, sacrificando anche qualche ufficio o qualche ente che magari sta facendo il suo dovere. Toglierlo per fare tabula rasa ed, eventualmente, tra qualche anno riorganizzare il tutto.
Ci sono molti comuni troppo piccoli. Questi comuni dovrebbero essere accorpati ad altri comuni. E per non far svanire la rappresentanza locale, trasformarsi in circoscrizioni o dislocazioni territoriali, con uno o due funzionari, anzichè sindaco, assessori, consiglieri e compagnia cantante.
Lo stesso dicasi per moltissimi enti inutili come ad esempio le comunità montane. Per citare un esempio, in Sardegna le C.M. sono state abolite e nessuno se ne accorto. Ve ne era una che già nel nome faceva ridere per la contraddizione in termini e cioè Comunità Montana Riviera di Gallura.

2) Riforma di tutti gli organigrammi pubblici
Vi è stato in questo governo un ministro che ha cercato di fare qualcosa a riguardo. Brunetta è tutto tranne che simpatico. Ma il suo intento era giusto. Forse le sue soluzioni non lo sono state. Sicuramente i suoi metodi non sono stati molto popolari. Ma questo è il problema della democrazia. Come si può mettere in riga le persone e circoscrivere le inefficienze (il che comporta colpire sempre qualcuno) cercando di essere anche popolari? 
Ovviamente non si può generalizzare. Ovviamente non si può avere un atteggiamento quasi misticamente prevenuto nei confronti dei dipendenti delle strutture pubbliche. Ovvio.
Ma in Italia ci sono troppi dipendenti pubblici. Gli esempi si sprecano. E tutto basandosi sul fatto che così si creano posti di lavoro (e posti per collocare gli amici o elettori del politico di turno).
Le cose non funzionano così. Il principio keynesiano che basta pagare qualcuno perchè scavi un buco e lo ricopra in modo che poi spenda quello stipendio e metta in moto la macchina economica del paese non funziona. Non funziona. E' sbagliato. E Keynes ha torto. Benchè sia seguito da moltissimi paesi nel mondo.
Se un lavoro non serve, è meglio non farlo. Perchè la ricchezza non è il passaggio di moneta ma l'ottenimento di un prodotto (servizio) utile alla sopravvivenza.
Quindi occorre licenziare decine di migliaia di persone che COSTANO ma non producono. E non perchè siano degli scansafatiche. No. Perchè il sistema è inefficiente.
Ovviamente si può equilibrare il sistema. Lo si può razionalizzare. Ma per farlo occorre mandar via le figure inutili e assumere le figure utili.
Facciamo un esempio? Perchè molti sportelli aprono solo poche ore al giorno, costringendo il cittadino a operare in quella piccola finestra di tempo. Non c'è personale. C'è troppo da fare. Questa è la risposta classica. Bene! Assumete qualcun altro. Non si può la risposta. Non ci sono soldi!
Questa è follia pura.
La ricchezza è il servizio. Se c'è bisogno del servizio, i soldi sono quella produzione. Non è certo la carta moneta con cui si paga un dipendente. Forse può valere per una struttura privata (piccola) ma non per un ente amministrativo pubblico.
Cioè non ci si può porre il problema che non ci sono i soldi per pagae una mansione utile e produttiva e poi pagare posizioni superflue e non produttive.
Quanti hanno il doppio incarico? Vogliamo parlarne? Perchè?
Perchè il capo della polizia italiana guadagna circa 600.000 euro l'anno mentre il capo della polizia tedesca non arriva a 100.000? Forse non si può vivere con 100.000 euro l'anno? E il lavoro di un poliziotto che rischia la vita nelle strade vale così di meno di un dirigente?
E il gasolio delle loro auto è meno importante.

Quello che occorre fare è prendere tutti gli organigrammi di qualsiasi struttura pubblica e capire quale sia il prodotto finale di valore che ognuno di quei ruoli deve ottenere. E verificare se lo si sta ottenendo.
E' responsabilità dei superiore verificare questo e accettare che essi vengano messi a verifica. Ovviamente se già i nostri ministri non sono onesti e i nostri parlamentari efficienti..... Il pesce puzza sempre dalla testa. Ma proseguiamo.
Anzi ci vediamo lunedì perchè il post è diventato fin troppo lungo.
Grazie per l'attenzione.
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