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venerdì 17 luglio 2026

Energia elettrica: perché la bolletta continua a cambiare e cosa puoi fare davvero per spendere meno

Negli ultimi anni la bolletta dell'energia elettrica è diventata una delle principali preoccupazioni per molte famiglie italiane. Dopo i forti rincari legati alla crisi energetica, i prezzi all'ingrosso hanno mostrato fasi di discesa, ma questo non significa che le bollette siano tornate ai livelli di qualche anno fa. Anzi, molti consumatori continuano a notare importi elevati o molto variabili da un mese all'altro.

Capire da cosa dipende il costo dell'energia è il primo passo per evitare errori e fare scelte più consapevoli. Non serve essere esperti di economia: basta conoscere alcuni meccanismi fondamentali e sapere quali aspetti controllare prima di firmare un nuovo contratto.

Perché il prezzo dell'energia continua a oscillare

Il costo dell'energia elettrica dipende da diversi fattori. Uno dei principali è il prezzo dell'energia sui mercati all'ingrosso, influenzato dall'andamento del gas naturale, dalla domanda di elettricità, dalle condizioni climatiche e dalla produzione da fonti rinnovabili.

A questi elementi si aggiungono i costi di trasporto, gli oneri di sistema e le imposte. Di conseguenza, anche quando il prezzo dell'energia diminuisce, la bolletta finale potrebbe non ridursi nella stessa misura.

Facciamo un esempio semplice. Immaginiamo una famiglia che consuma 270 kWh al mese. Se il costo della sola componente energia passa da 0,16 a 0,12 euro per kWh, il risparmio teorico è di circa 10,80 euro mensili (270 × 0,04 euro). Tuttavia, una volta aggiunti costi fissi, trasporto, IVA e altre componenti, il risparmio effettivo sulla bolletta complessiva potrebbe essere inferiore.

Per questo motivo è importante non fermarsi al prezzo pubblicizzato dell'energia, ma valutare il costo complessivo del contratto.

Mercato libero: cambiare fornitore conviene sempre?

Molti consumatori ricevono continuamente offerte che promettono risparmi importanti. In realtà non esiste un fornitore migliore in assoluto: esiste quello più adatto alle proprie abitudini di consumo.

Chi utilizza molta elettricità la sera o nei fine settimana potrebbe trovare conveniente una tariffa bioraria. Al contrario, chi lavora da casa e consuma soprattutto durante il giorno potrebbe preferire una tariffa monoraria.

Un altro elemento da valutare è la tipologia di prezzo:

  • Prezzo fisso, che garantisce lo stesso costo dell'energia per un determinato periodo (ad esempio 12 o 24 mesi), offrendo maggiore prevedibilità.
  • Prezzo variabile, collegato all'andamento del mercato, che può risultare conveniente quando i prezzi scendono, ma espone anche al rischio di aumenti.

Dal 1° luglio 2024 il mercato tutelato dell'energia elettrica per la maggior parte dei clienti domestici non vulnerabili è terminato. Oggi è quindi ancora più importante confrontare periodicamente le offerte disponibili e leggere con attenzione tutte le condizioni economiche del contratto.

Le verifiche che possono farti risparmiare senza cambiare casa

Spesso il vero risparmio nasce da piccole verifiche che molti trascurano.

La prima riguarda la potenza impegnata. Molte abitazioni mantengono un contratto da 4,5 o addirittura 6 kW pur utilizzando normalmente meno potenza. Se l'impianto e le abitudini della famiglia lo consentono, ridurre la potenza contrattuale può diminuire alcuni costi fissi annuali.

La seconda verifica riguarda i consumi "invisibili". Televisori in standby, modem, decoder, caricabatterie lasciati inseriti e vecchi elettrodomestici incidono più di quanto si immagini. Secondo diverse stime, questi consumi possono rappresentare una quota significativa del consumo annuo di una famiglia.

Infine, è utile controllare almeno una volta all'anno se il proprio contratto è ancora competitivo. Alcune offerte molto convenienti nei primi dodici mesi prevedono infatti condizioni economiche differenti al termine del periodo promozionale.

Attenzione alle offerte troppo allettanti

Quando si riceve una proposta telefonica o online è bene leggere sempre il documento contenente le condizioni economiche e verificare alcuni aspetti fondamentali:

  • durata del prezzo promozionale;
  • eventuali costi fissi mensili;
  • modalità di rinnovo delle condizioni economiche;
  • penali o costi accessori previsti dal contratto.

L'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) continua ad aggiornare le regole sulla trasparenza dei contratti e sulla tutela dei consumatori, proprio per rendere più semplice il confronto tra le offerte. Prima di sottoscrivere un nuovo contratto è sempre consigliabile confrontare il costo annuo stimato e non soltanto il prezzo per kWh evidenziato nella pubblicità.

Conclusione operativa

La bolletta dell'energia non dipende solo dall'andamento dei mercati, ma anche dalle scelte del consumatore. Controllare il proprio contratto, verificare la potenza impegnata, confrontare periodicamente le offerte e ridurre gli sprechi può fare una differenza concreta sul bilancio familiare, senza rinunciare al comfort.

Educazione finanziaria in pillole

Una bolletta più bassa non si ottiene inseguendo l'offerta con il prezzo apparentemente più conveniente, ma comprendendo il costo totale del servizio. Leggere le condizioni contrattuali e conoscere le proprie abitudini di consumo è uno degli strumenti più efficaci per risparmiare nel tempo.

Hai un dubbio o vuoi raccontare la tua esperienza con le bollette dell'energia? Scrivilo nei commenti.

mercoledì 15 luglio 2026

Turismo record: ricchezza per il territorio o rischio per chi ci vive? Come trovare il giusto equilibrio

Ogni estate si torna a parlare di turismo da record, voli pieni, strutture ricettive sold out e città prese d'assalto dai visitatori. Per molte località italiane il turismo rappresenta una delle principali fonti di reddito, ma la crescita continua dei flussi turistici porta con sé anche effetti meno visibili che incidono sulla qualità della vita dei residenti, sui prezzi delle case e persino sui servizi pubblici.

Capire i vantaggi e gli svantaggi del turismo è importante non solo per gli operatori del settore, ma anche per ogni cittadino. Dietro un numero elevato di presenze turistiche si nascondono infatti opportunità economiche, ma anche costi che meritano attenzione.

Il turismo genera lavoro e fa crescere l'economia locale

Quando aumenta il numero dei visitatori, l'effetto sull'economia è spesso immediato. Alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari, negozi, guide turistiche e servizi di trasporto registrano un incremento del fatturato. Questo significa maggiori entrate per le imprese e nuove opportunità occupazionali.

Facciamo un esempio semplice. Immaginiamo una località che accolga 100.000 turisti in più durante l'estate. Se ogni visitatore spende mediamente 120 euro al giorno per un soggiorno di cinque giorni, sul territorio arrivano circa 60 milioni di euro di consumi. Una parte di queste risorse finisce nelle imprese locali, che possono assumere personale stagionale, investire nelle proprie attività e acquistare beni e servizi da altri fornitori del territorio.

Anche i Comuni possono beneficiare dell'aumento delle presenze grazie all'imposta di soggiorno, il cui gettito può essere destinato, secondo la normativa vigente, a interventi in materia di turismo, manutenzione urbana, valorizzazione dei beni culturali e servizi pubblici collegati all'accoglienza. Se utilizzate in modo efficace, queste risorse possono migliorare infrastrutture e qualità dei servizi per residenti e visitatori.

Quando il successo turistico diventa un problema

L'altra faccia della medaglia riguarda gli effetti collaterali di un turismo eccessivo o poco pianificato.

Uno dei fenomeni più discussi è l'aumento dei prezzi delle abitazioni. In molte città d'arte e località balneari una parte consistente degli immobili viene destinata agli affitti brevi turistici. Il risultato è una riduzione delle case disponibili per chi desidera vivere stabilmente nel territorio.

Immaginiamo un appartamento che con un affitto tradizionale renda 900 euro al mese. Se lo stesso immobile viene affittato ai turisti per gran parte dell'anno, potrebbe generare ricavi sensibilmente superiori. È comprensibile che molti proprietari scelgano questa soluzione, ma il mercato degli affitti per residenti si restringe e i canoni tendono a crescere.

Anche i servizi pubblici vengono messi sotto pressione. Più persone significano maggiore produzione di rifiuti, traffico più intenso, consumi idrici elevati e necessità di rafforzare trasporti, sicurezza e assistenza sanitaria durante i periodi di punta.

In alcune destinazioni il problema non è tanto il numero assoluto dei turisti, quanto la loro concentrazione in poche settimane dell'anno o in aree molto limitate.

Le nuove regole cercano un equilibrio

Negli ultimi anni il legislatore è intervenuto più volte per rendere più trasparente il mercato delle locazioni turistiche e contrastare l'abusivismo.

Anche nel corso del 2026 continua l'applicazione delle disposizioni introdotte per l'identificazione delle strutture ricettive e degli immobili destinati agli affitti brevi attraverso il Codice Identificativo Nazionale (CIN), obbligatorio per le strutture interessate. L'obiettivo è favorire controlli più efficaci, maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori e una concorrenza più equilibrata tra operatori.

Per gli operatori del settore è importante rispettare gli adempimenti previsti, poiché la mancata esposizione del codice o altre irregolarità possono comportare sanzioni amministrative.

Sempre più Comuni, inoltre, stanno valutando misure per distribuire meglio i flussi turistici durante tutto l'anno, incentivando eventi culturali, percorsi naturalistici e iniziative nei periodi di bassa stagione. Questo approccio consente di sostenere l'economia locale senza concentrare tutti gli effetti positivi e negativi in pochi mesi.

Il turismo sostenibile conviene a tutti

L'obiettivo non dovrebbe essere ridurre il turismo, ma renderlo più sostenibile.

Un territorio che investe nella manutenzione, nella mobilità, nella tutela dell'ambiente e nella valorizzazione delle proprie tradizioni riesce spesso ad attrarre visitatori di qualità, interessati a permanenze più lunghe e a una maggiore spesa sul territorio.

Anche i cittadini possono contribuire, sostenendo le attività locali, promuovendo comportamenti rispettosi del patrimonio ambientale e culturale e partecipando al dibattito sulle scelte di sviluppo della propria comunità.

Le amministrazioni, dal canto loro, possono utilizzare le risorse derivanti dal turismo per migliorare i servizi permanenti, evitando che i benefici economici si concentrino esclusivamente in alcuni settori.

Conclusione operativa

Il turismo rappresenta una grande opportunità economica, ma il suo successo dipende dalla capacità di trovare un equilibrio tra crescita, tutela del territorio e qualità della vita dei residenti. Un incremento delle presenze può creare lavoro, sostenere le imprese e generare nuove entrate pubbliche, ma senza una programmazione adeguata rischia di produrre effetti indesiderati sul mercato immobiliare, sui servizi e sull'ambiente.

Educazione finanziaria in pillole

Quando senti parlare di milioni di euro generati dal turismo, ricorda che il dato del fatturato non coincide con la ricchezza effettivamente prodotta. Per valutare il reale impatto economico bisogna considerare anche i costi sostenuti dalle imprese, gli investimenti necessari, le spese pubbliche aggiuntive e il valore che rimane realmente sul territorio. Distinguere tra incassi, utili e benefici economici è uno dei principi fondamentali dell'educazione finanziaria.

E tu, pensi che il turismo nella tua città rappresenti più un'opportunità o un problema? Hai un dubbio o un'esperienza da raccontare? Scrivilo nei commenti.

martedì 7 luglio 2026

L'intelligenza artificiale ruberà il lavoro? Cosa ci aspetta davvero nei prossimi anni.

L'intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro: è già entrata nelle aziende, negli uffici pubblici, nelle banche, negli studi professionali e perfino nelle attività più piccole. Oggi è in grado di scrivere testi, analizzare documenti, creare immagini, programmare software e assistere i clienti in pochi secondi.

Di fronte a questa rivoluzione, una domanda preoccupa milioni di lavoratori: l'IA sostituirà le persone?

La risposta non è un semplice sì o no. Come accaduto con Internet e con l'automazione industriale, alcuni lavori cambieranno profondamente, altri spariranno, mentre nasceranno nuove professioni. La vera sfida sarà adattarsi a un mercato del lavoro che sta evolvendo molto più velocemente rispetto al passato.

Quali lavori sono più a rischio

L'intelligenza artificiale eccelle nelle attività ripetitive e basate sull'elaborazione di informazioni. Per questo motivo le professioni maggiormente esposte non sono necessariamente quelle manuali, ma molte attività d'ufficio.

Tra i settori che potrebbero subire le trasformazioni più importanti troviamo:

  • assistenza clienti;
  • inserimento dati;
  • contabilità di base;
  • traduzioni standard;
  • produzione di testi semplici;
  • segreteria amministrativa;
  • supporto informatico di primo livello.

Pensiamo a un'azienda che impiega dieci addetti per gestire le email dei clienti. Con un moderno sistema di IA, molte richieste possono essere risolte automaticamente. Se prima servivano dieci persone, domani potrebbero bastarne sei o sette, mentre le altre si occuperanno dei casi più complessi.

Questo non significa necessariamente licenziamenti immediati, ma una riduzione del fabbisogno di personale per alcune mansioni.

Secondo diverse analisi internazionali pubblicate negli ultimi anni, una quota significativa delle attività lavorative oggi svolte potrebbe essere automatizzata almeno in parte entro il prossimo decennio. Non si parla della scomparsa di intere professioni, ma della trasformazione delle competenze richieste.

Le professioni che cresceranno

Ogni innovazione tecnologica elimina alcuni lavori ma ne crea altri.

L'intelligenza artificiale avrà bisogno di persone che la progettino, la controllino e la utilizzino correttamente.

Crescerà la domanda di figure come:

  • specialisti di cybersecurity;
  • esperti di dati;
  • tecnici della robotica;
  • sviluppatori software;
  • professionisti della privacy;
  • consulenti per l'integrazione dell'IA nelle imprese;
  • formatori digitali.

Ma non solo.

Anche professioni tradizionali come medici, avvocati, commercialisti, architetti e insegnanti utilizzeranno sempre più strumenti di intelligenza artificiale per velocizzare il lavoro, senza essere completamente sostituiti.

Un commercialista, ad esempio, potrà far analizzare migliaia di fatture da un sistema automatico in pochi minuti, dedicando più tempo alla consulenza fiscale e alla pianificazione per il cliente.

In altre parole, il valore aggiunto dell'essere umano sarà sempre più rappresentato dal ragionamento, dall'esperienza, dall'empatia e dalla capacità decisionale.

Il rischio più grande è non aggiornare le proprie competenze

Molti pensano che il problema sia l'intelligenza artificiale. In realtà, il vero rischio è rimanere fermi.

Le competenze richieste dal mercato stanno cambiando rapidamente. Imparare a utilizzare strumenti digitali e sistemi di IA diventerà una competenza trasversale, un po' come oggi saper utilizzare un computer o la posta elettronica.

Prendiamo un esempio concreto.

Due impiegati svolgono lo stesso lavoro.

Il primo continua a lavorare come dieci anni fa.

Il secondo impara a utilizzare strumenti di IA per preparare report, analizzare dati e automatizzare le attività ripetitive.

A parità di stipendio, il secondo riesce a svolgere in una giornata il lavoro che prima richiedeva due giorni.

È facile immaginare quale dei due sarà considerato più prezioso dall'azienda.

Per questo motivo la formazione continua non rappresenta più un'opzione, ma un investimento sul proprio futuro professionale.

Cosa stanno facendo governi e imprese

Anche le istituzioni stanno cercando di accompagnare questa trasformazione.

Dal 2 febbraio 2025 sono diventati applicabili i primi obblighi previsti dall'AI Act, il regolamento europeo che introduce un quadro comune per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nell'Unione Europea. Nei prossimi anni entreranno progressivamente in vigore ulteriori disposizioni, con l'obiettivo di garantire maggiore trasparenza, sicurezza e tutela dei cittadini.

Parallelamente, molti programmi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) continuano a sostenere la formazione digitale e l'aggiornamento delle competenze dei lavoratori, mentre imprese e università stanno investendo sempre di più nella riqualificazione del personale.

Le aziende hanno infatti compreso che sostituire completamente i lavoratori è spesso più costoso che formarli all'utilizzo delle nuove tecnologie.

Per questo motivo, in molti casi assisteremo non tanto a una sostituzione dell'uomo, quanto a una collaborazione tra persone e intelligenza artificiale.

Conclusione operativa

È comprensibile guardare con preoccupazione all'avanzata dell'intelligenza artificiale. Ogni grande rivoluzione tecnologica ha portato cambiamenti profondi nel mondo del lavoro, e anche questa volta non sarà diverso.

La domanda più importante, però, non è se l'IA sostituirà alcune professioni, ma quanto saremo pronti ad adattarci.

Chi investirà nella propria formazione, svilupperà competenze digitali e imparerà a utilizzare questi strumenti avrà maggiori possibilità di cogliere le opportunità offerte dal nuovo mercato del lavoro. Chi invece ignorerà il cambiamento rischierà di trovarsi sempre meno competitivo.

Educazione finanziaria in pillole

Il capitale più importante che possiedi non è il denaro sul conto corrente, ma le tue competenze. Destinare ogni anno anche solo qualche centinaio di euro a corsi di formazione, certificazioni o aggiornamento professionale può produrre un rendimento molto maggiore di molti investimenti finanziari, perché aumenta il tuo valore sul mercato del lavoro e la tua capacità di generare reddito nel tempo.

L'intelligenza artificiale cambierà il lavoro, ma saranno le persone preparate a guidare il cambiamento, non a subirlo. Tu come pensi che cambierà la tua professione nei prossimi anni? Hai un dubbio o un'opinione? Scrivilo nei commenti.

lunedì 4 maggio 2026

Qui è quasi sicuro che con il prezzo della benzina ci stanno prendendo per il naso....

Io non lo so ma tu cosa ne pensi?
Parlo della benzina, degli aumenti della benzina in ogni distributore di carburante d'Italia.
Non solo benzina, ovviamente. Benzina e gasolio.

Non è la prima volta che succede.
Eppure ogni volta che accade un cittadino ci rimane male.
Deluso, sconfortato, in un certo senso veramente tradito da questo sistema e da qualcuno che, in realtà, non si sa neanche chi è.

E' forse questo è il problema più grande: non sai neppure contro chi prendertela.

Senti i TG e le testate giornalistiche e ti spiegano per filo e per segno come la guerra USA/Israele verso l'IRAN sia la causa di questi aumenti.
E ti fai una cultura dello stretto di Hormuz e dei meccanismi di trasporto marittimo del greggio che neanche un ingegnere alle prese con un esame universitario.
E giù di geo-politica, di scacchiere internazionale, di studio delle risorse e degli equilibri economico-finanziari del panorama mondiale.
E via dicendo.

Ma la sensazione è che ti stiano prendendo per il c... cioè per il naso, volevo dire.
Sensazione molto forte.

Il sospetto è che qualcuno ci marci sopra ma non appena esponi i tuoi dubbi, perplessità e paure, interviene qualcuno che "normalizza" la situazione indicando la ineluttabilità di ciò che sta accadendo.
Come se fosse una cosa normale o comunque un meccanismo quasi naturale a cui non vi è possibilità di rimedio.

Tu ti occupi di altro, non fai il ministro dell'economia. Nè degli esteri. Non lavori per una commissione di studio del parlamento o di qualche università che collabora con il ministero. E quindi ti fidi. 
Anche perchè in TV e sui social, gli "esperti" dissertano senza alcun dubbio e con mille certezze della cosa e.... capista.... quante ne sanno.

O meglio, non sembrano saperne tanto ma le cose che dicono sembrano così veritiere e loro sembrano così sicuri... Non andrebbero in TV a dire quelle cose se non fossero oltremodo sicuri di ciò che dicono.

Poi però il dubbio ci spinge ad andare a guardare alcuni dati. Oggettivi, facili da trovare, impossibili da nascondere.

Andiamo su Google e digitiamo: "prezzo storico del petrolio". Troviamo dati e grafici. Poi digitiamo "prezzo storico benzina". Troviamo i dati e i grafici. Mettiamoli a confronto.

Anno 2002: prezzo petrolio > 31 dollari al barile. Prezzo benzina 1,06 euro.

Anno 2004: prezzo petrolio > 52 dollari al barile. Prezzo benzina 1,22 euro. 
- dal 2002 al 2004: aumento petrolio> 68% / aumento benzina> 15%

Anno 2006: prezzo petrolio > 78 dollari al barile. Prezzo benzina 1,35 euro.
- dal 2004 al 2006: aumento petrolio> 50% / aumento benzina> 11%
- dal 2002 al 2006: aumento petrolio> 152% / aumento benzina> 27%

Anno 2008: prezzo petrolio > 147 dollari al barile. Prezzo benzina 1,55 euro. 
- dal 2006 al 2008: aumento petrolio> 88% / aumento benzina> 15%
- dal 2002 al 2008: aumento petrolio> 374% / aumento benzina> 46% 

Anno 2010: prezzo petrolio > 95 dollari al barile. Prezzo benzina 1,56 euro. 
- dal 2008 al 2010: aumento petrolio> -35% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2010: aumento petrolio> 206% / aumento benzina> 47%

Anno 2012: prezzo petrolio > 128 dollari al barile. Prezzo benzina 1,90 euro. 
- dal 2010 al 2012: aumento petrolio> 35% / aumento benzina> 22%
- dal 2002 al 2012: aumento petrolio> 313% / aumento benzina> 79%

Anno 2014: prezzo petrolio > 115 dollari al barile. Prezzo benzina 1,88 euro. 
- dal 2012 al 2014: aumento petrolio> -10% / aumento benzina> -1%
- dal 2002 al 2014: aumento petrolio> 271% / aumento benzina> 77% 

Anno 2016: prezzo petrolio > 57 dollari al barile. Prezzo benzina 1,65 euro. 
- dal 2014 al 2016: aumento petrolio> -50% / aumento benzina> -12%
- dal 2002 al 2016: aumento petrolio> 84% / aumento benzina> 56%

Anno 2018: prezzo petrolio > 86 dollari al barile. Prezzo benzina 1,68 euro. 
- dal 2016 al 2018: aumento petrolio> 51% / aumento benzina> 2%
- dal 2002 al 2018: aumento petrolio> 177% / aumento benzina> 58%

Anno 2020: prezzo petrolio > 70 dollari al barile. Prezzo benzina 1,63 euro. 
- dal 2018 al 2020: aumento petrolio> -19% / aumento benzina> -3%
- dal 2002 al 2020: aumento petrolio> 126% / aumento benzina> 54%

Anno 2022: prezzo petrolio > 139 dollari al barile. Prezzo benzina 2,20 euro. 
- dal 2020 al 2022: aumento petrolio> 99% / aumento benzina> 35%
- dal 2002 al 2022: aumento petrolio> 348% / aumento benzina> 107%

Anno 2024: prezzo petrolio > 92 dollari al barile. Prezzo benzina 1,95 euro. 
- dal 2022 al 2024: aumento petrolio> -34% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2024: aumento petrolio> 197% / aumento benzina> 85%

Anno 2026: prezzo petrolio > 127 dollari al barile. Prezzo benzina 1,97 euro. 
- dal 2024 al 2026: aumento petrolio> 38% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2026: aumento petrolio> 301% / aumento benzina> 86%

Ora, cosa possiamo dedurre? Che gli aumenti e le diminuzioni del prezzo del petrolio non hanno una correlazione significativa con il prezzo della benzina. Al punto che in anni differenti, a parità del prezzo del petrolio, abbiamo prezzi della benzina completamente (e sottolineo completamente) diversi.
Nel 2008 (ad esempio) il petrolio era a 147 dollari (molto di più di quanto costi ora) ma la benzina SOLO a 1,55 euro (molto, molto meno di quanto cosa ora).
Lo stesso possiamo dire fra il 2024 (petrolio a 92 dollari al barile e benzina a 1,95 euro) e il 2010 (petrolio a 95 dollari e benzina a 1,56 euro)

Se osserviamo le variazione dei prezzi del petrolio, vediamo spesso grandi spostamenti percentuali. Lo stesso non si può dire della benzina, che ha fluttuazioni molto limitate. Ci sono anni in cui il petrolio è aumentato del 51% e il prezzo della benzina solo del 2%.
Ma anche anni in cui il prezzo del petrolio è diminuito del 35% mentre il prezzo della benzina ha continuato (di poco sicuramente ma ugualmente sempre aumento è)a salire.

Cosa ne deduciamo?
Che effettivamente ci sono dinamiche diverse fra petrolio (che non è solo una materia prima che si usa per molti usi e applicazioni) e benzina. Dinamiche spesso dirette anche da questioni speculative in quanto il petrolio viene usato anche come strumento di investimento.

Qualcuno potrà far notare che in ballo ci sono anche le quantità prodotte e commercializzate. Ma anche su questo non ci sono riscontri oggettivi e matematici. Presso lo stretto di Hormuz, secondo le stime, passerebbe solo il 20% del petrolio mondiale. Che è una quantità molto importante ma che non giustifica gli aumenti.

Che se andiamo a ben vedere, se proprio ci fosse una necessità impellente di benzina e gasolio, ci sono riserve e possibilità di aumentare le estrazioni per compensare ciò che in questo momento è stato bloccato. Questo sempre se SI FOSSE SICURI che non ci sono interessi nascosti e non ci siano persone che da tutto questo trambusto ricavano montagne di guadagni alle spalle della popolazione comune.

Ma d'altronde non c'era bisogno di fare questa analisi precisa.
La guerra con l'Iran è iniziata il 28 febbraio. Gli aumenti (vertiginosi) sono iniziati nei distributori solo 2 o 3 giorni dopo. Cioè gli aumenti sono stati applicati a benzina e gasolio che erano già fisicamente presenti nei serbatoi dei distributori di benzina. Quando si sa benissimo che ci vogliono settimane e mesi prima che il petrolio estratto diventi concretamente benzina da mettere nelle auto.
La cosa mostrava già, quindi, un aumento SPECULATIVO. 
Si sfruttava il momento di tensione emotiva, la confusione mediatica per far accettare controvoglia un aumento del costo della benzina. Su una materia prima pagata con il prezzo antecedente la guerra e quindi guadagni mostruosi.

E quando le persone si abitueranno a pagare la benzina 1,70 - 1,80 o anche 1,90.... quando il petrolio diminuirà anche della metà, accetteranno di buon grado che il costo diminuisca solo del 10 o 20%, portandosi a 1,50 anzichè dimezzarsi.

Capite come guadagnano?
GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

giovedì 12 gennaio 2023

Taglio delle "accise" e aumento del costo di benzina e gasolio: la verità!

E' l'argomento del giorno.
E come spesso succede nel mondo di oggi, quando un argomento assurge agli onori della cronaca diventa virale e si diffonde dappertutto in modo incontrollato.
A prescindere dal suo reale valore informativo.

Sembra quasi che, quando un argomento è trattato da tutti i tg, giornale e siti, ogni persona sia costretta a dire qualcosa a riguardo.

Altrimenti non si è "informati".
Bene.
Vogliamo fare un pò di chiarezza sul prezzo dei carburanti, del loro continuo aumento e queste fantomatiche, ormai primedonne "ACCISE"?

Innanzitutto cosa sono le accise? Nella lingua italiana "accisa" è una parola che indica un particolare tipo di tassa che lo stato o il governo applica a determinati beni di consumo. Ad esempio l'alcool etilico, gli zuccheri e i prodotti petroliferi. E' una tassa. Semplice.

Oramai sappiamo quasi tutti che il prezzo della benzina (gasolio) nella pompa sotto casa in cui ci riforniamo è composta da DUE elementi fondamentali: il costo reale (industriale e commerciale) della benzina (gasolio) e il costo delle tasse che pesano su quel bene.
Per ogni litro di benzina (gasolio) che compriamo vi sono queste due componenti fondamentali di costo.

Perchè vi è questa tassa? Per lo stesso motivo per cui esistono tutte le tasse.
E forse è proprio su questo punto che occorrerebbe che i nostri geni politici e gli ancor più geniali studiosi e appassionati di politica (giornalisti, esperti, politologi e via discorrendo) dovrebbero riflettere e argomentare.
A COSA MAI SERVONO LE TASSE?

La prima risposta (quella scolastica e quella automatica senza pensare) è che le tasse servano a dare risorse al governo (lo stato) per pagare tutto ciò che uno stato o servizio pubblico eroga al cittadino.
In parole povere, le tasse servirebbero a pagare i servizi sanitari pubblici, i servizi di polizia, la magistratura, le scuole, gli stipendi di tutti i dipendenti statali, gli investimenti in infrastrutture pubbliche e via di questo passo.
Se lo stato quindi non ha i soldi per fare qualcosa (tipo aiutare i suoi cittadini in difficolà causa questo terribile periodo di crisi energetica), se li procura tramite le tasse.
Insomma SEMBREREBBE che le tasse siano una sorta di stipendio dello stato. Se lo stipendio non basta per tutte le necessità della famiglia, bisogna chiedere un aumento di stipendio. Così lo stato giustifica l'aumento delle tasse.

Ma se lo stipendio dello stato viene pagato dai cittadini con le loro tasse, quando lo stato ha bisogno di più soldi deve aumentare le tasse. Giusto? Sembrerebbe sia così. 
Ma di questo parleremo in un altro articolo. Per mostrare che quanto sopra esposto non è proprio corretto e da moltissimi anni alle persone viene raccontata una favola (viene insegnata anche all'università agli studenti di economia) che permette a qualcuno di guadagnare un sacco di soldi. Quindi tenete a mente questo punto....

Tornando al discorso delle accise, abbiamo oggi (fonte sito del ministero https://carburanti.mise.gov.it/) un prezzo medio self service di 1,82 per la benzina e 1,87 per il gasolio.
Prezzo del petrolio sui mercati? 77,52 dollari al barile (petrolio WTI, fonte www.money.it).
Bene.

Dicono che il prezzo del carburante sia salito per colpa della guerra Ucraina/Russia e di tutte le conseguenze economico-politiche del conflitto, compreso l'equilibrio del costo delle materie prime come gas e petrolio. Già....... Ma è così?

Avevo pensato di elencare tutta una serie di prezzi della benzina (usata come parametro ma è lo stesso con il gasolio). E quindi usando le tabelle di questi due siti
avevo elencato tutta una serie di relazione fra i prezzi.
Ma poi ho pensato che così non fosse abbastanza chiaro e ho preso dei casi estremi.
CASI:
Gennaio 2023: prezzo benzina 1,82 € - prezzo petrolio 77,5 $
Luglio 2006: prezzo benzina 1,37 € - prezzo petrolio 76,80 $
Febbraio 2016 - prezzo benzina 1,37 € - prezzo medio 28,30 $
Febbraio 2009 - prezzo benzina 1,14 € - prezzo petrolio 36,99 $.
Giugno 2008 - prezzo medio benzina 1,51 € - prezzo petrolio 140,58 $

Cosa si deduce da tutti questi esempi?
Che non vi è una relazione diretta (al punto da giustificare i cambi di prezzo alla pompa) fra prezzo benzina e prezzo petrolio. Vediamo che a volte il prezzo del petrolio è alto e il prezzo della benzina basso e viceversa.
il caso più eclatante lo abbiamo paragonando il costo benzina di oggi (1,82 €) con il costo benzina del luglio 2006 (1,37 €) con praticamente il prezzo del petrolio uguale. Come si spiega?
Oppure il caso del prezzo dello scorso giugno 2023 (2,03 € al litro) con un prezzo del petrolio di 116 dollari al barile. Se andiamo indietro e prendiamo altri momenti in cui il petrolio costava così, vediamo che nell'aprile 2011 la benzina costava 1,54 € e nell'aprile 2008 addirittura 1,37€.


Ma avevamo deciso di parlare anche di accise.
Anche perchè nel prezzo di cui stiamo parlando una componente importante sono i prelievi fiscali dello stato.
Una pagina del ministero dell'economia, ci aiuta in questo
Qui vediamo come si compone il prezzo.
Prima del famoso primo taglio delle accise del governo Draghi (Marzo 2022), sul prezzo industriale della benzina (usiamo sempre questa come parametro ma nel sito si può vedere anche per il gasolio e per il GPL) venivano aggiunte sempre 0,728 € per litro di accise + l'iva per un 18,03% del costo petrolio.
Ad esempio a febbraio 2022 il costo industriale della benzina era di 0,786 € per litro (comprensivo dei compensi per la compagnia petrolifera e il distributore locale). A questo costo di aggiunge l'accisa complessiva di 0,728 € e l'iva di 0,333 € per litro. Che ci porta ad un costo complessivo della benzina alla pompa di 1,848 € (trascuriamo gli arrotondamenti).
Quindi?
COSTO BENZINA totale 1,848 (100%)
costo industriale benzina 0,786 (42,6%)
prelievo fiscale dello stato 1.061 (57,4%)

1 € a litro va allo stato.
Da aprile fino a novembre 2022 sono stati confermati gli sconti di marzo e quindi il prelievo dello stato è passato dal 57,4% al 46,4%.
A dicembre il taglio delle accise è diminuito e sappiamo tutti che a gennaio lo sconto sulle accise è stato ulteriormente defalcato.

Vi invito però a riflettere anche sul fatto che nel corso del tempo, il peso di queste accise (lasciamo perdere quando sono state imposte per la prima volta e le motivazioni storiche.....) è comunque cresciuto dal 1996 ad oggi.
29 anni fa per ogni litro pagavamo 0,526 di accise (non contiamo l'iva).
Aumentate nel 1999 a 0,542 €.
E poi aumentate nel 2004 a 0,558 €.
E poi aumentate nel 2005 a 0,564 €.
E poi aumentate varie volte negli anni fino a 0,728 nel 2012. costo che si è tenuto fermo fino praticamente a oggi.
Così come è ovviamente cresciuto il prelievo IVA che essendo in percentuale, cresce con il crescere del prezzo della benzina. 

Insomma, fate le vostre riflessioni.
Quello che ho capito io è che l'intervento dello stato è FONDAMENTALE per determinare il prezzo dei carburanti. Più di quanto lo siano le variazioni del prezzo del petrolio sul mercato. Che ha una influenza minima (e comunque sempre ritardata) sul costo alla pompa.
Perchè se il petrolio schizza verso l'alto oggi, è ovvio che la benzina che abbiamo alle pompe sia stata prodotto da petrolio estratto e lavorato mesi e mesi e mesi prima. E che l'aumento del petrolio dovrebbe riflettersi, al limite, sul costo della benzina che verrà raffinata da quel petrolio.
Il resto è SPECULAZIONE (non certo dei benzinai, che sono lavoratori come qualsiasi cittadino dotato di partita iva), MERCATO DROGATO (a favore delle solite lobby) e SCELTE POLITICHE.
Ovviamente il tutto confuso e mischiato con la nebbia per non far capire niente al comune cittadino.

Commenta e di la tua per farci capire se l'articolo e le sue informazioni ti sono piaciute o le ritieni utili.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 3 gennaio 2023

Siamo davvero tutti uguali?

Il discorso dell'uguaglianza è un tema assai delicato e che tocca molteplici aspetti e aree della vita umana.

E' insito nella natura dell'uomo e della società umana interrogarsi e riflettere su questo aspetto. Questa è proprio una delle maggiori caratteristiche che ci contraddistingue come specie e che ci differenzia in modo sostanziale dal resto delle altre specie animali.

Nessun altro animale si interroga se lui sia uguale o diverso ad un altro membro della sua specie.

L'uomo si. Ed è giusto che così faccia. 

Ma ripartendo dal principio della correttezza della domanda, esaminiamo quanto differenti possono essere le risposte al quesito a seconda dell'ambito in cui ci collochiamo.

I diritti, ad esempio. Appare ovvio che dinnanzi al rispetto dei diritti fondamentali, tutti gli esseri umani siano uguali. Questo è il più basilare fondamento della convivenza civile. E' il principio fondante di ogni società equa e moderna.

Che appaio chiaro a qualsiasi analisi che questo tipo di uguaglianza ancora non ci sia in nessun angolo del mondo è una cosa notevole.
Da molte parti si lotta perchè ci sia maggiore uguaglianza. E se esiste una lotta è perchè da più di una parte c'è una resistenza a questo principio.

Ma la riflessione di oggi parte da questi concetti e ritorna al nostro ambito preferito. Ovvero l'economia e la finanza.

E si racchiude in una domanda. Da un punto di vista economico è giusto, corretto e utile ipotizzare che tutti gli uomini (inteso in senso generale come tutti i maschi e tutte le femmine) siano uguali?

E' corretto ipotizzare che ogni uomo non sia altro che un numero? Che un ennesimo oggetto in una sequenza di oggetti? Che non sia altro che un individuo indistinguibile da ogni altro individuo?

Detto così, mi immagino che molti di noi storceranno il naso. A parte l'innato senso personale di sentirsi unici e quindi in una certa misura diversi dagli altri, c'è da constatare che anche in termini pratici le persone sono diverse. Hanno corpi diversi, esigenze diverse, vivono in posti diversi con necessità diverse.

La pubblicità di un assorbente femminile non è destinata ad un pubblico maschile. Quindi per quella azienda le persone non sono tutte uguali. E questo è solo un esempio. E il panorama è talmente vasto che c'è solo da perdere la testa nel vedere quante differenze ci sono.

Eppure..... in certi mercati..... si ha come la sensazione che si ritorni al concetto di essere tutti uguali.

Ad esempio nel mercato dei finanziamenti.

Così la mattina squilla il telefono e qualcuno ci chiede un finanziamento. Ovviamente siamo qui per questo. E la domanda è "Si, ma quanto è il tasso?". Domanda che presuppone automaticamente il fatto che egli pensa di essere uguale a tutti gli altri, nessuna differenza. Altrimenti non farebbe questo tipo di domanda.
Perchè un finanziamento non è un prodotto. Ma è un servizio. Ed essendo un servizio è palesemente legato alle specificità di chi lo richiede.

Altrimenti sarebbe come chiamare un meccanico e dirgli "Ho l'auto rotta, quanto mi costa aggiustarla?" senza che il meccanico abbia avuto modo di capire che tipo di auto abbiamo e quale sia il tipo di guasto.

Il problema nasce sulla questione dell'uguaglianza. Siamo tutti uguali, noi uomini, ma solo da un punto di vista teorico per quanto riguarda i diritti e il rispetto. All'atto pratico questa uguaglianza è una assurdità. E nella realtà quotidiana anche un problema. Perchè ognuno di noi è diverso e specifico. E richiede una attenzione "su misura" in qualunque tipo di relazione personale. Umana e professionale.

Cosa che la nostra agenzia, ha sempre cercato di dare.
O almeno questo è stato il nostro tentativo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 15 novembre 2022

Una storia: Gigetto, Beppe, Francolino e un estintore che deve essere venduto.

Salve, oggi raccontiamo una storia. Una storia sentita da un grande formatore e coaching, mister Fabio Gallarani.

Da una parte c'è Gigetto, che è un signora con una casa. Bella o brutta, non è cosa da sapere ai fini della nostra storia. Lui ha una casa.

Dall'altra parte c'è Beppe, che è un venditore di estintori. Molto appassionato del suo lavoro sa che gli estintori sono utili e quindi lui li vende con grande passione e trasporto. I suoi estintori sono perfetti e funzionano benissimo, costando il giusto. Va di casa in casa a procacciarsi delle vendite. 

Un giorno Beppe, suona alla casa di Gigetto.

"Buongiorno, sono Beppe della Estintori e affini spa, vendiamo estintori. Lei ha una bella casa e sarebbe l'ideale proteggerla da qualsiasi principio di incendio e bla bla bla."  Il nostro Beppe prova a fare la vendita.

Gigetto lo interrompe. Non ama i venditori. E poi proprio in quel giorno ha da fare, deve portare la moglie a fare compere. E' di malumore perchè sa che pomeriggio gli aspetta e poi... ma questi venditori.... non possono starsene a casa loro?

Insomma, per farla breve, Beppe prova a fare la sua vendita e cerca di usare tutte le armi a sua disposizione. In effetti cerca di forzare la vendita. Gigetto è spazientito, vorrebbe essere lasciato in pace ed esercita anche lui forza per mandar via il venditore e chiuderla li.

Beppe alla fine va via con le pive nel sacco. E' scontento. Perchè non è neanche riuscito a parlare o spiegare le sue ragioni e le ragioni del suo prodotto. Non ha fatto la vendita. Non ha guadagnato e anzi, sa anche di aver disturbato.

Gigetto alla fine rientra in casa. E' scontento. Perchè lo hanno disturbato e hanno invaso la sua privacy. Non ha acquistato. Ed è di malumore per questa visita e perchè il pomeriggio deve andare a fare shopping con la moglie.

DUE PERSONE SCONTENTE, NESSUNO SCAMBIO, NESSUN AUMENTO DI PRODUZIONE PER L'AZIENDA, NESSUN MIGLIORAMENTO DI QUALITA' DELLA VITA PER IL POTENZIALE COMPRATORE.

Qualche tempo dopo, scoppia un principio di incendio a casa di Gigetto. Cazzarola che disastro, presto.... Ci vuole un qualcosa per bloccare l'incendio prima che devasti la casa. Ma cosa? Una coperta? Macchè! Un secchio d'acqua? Ma che scherziamo, c'è il quadro elettrico e rischio di fare un macello.
Che si fa?

AIUTO! AIUTO! AIUTO! Qualcuno nei dintorni ha un estintore?

Francolino abita nei pressi di Gigetto. Francolino ha alcuni estintori in casa. Francolino va con un estintore da Gigetto e gli dice
"SERVE UN ESTINTORE? IO NE POSSIEDO VARI!"
Gigetto spalanca gli occhi: lui HA BISOGNO DELL'ESTINTORE. Così risponde:
"Si, mi serve. Pago quello che vuoi. Ma ora spegniamo l'incendio".

E così va. Francolino usa l'estintore, spegne l'incendio. Tutto è risolto.
Gigetto è felicissimo. E ringrazia Francolino. E ovviamente chiede quanto deve per il disturbo.

Francolino gli dice che l'estintore usato glielo da a prezzo di favore e in più gli consiglia di prendere un altro estintore. Non si sa mai nella vita.

Gigetto non batte ciglio. Paga per l'estintore usato e ne prende uno in più.

Non ha chiesto quanto costavano, non ha fatto preventivi, non ha fatto discussioni, non ha chiesto sconti nè dilazioni di pagamento.

COSA E' SUCCESSO QUI?

In una scenetta è successo ciò che succede tutti i giorni con la vendita e consumo di beni e servizi nella società. Ovvero il valore di qualcosa cambia a seconda delle situazioni. E il rapporto fra chi ha un problema o esigenza e chi offre una soluzione tramite un prodotto/servizio cambia a seconda delle situazioni.

Non c'è niente di giusto o sbagliato in entrambe le situazioni (Gigetto vs Beppe e Gigetto Vs Francolino). Semplicemente in contesti diversi si attuano comportamenti diversi.

Un contro è comprare un prodotto quando non ci sembra che ci serva. Si percepisce la vendita da parte di un altro come una forzatura e ciò ci infastidisce. Un conto è comprare un prodotto quando ci serve. Quando abbiamo la consapevolezza che abbiamo una necessità.

Ci sono molti insegnamenti che si possono trarre da questa storia. Come quello che ci fa vedere che il mondo della vendita tramite stimolo a comprare ha fatto il suo tempo.
E ora, in una società consumista avanzata, è giunto il tempo di creare i presupposti per ottenere richieste di aiuto. Non più il venditore che propone ma il (ex) venditore che fa in modo che il potenziale cliente lo contatti quando ha una esigenza.

Se ci pensate, un pò quello che facciamo in questo blog.

Noi siamo qui a parlare di cose di economia e finanza. Offriamo un servizio. Offriamo informazioni. Offriamo consulenza. Un giorno, uno dei lettori, avrà bisogno di un servizio finanziario. Magari di un finanziamento. E chiederà a qualche consulente che lavora per questo blog.

Speriamo che la storiella vi sia piaciuta.

GRAZIE MILLE PER L'ATTENZIONE.

martedì 8 novembre 2022

Cosa è il pareggio di bilancio di uno stato?

Mi ha sempre colpito come, in certi frangenti, determinate parole o concetti base tendano a diventare "famosissimi" e quindi essere sulla bocca di tutti.

Per poi attendere la fine di quella moda e tornare nell'anonimato.
Un pò come succede per molti cantanti, gruppi musicali, starlette o attori/attrici.

In un momento non li conosce nessuno.
In un altro momento ne parlato tutti, anche in un modo esagerato.
In un altro momento ancora, nessuno (se non gli addetti ai lavori) ne parla più.

Certi concetti economici e/o finanziari ripercorrono lo stesso schema.

Relegati nei libri di economia prima, sulla bocca di tutti dopo e di nuovo dimenticati.

Uno di questi concetti è il pareggio di bilancio.
Soprattutto in contesto pubblico. I TG, i giornali e i talk show ne parlano.

Il Rispetto dei Parametri è un altro termine che simboleggia e affianca il pareggio di bilancio.

A parte che il nome stesso, Rispetto dei Parametri, ricorda fin troppo un altisonante nome dato ad una divinità, la domanda è sempre: CHI STABILISCE CHI SIANO I SACRI PARAMETRI DA RISPETTARE?

Ovviamente gli esperti. Che poi non si sa mai chi siano costoro, oscuri trafficanti di normative sepolti in qualche ufficio periferico di Bruxelles. Chissà....

Ma parlavamo di pareggio di bilancio. 
Un pareggio di bilancio è semplicemente, in un rendiconto di entrate e uscite, una situazione in cui, appunto, vi è una corrispondenza o esattezza fra le uscite e le entrate.

Semplice? Certo. Ma non fidiamoci dell'apparenza.

In bilancio finanziario (sia che parliamo di azienda che di una famiglia che di un ente pubblico) ci sono molti fattori non oggettivi che determinano cosa è un entrata e cosa un uscita.

A livello basico non vi è complessità. Una uscita è una perdita di denaro, una entrata è un afflusso di denaro.
Ma quando si valutano situazione complesse, determinare cosa si una perdita o un'uscita è più complesso. E si fanno valutazioni. Al punto che gli enti preposti al controllo continuano a emettere regole per stabilire una certa oggettività di valutazione.
Ma ciò non toglie che queste regole siano sempre e soltanto accordi.

Per uno stato, pareggio di bilancio vuol dire che le uscite statali sono state pari alle entrate statali. E quindi questo può sembrare una cosa buona.
Ma non lo è necessariamente.

Se infatti osserviamo che le spese di uno stato diventano la ricchezza di aziende e privati (sono servizi erogati al cittadino) e se osserviamo che le entrate di uno stato sono ricchezza di aziende e privati che vengono portate via (le tasse), allora si capisce che in un bilancio in pareggio, uno stato da al cittadino quanto un cittadino da allo stato.

Il che sembrerebbe giusto. Ma significa solo che lo stato non sta creando ricchezza. E questo porta al fatto che se un popolo, una nazione vuole crescere, tale crescita debba arrivare SOLAMENTE dalle maggiori entrate del cittadino stesso.

Lo stato non contribuisce all'economia. Questo è un pareggio di bilancio. Egli tanto prende e tanto da.
Questo può piacere a qualcuno ma occorre osservare che in questo modo tutta, e diciamo tutta, l'iniziativa di crescita è demandata al privato.
Che, quando non è organizzato, non può attuare delle iniziative valide per la crescita.

Un esempio semplice semplice sono gli investimenti strutturali. CHE NON POSSONO ESSERE FATTI DA UN PRIVATO, per quanto sia ricco e grande.
Come fa un privato a costruire strade, a creare linee ferroviarie o a determinare costi di trasporto più abbordabili (si veda in Sardegna il problema della continuità territoriale?).

Qui si scontrano 2 visioni dell'economia. Da una parte quella keynesiana in cui si sostiene che anche in una economia di mercato, lo stato è fondamentale per gli investimenti pubblici. Dall'altra quella neo-liberista in cui si sostiene che lo stato deve di fatto scomparire e farsi da parte, lasciando ai mercati tutto il potere.

Ovviamente non nasconderemo che riteniamo questa seconda visione sbagliata. Non vogliamo essere imparziali. Avremo modo di dimostrarlo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

lunedì 27 giugno 2022

Il credito al consumo è un "prodotto" come gli altri? parte II

Abbiamo raccontato le avventure del nostro amico GIGI (qui). 

Tutto questo sembra molto scolastico ma è per portare alla semplicità dei concetti che se analizzati nella loro quotidianità ci possono sfuggire. O apparire più complicati di quello che sono.

E' logico che quasi ogni consumatore sia sempre leggermente diffidente nei confronti di chi vende qualcosa. Ne parleremo in modo espresso in un prossimo articolo (Perchè il consumatore ha spesso così tanta diffidenza nei confronti di chi gli propone qualcosa?) ma qui ci basta riflettere che questo accade.

I motivi li vedremo ma per ovviare a questa diffidenza, spesso il consumatore cerca di esercitare un controllo sulle trattative di vendita. Cosa più che onesta e più che doverosa.

Così quando il consumatore, il nostro amico GIGI, va da qualche parte o contatta qualcuno per comprare qualcosa, prima di impegnarsi cerca di ottenere il numero maggiore di informazioni per esprimere un giudizio di convenienza.

E anche questo non è solo più che giustificato ma è esattamente ciò che un qualsiasi potenziale cliente dovrebbe fare: informarsi delle caratteristiche salienti di ciò che sta acquistando o vorrebbe acquistare.
Anche per paragonare le diverse offerte di mercato.

Ma è qui che GIGI, il nostro amico GIGI spesso cade.
Il prodotto "Credito al consumo" (chiamato semplicemente finanziamento) non è un prodotto fisico ma un servizio tagliato su misura della persona che lo richiede. Quindi, prima di poterlo "cucire" addosso al potenziale cliente, occorre fare un lavoro.

Per chi vende una stampante di un computer il prezzo di questa non cambia se a comprarla è GIGI o BEPPE o TIZIO o CAIO. Non cambia. Il prezzo sarà sempre quello. A meno che uno di questi signori non dica "Ne voglio mille, che prezzo mi fai...:"

Rendo l'idea?

Per chi VENDE un finanziamento o del credito al consumo, chi lo "compra" è assolutamente importante. Quindi ci sarà un prezzo di questo prodotto per GIGI, un altro prezzo per BEPPE e un altro prezzo per CAIO.
Questo sembra brutto, ma non è una questione personale. I prezzi sono differenti perchè le posizioni socio-economiche di diversi richiedenti sono diverse.

Facciamo un esempio semplice.

Immaginiamo che al telefono un cliente ci chieda un preventivo di costi per un finanziamento di 15.000 euro. Per chi deve preparare questa "sorta" di preventivo ci sono un sacco di informazioni che servono. Perchè? Lo abbiamo detto. E' un servizio tagliato su misura, non un oggetto solido.

Quindi servirà l'età del richiedente, il suo stato familiare, la presenza o meno di altri prestiti, l'ammontare di reddito percepito al mese, il tipo di lavoro svolto, il tipo e grandezza dell'azienda per cui lavora. E a seconda del tipo di finanziamento sarà necessario conoscere lo storico dei pagamenti del passato oppure la presenza o meno di un buon stato di salute.

Quindi.... Se il cliente che chiama non fornisce questi dati, che tipo di preventivo potrà essere dato?
La verità è che quando questo preventivo viene dato, il suo valore è quasi nullo. Perchè quasi sempre si manda il preventivo di una persona con una condizione ideale. Giovane, con lavoro pubblico o statale, con ampio reddito e così via.

Sappiamo che è fastidioso dover interagire con un professionista in modo ampio. Sembra una perdita di tempo. Ma a meno che non siamo noi stessi dei professionisti del settore, è molto facile cadere in errore.

Perchè il credito al consumo è un prodotto completamente diverso dagli altri.


GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

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