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venerdì 17 luglio 2026

Energia elettrica: perché la bolletta continua a cambiare e cosa puoi fare davvero per spendere meno

Negli ultimi anni la bolletta dell'energia elettrica è diventata una delle principali preoccupazioni per molte famiglie italiane. Dopo i forti rincari legati alla crisi energetica, i prezzi all'ingrosso hanno mostrato fasi di discesa, ma questo non significa che le bollette siano tornate ai livelli di qualche anno fa. Anzi, molti consumatori continuano a notare importi elevati o molto variabili da un mese all'altro.

Capire da cosa dipende il costo dell'energia è il primo passo per evitare errori e fare scelte più consapevoli. Non serve essere esperti di economia: basta conoscere alcuni meccanismi fondamentali e sapere quali aspetti controllare prima di firmare un nuovo contratto.

Perché il prezzo dell'energia continua a oscillare

Il costo dell'energia elettrica dipende da diversi fattori. Uno dei principali è il prezzo dell'energia sui mercati all'ingrosso, influenzato dall'andamento del gas naturale, dalla domanda di elettricità, dalle condizioni climatiche e dalla produzione da fonti rinnovabili.

A questi elementi si aggiungono i costi di trasporto, gli oneri di sistema e le imposte. Di conseguenza, anche quando il prezzo dell'energia diminuisce, la bolletta finale potrebbe non ridursi nella stessa misura.

Facciamo un esempio semplice. Immaginiamo una famiglia che consuma 270 kWh al mese. Se il costo della sola componente energia passa da 0,16 a 0,12 euro per kWh, il risparmio teorico è di circa 10,80 euro mensili (270 × 0,04 euro). Tuttavia, una volta aggiunti costi fissi, trasporto, IVA e altre componenti, il risparmio effettivo sulla bolletta complessiva potrebbe essere inferiore.

Per questo motivo è importante non fermarsi al prezzo pubblicizzato dell'energia, ma valutare il costo complessivo del contratto.

Mercato libero: cambiare fornitore conviene sempre?

Molti consumatori ricevono continuamente offerte che promettono risparmi importanti. In realtà non esiste un fornitore migliore in assoluto: esiste quello più adatto alle proprie abitudini di consumo.

Chi utilizza molta elettricità la sera o nei fine settimana potrebbe trovare conveniente una tariffa bioraria. Al contrario, chi lavora da casa e consuma soprattutto durante il giorno potrebbe preferire una tariffa monoraria.

Un altro elemento da valutare è la tipologia di prezzo:

  • Prezzo fisso, che garantisce lo stesso costo dell'energia per un determinato periodo (ad esempio 12 o 24 mesi), offrendo maggiore prevedibilità.
  • Prezzo variabile, collegato all'andamento del mercato, che può risultare conveniente quando i prezzi scendono, ma espone anche al rischio di aumenti.

Dal 1° luglio 2024 il mercato tutelato dell'energia elettrica per la maggior parte dei clienti domestici non vulnerabili è terminato. Oggi è quindi ancora più importante confrontare periodicamente le offerte disponibili e leggere con attenzione tutte le condizioni economiche del contratto.

Le verifiche che possono farti risparmiare senza cambiare casa

Spesso il vero risparmio nasce da piccole verifiche che molti trascurano.

La prima riguarda la potenza impegnata. Molte abitazioni mantengono un contratto da 4,5 o addirittura 6 kW pur utilizzando normalmente meno potenza. Se l'impianto e le abitudini della famiglia lo consentono, ridurre la potenza contrattuale può diminuire alcuni costi fissi annuali.

La seconda verifica riguarda i consumi "invisibili". Televisori in standby, modem, decoder, caricabatterie lasciati inseriti e vecchi elettrodomestici incidono più di quanto si immagini. Secondo diverse stime, questi consumi possono rappresentare una quota significativa del consumo annuo di una famiglia.

Infine, è utile controllare almeno una volta all'anno se il proprio contratto è ancora competitivo. Alcune offerte molto convenienti nei primi dodici mesi prevedono infatti condizioni economiche differenti al termine del periodo promozionale.

Attenzione alle offerte troppo allettanti

Quando si riceve una proposta telefonica o online è bene leggere sempre il documento contenente le condizioni economiche e verificare alcuni aspetti fondamentali:

  • durata del prezzo promozionale;
  • eventuali costi fissi mensili;
  • modalità di rinnovo delle condizioni economiche;
  • penali o costi accessori previsti dal contratto.

L'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) continua ad aggiornare le regole sulla trasparenza dei contratti e sulla tutela dei consumatori, proprio per rendere più semplice il confronto tra le offerte. Prima di sottoscrivere un nuovo contratto è sempre consigliabile confrontare il costo annuo stimato e non soltanto il prezzo per kWh evidenziato nella pubblicità.

Conclusione operativa

La bolletta dell'energia non dipende solo dall'andamento dei mercati, ma anche dalle scelte del consumatore. Controllare il proprio contratto, verificare la potenza impegnata, confrontare periodicamente le offerte e ridurre gli sprechi può fare una differenza concreta sul bilancio familiare, senza rinunciare al comfort.

Educazione finanziaria in pillole

Una bolletta più bassa non si ottiene inseguendo l'offerta con il prezzo apparentemente più conveniente, ma comprendendo il costo totale del servizio. Leggere le condizioni contrattuali e conoscere le proprie abitudini di consumo è uno degli strumenti più efficaci per risparmiare nel tempo.

Hai un dubbio o vuoi raccontare la tua esperienza con le bollette dell'energia? Scrivilo nei commenti.

lunedì 13 luglio 2026

Carrello della spesa sempre più caro? 7 strategie concrete per risparmiare senza rinunciare alla qualità

Fare la spesa è diventato uno degli argomenti più discussi dalle famiglie italiane. Anche se l'inflazione ha rallentato rispetto ai picchi degli anni scorsi, molti prodotti alimentari continuano a mantenere prezzi elevati e il costo complessivo del carrello resta superiore rispetto a pochi anni fa. Per una famiglia di quattro persone, una differenza di appena 20-30 euro alla settimana può tradursi in oltre 1.000 euro di spesa aggiuntiva nell'arco di un anno.

La buona notizia è che esistono strategie semplici ed efficaci per contenere le uscite senza rinunciare alla qualità dei prodotti. Non si tratta di comprare meno, ma di acquistare meglio.

Pianificare la spesa: il risparmio inizia prima di entrare al supermercato

Molti acquisti impulsivi avvengono perché si entra nel supermercato senza un piano preciso. Preparare una lista della spesa sulla base dei pasti della settimana permette di comprare solo ciò che serve davvero.

Un esempio pratico: se una famiglia spende normalmente 160 euro alla settimana e riesce a ridurre gli acquisti non programmati del 10%, il risparmio è di circa 16 euro ogni settimana. In un anno significa oltre 800 euro.

Un'altra buona abitudine consiste nel controllare dispensa e frigorifero prima di uscire. Comprare due confezioni dello stesso prodotto perché si è dimenticato di averlo già in casa è uno spreco molto più frequente di quanto si pensi.

Infine, evitare di fare la spesa quando si ha fame riduce il rischio di acquistare snack, dolci o prodotti non indispensabili.

Offerte sì, ma solo se fanno davvero risparmiare

Le promozioni sono utili soltanto quando riguardano prodotti che avremmo acquistato comunque. Il classico "prendi tre, paghi due" può essere conveniente per alimenti a lunga conservazione, ma rischia di diventare uno spreco se riguarda prodotti freschi destinati a scadere.

È importante osservare sempre il prezzo al chilogrammo o al litro, obbligatoriamente indicato sui cartellini dei punti vendita secondo la normativa europea e italiana sulla trasparenza dei prezzi. Due confezioni apparentemente simili possono avere costi molto diversi.

Ad esempio:

  • Pasta A: confezione da 500 grammi a 1,20 euro = 2,40 euro/kg.
  • Pasta B: confezione da 1 kg a 2,10 euro = 2,10 euro/kg.

A prima vista la seconda sembra più cara, ma in realtà il costo unitario è inferiore.

Anche i programmi fedeltà possono offrire vantaggi, purché non inducano ad acquistare prodotti inutili solo per accumulare punti.

Marche del supermercato e prodotti di stagione: due alleati del portafoglio

Negli ultimi anni la qualità dei prodotti a marchio del distributore è cresciuta notevolmente. In molti casi vengono realizzati negli stessi stabilimenti delle marche più conosciute, pur avendo un prezzo inferiore anche del 20-30%.

Naturalmente è sempre opportuno leggere ingredienti, valori nutrizionali e provenienza, senza scegliere esclusivamente in base al marchio.

Un altro strumento di risparmio è privilegiare frutta e verdura di stagione. Quando un prodotto è disponibile in abbondanza, il prezzo tende a diminuire.

Per esempio, acquistare fragole in pieno inverno può costare anche il doppio rispetto al periodo primaverile. Lo stesso vale per molte altre colture stagionali.

Anche ridurre leggermente il consumo di prodotti già pronti può fare la differenza. Preparare una zuppa o un sugo in casa richiede un po' di tempo, ma spesso costa sensibilmente meno rispetto alle versioni confezionate.

Attenzione agli sprechi: il vero nemico del bilancio familiare

Secondo diverse analisi sul consumo domestico, una parte significativa degli alimenti acquistati finisce ancora nella spazzatura. Ogni prodotto buttato rappresenta denaro perso due volte: quando viene acquistato e quando viene eliminato.

Una corretta organizzazione del frigorifero aiuta a consumare prima gli alimenti più vicini alla scadenza.

È inoltre utile distinguere tra:

  • "Da consumarsi entro", che riguarda la sicurezza alimentare.
  • "Da consumarsi preferibilmente entro", che indica invece il periodo nel quale il prodotto mantiene le caratteristiche ottimali, ma può spesso essere consumato anche successivamente se ben conservato e integro.

Questa differenza, prevista dalla normativa europea sull'etichettatura degli alimenti, consente di evitare molti sprechi inutili.

Dal punto di vista economico, anche congelare il pane avanzato, dividere in porzioni i pasti preparati in eccesso e riutilizzare alcuni ingredienti nelle ricette dei giorni successivi può ridurre sensibilmente la spesa mensile.

Conclusione operativa

Difendersi dall'aumento del costo della spesa non significa rinunciare alla qualità della propria alimentazione. Significa adottare alcune abitudini intelligenti: pianificare gli acquisti, confrontare i prezzi unitari, scegliere quando possibile prodotti di stagione, limitare gli sprechi e approfittare delle offerte solo quando sono realmente convenienti.

Con l'avvicinarsi dell'autunno 2026, periodo nel quale molte famiglie iniziano a riorganizzare il bilancio dopo le vacanze e prima delle spese di fine anno, può essere il momento giusto per verificare quanto si spende realmente ogni mese per l'alimentazione e individuare eventuali margini di risparmio.

Educazione finanziaria in pillole

Un piccolo risparmio costante vale più di un grande risparmio occasionale. Se riesci a ridurre la spesa alimentare di appena 50 euro al mese senza peggiorare la qualità degli acquisti, a fine anno avrai 600 euro in più da destinare al fondo di emergenza, alle spese impreviste o ai tuoi obiettivi futuri.

Hai un dubbio o vuoi raccontare la tua strategia per risparmiare sulla spesa? Scrivilo nei commenti.

lunedì 29 giugno 2026

Rottamazione quinquies: arrivano le comunicazioni dell'Agenzia. Ecco cosa controllare prima della prima rata

 

Per chi ha aderito alla Rottamazione quinquies, queste sono settimane decisive. Dopo la chiusura delle domande, avvenuta il 30 aprile 2026, l'attenzione si sposta sulle comunicazioni inviate dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione, che indicano l'esito della richiesta, l'importo da versare e il piano di pagamento.

Si tratta di un passaggio fondamentale: leggere con attenzione la documentazione ricevuta permette di verificare che tutto sia corretto e di arrivare preparati alla prima scadenza di pagamento, fissata al 31 luglio 2026.

Vediamo quali controlli è opportuno effettuare e quali sono gli errori da evitare.

La comunicazione delle somme dovute: perché è importante leggerla con attenzione

Entro il 30 giugno 2026, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione invia ai contribuenti che hanno presentato domanda la cosiddetta "Comunicazione delle somme dovute", prevista dalla Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026).

Non si tratta di un semplice riepilogo, ma del documento ufficiale che contiene:

  • l'accoglimento (totale o parziale) della domanda;
  • l'elenco delle cartelle ammesse alla definizione agevolata;
  • l'importo complessivo da versare;
  • il numero delle rate richieste;
  • i bollettini di pagamento e il calendario delle scadenze.

Prima di archiviare la comunicazione è consigliabile verificare che tutte le cartelle indicate nella domanda siano effettivamente presenti. Può inoltre essere utile confrontare gli importi riportati con quelli risultanti dalla propria area riservata sul portale dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione o con la documentazione già in proprio possesso.

Nel caso in cui emergano incongruenze, è opportuno rivolgersi tempestivamente a un professionista o richiedere chiarimenti all'Agente della riscossione, senza attendere la scadenza della prima rata.

Come funziona il pagamento e cosa succede se si sceglie la rateizzazione

La Rottamazione quinquies consente di estinguere i debiti affidati alla riscossione beneficiando dell'eliminazione delle sanzioni e degli interessi di mora, restando comunque dovute le imposte, i contributi e gli altri importi previsti dalla normativa.

Il contribuente può scegliere di pagare:

  • in un'unica soluzione, entro il 31 luglio 2026;
  • oppure mediante un piano di rateizzazione fino a 54 rate bimestrali, distribuite su circa nove anni, secondo quanto previsto dalla Legge n. 199/2025.

Facciamo un esempio.

Un contribuente riceve una comunicazione con un importo complessivo dovuto di 18.900 euro.

Se decide di pagare in un'unica soluzione, verserà l'intero importo entro il 31 luglio 2026.

Se invece opta per il pagamento rateale, riceverà un calendario con le scadenze delle singole rate. L'importo di ciascuna rata varierà in funzione del piano scelto e degli interessi eventualmente previsti dalla legge per la dilazione.

La possibilità di distribuire il pagamento su un periodo lungo rende l'adempimento più sostenibile per molte famiglie e piccole imprese, ma richiede una corretta pianificazione del bilancio familiare o aziendale.

Attenzione alle scadenze: perdere il beneficio può costare molto

Uno degli aspetti più delicati della definizione agevolata riguarda il rispetto delle scadenze.

Chi aderisce alla Rottamazione quinquies si impegna infatti a versare gli importi nei termini previsti dal piano comunicato dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Per questo motivo è consigliabile:

  • conservare con cura tutti i bollettini ricevuti;
  • annotare le date di pagamento sul proprio calendario;
  • verificare alcuni giorni prima della scadenza che il pagamento possa essere effettuato senza problemi.

Pensiamo al caso di una famiglia che ha programmato il pagamento della prima rata a fine luglio, confidando nell'accredito dello stipendio previsto pochi giorni prima. Un ritardo nell'accredito o una semplice dimenticanza potrebbero creare difficoltà evitabili con una corretta organizzazione.

È buona norma predisporre in anticipo la liquidità necessaria, evitando di arrivare all'ultimo giorno utile.

Non è il momento di abbassare la guardia

Molti contribuenti, dopo aver ricevuto l'accoglimento della domanda, pensano che la pratica sia ormai conclusa. In realtà è proprio adesso che inizia la fase più importante.

La definizione agevolata produce i suoi effetti solo se il piano di pagamento viene rispettato secondo quanto previsto dalla legge.

Vale quindi la pena dedicare qualche minuto a controllare la correttezza della comunicazione ricevuta, verificare che gli importi siano quelli attesi e organizzare fin da subito il calendario dei versamenti.

Un piccolo controllo oggi può evitare problemi amministrativi e finanziari nei prossimi anni.

Conclusione operativa

La Rottamazione quinquies rappresenta un'opportunità concreta per regolarizzare la propria posizione fiscale con condizioni più favorevoli rispetto alla riscossione ordinaria. Tuttavia, il beneficio non termina con la presentazione della domanda: la fase delle comunicazioni e dei pagamenti è altrettanto importante.

Se hai ricevuto la "Comunicazione delle somme dovute", verifica attentamente il contenuto, controlla che tutte le cartelle siano state correttamente inserite e programma fin d'ora la scadenza del 31 luglio 2026, così da evitare dimenticanze e mantenere i benefici previsti dalla definizione agevolata.

Educazione finanziaria in pillole

Quando si aderisce a un piano di pagamento pluriennale, è utile considerare ogni rata come una spesa fissa del proprio bilancio, al pari del mutuo o dell'affitto. Accantonare mensilmente la somma necessaria rende molto più semplice rispettare le scadenze e riduce il rischio di trovarsi in difficoltà al momento del versamento.

Hai ricevuto la comunicazione della Rottamazione quinquies o hai un dubbio sulla tua posizione? Scrivilo nei commenti.

venerdì 26 giugno 2026

Le piccole spese che svuotano il conto: come riconoscerle e risparmiare davvero nel 2026

Ogni mese controlliamo bollette, mutuo o affitto e magari il costo della spesa alimentare. Eppure, spesso non sono le grandi uscite a mettere in difficoltà il bilancio familiare, ma una lunga serie di piccoli pagamenti che passano quasi inosservati.

Abbonamenti dimenticati, commissioni bancarie, servizi digitali duplicati, acquisti impulsivi online: presi singolarmente sembrano cifre trascurabili, ma sommati nell'arco di un anno possono pesare per centinaia o addirittura migliaia di euro.

Imparare a individuare queste "spese invisibili" è uno dei modi più semplici per migliorare la propria situazione finanziaria, senza rinunciare alla qualità della vita.

Le spese ricorrenti: poche decine di euro che fanno la differenza

Negli ultimi anni il numero di pagamenti automatici è aumentato notevolmente. Oggi è normale avere diversi addebiti mensili:

  • piattaforme di streaming;
  • servizi cloud;
  • applicazioni per smartphone;
  • palestre;
  • software in abbonamento;
  • assicurazioni rateizzate;
  • piccoli servizi digitali.

Immaginiamo una famiglia che sostenga queste spese ogni mese:

  • due piattaforme streaming: 26 euro;
  • cloud e archiviazione: 10 euro;
  • app e software vari: 18 euro;
  • palestra poco utilizzata: 35 euro;
  • commissioni bancarie e carte: 11 euro.

Il totale è di 100 euro al mese.

Moltiplicati per dodici mesi significano 1.200 euro all'anno.

Una cifra che potrebbe finanziare una vacanza, contribuire al fondo di emergenza o essere destinata a un progetto importante.

Il problema non è tanto spendere, quanto continuare a pagare servizi che non vengono realmente utilizzati.

Il metodo dei 15 minuti

Un esercizio molto efficace consiste nel dedicare appena un quarto d'ora ogni mese al controllo del proprio estratto conto.

È sufficiente verificare:

  • quali pagamenti si ripetono automaticamente;
  • se tutti gli abbonamenti sono ancora utili;
  • se esistono servizi doppi;
  • se qualche commissione può essere evitata cambiando tipologia di conto o carta.

Molte banche permettono ormai di classificare automaticamente le spese attraverso l'applicazione, rendendo questo controllo molto semplice.

Bastano pochi minuti per accorgersi che si sta pagando un servizio mai utilizzato oppure una prova gratuita trasformata in abbonamento.

Attenzione ai rinnovi automatici

Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda il rinnovo automatico dei contratti.

Molti servizi digitali prevedono il rinnovo salvo disdetta. È quindi buona abitudine annotare sul calendario la data di scadenza o impostare un promemoria almeno una settimana prima.

Dal punto di vista normativo, i consumatori continuano a beneficiare delle tutele previste dal Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005), che impone obblighi di trasparenza sulle condizioni contrattuali e sui rinnovi dei servizi acquistati online. Inoltre, per molti contratti conclusi a distanza resta applicabile il diritto di recesso entro 14 giorni, salvo le eccezioni previste dalla legge.

Una semplice verifica periodica può evitare rinnovi indesiderati e spese che si protraggono per mesi.

Trasformare il risparmio in un'abitudine

Risparmiare non significa rinunciare a tutto.

Un approccio più efficace consiste nel fissare un obiettivo concreto.

Supponiamo di riuscire a eliminare soltanto 40 euro di spese inutili ogni mese.

In un anno il risparmio sarà pari a 480 euro.

Se questi soldi vengono accantonati con regolarità su un conto dedicato o destinati a un fondo per le spese impreviste, nel tempo si crea una maggiore tranquillità economica senza modificare radicalmente il proprio stile di vita.

Per questo motivo molti consulenti di educazione finanziaria consigliano di effettuare almeno una revisione delle spese ogni trimestre e una verifica completa del bilancio familiare entro il 30 settembre, così da arrivare agli ultimi mesi dell'anno con un quadro chiaro delle proprie finanze e pianificare meglio le spese natalizie e gli obiettivi dell'anno successivo.

Conclusione operativa

Prima di cercare nuovi modi per guadagnare di più, vale la pena verificare se parte del proprio denaro stia già uscendo inutilmente dal conto corrente.

Una revisione periodica degli addebiti automatici richiede poco tempo, non comporta particolari competenze e può produrre risultati concreti già dal mese successivo.

Educazione finanziaria in pillole

Ogni euro risparmiato in modo stabile vale più di un risparmio occasionale. Se elimini una spesa inutile di 20 euro al mese, non stai risparmiando soltanto 20 euro: stai migliorando il tuo bilancio di 240 euro ogni anno, senza alcuno sforzo aggiuntivo.

Hai un dubbio? Scrivilo nei commenti.

mercoledì 24 giugno 2026

Mutui nel 2026: conviene rinegoziare il tasso o surrogare? Guida pratica per risparmiare davvero

Negli ultimi anni molte famiglie italiane hanno visto aumentare sensibilmente il costo del mutuo a causa dell'impennata dei tassi di interesse. Dopo la fase di rialzi avviata dalla Banca Centrale Europea per contrastare l'inflazione, il 2025 e il 2026 stanno mostrando uno scenario diverso, caratterizzato da una graduale riduzione del costo del denaro. Per questo motivo molti mutuatari si stanno ponendo una domanda concreta: conviene rinegoziare il mutuo con la propria banca oppure trasferirlo presso un altro istituto tramite surroga?

Capire la differenza può tradursi in un risparmio di migliaia di euro nel corso degli anni.

Perché oggi molti mutui possono essere migliorati

Quando i tassi erano ai massimi, numerosi mutui a tasso variabile hanno registrato aumenti consistenti della rata mensile. Anche chi ha sottoscritto un mutuo a tasso fisso durante i periodi meno favorevoli potrebbe oggi trovare condizioni più vantaggiose.

Immaginiamo un mutuo residuo di 120.000 euro con una durata ancora di 20 anni e un tasso del 4%. La rata mensile è pari a circa 727 euro.

Se il tasso venisse ridotto al 3%, la rata scenderebbe a circa 665 euro. Il risparmio sarebbe di circa 62 euro al mese, pari a oltre 740 euro all'anno.

Naturalmente ogni situazione è diversa, ma questi numeri aiutano a comprendere perché molte famiglie stiano rivalutando il proprio finanziamento immobiliare.

Rinegoziazione: la soluzione più semplice

La rinegoziazione consiste nella modifica delle condizioni del mutuo direttamente con la banca che lo ha erogato.

In pratica, il cliente chiede all'istituto di credito di applicare un tasso più conveniente o di modificare alcune caratteristiche del contratto, come la durata residua.

Il principale vantaggio è la semplicità dell'operazione. Non occorre cambiare banca e generalmente la procedura richiede meno documentazione rispetto a una nuova pratica di finanziamento.

Tuttavia, la banca non è obbligata ad accettare la richiesta. La decisione dipende dalle politiche commerciali dell'istituto e dalla posizione del cliente.

Per aumentare le probabilità di successo può essere utile confrontare preventivamente le offerte presenti sul mercato e presentarsi alla trattativa con dati concreti.

Surroga: quando il mercato offre condizioni migliori

La surroga, disciplinata dall'articolo 120-quater del Testo Unico Bancario, consente di trasferire gratuitamente il mutuo presso un'altra banca che offre condizioni più vantaggiose.

L'aspetto più interessante è che il cliente non sostiene costi notarili, penali o spese di estinzione anticipata. Tutti gli oneri dell'operazione sono a carico della nuova banca.

Facciamo un esempio.

Supponiamo che una famiglia abbia un mutuo residuo di 150.000 euro al tasso del 3,8% e trovi sul mercato una proposta al 2,9%.

Su una durata residua di 22 anni, il risparmio complessivo potrebbe superare i 20.000 euro tra minori interessi e rate più leggere.

Naturalmente occorre verificare attentamente il TAEG, che rappresenta il costo complessivo del finanziamento e consente confronti più corretti rispetto al solo TAN.

Le scadenze e i tempi da conoscere

Molti consumatori non sanno che la normativa prevede tempi precisi per la conclusione della procedura di surroga.

La banca originaria e quella subentrante devono completare il trasferimento in tempi contenuti e senza ostacolare il cliente. In caso di ritardi ingiustificati possono essere previste forme di risarcimento.

Nel 2026, inoltre, continua l'attenzione delle autorità di vigilanza verso la trasparenza delle offerte di credito e la corretta informazione ai consumatori. Prima di firmare qualsiasi proposta è fondamentale leggere con attenzione il Prospetto Informativo Europeo Standardizzato (PIES), documento che riassume tutte le condizioni economiche del mutuo.

Chi sta valutando una rinegoziazione o una surroga dovrebbe inoltre monitorare periodicamente l'andamento dei tassi e richiedere più preventivi, evitando di fermarsi alla prima proposta ricevuta.

Conclusione operativa

Se hai un mutuo acceso da alcuni anni, il 2026 potrebbe essere un buon momento per verificare se esistono condizioni migliori rispetto a quelle sottoscritte in passato.

La prima mossa consiste nel controllare il tasso applicato, il capitale residuo e la durata ancora da rimborsare. Successivamente puoi chiedere una proposta di rinegoziazione alla tua banca e confrontarla con eventuali offerte di surroga presenti sul mercato.

Anche una riduzione apparentemente modesta del tasso può tradursi in un risparmio significativo nel lungo periodo.

Educazione finanziaria in pillole

Quando confronti due mutui, non guardare soltanto la rata mensile. Verifica sempre il TAEG, le eventuali spese accessorie e il costo complessivo degli interessi da pagare fino alla scadenza. Una rata più bassa non sempre significa un mutuo più conveniente.

Hai un dubbio sulla tua situazione o vuoi raccontare la tua esperienza con una surroga? Scrivilo nei commenti.

martedì 23 giugno 2026

Fondo di emergenza: quanti soldi servono davvero nel 2026?

Tra inflazione, aumento dei costi energetici e un mercato del lavoro che continua a cambiare rapidamente, una delle domande più importanti per le famiglie italiane nel 2026 è sempre la stessa: quanto denaro bisogna tenere da parte per affrontare gli imprevisti?

Molti pensano che risparmiare significhi semplicemente accumulare soldi sul conto corrente. In realtà, una delle basi dell'educazione finanziaria è la costruzione di un fondo di emergenza, cioè una riserva di liquidità destinata esclusivamente a spese impreviste come una perdita del lavoro, una riparazione urgente dell'auto, una spesa sanitaria o un problema domestico.

Vediamo come calcolarlo in modo semplice e realistico.

Cos'è il fondo di emergenza e perché è così importante

Il fondo di emergenza è una somma di denaro facilmente disponibile, separata dalle spese quotidiane e dagli eventuali investimenti.

La sua funzione non è generare rendimento, ma proteggere la stabilità finanziaria della famiglia.

Pensiamo a un lavoratore dipendente che guadagna 1.800 euro netti al mese. Se improvvisamente deve sostenere una spesa di 2.500 euro per la sostituzione della caldaia, senza risparmi potrebbe essere costretto a richiedere un finanziamento o a utilizzare il credito revolving della carta, con costi spesso elevati.

Disporre di una riserva pronta evita di indebitarsi e permette di affrontare gli imprevisti con maggiore serenità.

Quanto dovrebbe ammontare il fondo nel 2026

La regola più diffusa suggerisce di accantonare da 3 a 6 mesi di spese essenziali.

Attenzione: si parla di spese, non di stipendio.

Se una famiglia sostiene mediamente:

  • 700 euro di affitto o mutuo;
  • 300 euro di bollette e utenze;
  • 500 euro per alimentazione;
  • 300 euro per trasporti e altre spese necessarie;

le uscite essenziali mensili ammontano a circa 1.800 euro.

In questo caso:

  • 3 mesi di sicurezza corrispondono a 5.400 euro;
  • 6 mesi corrispondono a 10.800 euro.

Chi ha un lavoro stabile a tempo indeterminato può orientarsi verso la fascia inferiore. Chi invece è lavoratore autonomo, libero professionista o ha entrate irregolari dovrebbe valutare una copertura più ampia, anche pari a 9-12 mesi di spese.

Naturalmente non è necessario raggiungere subito l'obiettivo. Accantonare 100 o 200 euro al mese in modo costante può portare a risultati importanti nel giro di pochi anni.

Dove tenere il denaro destinato alle emergenze

Uno degli errori più frequenti è investire il fondo di emergenza in strumenti che possono perdere valore nel breve periodo.

Il denaro destinato agli imprevisti dovrebbe essere:

  • facilmente accessibile;
  • protetto dalle oscillazioni dei mercati;
  • disponibile in tempi rapidi.

Per questo motivo molte persone scelgono conti correnti dedicati, conti di risparmio o strumenti a basso rischio e con elevata liquidità.

L'obiettivo non è ottenere il massimo rendimento possibile, ma poter utilizzare il denaro quando serve davvero.

Un esempio pratico: se si verificasse una spesa urgente di 3.000 euro, non sarebbe opportuno dover attendere settimane per recuperare le somme oppure essere costretti a vendere investimenti in perdita.

Le spese che il fondo deve coprire

Spesso si pensa che il fondo di emergenza serva solo in caso di perdita del lavoro. In realtà le situazioni possono essere molte.

Tra le più comuni troviamo:

  • guasti all'auto;
  • spese mediche non previste;
  • riparazioni domestiche urgenti;
  • sostituzione di elettrodomestici essenziali;
  • periodi di riduzione del reddito;
  • ritardi nei pagamenti per lavoratori autonomi.

Secondo i dati delle associazioni dei consumatori, una spesa imprevista di poche migliaia di euro è una delle principali cause di ricorso al credito al consumo da parte delle famiglie italiane.

Avere una riserva dedicata permette invece di affrontare questi eventi senza compromettere il bilancio familiare.

Conclusione operativa

Costruire un fondo di emergenza non è l'aspetto più spettacolare della gestione del denaro, ma è probabilmente uno dei più importanti.

Prima di cercare rendimenti elevati o strategie complesse, è utile verificare se si dispone già di una riserva adeguata agli imprevisti. Calcola le tue spese essenziali mensili, moltiplicale almeno per tre e fissati un obiettivo progressivo.

Educazione finanziaria in pillole

Dal punto di vista finanziario, la sicurezza viene prima del rendimento. Un euro disponibile quando serve vale spesso più di un euro investito che non puoi utilizzare nel momento del bisogno.

Hai già un fondo di emergenza o stai iniziando a costruirlo? Hai un dubbio? Scrivilo nei commenti.

lunedì 8 giugno 2026

TFR e fondi pensione: la scadenza del 30 settembre 2026 che può cambiarti la pensione (in meglio)

Se hai un lavoro da dipendente, conosci il TFR (Trattamento di Fine Rapporto). Ogni mese il tuo datore accantona una somma che riceverai quando smetterai di lavorare. Ma hai mai pensato a dove finisce davvero quel denaro? Dal 1° giugno 2026 è entrata in vigore una piccola ma importante modifica normativa che riguarda proprio la destinazione del TFR. Ignorarla potrebbe costarti decine di migliaia di euro in futuro.

Vediamo che cosa cambia, come funziona e perché entro il 30 settembre 2026 devi prendere una decisione consapevole.

Cosa succede al TFR se non scegli nulla?

Oggi, se non esprimi alcuna scelta, il tuo TFR rimane in azienda (o nel fondo di tesoreria INPS per le aziende con più di 50 dipendenti). Ma dal 2026, grazie alla nuova circolare del Ministero del Lavoro (n. 47 del 15 marzo 2026), le aziende sono obbligate a informarti ogni anno, entro il 31 maggio, della possibilità di trasferire il TFR già maturato e quello futuro verso un fondo pensione negoziale (quello di categoria, es. Cometa per metalmeccanici, Fon.Te per terziario) o aperto.

La vera novità è una scadenza: entro il 30 settembre 2026, se lavori in un’azienda con più di 10 dipendenti e non hai mai dato indicazioni, potrai decidere di destinare l’intero TFR futuro a un fondo pensione. In caso contrario, resterà in azienda, ma perderai l’opportunità di ottenere due vantaggi enormi.

Perché conviene (quasi sempre) spostarlo nel fondo pensione?

Facciamo un esempio concreto. Marco ha 35 anni, stipendio € 30.000 lordi annui, TFR annuo lordo circa € 2.100. Lavora per altri 32 anni.

  • TFR lasciato in azienda: rivalutazione fissa (1,5% annuo + 75% dell’inflazione). Oggi l’inflazione è bassa (ipotizziamo 1,2% nel 2026), quindi rivalutazione intorno al 2,4% lordo. Alla fine, Marco accumulerà circa € 95.000 lordi. Su quella somma pagherà un’aliquota fiscale media del 23% (tassazione separata), netto € 73.000.
  • TFR versato nel fondo pensione di categoria: investito in un comparto bilanciato (rendimento medio storico 3,5-4% netto). Con un 3,8% annuo, accumulo finale € 135.000 lordi. La tassazione scende dal 23% a una media del 15% (più 0,30% di riduzione per ogni anno oltre il 15 di partecipazione, fino al 9%). Per Marco, dopo 32 anni, aliquota intorno al 10%. Netto finale: € 121.500.

Differenza: quasi 50.000 euro in più solo scegliendo dove far confluire il TFR. Senza alcun rischio aggiuntivo (i fondi negoziali sono a basso costo e gestiti con regole prudenziali).

Occhio ai falsi miti: “Perdo la liquidità se cambio lavoro”

Falso. Se cambi lavoro, il TFR versato nel fondo pensione resta tuo. Puoi mantenerlo nel fondo attuale oppure trasferirlo al nuovo fondo di categoria senza costi. Inoltre, in caso di dimissioni, disoccupazione lunga, spese mediche gravi o prima casa per te o i tuoi figli, puoi chiedere un anticipo fino al 75% della posizione. Con il TFR in azienda, invece, l’anticipo è più difficile e soggetto ad accordi individuali.

L’unico vero svantaggio? Se sei a pochissimi anni dalla pensione (meno di 5) e non hai mai versato nulla, potrebbe non convenire aprire un fondo a causa dei costi fissi. Ma per tutti gli altri, i benefici superano i rischi.

Educazione finanziaria in pillole: il potere del costo opportunità

Non decidere è comunque una decisione. Lasciare il TFR in azienda significa accettare un rendimento certo ma basso (legato all’inflazione). Spostarlo in un fondo pensione significa prendersi un piccolo rischio di mercato (i comparti bilanciati possono andare in negativo per 1-2 anni) in cambio di un rendimento potenziale molto più alto e di una tassazione agevolata. Storicamente, su orizzonti lunghi (>10 anni), nessun dipendente ci ha perso.

Consiglio pratico: entro il 30 settembre 2026, chiedi al tuo datore di lavoro o al sindacato di riferimento il modulo “Scelta TFR” (modello previsto dalla legge 252/2005 aggiornato al 2026). Se lavori nel privato, aderisci al fondo pensione negoziale del tuo CCNL. È la scelta più intelligente per chi ha davanti almeno 10-15 anni di carriera.

E tu, hai già deciso dove va il tuo TFR? Hai dubbi su come compilare il modulo o su quale comparto scegliere? Scrivi pure nei commenti, ti rispondo con un esempio personalizzato.

venerdì 5 giugno 2026

Conti deposito sotto scacco: le nuove regole del 2026 che cambiano tutto (e come difenderti)

Se hai un conto deposito, o stavi pensando di aprirne uno, devi sapere che dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una modifica importante al Testo Unico Bancario. E no, non è una di quelle riforme che passano in sordina. Questa tocca direttamente i tuoi soldi, il rendimento che ti aspetti e persino la possibilità di svincolare il denaro quando vuoi. Vediamo cosa cambia, perché molte banche stanno già modificando i fogli informativi e, soprattutto, come puoi proteggere i tuoi risparmi.

Il cuore della novità: fine dei tassi “a sorpresa”

Fino al 2025, molte banche offrivano conti deposito con un tasso garantito per un certo periodo (es. 4% lordo per 12 mesi), ma si riservavano la facoltà di modificare unilateralmente il tasso in qualsiasi momento, con un preavviso anche di soli 30 giorni. In pratica, potevi svegliarti con una mail che diceva: “Da domani il tuo rendimento scende all’1%”. E non potevi fare nulla, se non svincolare i soldi (spesso pagando una penale).

La nuova normativa (art. 12-bis del D.Lgs. 87/2026) ha messo fine a questa pratica. Da giugno 2026 – il periodo di adeguamento è scaduto il 31 maggio – ogni conto deposito deve indicare in modo chiaro e separato:

·        il tasso base (che la banca può modificare solo con preavviso di almeno 90 giorni, motivato e pubblicato sul proprio sito);

·        l'eventuale premio di fedeltà (extra rendimento che la banca non può toccare finché rispetti le condizioni).

Sembra una vittoria per il risparmiatore? Sì, ma con una fregatura. Perché molte banche, anziché adeguarsi, hanno scelto la strada opposta: hanno eliminato del tutto i conti deposito con tasso variabile “libero” e li hanno sostituiti con prodotti vincolati a 24 o 36 mesi. E qui arriva il secondo cambio epocale.

Lo svincolo non è più automatico

Prima del 2026, quasi tutti i conti deposito liberi permettevano di riprendere i soldi in 24-48 ore, magari perdendo solo gli interessi dell’ultimo trimestre. Oggi, la legge consente alle banche di applicare una penale di svincolo fino al 5% del capitale se chiedi indietro i soldi prima della scadenza naturale del vincolo. E attenzione: la penale può essere applicata anche ai conti definiti “liberi” se la banca dimostra che il tasso promosso era condizionato a un impegno minimo di permanenza di 12 mesi.

Facciamo un esempio concreto. Hai 20.000 € su un conto deposito che paga il 3,5% lordo con vincolo 24 mesi. Dopo 8 mesi ti serve liquidità per un’emergenza. La banca ti restituisce i 20.000 €, ma trattiene il 5% di penale: 1.000 €. Più gli interessi maturati (circa 466 € lordi) vengono decurtati o azzerati. In sostanza, ci rimetti più di quanto hai guadagnato.

Cosa fare allora? Le tre mosse del risparmiatore furbo

Prima mossa: leggi la nuova sezione “penali e svincolo” che tutte le banche hanno dovuto inserire nei contratti dal 1° giugno 2026. Se è scritto in caratteri più piccoli del resto, diffida. Alcuni istituti (in particolare le banche online più trasparenti) hanno già introdotto un “diritto di ripensamento” di 30 giorni senza penali. Sono quelli da preferire.

Seconda mossa: valuta gli ETF monetari come alternativa. Strumenti come C3M (AMUNDI ETF EURO MTS 3-6 MONTHS) o SMART (LYXOR SMART CASH) non hanno vincoli, sono negoziati in Borsa come azioni e rendono attualmente il 3,1% netto (perché i tassi BCE sono al 2,5% e gli ETF monetari seguono l’€STR). Non hai penali di svincolo, solo una commissione di acquisto/vendita (circa 0,10-0,20%). E non devi aspettare 90 giorni per avere il capitale.

Terza mossa: se vuoi restare sui conti deposito, scegli solo quelli con “tasso scalare”. Che significa? Alcune banche (es. Illimity, Cherry Bank) hanno introdotto un meccanismo per cui il tasso cresce ogni 6 mesi: es. 2% primi 6 mesi, 3% successivi, 4% dal 13° mese. E la penale di svincolo è solo sugli interessi, mai sul capitale. È l’unica configurazione che ti tutela in caso di emergenza reale.

E le banche tradizionali?

Le grandi banche fisiche (Intesa, UniCredit, Banco BPM) hanno approfittato della riforma per abbassare i tassi sui conti deposito a cifre simboliche (0,5% lordo) e spingere i clienti verso i loro fondi comuni, dove le commissioni di gestione arrivano al 2% annuo. Il consiglio è chiaro: evitali come la peste per la liquidità a breve termine. Se hai bisogno di parcheggiare soldi per meno di un anno, vai su un ETF monetario o su un conto deposito online con le caratteristiche che ti ho indicato.

Educazione finanziaria in pillole

Questa riforma ci insegna una cosa semplice ma potente: quando il legislatore interviene per “tutelare” il risparmiatore, spesso le banche trovano il modo di girarci intorno, rendendo i prodotti più rigidi e meno convenienti. La vera protezione non arriva dalla legge, ma dalla tua capacità di leggere un contratto, confrontare le penali e sapere che un rendimento più alto è quasi sempre figlio di un vincolo più stretto.

Se vuoi approfondire, nel prossimo post parlerò dei nuovi PIR previdenziali e di come possono sostituire (o affiancare) un fondo pensione. Intanto, hai un conto deposito? Controlla la data dell’ultimo aggiornamento contrattuale. Se è precedente al 1° giugno 2026, scrivi alla banca e chiedi il nuovo documento informativo. È un tuo diritto.

Hai dubbi o vuoi che analizzi il contratto del tuo conto deposito? Scrivimi nei commenti.

lunedì 29 agosto 2022

Criptovalute: opportunità o grande bluff? (3a parte)

Quindi, in conclusione, le criptovalute sono una opportunità o una truffa?

Ovviamente non si può rispondere in modo perentorio e definitivo a questa domanda, cercando di rimanere moralmente onesti nel proprio giudizio.
Sarebbe come stabilire a PRIORI se un coltello sia o meno uno strumento di morte oppure fosse un utile utensile da cucina.

L'uso che se ne fa nel concreto determina quale delle 2 posizioni prevale.
Però, come per il coltello, sicuramente la nascita delle criptovalute nasce da una esigenza. Ovvero quella di creare un sistema di interscambio di valore (in parole povere la funzione della moneta) al di fuori dei circuiti bancari consueti.

I motivi sono vari. E probabilmente questo esplorare queste potenzialità, porta con se la potenzialità di aprire nuovi orizzonti finanziari attualmente non pienamente compresi.

Ci sono delle situazioni (non tanto in Italia ma in alcuni paesi del mondo) in cui il bitcoin (più di altre criptovalute) è andato a sostituire la "classica" moneta circolante e le valute come il dollaro. Un esempio è il LIBANO di questi anni, paese sprofondato in una incredibile crisi finanziaria che sta andando avanti con la genialità dei singoli cittadini che usano le criptovalute per mantenere funzionante il sistema finanziario nazionale (per volesse approfondire si veda https://www.nicolaporro.it/crypto-nft/universita-libanese-blockchain-e-crypto-per-contrastare-la-crisi-nel-paese/ oppure https://www.ofcs.it/economia/libano-la-sfiducia-nelle-banche-provoca-un-boom-di-bitcoin/#gsc.tab=0)

Ma è anche vero che le criptovalute, permettendo lo scambio di denaro al di fuori dei normali circuiti bancari, ha anche avuto un largo uso da parte di criminali comuni e criminalità organizzata per scambi di merce non propriamente legale. Armi, droga e forse anche cose peggiori.

E' sicuro, però, che nella quotidianità questo concetto e questo mercato (quello delle criptovalute) venga usato come specchietto per le allodole e come trucco da prestigiatore per nascondere schemi truffaldini di finti investimenti.
Ora è un pò di moda.

Ti contatto via telefono, ti faccio la pubblicità o mi avvicino a te come fossi un promotore finanziario e accecandoti con mielose parole di facili guadagni in un mercato che sembra il campo dei zecchini d'oro del Gatto e la Volpe di collodiana memoria, il gioco è fatto.
Così si mette in piedi il solito e funzionale schema PONZI, in cui si finge che ci sia un sistema di investimento che funziona ma poi alla fine solo i più furbi guadagnano sulla pelle di moltissimi disgraziati che perdono tutto (dedicheremo un post apposito sugli schemi PONZI, su cosa sono, come funzionano e perchè si chiamano così).

Le prove di quanto diciamo? Beh, una delle più grandi truffe degli ultimi anni è stata la criptovaluta ONE COIN. Anche se in realtà probabilmente non è neanche mai partita, in pochi anni questa finta criptovaluta ha drenato e fatto sparire 4 miliardi di dollari e truffato circa 3 milioni di investitori. (si veda qui 
https://innovazione.tiscali.it/fintech/articoli/truffa-onecoin-e-poyais/ e qui https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bulgaria/One-Coin-storia-della-criptovaluta-che-ha-ingannato-il-mondo-207095 ma il web è pieno di articoli su questa storia).
La cosa curiosa è che noi abbiamo conosciuto ONE COIN quando non la conosceva nessuno, essendo stati invitati ad una riunione esclusiva con persone vicino ai gran capi. Molti anni fa. Quando ancora nessuno sospettava che le cripto potessero essere usate come pretesto per delle truffe. Mi ricordo che alla fine della presentazione tecnica della nuova frontiera del guadagno milionario, novella bitcoin, posi delle semplici domande tecniche sul meccanismo di creazione del valore della moneta e su quali basi sapessero che in pochi anni quella cripto avrebbe aumentato il suo valore.
La pochezza della preparazione degli interlocutori fu sufficiente per comprendere.

Anche da poco, nel Veneto abbiamo avuto lo scoperchiamento di un'altra truffa. Qui nessuna nuova cripto ma solo promesse di rendimenti elevati sugli investimenti sul mercato delle criptovalute. Cifre più basse, solo 100 milionni di euro e circa 6000 persone che hanno perso un mucchio di soldi. Ma il concetto è quello (https://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/cronaca/22_agosto_17/treviso-truffa-criptovalute-scomparsi-100-milioni-euro-tre-indagati-549c27d6-1e72-11ed-86e2-51fb1c7b912a.shtml).

Morale?
Si fa leva sempre sulla relativa ignoranza delle persone. Che non significa che le persone siano stupide. Non solo sono. Anche se spesso ci si intestardisce a voler credere a qualcosa a dispetto di qualsiasi evidenza.
La soluzione è informarsi.
Certo.
Non si può sapere tutto di tutti. Ed infatti, proprio per questo, è necessario trovare persone di fiducia con cui il rapporto si stabilisce pian piano nel corso del tempo e di cui sia possibile verificare la professionalità e affidabilità.

Gente come noi, ad esempio.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 23 agosto 2022

Criptovalute: opportunità o grande bluff? (2a parte)

Una criptovaluta NON è emessa da alcuna banca.

La criptovaluta nasce in seno ad una intuizione matematica di un individuo, che al momento viene replicata da moltissimi altri. In pratica una criptovaluta nasce dalle elaborazioni matematiche di un computer.
Una volta creata una formula, uno o più computer elaborano quella formula matematica fino a giungere ad un risultato. Il risultato è una specie di codice identificativo unico che identifica (appunto) la singola moneta della criptovaluta. Così come ogni banconota ha un suo codice seriale, così ogni criptovaluta ha un suo codice matematico (estremamente complesso) che o identifica.

Questi codici identificativi si aggregano in un file aperto e pubblico (il file viene ovviamente espresso sotto forma di complicatissime formule matematiche) che viene chiamato BLOCKCHAIN, che in inglese significa Catena di Blocco. La blockchain è un registro, espresso con formule matematiche in cui è registrata la genesi e l'identità di ogni singola moneta della criptovaluta di cui parliamo. Non solo. Nella blockchain viene di volta in volta aggiornato anche ogni evento di quella singola moneta. Ovvero chi la prende, chi la vende, quando la vende e così via. E il tutto viene conservato e rimane a disposizione.

Il tutto è partito da una singola criptovaluta, la più famosa e probabilmente quella che ha più valore e sicurezza. Ma solo perchè è quella che ha più popolarità. E' il Bitcoin. La formula del Bitcoin ha in se una furbata. Fin dall'inizio si sapeva che il numero massimo di unità di moneta che era possibile creare era fissato in 21 milioni. Quindi  la formula matematica che crea i bitcoin potrà creare solo 21 milioni di pezzi.

Attualmente sembra che ci siano 18,81 milioni di bitcoin in circolazione. E il numero difficilmente aumenterà. Gli ultimi bitcoin ad essere creati (nel gergo delle cripto si dice "minati" da miniera e minatore....) sono anche i più difficili da estrarre. Occorrono mesi di complicatissime elaborazioni di centinaia o forse migliaia di computer collegati insieme per estrarre il bitcoin in più. E tantissima energia elettrica.
Questo fattore, la limitatezza del numero dei bitcoin, ha fin da subito creato l'effetto scarsità.
E l'effetto scarsità fa aumentare il valore di qualcosa.
Basta dare un'occhiata anche ad altri prodotti. Non appena qualcosa diventa scarso, il suo presso aumenta (vedi pellet o gas ad esempio).
Così nell'anno di uscita del bitcoin (2009) la prima moneta di questa criptovaluta valeva 0,00076 dollari. Praticamente niente. 

Nel corso del tempo il valore di ogni singolo bitcoin è aumentato in modo esponenziale. Toccando 56.000 dollari nel novembre del 2021. 1 bitcoin = 56.000 dollari.
Oggi un bitcoin vale 21.608 dollari. Il che ci mostra quanto effimero e volatile sia il suo reale valore.

E le altre criptovalute?
Dopo l'enorme successo dei bitcoin, diventati più che altro strumento speculativo piuttosto che moneta che serve realmente nell'economia reale per i pagamenti, altri hanno cominciato a seguire la strada battuta dal bitcoin.

Si capiva che si era creato un nuovo mondo di opportunità e di conquista. Favoriti inoltre dalla totale mancanza di legislazione in quasi tutte le nazioni riguardo questo nuovo modo di creare e far circolare il denaro.

Attualmente è impossibile dire quante criptovalute siano state create ed esistano. Qualcuno parla di 17.000 tipi diversi di criptovalute. Ma è difficile star dietro a questi numeri. In primo luogo occorre scremare con le iniziative in fatto di criptovalute e differenziarle da quelle cripto che si sono affermate.

Anzi, per essere più precisi, attualmente il vero cuore caldo della faccenda è la continua e inarrestabile creazione di nuove criptovalute, piuttosto che la cura e distribuzione di quelle esistenti. Perchè?

E' ovvio. Dove sta il maggior guadagno possibile? Nella creazione e lancio di una nuova criptovaluta.

Chi ha avuto l'inconsapevole fortuna (nessuno di chi ha preso i primi bitcoin immaginava l'esplosione di valore di questa specie di moneta nata per gioco) di possedere i primi bitcoin si è trovato dopo pochi anni straricco. Probabilmente molte storie raccontate in questo ambito sono romanzate ma i numeri sono li.
Se io nel 2009 avessi usato 10 dollari per comprare bitcoin a 0,00076, avrei ottenuto 13157 bitcoin (in realtà un pochino di più ma per fare cifra tonda). Se non li avessi mai venduti, adesso avrei un patrimonio di più di 284 milioni di dollari. In soli 13 anni non si è mai vista sul pianeta la possibilità di un investimento così remunerativo.

Se poi fossi stato così bravo da venderli nello scorso novembre, avrei portato a casa l'incredibile cifra di quasi 737 milioni di dollari.
Ma anche se non fossi stato così fortunato o intuitivo e avessi comprato dei bitcoin più avanti, quando il costo era già sostenuto ma il bitcoin ormai ultrafamoso (ad esempio nel mese di gennaio 2016 il suo valore era di circa 400 dollari per bitcoin), ora avrei comunque fatto un ottimo, ottimo investimento.

Comprando 100 bitcoin nel 2016 avrei speso 40.000 dollari e rivendendoli a ottobre/novembre del 2021 avrei guadagnato la comunque fantastica cifra di 5 milioni 560 mila dollari.

Se si comprende questo, si capisce perchè nuove criptovalute siano state create. Per dare la possibilità di creare un nuovo avvenimento esplosivo alla bitcoin. Che per le prime nuove criptovalute è effettivamente successo. 
Ethereum (la seconda criptovaluta più conosciuta al mondo dopo bitcoin) ha iniziato nel 2015 con il valore di 1 dollaro = 1 ethereum. Attualmente vale 1724 dollari ma ha toccato anche la quota di 4058 dollari sempre a novembre 2021.

CONTINUA NEL PROSSIMO ARTICOLO

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