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sabato 26 settembre 2026

Luce e Fibra: sai davvero scegliere l’offerta che ti fa risparmiare?

Prezzi promozionali, costi nascosti, vincoli contrattuali e bollette difficili da confrontare: ecco perché scegliere un fornitore di luce o Internet è diventato più complicato di quanto sembri.

Introduzione: il prezzo più basso non è sempre il più conveniente

Quante volte ti è capitato di vedere una pubblicità che promette energia elettrica a prezzi imbattibili o una connessione Fibra ultraveloce a pochi euro al mese? E quante volte, dopo aver letto le condizioni, ti sei chiesto se quell'offerta fosse davvero conveniente?

Oggi cambiare fornitore di luce o Internet sembra facilissimo. Bastano pochi clic, una telefonata o la compilazione di un modulo. Ma c'è una differenza sostanziale tra poter cambiare operatore e saper scegliere quello più adatto alle proprie esigenze.

La nostra teoria è semplice: il vero problema del consumatore non è la mancanza di offerte, ma l'eccesso di informazioni difficili da confrontare.

Il mercato propone decine di tariffe, ciascuna con caratteristiche diverse. E spesso il consumatore finisce per scegliere quella pubblicizzata meglio, anziché quella che gli farebbe risparmiare di più.

Vediamo come affrontare questo problema e perché un confronto personalizzato può fare la differenza.

1. Bolletta della luce: guardare soltanto il prezzo al kWh è un errore

Partiamo dall'energia elettrica. Quando confrontiamo due offerte, il primo dato che cerchiamo è quasi sempre il prezzo al chilowattora (kWh). È comprensibile: consumiamo energia e vogliamo pagare meno per ogni unità utilizzata.

Ma il costo complessivo dipende anche da altri elementi: quota fissa mensile, costi di commercializzazione, eventuali sconti temporanei, fasce orarie e condizioni di rinnovo.

Immaginiamo una famiglia che consumi 2.700 kWh all'anno.

Voce

Offerta A

Offerta B

Prezzo energia

0,12 €/kWh

0,10 €/kWh

Quota fissa mensile

12 €

18 €

Spesa annua per energia

324 €

270 €

Quote fisse annue

144 €

216 €

Totale delle due voci

468 €

486 €

Esempio ipotetico, al netto di trasporto, oneri, imposte e altre componenti.

L'offerta B presenta un prezzo per kWh inferiore, ma costa 18 euro in più all'anno considerando queste due sole voci.

Se poi lo sconto iniziale dura sei mesi e successivamente il prezzo aumenta, il confronto diventa ancora più complesso.

Non bisogna neppure dimenticare la differenza tra prezzo fisso e variabile. Il primo protegge dalle variazioni della componente energia per il periodo contrattualmente stabilito; il secondo segue un indice di mercato, con possibili vantaggi o maggiori costi secondo l'andamento dei prezzi.

ARERA mette a disposizione il Portale Offerte , uno strumento pubblico e gratuito per confrontare le tariffe di luce e gas. Le offerte PLACET, previste dalla legge n. 124/2017, hanno condizioni contrattuali standardizzate proprio per facilitarne il confronto.

Il problema, però, resta: per ottenere un risultato utile bisogna inserire consumi attendibili e capire quale struttura tariffaria sia coerente con le proprie abitudini.

2. Fibra Internet: quanto costa davvero la connessione?

Anche nel settore delle telecomunicazioni il prezzo pubblicizzato può essere soltanto una parte della spesa.

Una connessione proposta a 19,90 euro al mese potrebbe prevedere un costo di attivazione, un modem a rate, un prezzo promozionale limitato nel tempo oppure una clausola di adeguamento all'inflazione.

Consideriamo un esempio ipotetico:

  • Offerta A: 24,90 euro al mese, prezzo invariato per 24 mesi.

  • Offerta B: 19,90 euro al mese per 12 mesi, poi 29,90 euro al mese.

  • Attivazione: 39 euro per entrambe.

Nel primo caso, in due anni spenderemmo 597,60 euro di canoni, più l'attivazione.

Nel secondo, spenderemmo 238,80 euro nel primo anno e 358,80 nel secondo, per un totale di 597,60 euro, più l'attivazione.

Il risultato è identico, nonostante la seconda offerta sembri inizialmente più economica.

E non abbiamo ancora considerato eventuali rate del modem, costi di disattivazione o differenze nella qualità della rete disponibile al proprio indirizzo.

La normativa sulla trasparenza delle telecomunicazioni, richiamata da AGCOM, impone agli operatori di fornire informazioni sui costi ricorrenti, sull'attivazione, sulla durata, sul recesso e sulle apparecchiature. La delibera AGCOM n. 307/23/CONS disciplina inoltre la trasparenza contrattuale e le tutele degli utenti.

Un altro aspetto fondamentale è la copertura: una Fibra FTTH, che arriva direttamente nell'abitazione, non equivale necessariamente a una connessione FTTC, che utilizza un tratto finale in rame.

Pagare meno per una tecnologia che non soddisfa le proprie necessità potrebbe rivelarsi un falso risparmio.

3. Il vero ostacolo: confrontare offerte diverse richiede tempo e competenze

A questo punto emerge una domanda: se esistono strumenti gratuiti, perché tanti cittadini continuano a pagare tariffe che forse non sono adatte alle loro esigenze?

La risposta, secondo la nostra analisi, è che il consumatore deve svolgere un lavoro di ricerca che richiede tempo, attenzione e una certa capacità di interpretare dati tecnici e contrattuali.

Per la luce servono consumi annui, potenza impegnata, abitudini di utilizzo e caratteristiche della tariffa. Per Internet occorre verificare la copertura, la velocità, i costi iniziali e le condizioni economiche dopo le promozioni.

Inoltre, un'offerta conveniente oggi potrebbe non esserlo più domani.

La teoria che proponiamo è questa: il risparmio domestico non dipende soltanto da quanto si consuma, ma anche dalla qualità delle decisioni che si prendono prima di firmare un contratto.

Anche risparmiare 10 euro al mese può fare una differenza concreta: sono 120 euro all'anno e 600 euro in cinque anni, ipotizzando che il risparmio rimanga costante.

Naturalmente, nessun confronto può garantire risparmi futuri certi: i prezzi possono cambiare e le condizioni contrattuali devono essere sempre verificate.

4. Gest.Amm. offre gratuitamente un servizio di confronto

Proprio per rispondere a questa difficoltà, Gest.Amm., società di servizi che gestisce questo blog, mette oggi a disposizione di tutti i lettori un servizio gratuito di assistenza nel confronto delle offerte di energia elettrica e Fibra Internet.

L'obiettivo è aiutare il cittadino a comprendere le condizioni delle proposte disponibili, confrontarle con la propria situazione e individuare eventuali alternative da valutare.

Non si tratta di promettere risparmi automatici o di affermare che cambiare fornitore sia sempre conveniente. Si tratta di mettere a disposizione un aiuto concreto per effettuare una scelta più consapevole.

Per richiedere il servizio è sufficiente inviare un messaggio oppure una mail a uno dei seguenti indirizzi:

  • Gest.Amm.: gestammsardegna@gmail.com

  • Risparmio luce: risparmiasullaluce@gmail.com

È possibile spiegare la propria situazione e richiedere informazioni su come procedere con il confronto.

Conclusione: non lasciare che siano soltanto le pubblicità a scegliere per te

Le offerte di luce e Internet sono numerose, ma non tutte sono adatte a ogni famiglia.

Prima di sottoscrivere un contratto, confronta il costo complessivo, verifica le condizioni successive alle promozioni e considera i tuoi consumi reali.

E se il confronto ti sembra complicato, chiedere un aiuto può essere un primo passo per gestire meglio le spese domestiche.

Hai già confrontato la tua bolletta con altre offerte? Raccontaci la tua esperienza nei commenti oppure contatta Gest.Amm. per richiedere gratuitamente il servizio!

martedì 22 settembre 2026

Quando serve un professionista: il vero valore della consulenza

Introduzione: oggi non basta più “saper fare i conti”

Gestire bene il proprio denaro non significa soltanto sapere quanto si guadagna e quanto si spende. Oggi una famiglia può trovarsi a dover scegliere un finanziamento, affrontare un problema debitorio, valutare una copertura assicurativa, organizzare il proprio patrimonio oppure prendere decisioni economiche legate al lavoro o alla propria attività.

Anche un'azienda, soprattutto quando cresce, deve affrontare scelte sempre più complesse: finanziamenti, assicurazioni, organizzazione interna, gestione dei costi, rapporti con banche e fornitori.

La mia teoria è semplice: in molti casi il vero valore di un professionista non sta nel trovare una soluzione “magica”, ma nel ridurre gli errori costosi e aiutare il cliente a vedere ciò che da solo rischia di non vedere.

La Banca d'Italia sottolinea proprio l'importanza dell'educazione finanziaria per rendere i cittadini più consapevoli nelle proprie decisioni economiche e riequilibrare la relazione tra cliente e intermediario.

Il costo di una decisione sbagliata può essere molto superiore al costo della consulenza

Immaginiamo una famiglia che abbia bisogno di 30.000 euro per una determinata necessità. La differenza tra due soluzioni di finanziamento apparentemente simili potrebbe sembrare di poche decine di euro al mese.

Ma se una soluzione costa 70 euro in più al mese per 60 mesi, la differenza complessiva arriva a 4.200 euro.

Naturalmente il costo effettivo di un finanziamento deve essere valutato sulla base delle condizioni concrete, del TAEG, della durata, delle spese e delle caratteristiche del richiedente. Ma l'esempio mostra un principio importante: una piccola differenza mensile può diventare una grande differenza nel lungo periodo.

Lo stesso ragionamento vale per una polizza assicurativa scelta senza comprendere bene franchigie, esclusioni e massimali, oppure per una situazione debitoria affrontata troppo tardi.

Il professionista, quando opera nel proprio ambito di competenza, può quindi avere una funzione diversa da quella di chi semplicemente “vende un prodotto”: può aiutare a raccogliere informazioni, confrontare alternative, individuare criticità e comprendere le conseguenze economiche di una scelta.

Non tutti i professionisti fanno la stessa cosa

Un errore frequente è pensare che esista una sola figura chiamata genericamente “consulente”.

In realtà le competenze sono diverse e anche le attività sono disciplinate in modo differente.

Per esempio, nel settore degli investimenti, la consulenza in materia di investimenti è una specifica attività regolamentata: CONSOB ricorda che consiste nella formulazione di raccomandazioni personalizzate relative a operazioni su determinati strumenti finanziari. Non equivale quindi a un generico consiglio finanziario dato a un conoscente o letto su Internet.

Allo stesso modo, una persona che deve affrontare un problema fiscale può avere bisogno di un commercialista; chi deve valutare una copertura assicurativa deve rivolgersi a soggetti competenti nel settore assicurativo; chi affronta una situazione debitoria complessa può avere necessità di competenze finanziarie e, in determinate circostanze, anche legali.

Per un'impresa il principio è ancora più evidente. Crescendo, l'imprenditore non può necessariamente conoscere in profondità finanza, organizzazione, fiscalità, assicurazioni e gestione aziendale contemporaneamente.

Chiedere aiuto non significa essere incapaci. Significa riconoscere il valore della specializzazione.

Il momento giusto per chiedere aiuto è prima del problema

C'è però un aspetto che considero ancora più importante: spesso si cerca un professionista quando il problema è già diventato urgente.

È comprensibile. Finché tutto funziona, tendiamo a rimandare.

Ma prevenire può essere molto meno costoso che correggere.

Pensiamo a un piccolo imprenditore che incassa mediamente 15.000 euro al mese, ma deve sostenere 12.000 euro di costi. Sulla carta rimangono 3.000 euro.

Se però i clienti pagano mediamente a 90 giorni e i fornitori devono essere pagati a 30 giorni, può nascere una tensione di liquidità anche in presenza di un'attività apparentemente redditizia.

Una corretta analisi preventiva potrebbe far emergere il problema prima che diventi emergenza.

Lo stesso vale per una famiglia: controllare periodicamente finanziamenti, assicurazioni, spese ricorrenti e disponibilità liquide può permettere di individuare per tempo situazioni che, lasciate correre per anni, diventano difficili da modificare.

Una regola pratica: prima capire, poi decidere

Non significa affidarsi ciecamente al professionista.

Anzi, il contrario.

Un buon rapporto professionale dovrebbe aumentare la capacità del cliente di capire le proprie decisioni, non sostituirla completamente.

Prima di accettare una proposta è ragionevole chiedere:

  • Qual è il costo complessivo?
  • Quali sono i rischi?
  • Esistono alternative?
  • Quali sono i vincoli?
  • Cosa succede se la mia situazione economica cambia?
  • Quali documenti devo leggere prima di firmare?
  • Qual è il ruolo e la remunerazione del professionista?

Anche le scadenze fanno parte della gestione finanziaria. Per esempio, per il 2026 l'Agenzia delle Entrate indica il 30 settembre come termine per la presentazione telematica del 730/2026 direttamente tramite l'applicazione web, mentre sono previste ulteriori scadenze nei mesi successivi.

Conoscere queste date non significa necessariamente fare tutto da soli: significa sapere quando è il momento di occuparsi di una determinata questione.

Conclusione operativa: il professionista non deve decidere al posto tuo

La vera educazione finanziaria, secondo me, non consiste nel trasformare ogni cittadino in un esperto di banche, assicurazioni, fiscalità e finanza.

Consiste piuttosto nel sapere quali domande fare, quali documenti leggere e quando è opportuno chiedere l'aiuto di una persona qualificata.

La tecnologia ci permette oggi di confrontare rapidamente prezzi, tassi e informazioni. Ma avere più informazioni non significa automaticamente prendere decisioni migliori.

La differenza può essere proprio nella capacità di interpretarle.

Per questo, prima di una decisione economica importante, può essere utile fermarsi e chiedersi: “Quanto mi costerebbe sbagliare?”

Se la risposta è significativa, dedicare tempo alla consulenza e alla verifica delle alternative può essere una forma di prudenza, non una spesa inutile.

Hai mai scoperto, grazie a un professionista, un problema che da solo non avevi notato? Racconta la tua esperienza o scrivi il tuo dubbio nei commenti.

venerdì 11 settembre 2026

Caro prezzi: come difendere davvero il bilancio familiare

Quando aumentano benzina, luce, alimentari e servizi, la reazione più comune è cercare di spendere meno. Ma c'è un problema: non tutte le spese possono essere tagliate e non tutti i risparmi hanno lo stesso valore.

A settembre 2026 il tema è tornato particolarmente importante. Secondo le stime Istat, ad agosto l'inflazione italiana è salita al 3,3% su base annua, dal 2,9% di luglio. A spingere soprattutto verso l'alto sono stati i beni energetici, mentre il cosiddetto "carrello della spesa" è aumentato dell'1%.

Questo significa che una famiglia che spendeva 2.000 euro al mese non deve necessariamente affrontare 66 euro di aumenti su ogni voce: l'inflazione è una media e colpisce le diverse famiglie in modo molto diverso.

Ed è proprio qui che nasce la mia teoria: per difendersi dal caro prezzi non bisogna semplicemente spendere meno, ma spendere meglio.

Energia: il risparmio più efficace è quello che si ripete ogni mese

La bolletta energetica è una delle prime voci da controllare perché una riduzione anche relativamente piccola può produrre un effetto permanente.

Facciamo un esempio. Una famiglia spende mediamente 120 euro al mese di elettricità. Se, attraverso una combinazione di contratto più conveniente e riduzione degli sprechi, riuscisse a diminuire la spesa del 15%, risparmierebbe circa 18 euro al mese, cioè 216 euro all'anno.

Il punto importante è che non serve necessariamente consumare il 15% in meno: bisogna distinguere tra prezzo dell'energia e quantità consumata.

Conviene quindi controllare periodicamente la propria offerta e confrontare il costo effettivo, non soltanto il prezzo pubblicizzato per kWh.

Per i clienti vulnerabili che si trovano nel servizio di maggior tutela, le condizioni economiche sono aggiornate dall'ARERA. Per esempio, per il secondo trimestre 2026 l'Autorità aveva disposto un aumento dell'8,1% per l'elettricità in maggior tutela.

ARERA pubblica inoltre aggiornamenti della stima della spesa annua e le relative informazioni di confrontabilità: per agosto 2026 l'aggiornamento risultava pubblicato il 24 agosto.

Regola pratica: una bolletta non va archiviata dopo il pagamento. Va utilizzata come documento per capire dove stanno andando i soldi.

Benzina: pochi centesimi possono diventare centinaia di euro

Il carburante è un'altra voce sulla quale spesso sottovalutiamo l'effetto cumulativo.

Al 9 settembre 2026 il prezzo medio nazionale self-service risultava di circa 2,067 euro al litro per la benzina e 2,177 euro per il gasolio.

Immaginiamo un'automobile che percorra 15.000 chilometri all'anno, con un consumo medio di 6 litri ogni 100 chilometri.

Il consumo annuo sarebbe di circa 900 litri.

Una differenza di appena 10 centesimi al litro significa:

900 × 0,10 = 90 euro all'anno.

Ma attenzione: cercare sempre il distributore più economico non deve diventare un'ossessione. Se per risparmiare 5 euro percorri 20 chilometri in più, potresti semplicemente spostare il costo dal distributore all'automobile.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy mette a disposizione l'Osservaprezzi carburanti, che consente di confrontare i prezzi praticati dagli impianti. Il servizio nasce anche dagli obblighi di comunicazione previsti dalla normativa sulla trasparenza dei prezzi dei carburanti.

La strategia migliore, quindi, non è inseguire ogni variazione di prezzo, ma individuare 2-3 distributori convenienti lungo i percorsi che facciamo normalmente.

La spesa alimentare: attenzione alla "falsa convenienza"

Sul supermercato si può intervenire molto, ma bisogna evitare un errore frequente: confondere il prezzo più basso con il vero risparmio.

Un prodotto da 1,99 euro non è necessariamente più conveniente di uno da 2,49 euro. Bisogna confrontare il prezzo al chilogrammo o al litro.

Supponiamo che:

  • confezione A: 1,99 euro per 400 grammi;
  • confezione B: 2,49 euro per 600 grammi.

La prima costa 4,98 euro al kg.

La seconda costa 4,15 euro al kg.

Quindi il prodotto apparentemente più costoso è in realtà più conveniente.

Un'altra strategia è ridurre gli acquisti impulsivi. Se una famiglia riesce a evitare appena 5 euro di acquisti inutili alla settimana, il risultato annuale supera 260 euro.

Non sembra molto.

Ma sommando 260 euro di alimentari, 200 euro di energia, 90 euro di carburante e altri 150 euro di abbonamenti e servizi inutilizzati, siamo già oltre 700 euro all'anno.

Ed è qui che il risparmio diventa interessante.

Il grande nemico nascosto: gli abbonamenti

Streaming, musica, cloud, palestre, applicazioni, servizi digitali, assicurazioni accessorie e programmi fedeltà possono creare una spesa quasi invisibile.

Cinque abbonamenti da 9,99 euro al mese significano circa 600 euro all'anno.

Il problema è che spesso non vengono percepiti come una spesa di 600 euro: vengono percepiti come cinque piccoli pagamenti.

Per questo consiglio un semplice "audit familiare" ogni sei mesi.

Prendete gli estratti conto degli ultimi 3-6 mesi e segnate tutte le spese ricorrenti. Poi dividetele in tre categorie:

necessarie, utili, eliminabili.

Un servizio da 8 euro al mese che non utilizziamo non costa "solo 8 euro": costa 96 euro all'anno.

E se ne abbiamo cinque, diventano 480 euro.

Educazione finanziaria in pillole

La regola più importante contro il caro prezzi è questa:

non cercare di risparmiare su tutto; cerca di risparmiare sulle spese che si ripetono.

Tagliare una spesa occasionale da 20 euro produce un beneficio una tantum.

Ridurre di 20 euro una spesa mensile produce 240 euro di risparmio ogni anno.

È una differenza enorme.

Per questo, prima di rinunciare a una cena o a una piccola vacanza, controlliamo prima bollette, assicurazioni, abbonamenti, commissioni bancarie, telefonia, carburante e acquisti alimentari ricorrenti.

Conclusione: il vero risparmio nasce dalle abitudini

Il caro prezzi non può essere controllato dal singolo cittadino. Non possiamo decidere il prezzo del petrolio, dell'energia o delle materie prime.

Possiamo però decidere come reagire.

La mia teoria è che il risparmio moderno non consista nel diventare estremamente parsimoniosi, ma nel trasformare le proprie spese in un sistema sotto controllo.

Se ogni famiglia dedicasse un'ora ogni sei mesi a controllare contratti, bollette, abbonamenti, assicurazioni e principali spese ricorrenti, probabilmente scoprirebbe più opportunità di risparmio di quanto immagini.

Il primo passo, quindi, non è spendere meno.

È sapere esattamente dove finiscono i propri soldi.

Fai oggi stesso una lista delle tue cinque maggiori spese ricorrenti: potresti scoprire che il modo più semplice per risparmiare non è rinunciare a qualcosa, ma smettere di pagare per qualcosa che non ti serve più.

Hai trovato una strategia efficace per combattere il caro prezzi? Scrivila nei commenti e condividi la tua esperienza.

venerdì 17 luglio 2026

Energia elettrica: perché la bolletta continua a cambiare e cosa puoi fare davvero per spendere meno

Negli ultimi anni la bolletta dell'energia elettrica è diventata una delle principali preoccupazioni per molte famiglie italiane. Dopo i forti rincari legati alla crisi energetica, i prezzi all'ingrosso hanno mostrato fasi di discesa, ma questo non significa che le bollette siano tornate ai livelli di qualche anno fa. Anzi, molti consumatori continuano a notare importi elevati o molto variabili da un mese all'altro.

Capire da cosa dipende il costo dell'energia è il primo passo per evitare errori e fare scelte più consapevoli. Non serve essere esperti di economia: basta conoscere alcuni meccanismi fondamentali e sapere quali aspetti controllare prima di firmare un nuovo contratto.

Perché il prezzo dell'energia continua a oscillare

Il costo dell'energia elettrica dipende da diversi fattori. Uno dei principali è il prezzo dell'energia sui mercati all'ingrosso, influenzato dall'andamento del gas naturale, dalla domanda di elettricità, dalle condizioni climatiche e dalla produzione da fonti rinnovabili.

A questi elementi si aggiungono i costi di trasporto, gli oneri di sistema e le imposte. Di conseguenza, anche quando il prezzo dell'energia diminuisce, la bolletta finale potrebbe non ridursi nella stessa misura.

Facciamo un esempio semplice. Immaginiamo una famiglia che consuma 270 kWh al mese. Se il costo della sola componente energia passa da 0,16 a 0,12 euro per kWh, il risparmio teorico è di circa 10,80 euro mensili (270 × 0,04 euro). Tuttavia, una volta aggiunti costi fissi, trasporto, IVA e altre componenti, il risparmio effettivo sulla bolletta complessiva potrebbe essere inferiore.

Per questo motivo è importante non fermarsi al prezzo pubblicizzato dell'energia, ma valutare il costo complessivo del contratto.

Mercato libero: cambiare fornitore conviene sempre?

Molti consumatori ricevono continuamente offerte che promettono risparmi importanti. In realtà non esiste un fornitore migliore in assoluto: esiste quello più adatto alle proprie abitudini di consumo.

Chi utilizza molta elettricità la sera o nei fine settimana potrebbe trovare conveniente una tariffa bioraria. Al contrario, chi lavora da casa e consuma soprattutto durante il giorno potrebbe preferire una tariffa monoraria.

Un altro elemento da valutare è la tipologia di prezzo:

  • Prezzo fisso, che garantisce lo stesso costo dell'energia per un determinato periodo (ad esempio 12 o 24 mesi), offrendo maggiore prevedibilità.
  • Prezzo variabile, collegato all'andamento del mercato, che può risultare conveniente quando i prezzi scendono, ma espone anche al rischio di aumenti.

Dal 1° luglio 2024 il mercato tutelato dell'energia elettrica per la maggior parte dei clienti domestici non vulnerabili è terminato. Oggi è quindi ancora più importante confrontare periodicamente le offerte disponibili e leggere con attenzione tutte le condizioni economiche del contratto.

Le verifiche che possono farti risparmiare senza cambiare casa

Spesso il vero risparmio nasce da piccole verifiche che molti trascurano.

La prima riguarda la potenza impegnata. Molte abitazioni mantengono un contratto da 4,5 o addirittura 6 kW pur utilizzando normalmente meno potenza. Se l'impianto e le abitudini della famiglia lo consentono, ridurre la potenza contrattuale può diminuire alcuni costi fissi annuali.

La seconda verifica riguarda i consumi "invisibili". Televisori in standby, modem, decoder, caricabatterie lasciati inseriti e vecchi elettrodomestici incidono più di quanto si immagini. Secondo diverse stime, questi consumi possono rappresentare una quota significativa del consumo annuo di una famiglia.

Infine, è utile controllare almeno una volta all'anno se il proprio contratto è ancora competitivo. Alcune offerte molto convenienti nei primi dodici mesi prevedono infatti condizioni economiche differenti al termine del periodo promozionale.

Attenzione alle offerte troppo allettanti

Quando si riceve una proposta telefonica o online è bene leggere sempre il documento contenente le condizioni economiche e verificare alcuni aspetti fondamentali:

  • durata del prezzo promozionale;
  • eventuali costi fissi mensili;
  • modalità di rinnovo delle condizioni economiche;
  • penali o costi accessori previsti dal contratto.

L'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) continua ad aggiornare le regole sulla trasparenza dei contratti e sulla tutela dei consumatori, proprio per rendere più semplice il confronto tra le offerte. Prima di sottoscrivere un nuovo contratto è sempre consigliabile confrontare il costo annuo stimato e non soltanto il prezzo per kWh evidenziato nella pubblicità.

Conclusione operativa

La bolletta dell'energia non dipende solo dall'andamento dei mercati, ma anche dalle scelte del consumatore. Controllare il proprio contratto, verificare la potenza impegnata, confrontare periodicamente le offerte e ridurre gli sprechi può fare una differenza concreta sul bilancio familiare, senza rinunciare al comfort.

Educazione finanziaria in pillole

Una bolletta più bassa non si ottiene inseguendo l'offerta con il prezzo apparentemente più conveniente, ma comprendendo il costo totale del servizio. Leggere le condizioni contrattuali e conoscere le proprie abitudini di consumo è uno degli strumenti più efficaci per risparmiare nel tempo.

Hai un dubbio o vuoi raccontare la tua esperienza con le bollette dell'energia? Scrivilo nei commenti.

lunedì 4 maggio 2026

Qui è quasi sicuro che con il prezzo della benzina ci stanno prendendo per il naso....

Io non lo so ma tu cosa ne pensi?
Parlo della benzina, degli aumenti della benzina in ogni distributore di carburante d'Italia.
Non solo benzina, ovviamente. Benzina e gasolio.

Non è la prima volta che succede.
Eppure ogni volta che accade un cittadino ci rimane male.
Deluso, sconfortato, in un certo senso veramente tradito da questo sistema e da qualcuno che, in realtà, non si sa neanche chi è.

E' forse questo è il problema più grande: non sai neppure contro chi prendertela.

Senti i TG e le testate giornalistiche e ti spiegano per filo e per segno come la guerra USA/Israele verso l'IRAN sia la causa di questi aumenti.
E ti fai una cultura dello stretto di Hormuz e dei meccanismi di trasporto marittimo del greggio che neanche un ingegnere alle prese con un esame universitario.
E giù di geo-politica, di scacchiere internazionale, di studio delle risorse e degli equilibri economico-finanziari del panorama mondiale.
E via dicendo.

Ma la sensazione è che ti stiano prendendo per il c... cioè per il naso, volevo dire.
Sensazione molto forte.

Il sospetto è che qualcuno ci marci sopra ma non appena esponi i tuoi dubbi, perplessità e paure, interviene qualcuno che "normalizza" la situazione indicando la ineluttabilità di ciò che sta accadendo.
Come se fosse una cosa normale o comunque un meccanismo quasi naturale a cui non vi è possibilità di rimedio.

Tu ti occupi di altro, non fai il ministro dell'economia. Nè degli esteri. Non lavori per una commissione di studio del parlamento o di qualche università che collabora con il ministero. E quindi ti fidi. 
Anche perchè in TV e sui social, gli "esperti" dissertano senza alcun dubbio e con mille certezze della cosa e.... capista.... quante ne sanno.

O meglio, non sembrano saperne tanto ma le cose che dicono sembrano così veritiere e loro sembrano così sicuri... Non andrebbero in TV a dire quelle cose se non fossero oltremodo sicuri di ciò che dicono.

Poi però il dubbio ci spinge ad andare a guardare alcuni dati. Oggettivi, facili da trovare, impossibili da nascondere.

Andiamo su Google e digitiamo: "prezzo storico del petrolio". Troviamo dati e grafici. Poi digitiamo "prezzo storico benzina". Troviamo i dati e i grafici. Mettiamoli a confronto.

Anno 2002: prezzo petrolio > 31 dollari al barile. Prezzo benzina 1,06 euro.

Anno 2004: prezzo petrolio > 52 dollari al barile. Prezzo benzina 1,22 euro. 
- dal 2002 al 2004: aumento petrolio> 68% / aumento benzina> 15%

Anno 2006: prezzo petrolio > 78 dollari al barile. Prezzo benzina 1,35 euro.
- dal 2004 al 2006: aumento petrolio> 50% / aumento benzina> 11%
- dal 2002 al 2006: aumento petrolio> 152% / aumento benzina> 27%

Anno 2008: prezzo petrolio > 147 dollari al barile. Prezzo benzina 1,55 euro. 
- dal 2006 al 2008: aumento petrolio> 88% / aumento benzina> 15%
- dal 2002 al 2008: aumento petrolio> 374% / aumento benzina> 46% 

Anno 2010: prezzo petrolio > 95 dollari al barile. Prezzo benzina 1,56 euro. 
- dal 2008 al 2010: aumento petrolio> -35% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2010: aumento petrolio> 206% / aumento benzina> 47%

Anno 2012: prezzo petrolio > 128 dollari al barile. Prezzo benzina 1,90 euro. 
- dal 2010 al 2012: aumento petrolio> 35% / aumento benzina> 22%
- dal 2002 al 2012: aumento petrolio> 313% / aumento benzina> 79%

Anno 2014: prezzo petrolio > 115 dollari al barile. Prezzo benzina 1,88 euro. 
- dal 2012 al 2014: aumento petrolio> -10% / aumento benzina> -1%
- dal 2002 al 2014: aumento petrolio> 271% / aumento benzina> 77% 

Anno 2016: prezzo petrolio > 57 dollari al barile. Prezzo benzina 1,65 euro. 
- dal 2014 al 2016: aumento petrolio> -50% / aumento benzina> -12%
- dal 2002 al 2016: aumento petrolio> 84% / aumento benzina> 56%

Anno 2018: prezzo petrolio > 86 dollari al barile. Prezzo benzina 1,68 euro. 
- dal 2016 al 2018: aumento petrolio> 51% / aumento benzina> 2%
- dal 2002 al 2018: aumento petrolio> 177% / aumento benzina> 58%

Anno 2020: prezzo petrolio > 70 dollari al barile. Prezzo benzina 1,63 euro. 
- dal 2018 al 2020: aumento petrolio> -19% / aumento benzina> -3%
- dal 2002 al 2020: aumento petrolio> 126% / aumento benzina> 54%

Anno 2022: prezzo petrolio > 139 dollari al barile. Prezzo benzina 2,20 euro. 
- dal 2020 al 2022: aumento petrolio> 99% / aumento benzina> 35%
- dal 2002 al 2022: aumento petrolio> 348% / aumento benzina> 107%

Anno 2024: prezzo petrolio > 92 dollari al barile. Prezzo benzina 1,95 euro. 
- dal 2022 al 2024: aumento petrolio> -34% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2024: aumento petrolio> 197% / aumento benzina> 85%

Anno 2026: prezzo petrolio > 127 dollari al barile. Prezzo benzina 1,97 euro. 
- dal 2024 al 2026: aumento petrolio> 38% / aumento benzina> 1%
- dal 2002 al 2026: aumento petrolio> 301% / aumento benzina> 86%

Ora, cosa possiamo dedurre? Che gli aumenti e le diminuzioni del prezzo del petrolio non hanno una correlazione significativa con il prezzo della benzina. Al punto che in anni differenti, a parità del prezzo del petrolio, abbiamo prezzi della benzina completamente (e sottolineo completamente) diversi.
Nel 2008 (ad esempio) il petrolio era a 147 dollari (molto di più di quanto costi ora) ma la benzina SOLO a 1,55 euro (molto, molto meno di quanto cosa ora).
Lo stesso possiamo dire fra il 2024 (petrolio a 92 dollari al barile e benzina a 1,95 euro) e il 2010 (petrolio a 95 dollari e benzina a 1,56 euro)

Se osserviamo le variazione dei prezzi del petrolio, vediamo spesso grandi spostamenti percentuali. Lo stesso non si può dire della benzina, che ha fluttuazioni molto limitate. Ci sono anni in cui il petrolio è aumentato del 51% e il prezzo della benzina solo del 2%.
Ma anche anni in cui il prezzo del petrolio è diminuito del 35% mentre il prezzo della benzina ha continuato (di poco sicuramente ma ugualmente sempre aumento è)a salire.

Cosa ne deduciamo?
Che effettivamente ci sono dinamiche diverse fra petrolio (che non è solo una materia prima che si usa per molti usi e applicazioni) e benzina. Dinamiche spesso dirette anche da questioni speculative in quanto il petrolio viene usato anche come strumento di investimento.

Qualcuno potrà far notare che in ballo ci sono anche le quantità prodotte e commercializzate. Ma anche su questo non ci sono riscontri oggettivi e matematici. Presso lo stretto di Hormuz, secondo le stime, passerebbe solo il 20% del petrolio mondiale. Che è una quantità molto importante ma che non giustifica gli aumenti.

Che se andiamo a ben vedere, se proprio ci fosse una necessità impellente di benzina e gasolio, ci sono riserve e possibilità di aumentare le estrazioni per compensare ciò che in questo momento è stato bloccato. Questo sempre se SI FOSSE SICURI che non ci sono interessi nascosti e non ci siano persone che da tutto questo trambusto ricavano montagne di guadagni alle spalle della popolazione comune.

Ma d'altronde non c'era bisogno di fare questa analisi precisa.
La guerra con l'Iran è iniziata il 28 febbraio. Gli aumenti (vertiginosi) sono iniziati nei distributori solo 2 o 3 giorni dopo. Cioè gli aumenti sono stati applicati a benzina e gasolio che erano già fisicamente presenti nei serbatoi dei distributori di benzina. Quando si sa benissimo che ci vogliono settimane e mesi prima che il petrolio estratto diventi concretamente benzina da mettere nelle auto.
La cosa mostrava già, quindi, un aumento SPECULATIVO. 
Si sfruttava il momento di tensione emotiva, la confusione mediatica per far accettare controvoglia un aumento del costo della benzina. Su una materia prima pagata con il prezzo antecedente la guerra e quindi guadagni mostruosi.

E quando le persone si abitueranno a pagare la benzina 1,70 - 1,80 o anche 1,90.... quando il petrolio diminuirà anche della metà, accetteranno di buon grado che il costo diminuisca solo del 10 o 20%, portandosi a 1,50 anzichè dimezzarsi.

Capite come guadagnano?
GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

giovedì 12 gennaio 2023

Taglio delle "accise" e aumento del costo di benzina e gasolio: la verità!

E' l'argomento del giorno.
E come spesso succede nel mondo di oggi, quando un argomento assurge agli onori della cronaca diventa virale e si diffonde dappertutto in modo incontrollato.
A prescindere dal suo reale valore informativo.

Sembra quasi che, quando un argomento è trattato da tutti i tg, giornale e siti, ogni persona sia costretta a dire qualcosa a riguardo.

Altrimenti non si è "informati".
Bene.
Vogliamo fare un pò di chiarezza sul prezzo dei carburanti, del loro continuo aumento e queste fantomatiche, ormai primedonne "ACCISE"?

Innanzitutto cosa sono le accise? Nella lingua italiana "accisa" è una parola che indica un particolare tipo di tassa che lo stato o il governo applica a determinati beni di consumo. Ad esempio l'alcool etilico, gli zuccheri e i prodotti petroliferi. E' una tassa. Semplice.

Oramai sappiamo quasi tutti che il prezzo della benzina (gasolio) nella pompa sotto casa in cui ci riforniamo è composta da DUE elementi fondamentali: il costo reale (industriale e commerciale) della benzina (gasolio) e il costo delle tasse che pesano su quel bene.
Per ogni litro di benzina (gasolio) che compriamo vi sono queste due componenti fondamentali di costo.

Perchè vi è questa tassa? Per lo stesso motivo per cui esistono tutte le tasse.
E forse è proprio su questo punto che occorrerebbe che i nostri geni politici e gli ancor più geniali studiosi e appassionati di politica (giornalisti, esperti, politologi e via discorrendo) dovrebbero riflettere e argomentare.
A COSA MAI SERVONO LE TASSE?

La prima risposta (quella scolastica e quella automatica senza pensare) è che le tasse servano a dare risorse al governo (lo stato) per pagare tutto ciò che uno stato o servizio pubblico eroga al cittadino.
In parole povere, le tasse servirebbero a pagare i servizi sanitari pubblici, i servizi di polizia, la magistratura, le scuole, gli stipendi di tutti i dipendenti statali, gli investimenti in infrastrutture pubbliche e via di questo passo.
Se lo stato quindi non ha i soldi per fare qualcosa (tipo aiutare i suoi cittadini in difficolà causa questo terribile periodo di crisi energetica), se li procura tramite le tasse.
Insomma SEMBREREBBE che le tasse siano una sorta di stipendio dello stato. Se lo stipendio non basta per tutte le necessità della famiglia, bisogna chiedere un aumento di stipendio. Così lo stato giustifica l'aumento delle tasse.

Ma se lo stipendio dello stato viene pagato dai cittadini con le loro tasse, quando lo stato ha bisogno di più soldi deve aumentare le tasse. Giusto? Sembrerebbe sia così. 
Ma di questo parleremo in un altro articolo. Per mostrare che quanto sopra esposto non è proprio corretto e da moltissimi anni alle persone viene raccontata una favola (viene insegnata anche all'università agli studenti di economia) che permette a qualcuno di guadagnare un sacco di soldi. Quindi tenete a mente questo punto....

Tornando al discorso delle accise, abbiamo oggi (fonte sito del ministero https://carburanti.mise.gov.it/) un prezzo medio self service di 1,82 per la benzina e 1,87 per il gasolio.
Prezzo del petrolio sui mercati? 77,52 dollari al barile (petrolio WTI, fonte www.money.it).
Bene.

Dicono che il prezzo del carburante sia salito per colpa della guerra Ucraina/Russia e di tutte le conseguenze economico-politiche del conflitto, compreso l'equilibrio del costo delle materie prime come gas e petrolio. Già....... Ma è così?

Avevo pensato di elencare tutta una serie di prezzi della benzina (usata come parametro ma è lo stesso con il gasolio). E quindi usando le tabelle di questi due siti
avevo elencato tutta una serie di relazione fra i prezzi.
Ma poi ho pensato che così non fosse abbastanza chiaro e ho preso dei casi estremi.
CASI:
Gennaio 2023: prezzo benzina 1,82 € - prezzo petrolio 77,5 $
Luglio 2006: prezzo benzina 1,37 € - prezzo petrolio 76,80 $
Febbraio 2016 - prezzo benzina 1,37 € - prezzo medio 28,30 $
Febbraio 2009 - prezzo benzina 1,14 € - prezzo petrolio 36,99 $.
Giugno 2008 - prezzo medio benzina 1,51 € - prezzo petrolio 140,58 $

Cosa si deduce da tutti questi esempi?
Che non vi è una relazione diretta (al punto da giustificare i cambi di prezzo alla pompa) fra prezzo benzina e prezzo petrolio. Vediamo che a volte il prezzo del petrolio è alto e il prezzo della benzina basso e viceversa.
il caso più eclatante lo abbiamo paragonando il costo benzina di oggi (1,82 €) con il costo benzina del luglio 2006 (1,37 €) con praticamente il prezzo del petrolio uguale. Come si spiega?
Oppure il caso del prezzo dello scorso giugno 2023 (2,03 € al litro) con un prezzo del petrolio di 116 dollari al barile. Se andiamo indietro e prendiamo altri momenti in cui il petrolio costava così, vediamo che nell'aprile 2011 la benzina costava 1,54 € e nell'aprile 2008 addirittura 1,37€.


Ma avevamo deciso di parlare anche di accise.
Anche perchè nel prezzo di cui stiamo parlando una componente importante sono i prelievi fiscali dello stato.
Una pagina del ministero dell'economia, ci aiuta in questo
Qui vediamo come si compone il prezzo.
Prima del famoso primo taglio delle accise del governo Draghi (Marzo 2022), sul prezzo industriale della benzina (usiamo sempre questa come parametro ma nel sito si può vedere anche per il gasolio e per il GPL) venivano aggiunte sempre 0,728 € per litro di accise + l'iva per un 18,03% del costo petrolio.
Ad esempio a febbraio 2022 il costo industriale della benzina era di 0,786 € per litro (comprensivo dei compensi per la compagnia petrolifera e il distributore locale). A questo costo di aggiunge l'accisa complessiva di 0,728 € e l'iva di 0,333 € per litro. Che ci porta ad un costo complessivo della benzina alla pompa di 1,848 € (trascuriamo gli arrotondamenti).
Quindi?
COSTO BENZINA totale 1,848 (100%)
costo industriale benzina 0,786 (42,6%)
prelievo fiscale dello stato 1.061 (57,4%)

1 € a litro va allo stato.
Da aprile fino a novembre 2022 sono stati confermati gli sconti di marzo e quindi il prelievo dello stato è passato dal 57,4% al 46,4%.
A dicembre il taglio delle accise è diminuito e sappiamo tutti che a gennaio lo sconto sulle accise è stato ulteriormente defalcato.

Vi invito però a riflettere anche sul fatto che nel corso del tempo, il peso di queste accise (lasciamo perdere quando sono state imposte per la prima volta e le motivazioni storiche.....) è comunque cresciuto dal 1996 ad oggi.
29 anni fa per ogni litro pagavamo 0,526 di accise (non contiamo l'iva).
Aumentate nel 1999 a 0,542 €.
E poi aumentate nel 2004 a 0,558 €.
E poi aumentate nel 2005 a 0,564 €.
E poi aumentate varie volte negli anni fino a 0,728 nel 2012. costo che si è tenuto fermo fino praticamente a oggi.
Così come è ovviamente cresciuto il prelievo IVA che essendo in percentuale, cresce con il crescere del prezzo della benzina. 

Insomma, fate le vostre riflessioni.
Quello che ho capito io è che l'intervento dello stato è FONDAMENTALE per determinare il prezzo dei carburanti. Più di quanto lo siano le variazioni del prezzo del petrolio sul mercato. Che ha una influenza minima (e comunque sempre ritardata) sul costo alla pompa.
Perchè se il petrolio schizza verso l'alto oggi, è ovvio che la benzina che abbiamo alle pompe sia stata prodotto da petrolio estratto e lavorato mesi e mesi e mesi prima. E che l'aumento del petrolio dovrebbe riflettersi, al limite, sul costo della benzina che verrà raffinata da quel petrolio.
Il resto è SPECULAZIONE (non certo dei benzinai, che sono lavoratori come qualsiasi cittadino dotato di partita iva), MERCATO DROGATO (a favore delle solite lobby) e SCELTE POLITICHE.
Ovviamente il tutto confuso e mischiato con la nebbia per non far capire niente al comune cittadino.

Commenta e di la tua per farci capire se l'articolo e le sue informazioni ti sono piaciute o le ritieni utili.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

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