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venerdì 17 luglio 2026

Energia elettrica: perché la bolletta continua a cambiare e cosa puoi fare davvero per spendere meno

Negli ultimi anni la bolletta dell'energia elettrica è diventata una delle principali preoccupazioni per molte famiglie italiane. Dopo i forti rincari legati alla crisi energetica, i prezzi all'ingrosso hanno mostrato fasi di discesa, ma questo non significa che le bollette siano tornate ai livelli di qualche anno fa. Anzi, molti consumatori continuano a notare importi elevati o molto variabili da un mese all'altro.

Capire da cosa dipende il costo dell'energia è il primo passo per evitare errori e fare scelte più consapevoli. Non serve essere esperti di economia: basta conoscere alcuni meccanismi fondamentali e sapere quali aspetti controllare prima di firmare un nuovo contratto.

Perché il prezzo dell'energia continua a oscillare

Il costo dell'energia elettrica dipende da diversi fattori. Uno dei principali è il prezzo dell'energia sui mercati all'ingrosso, influenzato dall'andamento del gas naturale, dalla domanda di elettricità, dalle condizioni climatiche e dalla produzione da fonti rinnovabili.

A questi elementi si aggiungono i costi di trasporto, gli oneri di sistema e le imposte. Di conseguenza, anche quando il prezzo dell'energia diminuisce, la bolletta finale potrebbe non ridursi nella stessa misura.

Facciamo un esempio semplice. Immaginiamo una famiglia che consuma 270 kWh al mese. Se il costo della sola componente energia passa da 0,16 a 0,12 euro per kWh, il risparmio teorico è di circa 10,80 euro mensili (270 × 0,04 euro). Tuttavia, una volta aggiunti costi fissi, trasporto, IVA e altre componenti, il risparmio effettivo sulla bolletta complessiva potrebbe essere inferiore.

Per questo motivo è importante non fermarsi al prezzo pubblicizzato dell'energia, ma valutare il costo complessivo del contratto.

Mercato libero: cambiare fornitore conviene sempre?

Molti consumatori ricevono continuamente offerte che promettono risparmi importanti. In realtà non esiste un fornitore migliore in assoluto: esiste quello più adatto alle proprie abitudini di consumo.

Chi utilizza molta elettricità la sera o nei fine settimana potrebbe trovare conveniente una tariffa bioraria. Al contrario, chi lavora da casa e consuma soprattutto durante il giorno potrebbe preferire una tariffa monoraria.

Un altro elemento da valutare è la tipologia di prezzo:

  • Prezzo fisso, che garantisce lo stesso costo dell'energia per un determinato periodo (ad esempio 12 o 24 mesi), offrendo maggiore prevedibilità.
  • Prezzo variabile, collegato all'andamento del mercato, che può risultare conveniente quando i prezzi scendono, ma espone anche al rischio di aumenti.

Dal 1° luglio 2024 il mercato tutelato dell'energia elettrica per la maggior parte dei clienti domestici non vulnerabili è terminato. Oggi è quindi ancora più importante confrontare periodicamente le offerte disponibili e leggere con attenzione tutte le condizioni economiche del contratto.

Le verifiche che possono farti risparmiare senza cambiare casa

Spesso il vero risparmio nasce da piccole verifiche che molti trascurano.

La prima riguarda la potenza impegnata. Molte abitazioni mantengono un contratto da 4,5 o addirittura 6 kW pur utilizzando normalmente meno potenza. Se l'impianto e le abitudini della famiglia lo consentono, ridurre la potenza contrattuale può diminuire alcuni costi fissi annuali.

La seconda verifica riguarda i consumi "invisibili". Televisori in standby, modem, decoder, caricabatterie lasciati inseriti e vecchi elettrodomestici incidono più di quanto si immagini. Secondo diverse stime, questi consumi possono rappresentare una quota significativa del consumo annuo di una famiglia.

Infine, è utile controllare almeno una volta all'anno se il proprio contratto è ancora competitivo. Alcune offerte molto convenienti nei primi dodici mesi prevedono infatti condizioni economiche differenti al termine del periodo promozionale.

Attenzione alle offerte troppo allettanti

Quando si riceve una proposta telefonica o online è bene leggere sempre il documento contenente le condizioni economiche e verificare alcuni aspetti fondamentali:

  • durata del prezzo promozionale;
  • eventuali costi fissi mensili;
  • modalità di rinnovo delle condizioni economiche;
  • penali o costi accessori previsti dal contratto.

L'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) continua ad aggiornare le regole sulla trasparenza dei contratti e sulla tutela dei consumatori, proprio per rendere più semplice il confronto tra le offerte. Prima di sottoscrivere un nuovo contratto è sempre consigliabile confrontare il costo annuo stimato e non soltanto il prezzo per kWh evidenziato nella pubblicità.

Conclusione operativa

La bolletta dell'energia non dipende solo dall'andamento dei mercati, ma anche dalle scelte del consumatore. Controllare il proprio contratto, verificare la potenza impegnata, confrontare periodicamente le offerte e ridurre gli sprechi può fare una differenza concreta sul bilancio familiare, senza rinunciare al comfort.

Educazione finanziaria in pillole

Una bolletta più bassa non si ottiene inseguendo l'offerta con il prezzo apparentemente più conveniente, ma comprendendo il costo totale del servizio. Leggere le condizioni contrattuali e conoscere le proprie abitudini di consumo è uno degli strumenti più efficaci per risparmiare nel tempo.

Hai un dubbio o vuoi raccontare la tua esperienza con le bollette dell'energia? Scrivilo nei commenti.

mercoledì 15 luglio 2026

Turismo record: ricchezza per il territorio o rischio per chi ci vive? Come trovare il giusto equilibrio

Ogni estate si torna a parlare di turismo da record, voli pieni, strutture ricettive sold out e città prese d'assalto dai visitatori. Per molte località italiane il turismo rappresenta una delle principali fonti di reddito, ma la crescita continua dei flussi turistici porta con sé anche effetti meno visibili che incidono sulla qualità della vita dei residenti, sui prezzi delle case e persino sui servizi pubblici.

Capire i vantaggi e gli svantaggi del turismo è importante non solo per gli operatori del settore, ma anche per ogni cittadino. Dietro un numero elevato di presenze turistiche si nascondono infatti opportunità economiche, ma anche costi che meritano attenzione.

Il turismo genera lavoro e fa crescere l'economia locale

Quando aumenta il numero dei visitatori, l'effetto sull'economia è spesso immediato. Alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari, negozi, guide turistiche e servizi di trasporto registrano un incremento del fatturato. Questo significa maggiori entrate per le imprese e nuove opportunità occupazionali.

Facciamo un esempio semplice. Immaginiamo una località che accolga 100.000 turisti in più durante l'estate. Se ogni visitatore spende mediamente 120 euro al giorno per un soggiorno di cinque giorni, sul territorio arrivano circa 60 milioni di euro di consumi. Una parte di queste risorse finisce nelle imprese locali, che possono assumere personale stagionale, investire nelle proprie attività e acquistare beni e servizi da altri fornitori del territorio.

Anche i Comuni possono beneficiare dell'aumento delle presenze grazie all'imposta di soggiorno, il cui gettito può essere destinato, secondo la normativa vigente, a interventi in materia di turismo, manutenzione urbana, valorizzazione dei beni culturali e servizi pubblici collegati all'accoglienza. Se utilizzate in modo efficace, queste risorse possono migliorare infrastrutture e qualità dei servizi per residenti e visitatori.

Quando il successo turistico diventa un problema

L'altra faccia della medaglia riguarda gli effetti collaterali di un turismo eccessivo o poco pianificato.

Uno dei fenomeni più discussi è l'aumento dei prezzi delle abitazioni. In molte città d'arte e località balneari una parte consistente degli immobili viene destinata agli affitti brevi turistici. Il risultato è una riduzione delle case disponibili per chi desidera vivere stabilmente nel territorio.

Immaginiamo un appartamento che con un affitto tradizionale renda 900 euro al mese. Se lo stesso immobile viene affittato ai turisti per gran parte dell'anno, potrebbe generare ricavi sensibilmente superiori. È comprensibile che molti proprietari scelgano questa soluzione, ma il mercato degli affitti per residenti si restringe e i canoni tendono a crescere.

Anche i servizi pubblici vengono messi sotto pressione. Più persone significano maggiore produzione di rifiuti, traffico più intenso, consumi idrici elevati e necessità di rafforzare trasporti, sicurezza e assistenza sanitaria durante i periodi di punta.

In alcune destinazioni il problema non è tanto il numero assoluto dei turisti, quanto la loro concentrazione in poche settimane dell'anno o in aree molto limitate.

Le nuove regole cercano un equilibrio

Negli ultimi anni il legislatore è intervenuto più volte per rendere più trasparente il mercato delle locazioni turistiche e contrastare l'abusivismo.

Anche nel corso del 2026 continua l'applicazione delle disposizioni introdotte per l'identificazione delle strutture ricettive e degli immobili destinati agli affitti brevi attraverso il Codice Identificativo Nazionale (CIN), obbligatorio per le strutture interessate. L'obiettivo è favorire controlli più efficaci, maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori e una concorrenza più equilibrata tra operatori.

Per gli operatori del settore è importante rispettare gli adempimenti previsti, poiché la mancata esposizione del codice o altre irregolarità possono comportare sanzioni amministrative.

Sempre più Comuni, inoltre, stanno valutando misure per distribuire meglio i flussi turistici durante tutto l'anno, incentivando eventi culturali, percorsi naturalistici e iniziative nei periodi di bassa stagione. Questo approccio consente di sostenere l'economia locale senza concentrare tutti gli effetti positivi e negativi in pochi mesi.

Il turismo sostenibile conviene a tutti

L'obiettivo non dovrebbe essere ridurre il turismo, ma renderlo più sostenibile.

Un territorio che investe nella manutenzione, nella mobilità, nella tutela dell'ambiente e nella valorizzazione delle proprie tradizioni riesce spesso ad attrarre visitatori di qualità, interessati a permanenze più lunghe e a una maggiore spesa sul territorio.

Anche i cittadini possono contribuire, sostenendo le attività locali, promuovendo comportamenti rispettosi del patrimonio ambientale e culturale e partecipando al dibattito sulle scelte di sviluppo della propria comunità.

Le amministrazioni, dal canto loro, possono utilizzare le risorse derivanti dal turismo per migliorare i servizi permanenti, evitando che i benefici economici si concentrino esclusivamente in alcuni settori.

Conclusione operativa

Il turismo rappresenta una grande opportunità economica, ma il suo successo dipende dalla capacità di trovare un equilibrio tra crescita, tutela del territorio e qualità della vita dei residenti. Un incremento delle presenze può creare lavoro, sostenere le imprese e generare nuove entrate pubbliche, ma senza una programmazione adeguata rischia di produrre effetti indesiderati sul mercato immobiliare, sui servizi e sull'ambiente.

Educazione finanziaria in pillole

Quando senti parlare di milioni di euro generati dal turismo, ricorda che il dato del fatturato non coincide con la ricchezza effettivamente prodotta. Per valutare il reale impatto economico bisogna considerare anche i costi sostenuti dalle imprese, gli investimenti necessari, le spese pubbliche aggiuntive e il valore che rimane realmente sul territorio. Distinguere tra incassi, utili e benefici economici è uno dei principi fondamentali dell'educazione finanziaria.

E tu, pensi che il turismo nella tua città rappresenti più un'opportunità o un problema? Hai un dubbio o un'esperienza da raccontare? Scrivilo nei commenti.

martedì 7 luglio 2026

L'intelligenza artificiale ruberà il lavoro? Cosa ci aspetta davvero nei prossimi anni.

L'intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro: è già entrata nelle aziende, negli uffici pubblici, nelle banche, negli studi professionali e perfino nelle attività più piccole. Oggi è in grado di scrivere testi, analizzare documenti, creare immagini, programmare software e assistere i clienti in pochi secondi.

Di fronte a questa rivoluzione, una domanda preoccupa milioni di lavoratori: l'IA sostituirà le persone?

La risposta non è un semplice sì o no. Come accaduto con Internet e con l'automazione industriale, alcuni lavori cambieranno profondamente, altri spariranno, mentre nasceranno nuove professioni. La vera sfida sarà adattarsi a un mercato del lavoro che sta evolvendo molto più velocemente rispetto al passato.

Quali lavori sono più a rischio

L'intelligenza artificiale eccelle nelle attività ripetitive e basate sull'elaborazione di informazioni. Per questo motivo le professioni maggiormente esposte non sono necessariamente quelle manuali, ma molte attività d'ufficio.

Tra i settori che potrebbero subire le trasformazioni più importanti troviamo:

  • assistenza clienti;
  • inserimento dati;
  • contabilità di base;
  • traduzioni standard;
  • produzione di testi semplici;
  • segreteria amministrativa;
  • supporto informatico di primo livello.

Pensiamo a un'azienda che impiega dieci addetti per gestire le email dei clienti. Con un moderno sistema di IA, molte richieste possono essere risolte automaticamente. Se prima servivano dieci persone, domani potrebbero bastarne sei o sette, mentre le altre si occuperanno dei casi più complessi.

Questo non significa necessariamente licenziamenti immediati, ma una riduzione del fabbisogno di personale per alcune mansioni.

Secondo diverse analisi internazionali pubblicate negli ultimi anni, una quota significativa delle attività lavorative oggi svolte potrebbe essere automatizzata almeno in parte entro il prossimo decennio. Non si parla della scomparsa di intere professioni, ma della trasformazione delle competenze richieste.

Le professioni che cresceranno

Ogni innovazione tecnologica elimina alcuni lavori ma ne crea altri.

L'intelligenza artificiale avrà bisogno di persone che la progettino, la controllino e la utilizzino correttamente.

Crescerà la domanda di figure come:

  • specialisti di cybersecurity;
  • esperti di dati;
  • tecnici della robotica;
  • sviluppatori software;
  • professionisti della privacy;
  • consulenti per l'integrazione dell'IA nelle imprese;
  • formatori digitali.

Ma non solo.

Anche professioni tradizionali come medici, avvocati, commercialisti, architetti e insegnanti utilizzeranno sempre più strumenti di intelligenza artificiale per velocizzare il lavoro, senza essere completamente sostituiti.

Un commercialista, ad esempio, potrà far analizzare migliaia di fatture da un sistema automatico in pochi minuti, dedicando più tempo alla consulenza fiscale e alla pianificazione per il cliente.

In altre parole, il valore aggiunto dell'essere umano sarà sempre più rappresentato dal ragionamento, dall'esperienza, dall'empatia e dalla capacità decisionale.

Il rischio più grande è non aggiornare le proprie competenze

Molti pensano che il problema sia l'intelligenza artificiale. In realtà, il vero rischio è rimanere fermi.

Le competenze richieste dal mercato stanno cambiando rapidamente. Imparare a utilizzare strumenti digitali e sistemi di IA diventerà una competenza trasversale, un po' come oggi saper utilizzare un computer o la posta elettronica.

Prendiamo un esempio concreto.

Due impiegati svolgono lo stesso lavoro.

Il primo continua a lavorare come dieci anni fa.

Il secondo impara a utilizzare strumenti di IA per preparare report, analizzare dati e automatizzare le attività ripetitive.

A parità di stipendio, il secondo riesce a svolgere in una giornata il lavoro che prima richiedeva due giorni.

È facile immaginare quale dei due sarà considerato più prezioso dall'azienda.

Per questo motivo la formazione continua non rappresenta più un'opzione, ma un investimento sul proprio futuro professionale.

Cosa stanno facendo governi e imprese

Anche le istituzioni stanno cercando di accompagnare questa trasformazione.

Dal 2 febbraio 2025 sono diventati applicabili i primi obblighi previsti dall'AI Act, il regolamento europeo che introduce un quadro comune per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nell'Unione Europea. Nei prossimi anni entreranno progressivamente in vigore ulteriori disposizioni, con l'obiettivo di garantire maggiore trasparenza, sicurezza e tutela dei cittadini.

Parallelamente, molti programmi finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) continuano a sostenere la formazione digitale e l'aggiornamento delle competenze dei lavoratori, mentre imprese e università stanno investendo sempre di più nella riqualificazione del personale.

Le aziende hanno infatti compreso che sostituire completamente i lavoratori è spesso più costoso che formarli all'utilizzo delle nuove tecnologie.

Per questo motivo, in molti casi assisteremo non tanto a una sostituzione dell'uomo, quanto a una collaborazione tra persone e intelligenza artificiale.

Conclusione operativa

È comprensibile guardare con preoccupazione all'avanzata dell'intelligenza artificiale. Ogni grande rivoluzione tecnologica ha portato cambiamenti profondi nel mondo del lavoro, e anche questa volta non sarà diverso.

La domanda più importante, però, non è se l'IA sostituirà alcune professioni, ma quanto saremo pronti ad adattarci.

Chi investirà nella propria formazione, svilupperà competenze digitali e imparerà a utilizzare questi strumenti avrà maggiori possibilità di cogliere le opportunità offerte dal nuovo mercato del lavoro. Chi invece ignorerà il cambiamento rischierà di trovarsi sempre meno competitivo.

Educazione finanziaria in pillole

Il capitale più importante che possiedi non è il denaro sul conto corrente, ma le tue competenze. Destinare ogni anno anche solo qualche centinaio di euro a corsi di formazione, certificazioni o aggiornamento professionale può produrre un rendimento molto maggiore di molti investimenti finanziari, perché aumenta il tuo valore sul mercato del lavoro e la tua capacità di generare reddito nel tempo.

L'intelligenza artificiale cambierà il lavoro, ma saranno le persone preparate a guidare il cambiamento, non a subirlo. Tu come pensi che cambierà la tua professione nei prossimi anni? Hai un dubbio o un'opinione? Scrivilo nei commenti.

giovedì 25 giugno 2026

Economia italiana sotto pressione: cosa cambia per famiglie e risparmiatori con le tensioni tra Ucraina e Iran

Negli ultimi anni l’economia mondiale ha dovuto affrontare una serie di shock geopolitici che sembravano impensabili fino a poco tempo fa. Prima la guerra in Ucraina, poi le crescenti tensioni in Medio Oriente e il coinvolgimento dell’Iran hanno riportato al centro dell’attenzione un tema spesso sottovalutato: il legame tra conflitti internazionali e portafoglio delle famiglie.

Molti cittadini si chiedono se queste crisi abbiano effetti reali sulla vita quotidiana in Italia. La risposta è sì. Anche se gli scontri avvengono a migliaia di chilometri di distanza, le conseguenze possono arrivare rapidamente sotto forma di aumento dei prezzi, rallentamento della crescita economica e maggiore incertezza per imprese e lavoratori.

Perché i conflitti influenzano l’economia italiana

L’Italia è un Paese fortemente dipendente dagli scambi internazionali. Energia, materie prime e molte componenti utilizzate dalle imprese arrivano dall’estero.

La guerra in Ucraina ha già mostrato quanto possa essere vulnerabile il sistema economico europeo quando si interrompono o si riducono le forniture energetiche. Le tensioni che coinvolgono l’Iran aggiungono un ulteriore elemento di rischio perché riguardano una delle aree più strategiche del mondo per il petrolio e per il traffico marittimo internazionale.

Quando aumenta l’incertezza sui mercati energetici, il prezzo del petrolio tende a salire. Questo si riflette sui costi di trasporto, sulla produzione industriale e, in ultima analisi, sui prezzi pagati dai consumatori.

Per fare un esempio concreto, un aumento del petrolio da 70 a 90 dollari al barile potrebbe tradursi nel giro di pochi mesi in rincari dei carburanti e in maggiori costi logistici per molte aziende. Se un'impresa sostiene 100.000 euro annui di spese per trasporti e carburanti, un incremento del 15% significherebbe 15.000 euro di costi aggiuntivi da assorbire o trasferire sui prezzi finali.

Crescita economica: il rischio di un rallentamento

Secondo le più recenti previsioni delle principali istituzioni economiche europee, l’Italia dovrebbe continuare a crescere anche nel 2026, ma con ritmi moderati.

Il problema è che ogni nuova crisi internazionale tende a ridurre la fiducia di consumatori e imprese. Quando aumenta l’incertezza, le famiglie rinviano acquisti importanti e le aziende possono decidere di posticipare investimenti e assunzioni.

Immaginiamo una famiglia che stia valutando l’acquisto di un’automobile da 25.000 euro. Se teme un peggioramento della situazione economica o un aumento delle spese energetiche, potrebbe decidere di attendere. Lo stesso ragionamento vale per molte imprese che rinviano progetti di espansione.

Il risultato è una minore domanda interna e una crescita economica più lenta.

Per il cittadino medio questo non significa necessariamente una crisi imminente, ma un contesto nel quale diventa più difficile ottenere aumenti salariali significativi e nel quale il mercato del lavoro può mostrare una minore dinamicità.

Inflazione: il pericolo che torna a farsi sentire

Dopo il forte aumento dei prezzi registrato tra il 2022 e il 2024, l’inflazione era gradualmente rientrata su livelli più gestibili.

Tuttavia, nuovi shock energetici potrebbero riaccendere la pressione sui prezzi.

L’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo. Le famiglie con redditi più bassi tendono a subirne maggiormente gli effetti perché destinano una quota più elevata del bilancio familiare a beni essenziali come alimentari, bollette e carburanti.

Facciamo un esempio. Una famiglia che spende 1.500 euro al mese per le principali necessità potrebbe trovarsi a sostenere una spesa aggiuntiva di circa 45 euro mensili in presenza di un incremento medio dei prezzi del 3%. Su base annua significa oltre 500 euro di potere d’acquisto perso.

Per questo motivo la gestione del bilancio familiare rimane fondamentale anche in periodi nei quali l’inflazione sembra sotto controllo.

Cosa osservare nei prossimi mesi

Nei prossimi mesi saranno particolarmente importanti alcuni indicatori economici.

Il primo è l’andamento dei prezzi dell’energia. Il secondo riguarda le decisioni della Banca Centrale Europea sui tassi di interesse. Se le tensioni internazionali dovessero alimentare una nuova fase inflazionistica, la BCE potrebbe adottare una politica più prudente sui futuri tagli dei tassi.

Per chi ha un mutuo a tasso variabile o sta valutando un finanziamento, questi aspetti meritano attenzione.

Sul fronte normativo, resta inoltre importante monitorare gli aggiornamenti della Legge di Bilancio 2027, che inizierà a prendere forma già dall’autunno 2026 e che potrebbe contenere nuove misure di sostegno per famiglie e imprese in caso di peggioramento del quadro economico. Come ogni anno, il disegno di legge dovrà essere approvato entro il 31 dicembre.

Conclusione operativa

Le guerre non influenzano soltanto la politica internazionale: possono incidere direttamente sul costo della vita, sull’occupazione e sulle prospettive economiche del Paese.

In un contesto caratterizzato da elevata incertezza, la strategia più prudente per le famiglie non è cercare scorciatoie finanziarie, ma mantenere sotto controllo il proprio bilancio, costruire un fondo di emergenza adeguato e limitare l’indebitamento non necessario.

Educazione finanziaria in pillole

Un errore frequente è prendere decisioni economiche basandosi sulle notizie del giorno. I mercati e l’economia reagiscono spesso in modo diverso rispetto alle emozioni del momento. Prima di modificare le proprie scelte di risparmio o investimento, è utile valutare gli obiettivi di lungo periodo e non lasciarsi guidare esclusivamente dall’attualità.

Hai un dubbio? Scrivilo nei commenti.

martedì 3 gennaio 2023

Siamo davvero tutti uguali?

Il discorso dell'uguaglianza è un tema assai delicato e che tocca molteplici aspetti e aree della vita umana.

E' insito nella natura dell'uomo e della società umana interrogarsi e riflettere su questo aspetto. Questa è proprio una delle maggiori caratteristiche che ci contraddistingue come specie e che ci differenzia in modo sostanziale dal resto delle altre specie animali.

Nessun altro animale si interroga se lui sia uguale o diverso ad un altro membro della sua specie.

L'uomo si. Ed è giusto che così faccia. 

Ma ripartendo dal principio della correttezza della domanda, esaminiamo quanto differenti possono essere le risposte al quesito a seconda dell'ambito in cui ci collochiamo.

I diritti, ad esempio. Appare ovvio che dinnanzi al rispetto dei diritti fondamentali, tutti gli esseri umani siano uguali. Questo è il più basilare fondamento della convivenza civile. E' il principio fondante di ogni società equa e moderna.

Che appaio chiaro a qualsiasi analisi che questo tipo di uguaglianza ancora non ci sia in nessun angolo del mondo è una cosa notevole.
Da molte parti si lotta perchè ci sia maggiore uguaglianza. E se esiste una lotta è perchè da più di una parte c'è una resistenza a questo principio.

Ma la riflessione di oggi parte da questi concetti e ritorna al nostro ambito preferito. Ovvero l'economia e la finanza.

E si racchiude in una domanda. Da un punto di vista economico è giusto, corretto e utile ipotizzare che tutti gli uomini (inteso in senso generale come tutti i maschi e tutte le femmine) siano uguali?

E' corretto ipotizzare che ogni uomo non sia altro che un numero? Che un ennesimo oggetto in una sequenza di oggetti? Che non sia altro che un individuo indistinguibile da ogni altro individuo?

Detto così, mi immagino che molti di noi storceranno il naso. A parte l'innato senso personale di sentirsi unici e quindi in una certa misura diversi dagli altri, c'è da constatare che anche in termini pratici le persone sono diverse. Hanno corpi diversi, esigenze diverse, vivono in posti diversi con necessità diverse.

La pubblicità di un assorbente femminile non è destinata ad un pubblico maschile. Quindi per quella azienda le persone non sono tutte uguali. E questo è solo un esempio. E il panorama è talmente vasto che c'è solo da perdere la testa nel vedere quante differenze ci sono.

Eppure..... in certi mercati..... si ha come la sensazione che si ritorni al concetto di essere tutti uguali.

Ad esempio nel mercato dei finanziamenti.

Così la mattina squilla il telefono e qualcuno ci chiede un finanziamento. Ovviamente siamo qui per questo. E la domanda è "Si, ma quanto è il tasso?". Domanda che presuppone automaticamente il fatto che egli pensa di essere uguale a tutti gli altri, nessuna differenza. Altrimenti non farebbe questo tipo di domanda.
Perchè un finanziamento non è un prodotto. Ma è un servizio. Ed essendo un servizio è palesemente legato alle specificità di chi lo richiede.

Altrimenti sarebbe come chiamare un meccanico e dirgli "Ho l'auto rotta, quanto mi costa aggiustarla?" senza che il meccanico abbia avuto modo di capire che tipo di auto abbiamo e quale sia il tipo di guasto.

Il problema nasce sulla questione dell'uguaglianza. Siamo tutti uguali, noi uomini, ma solo da un punto di vista teorico per quanto riguarda i diritti e il rispetto. All'atto pratico questa uguaglianza è una assurdità. E nella realtà quotidiana anche un problema. Perchè ognuno di noi è diverso e specifico. E richiede una attenzione "su misura" in qualunque tipo di relazione personale. Umana e professionale.

Cosa che la nostra agenzia, ha sempre cercato di dare.
O almeno questo è stato il nostro tentativo.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

lunedì 12 dicembre 2022

Arriva Natale, quanto spenderemo quest'anno? Vediamo se questa domanda ha un senso.

Arriva Natale, per la gioia dei grandi e dei piccini.
Così almeno recitava il jingle (motivetto musicale con testo) di qualche tempo fa.

Come che sia, arriva il periodo degli anni che più di ogni altro esalta lo spirito consumistico del nostro tempo.

E' acclarato che il periodo di Natale (che si colloca a livello di calendario dalla fine di novembre fino ai primi di gennaio) sia il periodo dell'anno in cui individui e famiglie spendono di più. Non a caso è il periodo dei regali, delle cene anzi dei cenoni....

E ogni anno, si ripetono (ormai in modo quasi stucchevole e annoiato) i soliti ritornelli di giornali e Tv sull'entità delle spese (quanti soldi spenderà la famiglia media italiana?), sul menù di natale o di capodanno, su quali siano i regali più gettonati o i luoghi di villeggiatura preferiti.

Tutto visto e rivisto.

Sicuramente è questa un'occasione sociale che può dar spunto ad una riflessione più profonda sul senso dell'economia e della produzione. Non lo faremo qui ma è facile capire come riflettendo sul senso e sulla validità della tipologia dei nostri acquisti possiamo giungere facilmente ad una riflessione generale sul senso della nostra intera vita.

Ci colpisce una cosa, però.

L'economia è un equilibrio di scambi. Qualcosa va da un punto del sistema sociale ad un altro. E trattandosi di scambio questo spostamento (movimento) viene controbilanciato da uno spostamento che, almeno a livello di accordo e valutazione, deve essere di pari peso o valore. E' per questo che si parla di scambio.

Gli scambi generano un plusvalore. Ovvero il meccanismo stesso che porta a questo MOVIMENTO di oggetti, valori o energia da un punto all'altro e viceversa, crea un aumento del valore complessivo di ciò che abbiamo. Non è uno scambio a zero.

Cosa cambia? Riflettici! Cambia che le cose vengono allocate in un modo migliore. E questo genera benessere.

E' come se ci trovassimo di fronte ad una libreria completamente organizzata. E' di fronte a noi e tutti i libri sono impilati secondo un preciso ordine. La libreria è ordinata. Quindi sembrerebbe non ci sia bisogno di toccare alcunchè.

Ma un esame migliore della disposizione ci fa comprendere che dei miglioramenti possono essere effettuati. E quindi si prende un libro e lo si sposta in un altro punto della libreria. E da quel punto si prende il libro che li vi era posto (e che adesso non ha più un suo posto) e lo si ricolloca in un altro punto. E così via.
Dopo qualche tempo di spostamenti, otteniamo sempre una libreria con tutti i libri a posto. Ma questa volta con un criterio più logico che permette una ricerca del titolo o dell'argomento a noi caro più veloce, comodo e funzionale. La libreria ha aumentato la sua funzionalità. E quindi il potenziale di creazione di benessere.
Questo è potuto succedere con lo scambio dei libri da un punto all'altro della libreria.

Questo accade, in modo molto semplificato, nell'economia.

Ecco perchè è molto INFELICE e INFAUSTO leggere che "quest'anno gli italiani spenderanno per Natale bel 10 miliardi e 620 milioni di euro. Perchè nel linguaggio comune "spendere" è associato a qualcosa di negativo o ad una perdita. 
Perchè scrivere "gli italiani quest'anno a Natale SPENDERANNO 10 miliardi"?

Perchè non scrivere "gli italiani quest'anno a Natale GUADAGNERANNO 10 miliardi"? Sembra strano ma anche questa affermazione è vera.
Ogni euro speso viene incassato da qualcuno. Il quale con quell'euro ci paga il suo guadagno e anche quello di qualcuno che magari lavora per lui.
Lo abbiamo visto quando abbiamo chiuso le attività commerciali e ristoranti per il lockdown. Gli italiani non hanno speso (una parte) ma di fatto la mancata circolazione di denaro ha reso tutti più poveri.

Qui nasce il vero problema. Ovvero non che sia un pericolo spendere soldi per Natale. Ma in che modo e su quali cose o servizi investiamo il denaro.

Il problema è quindi non tanto spostare i libri nella libreria. Ma con quale criterio spostiamo i libri.
Perchè spesso anzichè portare più ordine, mettiamo i libri in un modo anche peggiore di quello che già avevano.
Perchè si compra qualcosa che non serve o che è di poco valore o di minore importanza.

Questa è la riflessione di oggi.
Buone Feste a tutti.

mercoledì 23 novembre 2022

L'uomo è homo consumens o homo sapiens sapiens?

Una parola nuova che ci piace molto è "homo consumens", coniata dal sociologo polacco Z. Bauman.

Di che si tratta?
Beh, sappiamo che ognuno di noi fa parte di una razza speciale di organismi viventi che si chiama homo sapiens sapiens.

Il problema è che questo termine, per quanto biologicamente azzeccato, spesso fa a cazzotti con la percezione che abbiamo nel mondo.
Suvvia... è palese che non tutti quelli che si fregiano di questo nome siano davvero così... sapienti. E addirittura sapienti al quadrato.

Si avvicina il periodo natalizio (oggi solo poco più di un mese alla festa maggiore dell'anno, il sacro natale) e in questo periodo le persone che abitano nella parte che definiamo "sviluppata" del globo si accingono a comprare e spendere come nessun altro periodo dell'anno.

Diciamo che se parliamo dell'essere umano come homo consumens invece che dell'essere umano come homo sapiens sembra che ci si possa avvicinare ad una descrizione più verosimile di noi stessi.

La grande domanda è? Siamo quello che siamo in quanto consumiamo?
Siamo perchè consumiamo?
Siamo in virtù di ciò che consumiamo?
In altre parole, il nostro valore come persone può essere misurato e dovrebbe essere misurato da ciò che acquistiamo e consumiamo?

Di primo acchito ci verrebbe da rispondere d'istinto e dire: "NO! Noi non siamo in quanto consumiamo ma siamo esseri senzienti che comunicano, socializzano, scoprono, dialogano, creano e ricercano nuovi orizzonti di libertà e conoscenza."

Di primo acchito. Certo. E forse, questo è anche vero.
Ma là fuori è una gara a chi compra di più. A chi consuma di più.
O così è stato fino a poco tempo fa. Perchè sembra che culturalmente stiamo iniziando a capire che non sempre PIU' è meglio, non sempre la crescita è positiva e la decrescita negativa.
In effetti c'è molta relatività in tutto ciò.

Ovviamente pagheremo lo scotto di aver abituato un paio di generazioni di persone ad una continua rincorsa all'avere cose in sostituzione del diventare persone etiche, oneste e che puntano ai valori. Perchè quando lanci un gruppo sociale in questa direzione, non è facile tirare il freno a mano e frenarsi all'improvviso.

Un tempo i bambini andavano a scuola con l'unica attenzione a imparare, giocare e qualche volta fare le marachelle.
Adesso i bambini vanno a scuola e fanno queste cose ma prima bisogna vedere che abbiano tutto: il quaderno giusto (con la copertina giusta, perchè per imparare è fondamentale che i quaderni siano griffati....), il diario giusto, la riga giusta, il compasso, la gomma dura, la gomma pane, la gomma bisdrucciola e quella anfetaminica.
E poi bisogna che i bambini siano ben vestiti. Che fai scherzi? Vorresti mai che qualcuno pensi male della famiglia. E poi i capelli a posto, il giubbottino, la sciarpina, i guantini, le scarpine, gli occhialini e chi più ne ha ne metta.
Non sia mai che qualcuno osservi il bambino e verifichi se è educato, pulito e bravo.

No, il giudizio è su quello che ha.
Perchè siamo homo consumens.

E so cosa dirai.
E' curioso che chi di lavoro aiuta le persone ad avere finanziamenti per le proprie esigenze di consumo, dica queste cose.
Ma le dico proprio perchè da quasi 20 anni faccio questo lavoro.
Anche un chirurgo estetico guadagna da questo ma dovrebbe essere abbastanza etico da consigliare nel modo giusto chi gli presenta davanti.

Come faccio io. Come fa la mia struttura.
Perchè per me l'uomo non è homo consumens. Anche se purtroppo non è ancora così sapiens come dovrebbe.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE.

martedì 15 novembre 2022

Una storia: Gigetto, Beppe, Francolino e un estintore che deve essere venduto.

Salve, oggi raccontiamo una storia. Una storia sentita da un grande formatore e coaching, mister Fabio Gallarani.

Da una parte c'è Gigetto, che è un signora con una casa. Bella o brutta, non è cosa da sapere ai fini della nostra storia. Lui ha una casa.

Dall'altra parte c'è Beppe, che è un venditore di estintori. Molto appassionato del suo lavoro sa che gli estintori sono utili e quindi lui li vende con grande passione e trasporto. I suoi estintori sono perfetti e funzionano benissimo, costando il giusto. Va di casa in casa a procacciarsi delle vendite. 

Un giorno Beppe, suona alla casa di Gigetto.

"Buongiorno, sono Beppe della Estintori e affini spa, vendiamo estintori. Lei ha una bella casa e sarebbe l'ideale proteggerla da qualsiasi principio di incendio e bla bla bla."  Il nostro Beppe prova a fare la vendita.

Gigetto lo interrompe. Non ama i venditori. E poi proprio in quel giorno ha da fare, deve portare la moglie a fare compere. E' di malumore perchè sa che pomeriggio gli aspetta e poi... ma questi venditori.... non possono starsene a casa loro?

Insomma, per farla breve, Beppe prova a fare la sua vendita e cerca di usare tutte le armi a sua disposizione. In effetti cerca di forzare la vendita. Gigetto è spazientito, vorrebbe essere lasciato in pace ed esercita anche lui forza per mandar via il venditore e chiuderla li.

Beppe alla fine va via con le pive nel sacco. E' scontento. Perchè non è neanche riuscito a parlare o spiegare le sue ragioni e le ragioni del suo prodotto. Non ha fatto la vendita. Non ha guadagnato e anzi, sa anche di aver disturbato.

Gigetto alla fine rientra in casa. E' scontento. Perchè lo hanno disturbato e hanno invaso la sua privacy. Non ha acquistato. Ed è di malumore per questa visita e perchè il pomeriggio deve andare a fare shopping con la moglie.

DUE PERSONE SCONTENTE, NESSUNO SCAMBIO, NESSUN AUMENTO DI PRODUZIONE PER L'AZIENDA, NESSUN MIGLIORAMENTO DI QUALITA' DELLA VITA PER IL POTENZIALE COMPRATORE.

Qualche tempo dopo, scoppia un principio di incendio a casa di Gigetto. Cazzarola che disastro, presto.... Ci vuole un qualcosa per bloccare l'incendio prima che devasti la casa. Ma cosa? Una coperta? Macchè! Un secchio d'acqua? Ma che scherziamo, c'è il quadro elettrico e rischio di fare un macello.
Che si fa?

AIUTO! AIUTO! AIUTO! Qualcuno nei dintorni ha un estintore?

Francolino abita nei pressi di Gigetto. Francolino ha alcuni estintori in casa. Francolino va con un estintore da Gigetto e gli dice
"SERVE UN ESTINTORE? IO NE POSSIEDO VARI!"
Gigetto spalanca gli occhi: lui HA BISOGNO DELL'ESTINTORE. Così risponde:
"Si, mi serve. Pago quello che vuoi. Ma ora spegniamo l'incendio".

E così va. Francolino usa l'estintore, spegne l'incendio. Tutto è risolto.
Gigetto è felicissimo. E ringrazia Francolino. E ovviamente chiede quanto deve per il disturbo.

Francolino gli dice che l'estintore usato glielo da a prezzo di favore e in più gli consiglia di prendere un altro estintore. Non si sa mai nella vita.

Gigetto non batte ciglio. Paga per l'estintore usato e ne prende uno in più.

Non ha chiesto quanto costavano, non ha fatto preventivi, non ha fatto discussioni, non ha chiesto sconti nè dilazioni di pagamento.

COSA E' SUCCESSO QUI?

In una scenetta è successo ciò che succede tutti i giorni con la vendita e consumo di beni e servizi nella società. Ovvero il valore di qualcosa cambia a seconda delle situazioni. E il rapporto fra chi ha un problema o esigenza e chi offre una soluzione tramite un prodotto/servizio cambia a seconda delle situazioni.

Non c'è niente di giusto o sbagliato in entrambe le situazioni (Gigetto vs Beppe e Gigetto Vs Francolino). Semplicemente in contesti diversi si attuano comportamenti diversi.

Un contro è comprare un prodotto quando non ci sembra che ci serva. Si percepisce la vendita da parte di un altro come una forzatura e ciò ci infastidisce. Un conto è comprare un prodotto quando ci serve. Quando abbiamo la consapevolezza che abbiamo una necessità.

Ci sono molti insegnamenti che si possono trarre da questa storia. Come quello che ci fa vedere che il mondo della vendita tramite stimolo a comprare ha fatto il suo tempo.
E ora, in una società consumista avanzata, è giunto il tempo di creare i presupposti per ottenere richieste di aiuto. Non più il venditore che propone ma il (ex) venditore che fa in modo che il potenziale cliente lo contatti quando ha una esigenza.

Se ci pensate, un pò quello che facciamo in questo blog.

Noi siamo qui a parlare di cose di economia e finanza. Offriamo un servizio. Offriamo informazioni. Offriamo consulenza. Un giorno, uno dei lettori, avrà bisogno di un servizio finanziario. Magari di un finanziamento. E chiederà a qualche consulente che lavora per questo blog.

Speriamo che la storiella vi sia piaciuta.

GRAZIE MILLE PER L'ATTENZIONE.

venerdì 11 novembre 2022

L'uomo che ha perso più soldi nella storia in un solo giorno

"Storie di tutti i giorni" cantava Riccardo Fogli.
Ma non è questo il caso.
Anche se è una storia dei nostri giorni.

Particolare, veramente.

Di che parliamo? 
Di un giovane signore americano, al secolo Sam Bankman-Fried, che ha stabilito un record assoluto.

E' diventato colui che ha perso più soldi, come singolo individuo, in un solo giorno nella storia umana.

Parliamo di aver perso un valore stimato di 15 miliardi di dollari in un sol giorno.
Si, hai letto bene. Questo tizio ha perso 15 miliardi (non milioni, miliardi) di dollari in un sol giorno.

Ah, se sei preoccupato per lui, sappi che non è diventato povero, visto che è rimasto con 1 miliardo di euro di attivo ancora in suo possesso. Quindi probabilmente riuscirà a fare la spesa questa settimana.

Ma, a parte l'aspetto goliardico e quasi irriverente del fatto, che si presta a molteplici spunti di satira, la cosa dovrebbe farci fare e porre le giuste domande.

Questo blog nasce dall'idea di portare economia e finanza agli aspetti basici e comprensibili.

Quindi, cosa ne deduciamo?

Il senso comune di una persona comune si interroga e molti di noi si risponderanno che la cosa non è possibile. Come è possibile perdere o bruciare 15 miliardi di dollari in un giorno? Sembra strano. E in effetti lo è. Semplice.
Cosa abbiamo
Furto?
Incendio?
Alluvione?
Truffa?

Niente di tutto questo. La realtà, questa si amara e importante, è che al mondo ci sono moltissime persone che vengono ritenute ricche ma che poi, all'atto pratico, non lo sono.
Anche se lo sono.

Lo so. E' un paradosso. E infatti è questo paradosso che vogliamo esaminare.
Il signor Bankman-Fried è un grande investitore e proprietario di criptovalute. Il suo patrimonio e la sua ricchezza era dovuta al possesso di un portafoglio di questo tipo di valtte. Le criptovalute.... ricordi? Ne abbiamo parlato qui.
La questione è che se possediamo 100.000 sghenghi (nome inventato per dire una cosa) e il mercato (che è fondamentalmente un accordo non scritto) valuta ogni sghengo 100.00 euro, io avrò una ricchezza (potenziale) di 10 miliardi di euro. Ma se il mercato cambia idea, e il valore di uno sghengo crolla da 100.000 euro a 10 euro, io adesso avrò una ricchezza (sempre potenziale) di solo 1 milione di euro.

E così è andata al signore americano. 

La realtà è che stiamo entrando in un tunnel PERICOLOSISSIMO. Le persone ricche non sono più quelle che hanno beni di valore (terreni, case, industrie, macchinari, brevetti, formule) ma che hanno beni di valore stimato. E' tutto ormai una questione di valutazioni che si basano su valutazione che si basano su accordi che si basano su scommesse che si basano su andamenti di qualcosa. Che a volte sono cose concrete ma a volte no.

E' nostra opinione che dobbiamo svegliarci da questo specie di sogno. In cui la ricchezza (reale) viene ottenuta basandosi su produzione di cose intangibili.

Se la questione continua senza intervento non delle autorità ma nostro, si prepara un disastro.
Qui un approfondimento sulla notizia: https://www.fanpage.it/innovazione/tecnologia/la-storia-di-bankman-fried-il-miliardario-delle-cripto-che-ha-perso-il-94-dei-suoi-soldi-in-un-giorno/

GRAZIE MILLE PER L'ATTENZIONE

lunedì 8 agosto 2022

I comparatori di offerte finanziarie su internet: sono efficaci e trasparenti? (1a parte)

Da qualche anno è entrato nella nostra quotidianità l'uso di internet per l'acquisto di beni.

Sembra incredibile di come siano cambiate le nostre abitudini. Solo una decina o quindicina di anni fa gli acquisti on line erano marchiati di sospetto e il tutto sembrava non dovesse funzionare bene.

I critici osservavano che l'acquisto a distanza non poteva funzionare. E si dilungavano nell'elencare i motivi.

Questo valeva per i beni fisici, figuriamo per l'acquisto di servizi.

Eppure, ci ritroviamo oggi con una situazione totalmente ribaltata.
Uno degli uomini più ricchi del mondo ha creato e gestisce un sito di vendite on line. Talmente potente che spesso è un nemico inesorabile di attività in presenza.
Nel campo dei servizi è diventato ovvio per moltissime persone usare il proprio smartphone (la vera rivoluzione di internet sono stati gli smartphone, dobbiamo dirlo...) per accedere al proprio conto bancario, fare operazioni varie con le amministrazioni pubbliche e via dicendo.

Chi scrive fa il lavoro di consulente di prodotti finanziari dal 2006. Quando ancora si era soliti fare la promozione dei propri prodotti e offerte tramite volantini pubblicitari nelle buche delle lettere o nei tergicristalli delle auto parcheggiate.

Ora, nel campo dei prodotti finanziari (ma anche dei servizi di telefonia, delle assicurazioni e dei prodotti di fornitura energetica) la fanno da padrone I COMPARATORI.

Che non sono altro che dei siti in cui vengono presentati insieme le offerte di un grande numero di aziende in uno specifico tipo di prodotto.

Se un consumatore ha bisogno di un prestito (per parlare di qualcosa che ci riguarda), va su un comparatore (un sito internet), digita la cifra desiderata et voilà.... Ecco comparire le offerte di decine di banche e finanziarie.
Ordinate dall'offerta più conveniente alla meno conveniente.

Un bel servizio, non c'è che dire.... E infatti sempre più italiani si affidano a questo genere di ricerche per la scelta del prodotto/servizio giusto alle loro esigenze.

Ma è tutto così vero e funzionale? O c'è qualcosa che precisato?

Ovviamente si. Qualcosa va precisato. Non perchè i comparatori siano delle truffe o non siano trasparenti. Niente di tutto questo. Il problema è a monte, è nella filosofia della ricerca del consumatore stesso.

Per paragonare (mettere a confronto) due offerte di sue prodotti (che sia un bene fisico o un servizio) occorre che le caratteristiche di questi prodotti siano così simili da poter definire le 2 offerte come l'offerta di un medesimo prodotto.

E' come andare dal fruttivendolo e chiedere quanto costa un chilo di un tipo di frutta. Se poi voglio andare da un altro fruttivendolo per fare il paragone, devo accertarmi che sto chiedendo il prezzo di un tipo di frutto almeno simile, se non uguale. E sebbene questo sembri una sfumatura, in effetti non lo è.

Per rimanere in ambito vegetale, il costo di un chilo di Cocomero (o anguria) è diverso a seconda della qualità. E le differenze a volte sono sostanziose. C'è l'anguria da tot euro al chilo e l'anguria che costa il 50% in più oppure il doppio.
C'è l'anguria senza semi, c'è l'anguria di qualità, c'è l'anguria a chilometro zero, c'è l'anguria biologica, c'è l'anguria nera e quella striata. C'è anche l'anguria con il nome, di cui sentiamo parlare alla pubblicità in tv. E così via.

Alla fine il consumatore medio, dirà "Capito, ma alla fine sono tutte angurie. Quindi non capisco queste differenze. Prendo la meno cara".
Nella scelta dei prodotti, questo succede spesso. Il criterio principale con cui si sceglie il prodotto giusto per me è SOLO l'aspetto del costo. Sempre che il prodotto abbia le caratteristiche minime che stavo cercando.
E qui, e qui che casca l'asino. Ed è qui che l'argomento diventa interessante.

Ed è qui che parleremo di qualcosa di importante che riguarda i comparatori.
Ma questo nella seconda parte dell'articolo in pubblicazione nei prossimi giorni.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE

venerdì 15 gennaio 2021

Cosa è la pubblicità e come ci condiziona.

Oggi mi va di parlare di qualcosa che sempre più sta diventando parte integrante della nostra vita.

In questo blog parliamo di denaro e lavoro. Anche di produzione e attività aziendale.

In minima parte di marketing, ma in questo caso il tema pubblicità è decisamente non limitabile ad esserne confinato nel contenitore "marketing".

Lo spunto viene dalla lettura di un articolo di un certo Thomas Smith il quale ha scritto una guida chiamata "Pubblicità di successo" nel 1885. Non proprio ieri. Non proprio 5 anni fa.

Stiamo parlando della fine del XIX secolo, quando il panorama della civiltà consumistica (che qualcuno ha anche chiamato la civiltà della Coca-Cola) era ancora da venire.

Leggete un pò cosa diceva:

 1. La prima volta che un uomo guarda una pubblicità, non la vede.

 2. La seconda volta, non se ne accorge.

 3. La terza volta è cosciente della sua esistenza.

 4. La quarta volta, ricorda vagamente di averla vista prima.

 5. La quinta volta la legge.

 6. La sesta volta storce il naso.

 7. La settima volta la legge e dice: "Santo cielo!"

 8. L'ottava volta, dice: "Ecco di nuovo quella roba confusa!"

 9. La nona volta, si chiede se sia qualcosa.

 10. La decima volta chiede al suo vicino se l'ha provata.

 11. L'undicesima volta, si chiede come fa a pagare l'inserzionista.

 12. La dodicesima volta, pensa che debba essere una buona cosa.

 13. La tredicesima volta, pensa che forse potrebbe valere qualcosa.

 14. La quattordicesima volta, ricorda di aver desiderato una cosa del genere da molto tempo.

 15. La quindicesima volta, è stuzzicato perché non può permettersi di comprarlo.

16. La sedicesima volta, pensa di comprarlo un giorno.

 17. La diciassettesima volta, fa un promemoria per acquistarlo.

 18. La diciottesima volta, giura di essere povero.

 19. La diciannovesima volta conta attentamente i suoi soldi.

 20. La ventesima volta che vede l'annuncio, acquista ciò che offre.

Ora, non è che dobbiamo prendere alla lettera ciò che il signor Smith scrive. Cioè che per ogni volta che si vede una pubblicità si debbano avere per forza quelle reazioni.

Ma è veramente, veramente interessante vedere che più o meno è realmente questo il percorso di reazione emozionale riguardo alla pubblicità di qualcosa.

Non solo, ho il fondato dubbio che questo tipo di atteggiamento (sempre di natura emozionale) si attui anche quando si presenta una nuova idea o un nuovo progetto.

Vi invito quindi a riflettere sulle potenzialità della pubblicità (se siete imprenditori) e sulle conseguenze nella vostra vita della pubblicità (se siete consumatori).

Scrivere la vostra opinione nei commenti.

In un prossimo post, raccoglierò eventuali commenti e li amplierò con la mia idea riguardo ciò che il signor Smith ci dice.

Grazie per l'attenzione.

martedì 11 luglio 2017

Breve guida ai fondi pensione

I fondi pensione sono un particolare prodotto finanziario e/o assicurativo, con regole ben precise e caratteristiche peculiari.
Oggi 1 italiano su 4 è iscritto alla previdenza complementare, ma spesso, a causa della scarsa informazione, non sfrutta al massimo i benefici.
Ma quali sono queste opportunità e come ottenere il massimo rendimento da un prodotto previdenziale?
Come tutte le cose, non esiste un’unica regola valida per tutti, ognuno di noi ha esigenze e disponibilità economiche diverse. Con questo post vogliamo provare a darti qualche consiglio generale dal quale potrai trarre le tue conclusioni.

1) Quando aprire un fondo pensione?Di solito si pensa che il momento giusto arrivi con il primo contratto di lavoro, ma in realtà… prima lo si apre meglio è:
–       La permanenza protratta nel tempo in prodotti di previdenza complementare viene premiata con una riduzione dell’aliquota di tassazione al momento della liquidazione del fondo: dal 15% diminuisce dello 0,30% per ogni anno successivo al 15°di iscrizione al fondo. Lo “sconto” può arrivare fino al massimo del 6% (quindi ad un’aliquota fiscale del 9%): un’evidente convenienza fiscale a seguito di una duratura permanenza nel Fondo.
–       Dopo 8 anni di adesione al fondo si può chiedere un anticipo del 75% per acquisto o ristrutturazione casa, o del 30% senza giustificato motivo. (Si può sempre chiedere un anticipo del 75% per spese sanitarie gravi);
Ti ricordiamo che si può aprire un fondo pensione anche solo contribuendo con poco e anche se si è intenzionati a non contribuire immediatamente: “Think big, start small” 😉

2) Quanto versare?Naturalmente questo dipende dalle possibilità di ognuno di noi, infatti i fondi pensione non prevedono una versamento minimo o fisso. SI può scegliere. Però, è utile sapere che:
–       I contributi versati fino a 5.164 euro sono deducibili.
Anche l’eventuale contributo del datore di lavoro è deducibile dall’ Irpef mentre il TFR non concorre alla formazione dell’importo deducibile. La deduzione massima comporta un risparmio fiscale che oscilla tra € 1.187 e i 2.220 (col versamento annuo di 5.164€);
–        agevolazione particolarmente interessante per i giovani lavoratori (assunti dopo il 1 gennaio 2007), dal  6° al 25° anno di permanenza nel fondo esiste la possibilità di dedurre fino al 50% in più della deducibilità di cui non si è usufruito nei primi 5 anni lavorativi (con un limite a 7.746,86 euro annui);
–       Anche I contributi versati sul fondo dei familiari fiscalmente a carico sono deducibili fino a 5.164 euro;

3) Come investire i soldi versati?Tutti i fondi pensione hanno diverse linee di investimento: dalla garantita alla più aggressiva. Quale scegliere?
–       Quando si è giovani vien consigliato di stare su linee più aggressive, spostandosi man mano verso linee più obbligazionarie o garantite con l’avvicinarsi della pensione. In questo modo si  cerca di rivalutare al meglio il capitale investito, mettendolo al riparo quando ci si avvicina all’età del pensionamento.
–       Esiste la possibilità di effettuare lo switch di linea d’investimento. Ogni fondo regola con criteri diversi le modalità per effettuarlo ma , da normativa, non si può effettuare più di una volta ogni 12 mesi.
–       Ci sono prodotti di previdenza che prevedono un meccanismo di riallocazione automatica chiamato: Life Cycle;

4) Come sfruttare al meglio il beneficio fiscale?La previdenza complementare rappresenta un’opportunità di risparmio a cui lo Stato riconosce agevolazioni fiscali di cui altre forme di risparmio non beneficiano. L’agevolazione vale anche nel caso che tu effettui versamenti a favore di familiari fiscalmente a tuo carico.
Come abbiamo già scritto, ogni anno, si può dedurre fino a 5.165 euro.
Per ottenere la deduzione, in sede di dichiarazione dei redditi, si deve allegare l’estratto conto del proprio fondo pensione, o la certificazione dei contributi versati (da chiedere al proprio fondo pensione), o la ricevuta dei bonifici effettuati (dai quali si evince il versamento in favore del fondo).

Quando chiedere la liquidazione del fondo?Al momento in cui raggiungi i requisiti per la pensione obbligatoria, e a condizione che tu possa far valere almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare, puoi trasformare la tua posizione individuale in rendita.
La rendita costituisce la tua pensione complementare. Puoi anche scegliere la liquidazione della tue  posizione individuale in un’unica soluzione fino a un massimo del 50% del capitale accumulato (in alcuni casi anche il 100%).
E’ possibile ottenere il riscatto o l’anticipazione dei soldi presenti sul tuo fondo pensione se sei in possesso di caratteristiche determinate dalla legge. [1]
Ma dal punto di vista della tassazione è più conveniente chiedere la prestazione al raggiungimento dei requisiti di pensionamento.
Infatti il patrimonio accumulato  (al netto dei rendimenti e dei contributi non dedotti) viene tassato da un massimo di 15% ad un minimo di 9%, (diminuisce dello 0,30% per ogni anno successivo al 15°)  mentre chi opta per anticipazioni o riscatti può essere tassato anche fino al 23%.
In conclusione, come avrai capito i fondi pensione sono uno strumento flessibile, che può essere usato in base alle esigenze  particolari di ognuno di noi, ma con delle regole ben precise che possono far ottenere più o meno vantaggi.
Se hai dei dubbi o vuoi farci delle domande specifiche non esitare a commentare qui sotto.

[1] In qualsiasi momento:
– un importo non superiore al 75%, per spese sanitarie conseguenti a situazioni gravissime attinenti a sé, al coniuge, ai figli, per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche.
Decorsi otto anni di iscrizione a forme pensionistiche complementari:
– un importo non superiore al 75%, per l’acquisto della prima casa di abitazione, per sé, per i figli, documentato con atto notarile. Interventi di cui alle lettere a), b), c) e d) primo comma art. 31 Legge 5.08.1978 n. 457 e cioè interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia relativamente alla prima casa di abitazione, documentati come previsto dalla normativa stabilita dall’art. 1, comma 3, Legge27.12.1997 n. 449;
– un importo non superiore al 30% per la soddisfazione di ulteriori esigenze.
Riscatto individuale parziale (il 50% della posizione individuale maturata):
– In caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi ovvero in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni, ordinaria o straordinaria.
Riscatto totale (con chiusura della posizione):
Ammesso ove le sotto indicate casistiche siano antecedenti al quinquennio precedente la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche:
– in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi;
– in caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo.
– qualora vengano meno i requisiti di partecipazione al Fondo stabiliti dalle fonti che dispongono l’adesione collettiva.
– In caso di decesso dell’aderente prima dell’esercizio del diritto alla prestazione pensionistica,la posizione individuale è riscattata dagli eredi ovvero dai diversi beneficiari designati dallo stesso,siano essi persone fisiche o giuridiche. In mancanza di tali soggetti la posizione rimane acquisita al Fondo.
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