mercoledì 19 ottobre 2011

Credit Suisse dice: L'1% della popolazione ha il 38% della ricchezza mondiale

Salve a tutti.
Volevo esordire in questo post odierno dicendo "Mettiamo a fuoco un problema importante!". Poi ripensando che in questi ultimi giorni è meglio non usare questi termini perchè pericolosi e inclini ad essere fraintesi, inizieremo dicendo:

Oggi parliamo di un dato su cui riflettere a fondo.
La società bancaria Credit Suisse, una delle più grandi e importanti del mondo ha pubblicato un suo rapporto.
Da questo rapporto si evincono alcuni dati sulla ricchezza mondiale. Tutti molto interessanti. E, per quanto siano dei dati raccolti con metodi statistici e possibili di errore o di difformità dalla realtà, da una prima analisi sembrano presentare un'immagine molto verosimile di come sono messe le cose.
In particolare mi colpiscono le seguenti informazioni:

  • Lo 0,5% della popolazione mondiale detiene il 38,5% della ricchezza mondiale.
  • L'8,7% della popolazione mondiale detiene l'82,1% della ricchezza mondiale (!!).
  • Il 32,3% della popolazione mondiale detiene il 96,6% della ricchezza mondiale (!!!!!).
Che ci fosse disparità nella distrubuzione delle ricchezza era un fatto risaputo ma riguarda e in una nuova unità di tempo questi fatti è allarmante e desolante.
Mi viene da pensare alla meteorologia e a come nascono i venti. Laddove esistono dei differenziali di temperatura fra 2 luoghi, sarà naturale che si creerà un flusso d'aria che tenderà ad equilibrare questo disequilibrio.
Ora questa disparità nella distrubuzione non è solo numerica ma è anche geografica. Perchè, stranamente, quello 0,5% della popolazione che detiene quasi la metà delle ricchezze mondiali non è equamente distribuita per il mondo e per i continenti.
Ma riguardiamo quei dati. Pensare che il 67,7% della popolazione (due terzi della popolazione) possiedano SOLO il 3,3% della ricchezza è qualcosa che lascia allibiti.
Qualcuno scrive e chiosa che è ovvio che essendoci delle naturali diversità fra le abilità degli individui, non sia possibile che il 10% delle persone abbia il 10% della ricchezza, che il 50% delle persone abbia il 50% della ricchezza e così via. Una scena in cui ci sarebbe una perfetta distribuzione della ricchezza.
Ma sebbene sia logico che una disparità sia fisiologica, pensare che queste percentuali di disparità siano normali e accettabbili non è nè logico, nè umano e nè concepibile.

Ed io personalmente, sebbene sia uno strenuo fautore che gli individui abbiamo talenti e abilità diverse e che una società equa debba tutelare queste naturali diversità, non credo neanche che lo 0,5% che possiede il 38,5% della ricchezza sia lo 0,5% più abile, più intelligente, più pratico e più industrioso del pianeta.
Non credo neppure che quel terzo delle persone che detiene praticamente TUTTA la ricchezza mondiale sia proprio il terzo della popolazione più abile.
Non lo credo.
Credo che tra le persone ricche vi siano moltissime persone abili, talentuose e geniali.
Ma questa non è una società giusta ed equilibrata. E quindi il ragionamento che i soldi vanno solo nelle mani di quelli abili, preparati e talentuosi non è minimamente valido.
Restando solo nella nostra Italia, quanti di noi, guardandosi attorno, quanti di noi hanno visto e conosciuto persone che possedevamo molta ricchezza (NOTA BENE: non che dichiaravano alti guadagni ma che possedevano ricchezza sotto forma di beni materiali e disponibilità varia) pur non avendo assolutamente alcun merito soggettivo. Qualcuno obietterà che essere capaci di fregare il prossimo o vendersi al più potente sia un'abilità in se. Qualcun altro dirà che un incapace figlio di qualcuno di ricco o potente non ha colpe per la sua immeritata ricchezza.
Sta di fatto che in una società etica, onesta e trasparente queste persone perderebbero in fretta i loro immeritati privilegi.
Quanti di noi vorrebbero vedere alla prova taluni personaggi con le difficoltà vere del lavoro e della professione? O pensate che un Amministratore Delegato che gestisce per anni 2 grandi aziende come Trenitalia e come Alitalia, andandosene con buchi di bilancio, perdita di competività e disastro aziendale generale, MERITASSE i suoi 6 (Trenitalia) + 3 (Alitalia) milioni di euro di buonauscita?
Cito un esempio a caso, particolarmente nitido per poter mettere alla prova l'assunto secondo cui chi guadagna tanto è per forza più abile di altri. 
Nel caso di Cimoli (il top executive di cui parlavamo), quanto bisognava dargli, oltre al normale stipendio di amministratore, come buonauscita nel caso in cui fosse riuscito a portare le 2 italiche aziende di trasporto alle stelle? Qualche miliardo di euro di buonauscita?

Io credo che ognuno sia (come diceva millenni fa lo scrittore latino Sallustio) "artefice della propria fortuna" ma che questo non significhi che sia giusto non dare le stesse opportunità a tutti.
Nascere e crescere in un quartiere degradato non è la stessa cosa che nascere in una famiglia che ci fornisce gli strumenti e il sostegno per imparare e fare esperienza.
Nascere in un paese povero e sottosviluppato in cui non vi è neppure l'acqua corrente non è la stessa cosa che nascere e crescere in una città dell'occidente.

Spesso si parla di finanza e di prodotti finanziarie strani e incomprensibili. La finanza esiste perchè esiste l'economia. E l'economia è la disciplina (purtroppo non è una scienza) che studia come massimizzare l'utilità dato un tot di risorse. L'economia si occupa di cose reali. Di produrre cibo, case, vestiario, automobili, infrastrutture e del consegnare servizi per migliorare la qualità della vita.
Se non torniamo a questo concetto di base, non vi sarà futuro roseo per questo pianeta.

E prima o poi un vento tempestoso si alzerà per equilibrare, come nella metereologia, i luoghi con diverso accumulo di ricchezza.
Grazie per l'attenzione.

1 commento:

Riccardo ha detto...

Ottimo articolo, concordo su tutto.
Questi dati sono raccapriccianti, mi auguro che prima o poi nasca una grande rivoluzione che prenda a calci nel sedere quel' 8,7% di persone che grazie ai loro soldi comandano il resto del mondo.

ciao

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