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mercoledì 14 aprile 2010

Una pausa per Pasqua: il valore degli affetti

In fin dei conti sono io che scrivo in questo blog e alla fine mi do sempre ragione.
Strano incipit....
No, solo per dire che sono stato assente in questi ultimi giorni per trascorrere un pò di tempo in famiglia.

Ma, dopo la pausa pasquale, torniamo ancora più agguerriti.

Ho in preparazione un nuovo sito sulle tematiche più strettamente finanziarie e aziendali e un nuovo sito sul network marketing.

Ma vi lascio, ricordandovi il valore degli affetti.
Ogni individuo è qualcosa solo perchè ha valore in funzione di chi lo circonda. Senza affetti, senza persone a cui rendere conto o a cui dare affetto, attenzione o aiuto, siamo ben poca cosa.
L'uomo più infelice del mondo è sempre e soltanto l'uomo che si sente solo. Potrebbe non esserlo ma di sicuro, se ripendiamo ai momenti in cui siamo stati veramente felici, i momenti in cui la vita sembrava veramente sorriderci, quei momenti sono stati quelli in cui abbiamo condiviso qualcosa con qualcuno: anche se fosse solo stata un'unica altra persona.

In un mondo che si imbarbarisce sempre più, nonostante il continuo proliferare di pseudo-soluzioni tecnologiche portatili, ricordare queste semplici, semplicissime cose non è roba da deboli di cuore.
See you later.....
E grazie per l'attenzione e
per Aspera ad Astra!

venerdì 26 marzo 2010

Da cosa dipende avere un lavoro? Cerchiamo una risposta

Da cosa dipende avere un lavoro?
Passo indietro.
Che cos'è un lavoro?

Lo so, sto procedendo in modo asciutto e diretto. Forse gradireste dei preliminari ma oggi non sono in vena di mielosi corteggiamenti.
Subito al sodo!

Un lavoro è qualcosa che possiamo definire prendendo a prestito le definizioni della fisica.
Per la fisica il lavoro è forza x spostamento.
Nel mondo economico il lavoro forse non ha o non dovrebbe avere un tipo di definizione così puntuale ma ci interessa il concetto.
Il concetto è che il lavoro è qualcosa legato ad un'applicazione di energia per ottenere un mutamento.

L'economia si basa sulla creazione di mutamenti al fine di tenere in vita un sistema.
E il lavoro è il manifestarsi di questi mutamenti.
Quindi lavorare può essere ridefinito in modo piuttosto semplificato come applicarsi nella gestione di qualcosa che muta o si sposta in uno spazio.
Ancora più semplificato il lavoro può essere definito come la gestione di energia nello spazio.

Da cosa dipende avere e mantenere un lavoro?

Dipende dalla propria capacità e abitilità nel sapere quale energia occorre gestire, in quale punto dello spazio e ottenere un mutamento che abbia effetti positivi.
Semplificando, avere un lavoro dipende dalla propria capacità di SAPER FARE qualcosa.
E ottenere mutamenti con effettivi positivi per il sistema di riferimento.

Qualunque deviazione da questo presupposto di base, ci fa entrare nel caos delle ideologie politiche o nell'insensatezza di tutte quelle pseudo definizioni sociol-baristiche-the alle 5 che le persone a volte mettono in piedi.

Se vogliamo avere un lavoro, occorre:
1) capire il sistema di riferimento nel quale stiamo operando! (abitare a Milano non è la stessa cosa che lavorare a Il Cairo o a Crotone o a Maracalagonis)
2) conoscere quali capacità naturali abbiamo.
3) stimare le proprie risorse materiali, spirituali, culturali e di rapporti di amicizia abbiamo.
4) valutare quale tipo di prodotto/servizio siamo in grado di eseguire in questo momento.
5) decidere quali attività da noi conosciute sono affini ai 4 punti di cui sopra.
6) stilare una classifica delle attività da noi conosciute in base a quanto bene riescano ad amalgamare i primi 4 punti di cui sopra.
7) decidere quale attività intraprendere.
8) crearsi un'identità lavorativa (esempio: io sono un elettricista!) definendo il nome di quello che siamo, l'attività concreta di quello che dovremmo fare e l'oggetto/servizio che dovremmo ottenere.
9) stabilire in modo ancor più preciso che prodotto/servizio finale dobbiamo ottenere.
10) verficare nuovamente che quello che dobbiamo ottenere sia SCAMBIABILE con il sistema di riferimento come da punto 1. Per scambiabile intendiamo qualcosa che il sistema deve richiedere ciò che potremmo offrire o almeno deve poter desiderare in tempi stretti questo prodotto/servizio se glielo offriamo.

A questo punto sappiamo chi siamo e cosa vogliamo.
Ma più importante sappiamo che possiamo offrire. Ovvero COSA SAPPIAMO FARE.
Questo nostro "saper fare" avrà un prezzo ovvero ci sarà una valutazione di quanto il sistema vuol pagare quel "saper fare".

Come si può vedere alla fine la procedura è semplice e molti di voi l'hanno seguita in quasi tutti i gradini.
Eppure c'è una spinta confusionaria e disgregante che continua a far dubitare le persone riguardo a ciò.
Si introducono fattori non pertinenti, come la scorciatoia criminale oppure la collocazione parassitaria.

Ho cercato a volte di assumere persone per le mie aziende.
Offrivo dei posti di lavoro, guadagno e possibilità di crescita.
Eppure moltissimi venivano da me e prima ancora di capire cosa veniva loro proposto mi chiedevano "Quanto pagate?".
Al che io rispondevo: "Tu quanto vuoi guadagnare?". Risposta= punto di domanda grande grande!
Allora correggevo: "Quanto pensi di valere tu? Quale compenso pensi sia adeguato alla tua compentenza e professionalità?". Qui le risposte fioccavano.
12 euro l'ora oppure 1200 euro al mese o robe del genere.
Al che tornavo in sella e chiedevo: "Tu cosa sai fare?". E qui ritornava la nebbia.

Ma mi chiedo come si può cercare un lavoro se non si sa fare qualcosa di specifico?
Beh, qualcuno di voi obietterà che una persona va in giro e, se ha bisogno di lavorare, si mette a disposizione per fare quello che c'è da fare. La persona è volenterosa e impara in fretta.
Ho conosciuto questo tipo di persone e questo genere di lavori.
Non c'è da meravigliarsi che oggi lavorino e domani no. Non hanno identità. Non sanno ottenere qualcosa ma solo tramutarsi in un ingranaggio che funziona in quella macchina specifica.
Sparati fuori dalla macchina non servono più.

So che le mie parole sembrano dure. Lo sono. E mi sono sforzato di ammorbidirle parecchie.
E se qualcuno pensa che sia una persona a cui hanno fatto trovare sempre la pappa pronta o che non ha sgobbato in lungo e in largo fin da giovane, conoscendo ogni tipo di lavoro......
beh, costui si sbaglia.
Non dico di aver fatto tutti i lavori di questo mondo ma sicuramente i principali si.
Ho lavorato in campagna e ho raccolto frutta. Ho lavorato come operaio edile e come caricatore di camion. Ho fatto il camionista e il cameriere. Il commesso e il venditore porta a porta.
Ho fatto l'imprenditore e il consulente aziendale.

Da cosa dipende avere un lavoro?
FIRST da una visione chiara delle cose e SECOND dal saper essere bravi a fare qualcosa di concreto che possa essere collocata sul mercato come fattore di scambio.
Alla prossima.

per Aspera ad Astra!

giovedì 25 marzo 2010

Da cosa dipende avere un lavoro?

Ciao a tutti,
e grazie per essere qui.
Come annunciato ieri, ho deciso di riprendere questo percorso insieme a voi nel mondo del denaro e della cose che vi stanno attorno.
Cioè lavoro, economia, finanza, risparmi, efficienza, managerialità, idee, marketing e chi più ne ha ne metta.

Lo riprendo insieme a voi con grandi sogni.
Lo riprendo insieme a voi desideroso di imparare ancora e sempre di più.
Come consulente aziendale ho seguito parecchie persone nei miei anni di lavoro e parecchie aziende.
Ho spaziato dalla semplice consulenza sulle campagne di marketing o promozionale, alla riorganizzazione di una struttura fino alla semplice consulenza fiscale o finanziaria.
Negli scorsi anni ho tenuto parecchie conferenze sull'argomento. Mai che ci fossero molte persone, questo lo ammetto ma.........

Il concetto di fondo è che ho sempre IMPARATO tanto. E ho sempre cercato di tenere conferenze, corsi o consulenze con quasi l'unico intento di IMPARARE.
Dico quasi perchè per un pezzo c'era anche il desiderio di portare a casa qualche soldo con cui pagarmi la spesa e l'asilo di mio figlio. Questo mi pare naturale.

Ma ribadisco che non sono mai stato guidato dall'intento di INSEGNARE qualcosa a qualcuno. Certo, questo, di tanto in tanto, avviene. Non lo si può impedire.
Ma il processo di apprendimento è personale. Non è un travaso da un contenitore all'altro.
Il processo di apprendimemento è attivo e gestito da chi apprende. Non da chi trasmette qualche informazione.
Io ho cercato solo di condividere qualcosa con qualcuno e mai di insegnare.
E condividendo è accaduto sovente che io imparassi e chi ascoltava no.

Se proprio dobbiamo mettere in luce una possibile differenza fra me che dicevo qualcosa e chi ascoltava è sicuramente questo fatto: IO ERO LI' PER IMPARARE. Molti degli intervenuti no.

Perchè?
Perchè molti pensano già di sapere. E questo è il primo e più grande ostacolo all'apprendimento.
Lo studente che pensa di sapere già tutto non apprendere niente e non si muoverà di un centimetro dalla sua postazione.

Quindi eccomi qui a cercare di imparare ancora nuove cose con voi.

A parte ciò, mi chiedo e vi chiedo: da cosa dipende avere e mantenere un lavoro?
Per quanto moltissimi di noi siano subito corsi a schiacciare il pulsante A che dice che "DIPENDE DAGLI INCOZZI E DAGLI APPOGGI", io direi che molte altre cose debbono essere dette a riguardo.
Ma visto che voglio scrivere post e non romanzi, vedremo la cosa alla prossima puntata.

Grazie mille dell'attenzione.

per Aspera ad Astra!

mercoledì 24 marzo 2010

Il blog riprende a lavorare

Sono lieto di tornare a scrivere su questo blog.
Mi scuso con i lettori di questa assenza che ha quasi stroncato l'esistenza di questa creatura.

In questi ultimi mesi mi sono dedicato molto nel cercare di analizzare e comprendere il nuovo sistema che si stava e si sta preannunciando alle porte.
I vecchi paradigmi dovevano essere studiati e compresi meglio perchè qualsiasi opinione è inutile nel momento in cui quel dato non si tramuti sic et simpliciter in uno strumento operativo e concreto nelle mani di qualcuno.

Nel 2009 danzavano nella mia testa molte iniziative.
Iniziative che intendo realizzare in questo nuovo anno di crisi.

Si è parlato molto di crisi in questi ultimi mesi.
La parola crisi viene dal greco krino che significa separare o decidere.
Mai etimologia diede maggiori spunti di riflessione.
E' un momento di grande spartiacque. Il mondo e la vita di ognuno di noi sta subendo grandi cambiamenti.
E qui subentrano le decisioni.

E' mio impegno tornare a farvi compagnia ogni giorno.
Nessuno di noi ha la verità infusa e mai mi permetteri di far pensare a nessuno che io abbia la comprensione di tutto o la verità in tasca.
Ma leggere e conoscere altri pensieri e punti di vista è ciò che fino ad oggi mi ha fatto crescere.
E quindi con estrema gioia sono qui a crescere insieme a voi.
Perchè io posso forse darvi qualcosa ma voi potete sicuramente darmi qualcosa.

Grazie per l'attenzione.
per Aspera ad Astra!

giovedì 24 dicembre 2009

Tanti auguri!

Tanti auguri a voi lettori di questo blog.
So che non lo aggiorno spesso ma il 2010 sarà il suo anno.

Grazie mille.
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