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domenica 10 gennaio 2021

Cashback, ma cosa è realmente? E potrebbe funzionare?

Ci sono alcune parole che ci entrano nella testa e che non ci lasciano più stare.
Una di queste è CASHBACK.

Che altro non è che una parola inglese che significa ritorno (restituzione) di contante.
E' una iniziativa fatta dal presente governo il cui scopo è abbastanza fumoso.
A prima vista (almeno nelle dichiarazioni) sembrerebbe che questo premio all'uso di carte di credito e carte di pagamento (vedremo a breve quale differenza esiste fra le due) venga concesso per aumentare la abitudine degli italiani a usare i moderni sistemi di pagamento con moneta elettronica negli acquisti.

Abitudine che in Italia sembrerebbe non essere molto in vigore, al punto da collocare la nostra nazione fra le ultime in quanto a propensione all'uso della cosiddetta moneta digitale.
(ci sono molti sondaggi sul web: alcuni dicono addirittura che solo il 26% degli acquisti è fatto con pagamenti digitali contro la media del 45% in Europa vedi

Ma dando per assodato che questo dato sia anche vero, la vera, verissima domanda è: e quindi? Quale è il problema se anche fosse?

L'idea che personalmente mi sono fatto è come se, dovendoci occupare di dare una casa dignitosa a tutti, anzichè dedicare le nostre attenzioni a chi la casa non ce l'ha e vive per strada, ci ponessimo il problema del fatto che il colore delle tende di chi ha la casa non è particolarmente bello.

Quale è il problema se in una nazione si usano poco le carte di moneta elettronica?

Si badi bene. Io non sono contro l'uso di carte e strumenti di pagamento elettronico. Anzi. Personalmente li uso costantemente e sono tra quelle persone che per prime cominciarono ad usare molti anni addietro le nuove forme di pagamento.
Prima le carte di credito e poi Paypal e poi (finchè durò) Liberty Reserve, AlertPay per citarne alcune. Infini uno dei primi in Italia a usare i conti Revolut o i conti Monese.

Quindi non vedo un problema neppure a usare la moneta elettronica. Ma non vedo neppure un problema a usare i contanti. Sono per la totale libertà di pagamento.

Ah, l'evasione. Ah, ecco. L'evasione mi si dirà...
Incrementare l'uso di forme di pagamento in moneta elettronica favorisce la lotta all'evasione.
Che parrebbe essere fomentata e ingigantita dall'uso dei contanti.
Davvero?
Abbiamo già scritto a riguardo tante volte che viene un pò in salita voler ridire le stesse cosa.

Ma citiamo qualche numero. Prendiamo uno dei tanti studi (il web e i giornali ne sono pieni).
Se fissiamo che 100 sia l'evasione totale registrata in Italia, avremo che nel 2019 si stimavano le seguenti percentuali di evasione per queste 5 grandi aree di evasione:
A. Economia sommersa (attività in nero, non conosciute dallo stato): 18,9% del totale.
B. Economia criminale (malavita e grandi organizzazioni mafiose): 43,1% del totale.
C. Evasione di società di capitali (escluse quelle giganti o sede all'estero): 12,4% del totale.
D. Evasione delle Big Company: 20,8% del totale.
E. Evasione di lavoratori autonomi e piccole imprese: 4,8% del totale

Bene. Di che parliamo? Della lotta al 4,8% dell'evasione? E' qui il problema?
Penso non sia necessario commentare ulteriormente quanto inutile sia spendere (a oggi) 222 milioni di euro per pagare il cashback agli italiani per questo mese di dicembre.
E' il miglior uso che si poteva fare di quei 222 milioni di euro?

La loro restituzione agli italiani (senza un criterio e soprattutto senza un piano di miglioramento per il futuro - leggasi investimenti) era veramente il miglior uso che se ne poteva fare?
Lascio a voi la risposta.

Alla fine, quindi, questo cashback non si capisce bene a cosa serva. E sebbene molti italiani saranno contenti dei 30, 40 o 70 euro che gli ritorneranno in tasca (a fronte di 300, 400 o 700 euro spesi), la realtà è che questo è un errore pacchiano di un gruppo dirigente che non conosce neppure i fondamenti dell'economia e della finanza.
E se li conoscono, sono ancora più colpevoli, perchè in malafede.

martedì 11 agosto 2020

La moneta è come il sangue.... così dice Giacinto Auriti

 

Riporto una citazione del prof. Giacinto Auriti che di questi tempi è come una granita nel caldo afoso d'agosto.
Cosa diceva in sintesi questo signore (la solita mente italica geniale che viene sottovalutata solo perchè non si chiama Jackon Gold)?

Diceva che la moneta è come il sangue, la sua quantità va proporzionata alla entità del corpo da irrorare.
Cosa significa in parole povere?
Significa che la moneta 
1. NON HA NESSUN VALORE DI PER SE a meno del valore della sua funzione.
2. LA FUNZIONE DEL DENARO E' PERMETTERE LA CIRCOLAZIONE DI BENI E SERVIZI.

Quindi se un certo corpo (uno stato, una comunità o un villaggio) ha una certa dimensione e una certa economia (quantità di produzione effettiva di beni o servizi) a quel corpo occorre dare una certa adeguata quantità di moneta, che non è altro che il liquido che permette al corpo di funzionare.

Un corpo grande come un grande stato con una economia prospera ha necessità di MOLTO DENARO. E ogni qual volta l'economia cresce, è ovvio che ci deve essere più denaro in circolazione. Il rischio, se non si fa così, è che il corpo possa cominciare a funzionare male proprio per mancanza di circolazione del benessere. E questo può portare alla morte di singole cellule (quelle più lontane dal centro del corpo) o addirittura di interi organi. E prima o poi anche dell'intero corpo.

L'esempio che fa Auriti è che quando in un mercato le quantità di beni in vendita sono di più, occorrono più soldi per poterle comprare.
Perchè i soldi non hanno valore di per se. Ma solo nella misura in cui servono per comprare cose e servizi.
I soldi sono solo un sistema per scambiare valore. Non sono il valore.
Una persona, se le viene impedito di spendere i soldi che ha, è come se non li avesse. Perchè non ci può far niente.

L'esempio più eclatante è quella di un uomo che precipitasse in un'isola deserta con una valigia con 50 milioni di euro in carta. Se li non c'è nessuna attività umana che accetta quel denaro in cambio di cibo, riparo e strumenti, il nostro naufrago che se ne fa?
Forse ci accende il fuoco.

Dico che è importante sottolineare questo concetto basico del denaro anche se una volta esposto è praticamente una ovvietà in se.
Eppure leggendolo lo consideriamo una verità.
Ma vivendo operiamo come se la verità fosse esattamente l'opposto.

Le persone patiscono e si lamentano perchè non ci sono soldi. IL che è una assurdità, visto che il denaro è un prodotto umano e l'uomo (lo stato) ne può produrre quanto ne vuole.
Ciò che manca potrebbero essere le materie prime, l'energia, gli strumenti, i macchinari e anche la conoscenza e il know-how.
Potrebbe mancare anche la forza lavoro ma mai il denaro.
Perchè il denaro è il risultato di qualcosa che viene prodotto. 
Quindi viene prima il prodotto e poi il denaro.

Chi ti dice che non ci può essere una produzione (ad esempio un ospedale, una scuola o una strada) perchè non ci sono i soldi TI MENTE. Spesso sapendo di mentire in modo totale.

lunedì 6 gennaio 2020

Tanto lavoro = tanti soldi?

Fin da piccoli ci siamo sentiti dire alcune cose che, a prima vista,  sembrerebbe che non ci abbiano influenzato più di tanto.

Ci sono molte informazioni che ci arrivano dall'ambiente esterno. Quando si è piccoli e si cresce non è possibile conoscere tutto ciò che c'è da conoscere tramite esperienza diretta.
Così familiari, vicini, insegnanti, amici, conoscenti e poi (per la verità sempre con maggiore impatto) TV, giornali e internet cominciano a fornirci dati, insegnamenti, regole, notizie, schemi mentali e via dicendo.

Quanto queste informazioni sono corrette?
E quanto chi le riceve è in grado di fare un esame, uno screening di validità di ciò che riceve?

Trovare subito e in modo diretto tutte le risposte ai perchè della vita da soli NON E' POSSIBILE.
Ma neppure sembra funzionare il fatto di diventare una sorta di pattumieria che raccoglie ogni tipo di informazione, consiglio e verità.

Tra l'altro, più è vecchia l'informazione o la verità che ci hanno dato, più essa va a seppellirsi in profondità negli schemi del nostro pensiero. E quindi ormai lontano da un ri-esame critico della stessa.
Soprattutto quando quell'informazione viene detta, ripetuta e ripetuta continuamente.

E' possibile riesaminare ogni informazione che abbiamo ricevuto. E rielaborarla in modo funzionale. 
Prendiamone una: Tanto lavoro porta ad avere tanti soldi? Ovvio che no.
A meno che non definiamo in modo corretto che significa lavoro.
Se lavoro è uno sforzo fisico o mentale fatto per svolgere una mansione, tanto lavoro non porterà necessariamente tanti soldi. Anzi, il più delle volte porterà ad un esaurimento nervoso del lavoratore.

Ma se definiamo lavoro come "l'ottenimento di prodotti (beni o servizi) desiderati dal nostro referente che ci paga (datore di lavoro e/o cliente)", allora si.
Allora la frase "tanto lavoro uguale tanti soldi" diventerà realtà.

Quindi il fatto non è se occorre lavorare tanto. Ma se potremmo riuscire a produrre tanto. Cioè ottenere tanta produzione.

A scanso di equivoci, avremmo che la regola tanto lavoro = tanti soldi non è molto funzionale e ci porta a clamorosi vicoli ciechi.
La sostituiremo con la regola tanta produzione = tanti soldi.
E qui il discorso diventa semplicissimo.

Cosa produco nel mio lavoro? Quale è la richiesta che mi viene fatta (da chi mi paga, cliente o datore di lavoro che sia)?

Quindi, prima di capire cosa devo fare per produrre di più, devo assolutamente avere una idea chiara e precisa di cosa mi viene richiesto dal mio lavoro. Quale sia l'esatto tipo di azione o risultato che mi viene richiesto.

Definito con precisione quello, è abbastanza facile capire cosa occorra fare per produrre di più.

lunedì 4 settembre 2017

Il cittadino e il conto corrente

Il conto corrente è ormai uno strumento molto usato dagli italiani.
E' uno strumento che è diventato parte imprescindibile della nostra vita quotidiana.
Per molti è anche uno strumento per portare ordine nei propri conti e tenere sotto controllo spese e quant'altro.

In un prossimo post ci dedicheremo ad approfondire quale sia l'effettiva utilità di questo strumento e quali possano essere gli accorgimenti da usare per utilizzarlo al meglio.
Oggi però vogliamo chiederci:
E' idoneo lasciare molti soldi sul conto corrente?
E' idoneo lasciare tutti i nostri soldi sul conto corrente, bancario o postale che sia?

Sia che si tratti di qualche migliaio di euro che di decine o – buon per te – di centinaia, i soldi sul conto non sono mai così sicuri come si può credere. Non è solo l’inflazione a rosicare i risparmi. Non è neanche un cattivo investimento suggerito dal consulente finanziario. Nemici ben più pericolosi si sono aggiunti nel tempo, come l’applicazione delle regole del bail-in in caso di fallimento della banca o il pignoramento dell’Agenzia delle Entrate. Questo non vuol dire che il tradizionale materasso sia un posto più sicuro dove nascondere la busta paga o magari la liquidazione, ma in alcuni casi è preferibile “diversificare”: in altre parole, frammentare il deposito in più rapporti bancari potrebbe far vivere il contribuente con maggiore serenità.

Diversificare non significa altro che evitare di porre tutte le uova in un sol paniere.
ma anche di capire bene quali sono i nostri obiettivi finanziari, quali sono i nostri obiettivi di sicurezza, protezione e risparmio.

E' un percorso che molti di noi fanno estremamente bene senza seguire un preciso metodo o uno schema.
Ma anche costoro avrebbero un ulteriore beneficio se imparassero ad esaminare la faccenda in un modo più schematico e secondo dei principi.

  • Quali sono i miei obiettivi finanziari?
  • Quanto conta per me avere un cuscinetto di sicurezza in caso mi trovassi in un momento di emergenza?
  • Sto lavorando a dei precisi progetti futuri?
  • Ho necessità di far fruttare i miei soldi?
  • Quali sono le mie priorità in fatto di sicurezza e in fatto di rendimenti?
  • Esistono possibilità di mettere a frutto i propri risparmi senza correre eccessivi rischi?

Lasciare tutti i propri soldi sul conto corrente è un rischio.
Non è una follia, ovviamente, ma è rischioso (in alcuni casi molto rischioso) farlo senza avere fatto un'analisi della propria situazione e ovviato ai principali pericoli insiti nel lasciare abbandonati al proprio destino i propri soldi.

Non che la soluzione sia metterli sotto il materasso. Anzi.... quella è una soluzione peggiore del male.

I principali "pericoli" del lasciare TUTTI i propri soldi sul conto corrente sono i seguenti.
  • Pignorabilità del denaro sul conto da parte di entità fiscali.
  • Erosione del valore reale del capitale versato da parte di spese di tenuta conto e altri costi non ben chiariti e da parte dell'aumento dell'inflazione.
  • Mancanza di una adeguata remunerazione del deposito.
  • Rischio fallimento banca (per le somme eccedenti ai 100.000 € di deposito) 
  • Rischi di prelievo forzoso da parte dell'autorità statale in presenza di emergenze nazionali. 
Sebbene questi eventi sembrino remoti, occorre comunque tenerli presenti in un criterio di rischio.
In particolare è molto forte la presenza di una mancata remunerazione del proprio deposito.
Che è pur sempre una mancanza di guadagno possibile sui propri denari.
Ovviamente non tutto il nostro capitale dovrebbe essere usato a fini speculativi. Solo una parte. Così come una parte dovrebbe rimanere completamente liquida sul proprio conto corrente e una altra parte vincolata a determinati obiettivi o esigenze.

A questo punto il quadro è chiaro.
Ovvero la necessità di avere un buon consulente di fiducia o un professionista fidato che esamini con noi questo genere di situazioni.
Un professionista al nostro servizio e non un dipendente o un collaborazione di una banca, una società finanziaria o un'assicurazione.
Esiste?
Si.
E' il broker.

Ovvero un intermediario fra il risparmiatore e la banca o la compagnia di assicurazioni.

martedì 11 luglio 2017

Breve guida ai fondi pensione

I fondi pensione sono un particolare prodotto finanziario e/o assicurativo, con regole ben precise e caratteristiche peculiari.
Oggi 1 italiano su 4 è iscritto alla previdenza complementare, ma spesso, a causa della scarsa informazione, non sfrutta al massimo i benefici.
Ma quali sono queste opportunità e come ottenere il massimo rendimento da un prodotto previdenziale?
Come tutte le cose, non esiste un’unica regola valida per tutti, ognuno di noi ha esigenze e disponibilità economiche diverse. Con questo post vogliamo provare a darti qualche consiglio generale dal quale potrai trarre le tue conclusioni.

1) Quando aprire un fondo pensione?Di solito si pensa che il momento giusto arrivi con il primo contratto di lavoro, ma in realtà… prima lo si apre meglio è:
–       La permanenza protratta nel tempo in prodotti di previdenza complementare viene premiata con una riduzione dell’aliquota di tassazione al momento della liquidazione del fondo: dal 15% diminuisce dello 0,30% per ogni anno successivo al 15°di iscrizione al fondo. Lo “sconto” può arrivare fino al massimo del 6% (quindi ad un’aliquota fiscale del 9%): un’evidente convenienza fiscale a seguito di una duratura permanenza nel Fondo.
–       Dopo 8 anni di adesione al fondo si può chiedere un anticipo del 75% per acquisto o ristrutturazione casa, o del 30% senza giustificato motivo. (Si può sempre chiedere un anticipo del 75% per spese sanitarie gravi);
Ti ricordiamo che si può aprire un fondo pensione anche solo contribuendo con poco e anche se si è intenzionati a non contribuire immediatamente: “Think big, start small” 😉

2) Quanto versare?Naturalmente questo dipende dalle possibilità di ognuno di noi, infatti i fondi pensione non prevedono una versamento minimo o fisso. SI può scegliere. Però, è utile sapere che:
–       I contributi versati fino a 5.164 euro sono deducibili.
Anche l’eventuale contributo del datore di lavoro è deducibile dall’ Irpef mentre il TFR non concorre alla formazione dell’importo deducibile. La deduzione massima comporta un risparmio fiscale che oscilla tra € 1.187 e i 2.220 (col versamento annuo di 5.164€);
–        agevolazione particolarmente interessante per i giovani lavoratori (assunti dopo il 1 gennaio 2007), dal  6° al 25° anno di permanenza nel fondo esiste la possibilità di dedurre fino al 50% in più della deducibilità di cui non si è usufruito nei primi 5 anni lavorativi (con un limite a 7.746,86 euro annui);
–       Anche I contributi versati sul fondo dei familiari fiscalmente a carico sono deducibili fino a 5.164 euro;

3) Come investire i soldi versati?Tutti i fondi pensione hanno diverse linee di investimento: dalla garantita alla più aggressiva. Quale scegliere?
–       Quando si è giovani vien consigliato di stare su linee più aggressive, spostandosi man mano verso linee più obbligazionarie o garantite con l’avvicinarsi della pensione. In questo modo si  cerca di rivalutare al meglio il capitale investito, mettendolo al riparo quando ci si avvicina all’età del pensionamento.
–       Esiste la possibilità di effettuare lo switch di linea d’investimento. Ogni fondo regola con criteri diversi le modalità per effettuarlo ma , da normativa, non si può effettuare più di una volta ogni 12 mesi.
–       Ci sono prodotti di previdenza che prevedono un meccanismo di riallocazione automatica chiamato: Life Cycle;

4) Come sfruttare al meglio il beneficio fiscale?La previdenza complementare rappresenta un’opportunità di risparmio a cui lo Stato riconosce agevolazioni fiscali di cui altre forme di risparmio non beneficiano. L’agevolazione vale anche nel caso che tu effettui versamenti a favore di familiari fiscalmente a tuo carico.
Come abbiamo già scritto, ogni anno, si può dedurre fino a 5.165 euro.
Per ottenere la deduzione, in sede di dichiarazione dei redditi, si deve allegare l’estratto conto del proprio fondo pensione, o la certificazione dei contributi versati (da chiedere al proprio fondo pensione), o la ricevuta dei bonifici effettuati (dai quali si evince il versamento in favore del fondo).

Quando chiedere la liquidazione del fondo?Al momento in cui raggiungi i requisiti per la pensione obbligatoria, e a condizione che tu possa far valere almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare, puoi trasformare la tua posizione individuale in rendita.
La rendita costituisce la tua pensione complementare. Puoi anche scegliere la liquidazione della tue  posizione individuale in un’unica soluzione fino a un massimo del 50% del capitale accumulato (in alcuni casi anche il 100%).
E’ possibile ottenere il riscatto o l’anticipazione dei soldi presenti sul tuo fondo pensione se sei in possesso di caratteristiche determinate dalla legge. [1]
Ma dal punto di vista della tassazione è più conveniente chiedere la prestazione al raggiungimento dei requisiti di pensionamento.
Infatti il patrimonio accumulato  (al netto dei rendimenti e dei contributi non dedotti) viene tassato da un massimo di 15% ad un minimo di 9%, (diminuisce dello 0,30% per ogni anno successivo al 15°)  mentre chi opta per anticipazioni o riscatti può essere tassato anche fino al 23%.
In conclusione, come avrai capito i fondi pensione sono uno strumento flessibile, che può essere usato in base alle esigenze  particolari di ognuno di noi, ma con delle regole ben precise che possono far ottenere più o meno vantaggi.
Se hai dei dubbi o vuoi farci delle domande specifiche non esitare a commentare qui sotto.

[1] In qualsiasi momento:
– un importo non superiore al 75%, per spese sanitarie conseguenti a situazioni gravissime attinenti a sé, al coniuge, ai figli, per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche.
Decorsi otto anni di iscrizione a forme pensionistiche complementari:
– un importo non superiore al 75%, per l’acquisto della prima casa di abitazione, per sé, per i figli, documentato con atto notarile. Interventi di cui alle lettere a), b), c) e d) primo comma art. 31 Legge 5.08.1978 n. 457 e cioè interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia relativamente alla prima casa di abitazione, documentati come previsto dalla normativa stabilita dall’art. 1, comma 3, Legge27.12.1997 n. 449;
– un importo non superiore al 30% per la soddisfazione di ulteriori esigenze.
Riscatto individuale parziale (il 50% della posizione individuale maturata):
– In caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi ovvero in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni, ordinaria o straordinaria.
Riscatto totale (con chiusura della posizione):
Ammesso ove le sotto indicate casistiche siano antecedenti al quinquennio precedente la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche:
– in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi;
– in caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo.
– qualora vengano meno i requisiti di partecipazione al Fondo stabiliti dalle fonti che dispongono l’adesione collettiva.
– In caso di decesso dell’aderente prima dell’esercizio del diritto alla prestazione pensionistica,la posizione individuale è riscattata dagli eredi ovvero dai diversi beneficiari designati dallo stesso,siano essi persone fisiche o giuridiche. In mancanza di tali soggetti la posizione rimane acquisita al Fondo.
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