venerdì 21 maggio 2010

L'economia e la finanza sono veramente 2 scienze?

Ho una storia da raccontarvi oggi.
Magari qualcuno dirà: "Ma che pizza!!!!" e forse avrà ragione... Ma forse dentro c'è una morale.
Alla fine dell'ultimo anno di liceo, avevo dinnanzi la quasi certa prospettiva di andare all'università la l'incerta decisione di quale facoltà scegliere.
Dopo lunghi e penosi ponderamenti, scelsi la facoltà di economia e commercio perchè pensavo (al tempo) alcune cose:
  • Che le università fossero i luoghi in cui le moderne società condensassero il meglio della conoscenza e della ricerca dell'ingegno umano all'interno delle varie discipline.
  • Che ogni facoltà, partendo dai presupposti di Bacone, di Galilei e d i Cartesio, insegnassero solo discipline scientifiche ovvero discipline al cui interno fosse assodato quel metodo di ricerca scientifica.
  • Che l'economia fosse una scienza ovvero un corpo di conoscenza basato su assiomi e che procedeva tramite esperimento, ovvero induttivamente e non deduttivamente come le precedenti discipline basate sul metodo aristotelico.
Ovvero, per renderla breve, ero convinto di andare in un posto serio in cui si insegnavano onestamente delle cose serie e professionali.
Dopo un pò di tempo all'università, sicuramente scoprii i limiti incredibili del metodo di insegnamento. Ma studiavo dei testi che sembravano reggersi sulla roccia.
Se si visiona un qualsiasi libro di economia politica, ad esempio, si noteranno formule matematiche (di natura anche abbastanza complessa), formule statistiche, leggi e quant'altro.
Ci saranno modelli matematici di previsione degli andamenti economici, etc. etc.

Di certo la mente giovanile e ingenua del giovane, velocemente si chiede come mai, pur possedendo questa conoscenza, ci siano ancora dei fallimenti del mercato. Ma questa domanda comincia solo a sfiorare il nocciolo del problema.
Dopo aver digerito, in un modo o nell'altro, tutta quella conoscenza ed essere passato al vaglio delle verifiche dei professori, si incomincia a confrontarsi con la vita e l'economia reale.
E cominci a vedere che tutta quella tua conoscenza fatta di modelli, matematica ed esempi teorici mal si adattano ai contesti reali in cui ci si muove.
Non che io minimamente voglia dire che tutto ciò che si studia in una facoltà di economia sia stupidaggini o sia pattume inutile. Nessuno pensi questo perchè io non lo sto dicendo. Anzi molta di quella conoscenza mi è servita tantissimo per giungere dove sono adesso.

Dico solo che ormai appare fin troppo evidente che il modo in cui moltissimi dati sull'economia (e la finanza che ne è solo un carrozzone a traino) insegnati nelle cattedrali occidentali del sapere, è impregnato di una malizia di fondo.
Si vuol far credere allo studente che il mondo è vittima di una manichea divisione fra il bene (l'economia di mercato) e il male (l'economia pianificata con intervento statale).
Ora queste 2 situazioni non sono che astratti modelli teorici e non sono neppure in completa antitesi. Non giacciono neppure sullo stesso piano. Quindi è assurdo ogni confronto o scala di migliore/peggiore.

Per quanto molti di noi abbiano osservato che spesso la gestione pubblica di alcune realtà sia stata deleteria, ciò non significa che la trasformazione ipso facto della cosa in gestione privata garantisca alcunchè. Spesso la radice del problema viene inglobata nella trasformazione e nella gestione privata troviamo ciò che di deleterio vi era nella gestione pubblica con in più spesso molti altri problemi.

Quello che vorrei abbattare è l'idea che queste disciplina assurgano alla dignità di scienze. Non è così. Esse sono manipolate da un'influenza politica di fondo che le sposta violentemente dal terreno della conoscenza certa e verificabile collocandole nella terra del "Questo è vero perchè lo dico io che ho più potere di te!".
Qualcuno so che pensa che ciò è assolutamente nell'ordine delle cose perchè non è possibile a priori ipotizzare la costruzione di una scienza parlando di faccende e vicende umane.
Anche questo è un punto di vista che, per quanto rispettabilissimo, è pur sempre un fattore arbitrario introdotto a forza nell'equazione. Chi dice che le cose stiano così e che invece, eliminate le pessime influenze delle lobby, sia assolutamente possibile creare delle discipline che si occupano di economia basandosi su precise leggi che, oltre spiegare quanto succeda, possano anche fornire strumenti reali e concreti per prevedere l'immediato futuro e dirigere le nostre azioni?
Chi lo dice?

Io penso che una disciplina chiamata economia che abbia la stessa dignità di una scienza come la chimica sia possibile. Non verità assolute, perchè neppure la fisica e la chimica hanno questo dono. Ma la fisica e la chimica ci hanno portato fuori dalle grotte e ci hanno costruito case, computer, elettricità, computer e tv.
La fisica e la chimica ci hanno creato attorno un mondo che ha le potenzialità per essere goduto.
Che poi noi siamo incapaci di godere appieno delle potenzialità del mondo che ci siamo costruiti attorno è un altro discorso. Non dipende dalla fisica o dalla chimica.

Sicuramente la situazione pessima di questo mondo può in gran parte, invece, essere ricondotta alle nefaste conseguenze di certi assiomi economici.

E di questo ne riparleremo presto.
Grazie per l'attenzione

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